Mondo ebraico

Consiglio UGEIUGEI14 Gennaio 2021
משה-על-הר-נבו.jpg

1min155

di Redazione

 

Nella Parashà di questa settimana, Parashat Vaerà, prima ancora che si cominci a narrare le vicende del popolo ebraico in Egitto, delle dieci piaghe, dell’apertura del Mar Rosso e della manna nel deserto, ci viene raccontato un particolare apparentemente irrilevante. Ci viene raccontato che quando Mosè arriva in Egitto ha l’età di 80 anni. 

Si domandano i Maestri il perché di questo particolare, in che modo la sua età possa aver influenzato il suo operato, consci che vi sia un insegnamento nascosto dietro quel numero. Beh, secondo l’ebraismo ogni età corrisponde ad una virtù e, contro ogni aspettativa, gli 80 anni rappresentano nella vita di un uomo l’età della forza e del coraggio


Consiglio UGEIUGEI12 Gennaio 2021
jon-ossoff-1280x928.jpeg

1min350

di Ludovica Efrati, US Affairs Editor

 

Jon Ossoff, nato ad Atlanta nel 1987, è diventato, dopo la vittoria al ballottaggio del 5 gennaio contro il senatore repubblicano David Perdue, non solo il più giovane senatore della Georgia, ma anche il più giovane senatore ebreo di sempre. Dopo un estenuante testa a testa avvenuto lo scorso novembre, infatti, la settimana scorsa il giovane democratico ha avuto la meglio sul senatore uscente con il 50,6% dei voti.

Laureato alla London School of Economics e all’Università di Georgetown, prima di entrare in politica ha lavorato come giornalista e documentarista investigativo. Negli scorsi anni, la sua azienda ha prodotto alcuni documentari andati in onda sulla BBC, tra cui uno sui crimini di guerra dell’ISIS. Di seguito elenchiamo alcuni fattori che caratterizzano in particolare la sua carriera:


Consiglio UGEIUGEI4 Gennaio 2021
clima.jpeg

1min206

di Giulia Santoro 

 

Incendi, siccità, scioglimento dei ghiacciai: i cambiamenti climatici sono all’ordine del giorno nel dibattito pubblico. Come si esprime l’ebraismo in merito?

“E il Signore piantò un giardino in Eden e pose l’uomo in questo paradiso perché lo coltivasse e lo custodisse…” È con queste parole, più attuali che mai, che il Bereshit sintetizza il rapporto tra Uomo, Natura e Ambiente. Nella Torah, fin dall’inizio viene sottolineata l’importanza della cura del Creato ed il legame umano intrinseco con la natura. Adamo ed Eva non vengono forse posti nel Giardino dell’Eden per ‘lavorarlo e custodirlo’?

A noi spetta dunque il compito di coltivare il nostro pianeta e in generale di migliorarlo, ma anche proteggerlo e mantenerlo integro per le prossime generazioni: è infatti il primo precetto comandato da Dio alla prima coppia umana.


Consiglio UGEIUGEI3 Gennaio 2021
Piera-levi-montalcini.jpeg

3min322

di David Zebuloni

 

Non tutti hanno il privilegio di chiamare “zia” un Premio Nobel per la medicina, eppure Piera Levi Montalcini pare farlo con estrema naturalezza. Cita “zia Rita” con tanta disinvoltura che, talvolta, ci dimentichiamo persino che la zia in questione sia una delle menti più geniali dell’ultimo secolo. Ci immaginiamo un’anziana signora impegnata a girare il ragù, invece scopriamo una figura epica, che ha lasciato un’impronta indelebile nel campo della ricerca neurologica. Parliamo ovviamente di Rita Levi Montalcini, non solo Premio Nobel per la medicina, ma anche Senatrice a Vita della Repubblica Italiana, nonché la prima donna scienziata a ricevere il prestigioso Premio Max Weinstein. Si potrebbe parlare per ore di quest’insolita zia e Piera lo fa sempre con grande piacere e con altrettanta nostalgia, ma anche con un profondo senso di responsabilità. Di professione ingegnere ed imprenditrice, Piera Levi Montalcini ha rinunciato agli studi di medicina per pietà di un gallo. “Lo usavano per le ricerche in laboratorio e mandava degli urli strazianti. Mi ha traumatizzato”, mi racconta ridendo. Eppure dietro il sorriso mite e intelligente si cela un piccolo rimpianto. Il rimpianto di non aver studiato la chimica e la biologia, materie necessarie per scoprire i segreti più nascosti di quella macchina perfetta chiamata essere umano. Una macchina che ancora oggi suscita in lei tanta curiosità. Per quanto riguarda l’inevitabile confronto con il Premio Nobel, invece, Piera mi rassicura. “Non sono gelosa di zia Rita, perché sono diversa da lei”, afferma. “Io ho fatto le cose che piacevano a me e lei ha fatto le cose che piacevano a lei”. È sincera quando lo dice. Piera ha fatto davvero ciò che più le piaceva. E lo fa tutt’ora, giorno e notte. Si dedica con passione all’incontro con i bambini nelle scuole, per trasmettere loro un po’ di quella curiosità di cui lei è tanto ghiotta. Si dedica poi con altrettanta passione alla valorizzazione del ricordo della sua amata famiglia, di cui zia Rita è l’assoluta protagonista. Lo scopo di Piera è semplice. “Non voglio lasciare morire un esempio”, mi confessa. L’esempio in questione è quello di Rita Levi Montalcini, una delle ricercatrici più brillanti che l’Italia abbia mai visto. O meglio, una delle donne più coraggiose che l’umanità abbia mai conosciuto.


Consiglio UGEIUGEI31 Dicembre 2020
Anna-Frank.jpeg

1min174

di Rebecca Locci 

 

«La ricchezza, la bellezza, tutto si può perdere, ma la gioia che hai nel cuore può essere soltanto offuscata: per tutta la vita tornerà a renderti felice. Prova, una volta che ti senti solo e infelice o di cattivo umore, a guardare fuori quando il tempo è così bello. Non le case e i tetti, ma il cielo. Finché potrai guardare il cielo senza timori, saprai di essere puro dentro e che tornerai a essere felice.»

 

A distanza di molti anni, il Diario di Anne Frank è uno dei simboli più importanti della Shoah nonché una testimonianza degli orrori nazisti. Ma per creare un messaggio di speranza tenendo viva la memoria storica, gli autori israeliani David Polonsky e Ari Folman hanno deciso di dar vita ad un progetto ambizioso e assolutamente originale: il Diario di Anne Frank adattato in una strepitosa graphic novel, pubblicata in Italia nel 2017 da Einaudi.