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Consiglio UGEIConsiglio UGEI16 Gennaio 2020
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HaTikwa, di Daphne Zelnick

Ieri è stata firmata una convenzione tra Jaques Fredj, direttore del Memorial de la Shoah di Parigi, Roberto Jarach, Presidente del Memoriale della Shoah di Milano e Giorgio Sacerdoti, presidente della fondazione CDEC.

Questa collaborazione, che si incrementerà sempre di più, avrà fondamentalmente due tematiche: la prima è quella della formazione nell’insegnamento, cioè condividere quelli che sono gli strumenti e le modalità formative agli insegnanti e alle guide che condurranno le visite presso i memoriali. L’altro, invece, consiste nel rendere sempre disponibili gli archivi storici dell’epoca.

Verranno inoltre effettuati degli scambi di lavori francesi in Italia e lavori Italiani in Francia. La ricerca sull’antisemitismo, in Italia e altrove, è iniziata dopo la Seconda Guerra Mondiale, e grazie ai due memoriali e al CDEC si continueranno a svolgere ricerche e scambi di informazioni. Anche se c’è sempre stato questo rapporto tra il memoriale e il CDEC, formalizzarlo è un passo in più per rendere più efficaci le attività congiunte. Quello che vorrebbero fare è ampliare le ricerche su altri genocidi che riguardano altre popolazioni in quanto la Shoah non è stato l’unico.

Ha preso poi la parola Daniela Tedeschi, direttrice della Associazione Figli della Shoah che ha presentato Antonella Salomoni, professoressa dell’Università della Calabria, che ha parlato di nuove ricerche sulle prospettive della Shoah invitando ad avere uno sguardo sul luogo del genocidio. La nuova ricerca è stata modificata in quanto si sono sviluppate delle negoziazioni di etica, politica, storia e altri temi che risultarono indispensabili per riportare la memoria del passato. 

La professoressa in forma di proemio ricorda le parole dell’orazione di uno scrittore di lingua yiddish, in occasione del terzo anniversario del massacro in Ucraina del 1944 “ogni pietra ogni granello di sabbia era intriso di sangue degli ebrei”. Per ricordare Come disse Julian Tuwim: “il modo migliore per mantenere viva ed eterna la memoria del popolo massacrato tra le generazioni future era quello di preservare il luogo”.

L’evento si è concluso con una tavola rotonda tra Jacques Fredj, la docente di pedagogia dell’Università Cattolica di Milano Milena Santerini e il direttore del CDEC Gadi Luzzato: “Cosa si comunica alle nuove generazioni? In quale clima culturale ripensiamo all’Olocausto senza strumentalizzarlo? Si ricorda la memoria con un evento senza discutere di esso, come un evento di parte, come un qualcosa di mitologico. Quindi si ricorda una memoria simulata, vuota in quanto non spiegata e questo sarebbe un rischio per le nuove generazioni. Sarebbe giusto ricordare, ricostruendo da capo il genocidio.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI10 Gennaio 2020
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HaTikwa, di Giulia Ciolli 

Ieri, 9 Gennaio 2020, sono state posizionate le prime 11 pietre d’inciampo a Firenze. Le prime installazioni alle 12.30 in via del Gelsomino 29, sono state dedicate alla memoria di Levi Rodolfo, Procaccia Rina, Levi Noemi, Sinigaglia Angelo, Procaccia Amelia e Sinigaglia Alda. Nel pomeriggio, si sono susseguite altre tre installazioni: in Via del Proconsolo 6 in memoria di Genazzani Abramo, Genazzani Elena e Melli Genazzani Mario, in Via Ghibellina 102 in memoria di Genazzani David dove la nipote lo ha ricordato e infine in piazzale Donatello 15 in memoria di Levi Clotilde.

Le stolperstein, avviate in Germania nel 1995 dall’artista Gunther Demnig, sono ormai presenti in molte città europee e ora anche Firenze avrà un vero e proprio percorso della memoria sulle tracce delle famiglie ebraiche arrestate e deportate nei campi di sterminio negli anni del secondo conflitto mondiale. Questo progetto partì dalla richiesta di Daniela Misul Z”l, allora presidente, insieme al Comune di Firenze.

La cerimonia ha visto una grande partecipazione cittadina con ragazzi e bambini delle scuole, rappresentanti comunali come Cristina Giachi vicesindaca, Sara Funaro assessora all’educazione e Alessandro Martini assessore alla cultura delle memoria e la Comunità Ebraica di Firenze con il Rabbino capo Gadi Piperno e David Liscia Presidente.

“Queste pietre – come riporta la Vicesindaca Giachi- segnalano come la violenza è un inciampo nella storia dell’umanità. E’ stato bello poterci inciampare questa mattina per ricordare vite ordinarie stravolte dalla violenza, affinché quel che è successo non avvenga di nuovo e la memoria sia viva e presente nella città”.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI7 Gennaio 2020
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HaTikwa, di David Zebuloni 

Rav Meir Shapiro (1887-1933), presidente dell’Agudat Israel polacca e Rosh Yeshiva dei Chahmei Lublin, introdusse la rivoluzionaria idea del Daf Yomi, lo studio di una pagina al giorno del Talmud Babilonese, con il fine di completarlo in sette anni e mezzo. La conclusione dello studio si celebra con un evento chiamato Sium HaShas. Il primo ciclo di studio iniziò a Rosh HaShana del 1923, con l’intento che ogni ebreo del mondo studiasse lo stesso foglio nello stesso giorno, globalizzando così il sapere millenario ebraico.

“Storicamente lo studio del Talmud è stato per eccellenza riservato ai soli uomini”, racconta Letizia Fargion, “ma il tredicesimo ciclo, che si è concluso qualche giorno fa, ha portato con sé una novità assoluta: la partecipazione significativa dello studio della Ghemarà allargato al pubblico femminile“. Insieme a centinaia di celebrazioni che si sono tenute in tutto il mondo del Sium HaShas, ce n’è stata una in particolare, organizzata dall’organizzazione Hadran (Advancing Talmud study for Women), a catturare l’attenzione pubblica. “Sono state 3,500 le donne arrivate da tutta Israele, e non solo, per riunirsi a Biniane HaHuma a Yerushalaim, per celebrare e festeggiare questo momento”, continua Letizia Fargion, anche lei presente all’evento. “Tutte insieme abbiamo letto l’ultimo brano di Masechet Nidda, emozionate di essere giunte a tale traguardo“.

“E’ un momento epocale assistere alla partecipazione allo studio di tutto il popolo comprese le donne che, con serietà e dedizione, hanno portato a termine il progetto del Daf Yomi”, ha detto Rav Saks da Londra. Grandi personalità come Rav Benny Lau, la Rabanit Michelle Cohen Ferber (fondatrice del Daf Yomi femminile) la Rabanit Dr. Michal Tikochinsky, la rabanit Malke Bina (fondatrice della yeshiva femminile Matan) sono intervenuti sottolineando l’importanza della divulgazione del sapere presso tutto il popolo ebraico. La Rabbanit Esti Rosemberg, nipote del grande Rav Soleveichik, ha detto come suo nonno, fin dagli Anni Sessanta, iniziò a insegnare Ghemarà anche alle donne. Tra gli ospiti d’onore Jaine Shottenstein, che con l’edizione sponsorizzata dalla sua famiglia, ha contribuito notevolmente allo studio e diffusione del Talmud in questi ultimi anni.

“La serata si è conclusa con l’augurio che lo studio sia la luce che guidi la nostra vita: Torah shel chaim e chaim shel Torah (Torah per la vita e vita per la Torah) e una coinvolgente performance corale del pubblico con la canzone guidata da kululam”, racconta emozionata Letizia, originaria di Milano e israeliana dal ’94, di professione organizzatrice di eventi. “E’ stato emozionante partecipare a questo evento che ha celebrato il trionfo dello studio e del sapere anche come strumento di emancipazione della figura della donna nell’ebraismo. Oggi chi vuole studiare ha sicuramente molti più strumenti di un tempo. Basti pensare all’edizione Shottenstein o alle lezioni a disposizione su Hadran.org.il. In generale sento che a Gerusalemme si avvisano segni di apertura di più ampio respiro dell’ebraismo modern-orthodox. Molte Sinagoghe ortodosse, per esempio, permettono minianim di sole donne che leggono la Meghilat Esther e fanno Dvar Torah. Sono traguardi importanti questi!”, conclude Letizia sorridendo. “Yerushalaim rimane comunque per me la città delle grandi contraddizioni dove convivono realtà diverse. Sempre più attuale diventa il verso di Isaia: Da Sion uscirà la Torah e la parola di Dio da Gerusalemme, כי מציון תצא תורה ודבר ה׳ מירושלים.”


Consiglio UGEIConsiglio UGEI1 Gennaio 2020
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Il significato della parola HaTikwa in ebraico, è la speranza. Proprio come l’inno d’Israele, anche la nostra testata sceglie di distinguersi per la sua costante ricerca di luce. Scopriamo dunque che la ricerca di per sé diventa sintomo di speranza: inseguire un futuro migliore significa infatti accettare che il proprio presente non lo sia abbastanza. La ricerca di luce tuttavia dovrebbe trovare coniugazione al presente, non proiettarsi in un futuro ideale privo di odio e di indifferenza, ma occuparsi piuttosto dell’epoca storica che stiamo vivendo.

Nella storia del popolo ebraico e dell’umanità intera, i giovani hanno sempre avuto il compito di sognare, di vedere il bene lì dove il male sembrava assoluto. Questo continua ad essere il ruolo di noi giovani nella complessa realtà che ci circonda. Anche oggi. Un ruolo che comporta una grande responsabilità; quella di non perdere la fiducia nel bene, di non smettere di credere nell’unione che fa la forza, di non vedere nel dialogo una minaccia bensì un’opportunità.

Questa è la missione di HaTikwa, questa è la missione di noi redattori e di voi lettori: lasciare da parte l’ostilità, le diversità, il cinismo, per dar spazio alla tolleranza, alla comprensione, all’empatia. In una parola: alla speranza. La nostra missione comune è quella di guardare il presente con lo stesso ottimismo con il quale guardiamo il futuro, di guardare il prossimo con la stessa fiducia con la quale guardiamo noi stessi. Riconoscere quei rari punti di luce nel buio della quotidianità.

 

David Zebuloni, direttore HaTikwa

Luca Clementi, caporedattore HaTikwa

Luca Spizzichino, caporedattore HaTikwa

Nathan Greppi, caporedattore HaTikwa


Consiglio UGEIConsiglio UGEI31 Dicembre 2019
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HaTikwa – L’obiettivo era semplice, ma ambizioso: riportare al centro la voce dei giovani ebrei italiani. Una voce tanto fondamentale oggi, tanto unica nel tam-tam comunitario. Abbiamo provato a rendere HaTikwa uno strumento in grado di edificare quei ponti che ci uniscono al passato, al presente e al futuro. Il nostro futuro. Abbiamo provato ad abbattere i pregiudizi, che troppo spesso hanno inquinato la nostra immagine vista dall’esterno.

Abbiamo cercato un contatto con le realtà, ebraiche e non, attraverso articoli di attualità, servizi e video-interviste, iniziative e molto altro. Un ruolo centrale, come promesso, è stato dedicato a Israele. La nostra Israele. Tanti i temi trattati: società, religione, storia, arte, cinema, cucina, politica estera ed interna, nazionale e comunitaria, analisi di ogni tipo e diverse riflessioni.

145 articoli che hanno raccontato chi sono i giovani ebrei d’Italia, quali sono i loro interessi, quali sono i loro valori. 145 volti, sfumature, aspetti di un ebraismo che non smette mai di sorprendere per la sua rilevanza ed attualità. 145 pezzi di vita, pezzi di storia. La nostra storia.

Tra gli highlights di questa stagione conclusa, le interviste a Rav Riccardo Di Segni, Rabbino Capo di Roma, e Rav Alfonso Arbib, Rabbino Capo di Milano. L’intervista doppia agli esperti di politica e storia Francesco Giubilei e Elia Rosati. La rubrica della Parashà della settimana, la rubrica di fumetti ed ebraismo, la rubrica dei ragazzi di Taglit, la rubrica di attualità, la rubrica dedicata alla Memoria. La video-intervista all’On. Emanuele Fiano. L’intervista alla scrittrice Elena Lowenthal, al rappresentante israeliano all’Eurovision Song Contest Kobi Marimi, all’influencer ottantenne Madame Falafel, al giornalista autistico Ori Itzhaki, alla prima dottoressa con una paralisi celebrale Hodaya Oliel, all’eroe di guerra Avigdor Kehalani.

Le intenzioni sono state pure e sincere, l’impegno grande e continuo. Un ringraziamento ai nostri instancabili collaboratori, che hanno reso possibile tutto questo. E un ringraziamento a voi, cari lettori, per il sostegno e l’interesse. Per aver condiviso con noi una strada, un sentiero. Per esservi battuti con noi in nome di quei valori che da sempre ci guidano. Per aver creduto, anche solo per un attimo, che i giovani sono davvero l’unica speranza per un futuro migliore.

 

Ruben Spizzichino, vicedirettore e Responsabile Comunicazione HaTikwa

David Zebuloni, vicedirettore HaTikwa

David Moresco, direttore HaTikwa 

 



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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