david zebuloni

Consiglio UGEIUGEI27 Gennaio 2021
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di David Zebuloni 

 

Il primo vero libro che io abbia mai letto, fu un libricino dalla copertina rosa. Centoquindici pagine che mi fecero scoprire il magico mondo della parola. Tredici capitoli che mi aprirono una finestra su quel periodo storico chiamato Seconda Guerra Mondiale. Ricordo il momento esatto in cui scoprii il libricino dalla copertina rosa su una mensola di legno in camera di mio fratello. Rimasi come ipnotizzato dal titolo. Una bambina e basta. Quell’ingenua impazienza di crescere che tanto caratterizzò la prima fase della mia vita, venne d’un tratto scossa come da un terremoto. Quelle parole funsero immediatamente da richiamo. Da invito. Da imperativo. L’imperativo di essere di essere un bambino. Un bambino e basta. “La scrittura è un pozzo di emozioni sempre in fermento”, mi spiega Lia Levi, l’autrice del libricino dalla copertina rosa. Indossa un elegante maglione viola e sorride spesso quando parla. “Mi trovo molto bene con voi giovani, mi aiutate a ricaricarmi”, mi confessa durante il nostro incontro. All’anagrafe risulta avere ottantanove anni, ma sentendola parlare pare ancora una giovane donna amante della vita. Una giovane scrittrice entusiasta del suo mestiere. Dopo aver pubblicato decine di libri e vinto altrettanti premi, infatti, Lia Levi non è ancora sazia di storie e di racconti. Scrive per fedeltà. Scrive perché deve mantenere una promessa fatta a quella bambina che è stata durante la guerra. A quella Lia bambina che scrisse una lettera alla Lia adulta chiedendole di non dimenticarsi di diventare una scrittrice. Scrive nel tentativo di semplificare la complessità della vita. Per risolvere il mistero di quella storia di cui è stata protagonista. Scrive per passione, per vocazione, per necessità. Scrive per se stessa, bambina e basta di allora, e per noi, bambini e basta di oggi.


Consiglio UGEIUGEI26 Gennaio 2021
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di David Zebuloni, Direttore di HaTikwa

 

Cari lettori,

Nell’ideale collettivo, il Giorno della Memoria è il giorno del ricordo. Ovvero, l’unico giorno dell’anno in cui si ricorda la più grande tragedia che l’umanità abbia mai conosciuto. Un giorno di riscatto, di pentimento, di riflessione, di introspezione. Un giorno importante, certo, fondamentale in una civiltà che meriti di essere definita tale, ma un giorno soltanto. Liliana Segre una volta disse che l’indifferenza è più pericolosa della violenza, poiché dalla violenza ci si può difendere, dall’indifferenza invece no. Ecco, l’indifferenza trova terreno fertile lì dove vige il silenzio. Quel silenzio che dura 364 giorni l’anno e viene interrotto solamente il 27 di Gennaio. Per abbattere la barriera invisibile dell’indifferenza, dunque, HaTikwa si è posto l’obiettivo di preservare la Memoria non un solo giorno all’anno, ma ogni giorno dell’anno. Un impegno, una missione, che ci ha accompagnato durante tutto questo tormentato 2020, permettendoci così di raccontare le storie note e meno note di chi ce l’ha fatta e di chi non ce l’ha fatta.

Nelle seguenti pagine, infatti, troverete alcune delle interviste, delle recensioni e delle riflessioni sul tema della Memoria che abbiamo pubblicato nell’ultimo anno. Il desiderio di HaTikwa è stato ed è tutt’ora quello di attualizzare un ricordo apparentemente lontano e servire da monito a tutti coloro i quali pensano che il male che afflisse gli ebrei durante la Seconda Guerra Mondiale si sia estinto. No, l’odio e l’indifferenza non si sono (ancora) estinti, hanno solamente assunto nuovi volti e nuovi colori. Lo scopo di HaTikwa è dunque quello di connettere i lettori più giovani alla propria storia e trarne da essa quella speranza che solo la vita ci può donare. La speranza della marcia della morte che diventa marcia della vita, una gamba davanti all’altra. La speranza dell’empatia che sorge dalle ceneri del silenzio. La speranza di una farfalla che vola sopra i fili spinati: anche e soprattutto sopra quelli della nostra quotidianità.

 

Per leggere il nostro cartaceo online cliccate: https://www.sfogliami.it

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Consiglio UGEIUGEI3 Gennaio 2021
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di David Zebuloni

 

Non tutti hanno il privilegio di chiamare “zia” un Premio Nobel per la medicina, eppure Piera Levi Montalcini pare farlo con estrema naturalezza. Cita “zia Rita” con tanta disinvoltura che, talvolta, ci dimentichiamo persino che la zia in questione sia una delle menti più geniali dell’ultimo secolo. Ci immaginiamo un’anziana signora impegnata a girare il ragù, invece scopriamo una figura epica, che ha lasciato un’impronta indelebile nel campo della ricerca neurologica. Parliamo ovviamente di Rita Levi Montalcini, non solo Premio Nobel per la medicina, ma anche Senatrice a Vita della Repubblica Italiana, nonché la prima donna scienziata a ricevere il prestigioso Premio Max Weinstein. Si potrebbe parlare per ore di quest’insolita zia e Piera lo fa sempre con grande piacere e con altrettanta nostalgia, ma anche con un profondo senso di responsabilità. Di professione ingegnere ed imprenditrice, Piera Levi Montalcini ha rinunciato agli studi di medicina per pietà di un gallo. “Lo usavano per le ricerche in laboratorio e mandava degli urli strazianti. Mi ha traumatizzato”, mi racconta ridendo. Eppure dietro il sorriso mite e intelligente si cela un piccolo rimpianto. Il rimpianto di non aver studiato la chimica e la biologia, materie necessarie per scoprire i segreti più nascosti di quella macchina perfetta chiamata essere umano. Una macchina che ancora oggi suscita in lei tanta curiosità. Per quanto riguarda l’inevitabile confronto con il Premio Nobel, invece, Piera mi rassicura. “Non sono gelosa di zia Rita, perché sono diversa da lei”, afferma. “Io ho fatto le cose che piacevano a me e lei ha fatto le cose che piacevano a lei”. È sincera quando lo dice. Piera ha fatto davvero ciò che più le piaceva. E lo fa tutt’ora, giorno e notte. Si dedica con passione all’incontro con i bambini nelle scuole, per trasmettere loro un po’ di quella curiosità di cui lei è tanto ghiotta. Si dedica poi con altrettanta passione alla valorizzazione del ricordo della sua amata famiglia, di cui zia Rita è l’assoluta protagonista. Lo scopo di Piera è semplice. “Non voglio lasciare morire un esempio”, mi confessa. L’esempio in questione è quello di Rita Levi Montalcini, una delle ricercatrici più brillanti che l’Italia abbia mai visto. O meglio, una delle donne più coraggiose che l’umanità abbia mai conosciuto.



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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