Mondo ebraico

Consiglio UGEIConsiglio UGEI12 Novembre 2019
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HaTikwa – Un evento simile non si era ancora visto in Italia: la manifestazione internazionale J.I.R. Jewish International R(h)ome, che si è tenuta dall’8 al 10 novembre a Roma, promossa dall’Unione Giovani Ebrei d’Italia in collaborazione con EUJS European Union of Jewish Students, WUJS World Union of Jewish Students, ARIEL – Union of Jewish Students Geneva, RUJS Russian Union of Jewish Students, Delet Assessorato ai Giovani CER e Masa Israel ha contato centinaia di partecipanti attivi provenienti dalle varie comunità ebraiche italiane e da decine di altre comunità ebraiche europee.

Lo Shabbaton ha riunito infatti all’interno delle mura della Sala Pitigliani oltre 200 ragazze e ragazzi provenienti da 22 nazioni. Uno Shabbat dallo spirito ebraico e dal carattere internazionale, con workshop e attività numerose che hanno visto la partecipazione straordinaria del Presidente mondiale degli studenti ebrei (WUJS) Avigayil Bernstein, il neoeletto board dell’European Union of Jewish Students, il Presidente dei giovani russi, Shota Mirilashvili e il Consiglio giovanile ebraico di Ginevra.

I giovani partecipanti, europei e non, sono rimasti affascinati dalla ricchezza culturale che la Comunità ebraica di Roma ha avuto da offrire. Dalle preghiere svolte nel Tempio Maggiore, al tour nell’antico Ghetto, per continuare con le specialità culinarie tipiche della cucina giudaica romanesca.

Un traguardo altrettanto straordinario è stato raggiunto sabato sera al party conclusivo JIR Exclusive Party in collaborazione con Delet Assessorato ai Giovani C.E.R. che ha avuto luogo nell’elegante location Shari Vari, dove il numero di partecipanti si è raddoppiato. Da anni non si registrava tale mobilitazione, una partecipazione che ha superato ogni aspettativa.

“Siamo orgogliosi e molto soddisfatti del grandissimo successo che questo Shabbaton ha riscosso. La partecipazione sia dei ragazzi italiani che dei ragazzi stranieri è andata oltre ogni più rosea aspettativa. Per tutto il weekend abbiamo respirato un clima di gioia e lo Shabbat passato tutti insieme è stato davvero indimenticabile ed emozionante. Lo Shabbaton ha visto la sua massima partecipazione al grande party a cui hanno partecipato circa 400 persone”, ha dichiarato la Presidente dell’Ugei, Keren Perugia.

“Siamo felici e orgogliosi di aver accolto questo importante evento nella nostra Italia, nella Comunità ebraica più antica d’Europa. Siamo riusciti ad abbattere i confini, fisici e culturali, che esistevano tra noi. Siamo riusciti a connettere centinaia di giovani ebrei europei e gettare così le basi per un network vincente. Ma non è finita qui, siamo già all’opera per il prossimo evento. Seguiteci!”, ha aggiunto Ruben Spizzichino, Vicepresidente dell’Ugei.

“Obbiettivo raggiunto!”, ha concluso Raffaele Rubin, Assessore alle Politiche Giovanili della Comunità Ebraica di Roma. “Vogliamo dare sempre più strumenti ai nostri ragazzi, a breve si formerà la Commissione Giovani che per me è una parte fondamentale. Ho voglia di sentire i ragazzi, ho voglia di creare questo laboratorio di idee in cui ognuno potrà dire la sua. Già vi anticipo che l’obiettivo è di fare presto un altro evento per i ragazzi un pelino più grandi, proprio per pensare a tutti quanti.”


Consiglio UGEIConsiglio UGEI1 Novembre 2019
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HaTikwa (D. Fiorentini) Di fronte allo sgomento e al grande disappunto generato dall’ennesimo rigurgito di antisemitismo in Germania, non si può fare a meno di interrogarsi su cosa le comunità ebraiche e gli enti pubblici possano fare per prevenire altri attentati e debellare questo odio che aleggia ancora per le vie d’Europa. Nello stesso giorno, durante le solennità di Yom Kippur, anche in Italia ha avuto luogo un episodio di antisemitismo, per fortuna non violento, ma da segnalare. In breve, l’attivista antisionista Miko Peled ha tenuto un seminario dal titolo “A talk about Palestine” presso l’Università Statale di Milano, però avendo la scaltrezza di farla proprio di Yom Kippur, giorno in cui nessun rappresentante della controparte avrebbe potuto partecipare al dibattito. Quindi, nonostante la diffida dell’università, arrivata su sollecitazione della Comunità Ebraica di Milano, Miko Peled ha avuto campo libero per dar voce a tutte le illazioni avanzate dalla retorica pro-pal. Per quanto si tratti soltanto di un seminario universitario, ho deciso di parlarne per dimostrare come questo tremendo odio per gli ebrei e la causa sionista sia altrettanto grave e da condannare anche quando si manifesta in altre forme. “Ero lì seduta, con le lacrime agli occhi, scioccata dalla situazione e dal lavaggio del cervello che stava avvenendo davanti ai miei occhi”, dice una giovane studentessa israeliana presso la facoltà di Scienze Politiche, che nonostante la festività ha deciso di andare alla conferenza e dar voce simbolicamente alla causa ebraica. Un tripudio palestinese, uno spettacolo estremamente di parte che deve ricordare come l’affiorare dell’antisemitismo è sempre dietro l’angolo. In Italia infatti, seppur in modalità più moderate rispetto ad altri Paesi europei, continuano a esserci manifestazioni di inimicizia verso il popolo ebraico​ : ​ “Considerato che i palestinesi continuano a soffrire per la mancanza di uno status giuridico sicuro di residente, per la confisca delle loro terre e per la discriminazione nell’accesso ai servizi pubblici, alla pianificazione e all’edilizia, come pure nell’accesso ai luoghi e ai siti di culto.” (Risoluzione N 2017/ 00262 – Comune di Firenze – 8 Maggio 2017) Cosi si apre la risoluzione approvata all’unanimità dall’amministrazione Nardella a Firenze. Un’introduzione molto simile a quanto deliberato da altre città italiane: Napoli,“L’avvio del ripristino del Diritto Internazionale Umanitario in Palestina e della cessazione delle complicità italiane, inclusi cooperazione militare e commercio armi e l’utilizzo strumentale dello sport (…) Condanna la decisione degli organizzatori del Giro ciclistico d’Italia 2018 – RCS Mediagroup S.r.l – di avviare la competizione sportiva da Gerusalemme… decisione che ha di fatto avallato l’annessione illegale da parte di Israele della città”(ODG Langella, Comune di Napoli – 11 Luglio 2018): Torino, Bologna e altre ancora. Città simbolo della cultura, della libertà e centri vitali della grande democrazia che è l’Italia, che si lasciano ingannare dalla visione distorta, spesso anche incentivata dalla sinistra italiana, che costantemente attacca l’altra grande democrazia Occidentale, Israele. Oltre alle numerose delibere citate si aggiungono i gemellaggi, patti di amicizia e collaborazione, tra le città storicamente rosse e le roccaforti palestinesi: come non annoverare il gemellaggio voluto dall’Ulivo tra Torino e Gaza, oppure quelli tra Livorno e Gaza, Pisa e Gerico, Reggio Emilia e Beit Jala e Nablus. Per fortuna, la situazione italiana è ancora lontana dalla violenza, ormai di routine, a cui assistiamo nelle città francesi o tedesche; per questo c’è la possibilità di prevenire una rinascita massiccia di antisemitismo. La ricetta più efficace non è da inventare, ma basta cercarla nella storia recente del popolo ebraico. Durante il Congresso di Basilea del 1897, Herzel e gli altri padri del Sionismo avevano individuato quattro principi su cui basare il loro lavoro per arrivare un giorno alla fondazione di uno Stato Ebraico.

Mentre i primi tre punti, si riferiscono soprattutto al senso di unità e identità da rafforzare tra gli ebrei, il quarto incoraggia a creare “iniziative per assicurarsi l’appoggio dei diversi governi per realizzare gli obiettivi del sionismo”. Proprio su quest’ultimo punto le comunità ebraiche italiane si devono attivare; non è sufficiente invitare il prefetto o l’assessore di turno alla Giornata della Memoria, bisogna creare conferenze, eventi e manifestazioni in cui poter costantemente dialogare con le autorità pubbliche e, tramite queste, con il resto della popolazione. Con il pieno appoggio dei governanti e con un loro genuino interesse automaticamente si potrà sviluppare delle progettualità che interessino tutti i cittadini. Basti pensare a quanto lavoro si potrebbe fare nelle scuole, luogo in cui spesso si forma l’antisemitismo, visto che la conoscenza dell’ebraismo è spesso ridotta a una breve commemorazione il 27 Gennaio e a un paio di capitoli di lezioni in quinta liceo. Nel mio piccolo ad esempio, durante le scorse elezioni comunali a Siena, mi sono attivato a sostegno del candidato, divenuto poi Sindaco, Luigi de Mossi, che non solo è un grande amico della comunità ebraica, ma in piena campagna elettorale ha accettato con grande piacere da me, candidato al consiglio comunale e da mio padre, consigliere nazionale del KKL, una copia incorniciata della Dichiarazione d’Indipendenza dello Stato di Israele ribadendo il suo pieno supporto allo Stato Ebraico e al suo popolo. Sempre sulla stessa linea, mi darò da fare affinché il Consiglio Comunale, in risposta alla mozione del consiglio fiorentino, approvi una delibera a favore del popolo ebraico e del suo diritto a vivere in Israele e difendersi contro coloro che ne auspicano l’annichilimento. In conclusione, è necessario che ognuno di noi, sia nelle piccole o nelle grandi comunità si prodighi per avvicinare e legare con gli esponenti della comunità locale, suscitando un autentico interesse per la causa ebraica; solo così si potranno creare progetti concreti per combattere con forza l’antisemitismo e assicurare una presenza ebraica in Italia anche per i decenni a venire.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 Ottobre 2019
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HaTikwa – Il settimo giorno di Succot è chiamato Hoshana Rabà. Non esiste nella Torà nessuna menzione di questo giorno e molti pensano che fu instaurato tardivamente nell’Ebraismo, ma non è affatto così. Nel Talmud Babli si fa risalire questa usanza all’epoca del primo Tempio e nel Trattato Succa (42b) si chiama settimo giorno della Aravà. Addirittura la tradizione afferma che Hillel stabili il lunario in modo che Hoshana Rabà non avvenisse di Shabbath stabilendo che Il primo giorno di Rosh HaShanà non fosse mai di domenica.

Il Midrash Tehilim dice: “Di Rosh Hashanà, tutti gli esseri viventi del mondo vengono davanti a Lui come un gregge, e [i figli di] Israele passano anche davanti a Lui con quelli. I ministri delle nazioni (angeli di ogni nazione ndr) del mondo dicono [allora]: “Abbiamo trionfato e vinto il giudizio” e nessuno sa chi abbia trionfato, Israele o le nazioni del mondo… Quando arriva il primo giorno della festa (di Succot) e tutto Israele, grandi e piccoli, porta il lulav nella mano destra e il’etrog nella mano sinistra, tutti sanno immediatamente che Israele ha vinto il giudizio. Quando arriva il giorno di Hoshanna Rabbà, prendiamo i rami di salice e facciamo sette processioni mentre il hazan si erge come un angelo di D-o, con una Torà sul braccio e il popolo gira intorno come si faceva intorno dell’altare… gli angeli del servizio [divino] si rallegrano e dicono: “[i figli di] Israele hanno vinto, [i figli di] Israele hanno vinto, la progenie di Israele non mentirà e non si pentirà!”

Ciò significa che da sempre Rosh HaShanà e Hoshana Rabà furono accomunati sotto la midat HaDin. E il settimo giorno di Succot è diventato l’ultimo momento della chiusura della sentenza divina. La scelta dell’ultimo giorno di Succot non è casuale poiché segna l’inizio della stagione delle piogge in Israele e la Mishnà in Rosh HaShanà (I,2) dice: “Durante la festa, il mondo è giudicato sull’acqua!”

Il mondo cabalistico afferma che i sette giri compiuti, come i sette giri fatti da Israele intorno a Gerico per abbattere i muri, abate la distanza che esiste tra l’uomo e D-o. Hoshana Rabà è un giorno fondamentale in cui segniamo che concludiamo tutto il periodo di feste rinnovati e purificati pronti ad affrontare un nuovo anno con più umiltà. La forma della foglia di salice ricorda la forma della bocca e degli occhi che sono loro che ci fanno spesso trasgredire ed è proprio loro che noi sbattiamo simbolicamente ad Hoshana Rabba, ma anche l’ebreo che non voglia più essere, colui che non studia Torà e non fa mitzvot. Con l’augurio che quest’anno possa essere un anno di studio ed elevazione.

Rav Alexander Meloni 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI18 Ottobre 2019
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HaTikwa – Il popolo ebraico nel percorso del primo mese dell’anno attraversa tre momenti fondamentali di incontro: a Capodanno celebriamo la Creazione divina dell’universo. Nel giorno del Kippur, dell’Espiazione, o meglio della cancellazione delle colpe, l’ebreo recupera la dimensione interiore della coscienza riconciliandosi con se stesso, con la comunità e con il mondo.
A Succot, la festa delle Capanne, fissata dal Levitico cinque giorni dopo il Kippur, si esce dalla propria casa, o meglio, dal proprio ego, per gioire all’ombra della divina presenza in una fragile capanna.
Se a Capodanno ascoltiamo il suono dello Shofar con la nostra coscienza e la nostra mente, se a Kippur digiuniamo per elevare al Signore i nostri sentimenti di riconciliazione, arriviamo a Succot pronti a gioire ed eseguire il precetto della capanna con tutto il nostro corpo, consumando quattordici pasti all’ombra della protezione divina.
Appena finito il digiuno passiamo da un precetto all’altro per costruire la capanna, legando così la gioia del Perdono a quella della libertà dal bisogno.
Nel ciclo agricolo l’autunno è la festa del raccolto, motivo della gioia del nostro risultato, ma anche pericolosa occasione per insuperbirsi e rinchiudersi nel proprio ambito dimenticando la collettività.

Vediamo insieme i particolari di una capanna che rappresenta nei suoi dettagli l’Arca santa, per trasmettere all’uomo la sensazione che possiamo servirci della Natura solo per stabilire un equilibrio tra Sole ed ombra. Il tetto deve essere costruito esclusivamente con vegetali staccati dal terreno per dimostrare la sua temporaneità.
Inoltre il tetto deve essere abbastanza folto da realizzare un’ombra maggiore della parte assolata, ma nello stesso tempo occorre che lasci vedere le stelle.
L’uomo spesso rischia una sovraesposizione mediatica che gli fa dimenticare la capacità di cercare se stesso: l’ombra invece rappresenta un momento di ripiegamento, di riflessione, dal quale poi ripartire per alzare gli occhi al Cielo, cercare le stelle che indicano in alto la strada da seguire.
“Abiterete nelle capanne sette giorni perché ho fatto abitare nelle capanne i figli di Israele quando gli ho fatti uscire dalla terra d’Egitto”.

I Maestri affermano che la festa delle Capanne e’ stata fissata in autunno e non in primavera in prossimità della Pasqua per  ricordarci che non costruiamo la capanna per godere l’ombra delle sue frasche per il nostro piacere, ma al contrario delle abitudini degli altri popoli, la costruiamo in autunno  dimostrando la volontà di eseguire un precetto divino.
La capanna è un simbolo di sicurezza nella protezione divina, paradossalmente proprio attraverso la sua fragilità.
Il libro biblico dell’Ecclesiaste accompagna la festa di Sukkot per ricordare come ogni elemento della natura umana sia temporaneo e destinato a lasciar posto ad altri con il volgere dei tempi.
Nello stesso modo l’Ecclesiaste conclude positivamente la riflessione pessimistica offrendo una via di uscita nell’adesione al precetto
L’ospitalità è un sentimento ed un valore talmente radicato nel popolo ebraico da immaginare di avere ospiti fissi, uno per ciascuno giorno di festa da Abramo a David. Il ruolo di queste sette guide fedeli corrisponde ciascuno a qualità umane e sfere mistiche alle quali ispirare il comportamento individuale e collettivo .
A Succot non solo il passato è il protagonista della festa, ma il simbolismo della capanna deve sollecitare l’uomo, e non solo l’ebreo, a volgere il pensiero, anzi ad identificarsi completamente per sette giorni con chi vive tutto l’anno senza la stabilita’ di una casa o di un lavoro.
In questi giorni difficili per l’Europa, offrire una riflessione, anzi una testimonianza di sapersi confrontare sul tema dell’accoglienza e dell’ospitalità costituisce un prezioso spunto di confronto e di dialogo. La dimensione universale viene evidenziata dal numero delle offerte corrispondente ai settanta popoli della terra per chiedere l’abbondanza derivata dalle piogge.
I temi recenti dell’Expo con molteplici proposte per nutrire il pianeta sembrano essere riassunte nella liturgia ebraica che benedice il Signore che fa soffiare il vento e fa scendere la pioggia come segno della Sua speciale benedizione per il genere umano e per la Terra di Israele.
Un altro precetto specifico di Succot è quello del Lulav: “prenderete per voi rami di palma, un frutto di bell’aspetto, rami di mirto e di salice”.
Leggendo l’Hallel, i Salmi di lode, con in mano questo mazzo di vegetali, chiediamo al Signore di ascoltare le nostre suppliche ed inviare le giuste piogge per far crescere piante e frutta.
Ancora il ciclo della natura con il numero sette come i sette elementi del Lulav necessita di un intervento dell’uomo per elevarlo al sovrannaturale.
Ogni punto cardinale viene benedetto dal movimento dell’uomo che intende abbracciare la realtà attraverso il precetto, sacralizzando lo spazio con un gesto umano per volgere a sé la volontà divina.
Con la festa di Succot incontriamo nello stesso tempo Natura e collettività per proiettarci con l’unità del genere umano verso i giorni nei quali sapremo convivere in unica capanna nella quale sviluppare il benessere materiale nella gioia di un anno pieno di benedizioni.
Rav Dr. Umberto Piperno

Consiglio UGEIConsiglio UGEI13 Ottobre 2019
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HaTikwa – Succot conclude il ciclo delle feste, all’origine dopo Succot nei mesi successivi non avevamo più nessuna celebrazione fino a Pessa’h. Perciò la celebrazione di Succot era l’ultima occasione per ritrovarsi con Ha Kadosh Baruch Hu e dimostrare la nostra totale fiducia nella sua Providenza soprattutto nel periodo buio che si presentava dalla fine dell’autunno fino alla primavera.
Molte sono I commenti che riguardano il significato della Succà e l’obbligo di risiederci. I maestri e il midrash ricordano che la Succà rappresenta le nuvole che circondarono il popolo d’Israele dopo che uscirono dall’Egitto durante la loro permanenza nel deserto mentre si dirigevano verso la Terra d’Israele. Queste nuvole appiattivano le montagne e riempivano le valli ove il popolo andava nel deserto in modo di rendere la strada più facile. Inoltre proteggeva gli ebrei da i serpenti, scorpioni e frecce del nemico, e mantenevano puliti e stirati i vestiti su di loro. Quando si risiede nella Succà ricordiamo questa infinita misericordia che D-o ha avuto per il suo popolo e ci auguriamo che essa si ripeta sempre su di noi.
La mitzvà del risiedere in Succà, cioè non solo mangiare ma cercare di passare il massimo del nostro tempo in essa, è unica. Questa mitzvà non solo coinvolge nostro spirito ma tutto il nostro essere! È l’unica mitzvà che viene fatto con tutto il nostro corpo. Non basta entrare con una parte sola per adempierla, tutta la nostra persona deve essere avvolta, investita fino ad essere assorbita da questa mitzvà perché la misericordia e la provvidenza divina nello stesso modo ci avvolge, investe e assorbe totalmente.
Auguro a tutti noi di essere completamente avvolto dalla gioia che procura l’adempimento di la mitzvà della Succà e D-o accordi la sua benevolenza a tutto il nostro popolo.

Hag Samea’h
Rav Eliahu Alexander Meloni


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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