Israele

Consiglio UGEIConsiglio UGEI21 Agosto 2019
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7min92

HaTikwa (L. Clementi) – La vicenda in pillole: due deputate statunitensi musulmane, Ilhan Omar e Rashida Tlaib, hanno annunciato di volersi recare in Israele e in ‘’Palestina’’ per conoscere la realtà locale. Lori Lowenthal Marcus e Jerome M. Marcus affermano, in un articolo scritto il 26 luglio scorso su Jns.org, che l’Ambasciatore israeliano negli Usa Ron Dermer ha detto che Israele non avrebbe impedito alle due congressiste di entrare nel paese, nonostante siano entrambe dichiarate sostenitrici del movimento BDS (campagna per Boicottaggio, Disinvestimento, Sanzioni contro lo Stato d’Israele). Esiste una legge del 2017 che impedisce l’ingresso a cittadini stranieri che hanno compiuto pubblicamente azioni di boicottaggio ai danni dello Stato ebraico; il ministero degli Esteri, tuttavia, può raccomandare una deroga per motivi diplomatici.

Recentemente Israele, con l’appoggio del Presidente USA Donald Trump, ha invece negato alle due il permesso di ingresso nel Paese. ‘’Non consentiremo l’ingresso a chi nega il nostro diritto di esistere nel mondo’’ ha detto il Vice Ministro degli Esteri Tzipi Hotovely. E ancora, il Primo Ministro Netanyahu: ‘’Non c’è altro Paese al mondo che rispetta gli Stati Uniti e il Congresso americano più di Israele, ma l’itinerario previsto per la visita dimostra che l’unica intenzione delle due deputate era di danneggiare Israele.’’
Lo stesso Presidente Trump ha scritto su Twitter: “Odiano Israele e tutti gli ebrei e non c’è nulla che possa essere detto o fatto per far cambiare loro idea.’’ Successivamente, Tlaib ha richiesto e ottenuto un permesso d’ingresso per motivi umanitari, per andare a visitare la nonna ormai novantenne, affermando durante il suo viaggio di non promuovere alcuna campagna contro lo Stato. La deputata ha poi ritrattato, definendo ‘’opprimenti’’ le politiche israeliane.

La questione ha spaccato l’opinione pubblica: chi accusa lo Stato ebraico di illiberalismo e di servilismo nei confronti del Governo americano, chi ne difende le ragioni accusando le due deputate di voler soltanto gettar fango su Israele. Il pensiero dei primi può riassumersi nella dichiarazione in merito dello speaker Dem del Congresso USA Nancy Pelosi: la decisione di negare l’ingresso a due parlamentari americane “non è degna del grande Stato di Israele” e il fatto che il presidente Donald Trump abbia incoraggiato Israele a negare l’ingresso alle due parlamentari “è un segno di ignoranza e mancanza di rispetto”. Dunque può uno stato democratico e liberale come Israele negare l’ingresso a due deputate americane se anti-Sioniste? Per i secondi, assolutamente sì. Innanzitutto affrontiamo la questione sulla Legge BDS del 2017. Precludere l’entrata allo straniero che danneggia e boicotta pubblicamente lo Stato è previsto dalla legge. Dunque è scorretto parlare di servilismo nei confronti degli USA, in quanto è lo stesso ordinamento israeliano a prevedere un tale comportamento. A questo punto si direbbe: ‘’Si, ma la legge è giusta? Può uno Stato democratico bandire dal proprio territorio stranieri che sostengono attivamente il BDS?’’

Le ragioni di una Legge simile devono essere trovate nel continuo bombardamento mediatico a cui è sottoposto lo Stato d’Israele: boicottaggi, manifestazioni, dissensi. Un filo-Sionista potrebbe tranquillamente chiedersi se talvolta i manifestanti spostano lo sguardo verso alcuni paesi arabi, all’interno dei quali un normale cittadino israeliano non può entrare, e un cittadino del resto del mondo con visto israeliano fa meglio a cambiare passaporto. Giustamente si potrebbe rispondere: ‘’Ma Israele non è l’avanguardia del Medio-Oriente, il grande Faro di Democrazia che tanto millantate? Mica può essere paragonato all’Arabia Saudita’’. Infatti non può essere paragonato all’Arabia Saudita. Tant’è che con gli investimenti nel campo della ricerca, la potenza nucleare e militare non si spiega come sia possibile che chi costruisce tunnel, accoltella e bombarda con i Qassam un giorno sì e l’altro pure sia ancora tranquillamente lì a costruire tunnel, accoltellare e bombardare con i Qassam.

‘’Poi parlano di risposta eccessiva e di Stato oppressore…’’ pensa tra sé e sé il filo-Sionista ‘’Chissà se conoscono l’Iron Dome…’’
Dunque mentre i primi affermano che rifiutare due deputate americane che vogliono andare in visita è un atteggiamento non rispettoso e non democratico, i secondi rispondono che essere democratici in Medio-Oriente non è così facile come esserlo in Italia, specie se ci si chiama Israele. Gli israeliani hanno accolto 70 membri del Congresso americano, democratici e repubblicani. Cosa avranno queste due di diverso? Musulmane? Macché, c’è addirittura un partito arabo e anti-Sionista in Knesset, ‘’Balad’’.
L’itinerario per il viaggio è intitolato: “US Congressional Delegation to Palestine”, e avrebbe condotto Omar e Tlaib attraverso i maggiori centri palestinesi in Gerusalemme e in West Bank. Non è stato previsto alcun incontro con un funzionario israeliano, di nessun credo politico: perlopiù Associazioni no-profit palestinesi e attivisti per i diritti umani. ‘’The Times of Israel’’ afferma che le deputate avrebbero incontrato Hanan Ashrawi, membro del comitato esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

Scrive sempre il ‘’Times of Israel’’ che il viaggio è stato organizzato da ‘’Miftah’’, una ONG palestinese con a capo Ashrawi. ‘’Miftah’’ supporta il boicottaggio di Israele, loda i kamikaze palestinesi ed è nota per aver pubblicato accuse antisemite, poi ritrattate. Un suo membro dello staff, Nawaf Al Zaru, nel 2013 ha inoltre postato un articolo di critica nei confronti dell’allora Presidente USA Barack Obama per aver ospitato un Seder di Pesach alla Casa Bianca, in quanto – afferma – gli Ebrei uccidono i bambini non Ebrei usando il loro sangue per rituali religiosi. A questo punto si attende la risposta dei primi.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI14 Agosto 2019
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3min134

Martedì 13 agosto siamo giunti al nostro penultimo giorno di Taglit.
Il saluto di ieri ai nostri amici israeliani ci ha lasciato un velo di malinconia addosso ma oggi siamo pronti a ripartire e a rendere speciale la fine del nostro tempo insieme.

Abbiamo iniziato la giornata svegliandoci presto e prendendo parte ad un’attività a sorpresa sui segway, molti di noi non li avevano mai utilizzati e questo ha reso l’esperienza ancora più divertente. Successivamente ci è stata proposta una visita alla Sinagoga e al museo italiano di Gerusalemme che ci ha particolarmente colpito, in quanto non ci aspettavamo di trovare una realtà così familiare in un posto così lontano da casa.

La sinagoga è infatti frequentata da una comunità di ebrei italiani che, riunendosi, riesce a tenere in vita e coniugare la propria identità italiana con quella ebraica.
Dopo aver finito abbiamo avuto due ore libere in cui abbiamo potuto fare un giro per lo Shuk e pranzare tutti insieme prima di diregerci con il pullman alla sede del Maghen David Adom.
Qui abbiamo assistito ad una presentazione dell’associazione da parte di uno dei responsabili e di una ragazza italiana che ha compiuto l’Aliyah e partecipa come volontaria.
In seguito, abbiamo potuto vedere l’interno di due diversi tipi di ambulanze e il centro sotteraneo di gestione delle chiamate, avendo la possibilità di capire come funziona il servizio che offrono a tutti i cittadini israeliani.
Abbiamo finito la giornata incontrando il signor Shohet, imprenditore e filantropo che ha finanziato una parte importante del nostro viaggio. Ci ha chiesto di raccontare del nostro viaggio e questo ha dato vita ad un momento di grande apertura e condivisione.
Raccontando la nostra esperienza abbiamo ripercorso tutti i momenti insieme, rendendoci conto una volta ancora della magica avventura che abbiamo vissuto.

Abbiamo concluso la giornata con uno scambio di regali incrociato organizzato dai madrichim, seguito da tanti abbracci, foto e promesse di rivederci al più presto.
Ci manca ora solo un’ultima giornata insieme ma è chiaro a tutti che questi magici giorni lasceranno un segno indelebile nelle nostre vite.

Michael Sacchi
Olivia Borsetti
Ghila Disegni


Consiglio UGEIConsiglio UGEI13 Agosto 2019
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2min113

Questa mattina ci siamo svegliati presto così da poter dedicare più tempo alla prima visita della giornata: il museo della Shoah, Yad Vashem.
A differenza degli altri giorni avevamo una guida apposita, Viviana, una signora israeliana di origini italiane. Il percorso è stato diviso in vari siti.
Le emozioni sono state forti e tutta la giornata è stata segnata da momenti toccanti poichè, dopo la pausa pranzo, siamo andati a visitare il Monte Herzl.

Una parte del colle ospita un memoriale all’interno del quale si trovano le tombe di Theodor Herzl e di altre figure significative dello Stato di Israele.
Un’altra parte è adibita alla sepoltura dei militari caduti, i quali sono suddivisi a seconda del ruolo ricoperto.

Ci siamo riuniti tutti davanti alla tomba di un giovane soldato e, con forte commozione abbiamo intonato l’Hatikwà, inno dello Stato d’Israele .
Alla fine della visita al cimitero il gruppo si è riunito in cerchio per salutare i ragazzi israeliani che hanno condiviso con noi gli ultimi cinque giorni.
La giornata si è conclusa con la visita libera ad uno dei principali mercati (shuk) di Gerusalemme, Mahane Yehuda Market, dove i ragazzi hanno avuto modo di acquistare i prodotti locali e vivere la vita del mercato.

Eleonora Passannanti
Anna Cavallaro
Federico Amorini


Consiglio UGEIConsiglio UGEI13 Agosto 2019
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2min136

La domenica mattina siamo partiti alle 9.00 per Gerusalemme. La città si è presentata a noi con il suo verde, distinguendosi dall’ambiente desertico circostante.
La prima tappa prevedeva un passaggio nel quartiere Armeno, alla quale è seguita la visita al quartiere Ebraico. Ci siamo fermati nel cardo Romano-Bizantino, per poi passare a visitare la Sinagoga di Maramban.

Poco dopo ci siamo recati al Muro del Pianto e ci siamo uniti insieme in preghiera.
È stato molto toccante ed estremamente emozionante pregare proprio in quel luogo durante il digiuno di Tisha BeAv, giorno in cui ricordiamo la distruzione del Tempio di Gerusalemme.

Dopo la visita al Kotel e il giro nella Città Vecchia di Gerusalemme, il nostro mitico autista ci ha portati all’Israel Museum.
Appena arrivati abbiamo visto un plastico che ci mostrava come era la città di Gerusalemme nel 67 d.e.v. poco prima della rivolta contro i Romani e quindi prima della distruzione del Secondo Tempio.

Nel museo ci siamo divisi a seconda degli interessi personali: alcuni di noi hanno fatto un tuffo nel passato ripercorrendo il cammino del popolo ebraico e osservando come, in base alle diverse località riti e tradizioni cambiano.
Molto interessante è stato il padiglione delle sinagoghe  in cui erano rappresentate le sinagoghe di Vittorio Veneto, la sinagoga di Horb in Germania, la sinagoga  Tzedek veShalom di Suriname e la sinagoga di Cochin in India.
La sinagoga che ci è piaciuta di più era quella di Vittorio Veneto, forse perché ci è sembrato di tornare a casa per qualche istante. Abbiamo apprezzato molto anche l’architettura e la melodia utilizzata a Venezia, che era molto toccante. Qualcuno di noi, invece ha preferito immergersi nell’arte israeliana contemporanea,

Dopo essere tornati abbiamo seguito una spiegazione preparatoria in vista della visita al museo Yad Vashem, in programma per il giorno dopo.

Ruben Armignacca
Giovanna Martinez
Aurelio Dutto


Consiglio UGEIConsiglio UGEI12 Agosto 2019
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3min128

Il venerdì mattina, dopo aver trascorso la notte sotto una tipica tenda beduina, immersi nel silenzio del deserto, siamo stati svegliati alle 4 del mattino e ci siamo recati a Masada, il cui nome significa roccaforte, nonché patrimonio dell’UNESCO. Per raggiungere la cima ci siamo incamminati per un sentiero che ripercorreva le tracce di una vecchia rampa romana. La stanchezza e la ripidità del sentiero non hanno inciso sui nostri animi risollevati dallo splendore dell’alba che illuminava in penombra il paesaggio e si rispecchiava sul Mar Morto. Dopo una breve visita, a causa del caldo, siamo discesi per il Sentiero del Serpente, la parte più faticosa della visita piena di panorami mozzafiato.

Dopo essere scesi siamo partiti verso l’oasi di Ein Ghedi, una riserva naturale nel Sud di Israele.
Successivamente ci siamo rilassati, per la gioia di tutti, sulle spiagge del Mar Morto, detto anche Mare Salato, che si trova nel punto più basso del mondo.
La giornata è stata piena di scoperte, molto particolare ed educativa, conclusa con l’arrivo al kibbutz Kalia, dove abbiamo trascorso lo Shabbat godendoci la compagnia l’uno dell’altro.

È stato emozionante passare shabbat in un luogo così significativo per l’ebraismo. Abbiamo avuto l’occasione di dire Arvit, mentre altri hanno potuto imparare il significato dello Shabbat e delle sue tradizioni grazie alla nostra guida preparatissima e paziente, Naama. Abbiamo poi cantato tutti insieme Lecha Dodi e Adon Olam.
Grazie all’ospitalità del kibbutz Kalia abbiamo cenato facendo anche il Kiddush condotto dal nostro stimato autista Avi. Alla fine della cena ci siamo riuniti per fare la Birchat Hamazon e in seguito siamo andati nella sala adibita alle nostre attività, dove abbiamo ricevuto delle lettere commoventi da parte dei nostri genitori, scritte sotto invito dei nostri madrichim.

Il giorno dopo ci siamo svegliati alle ore più improbabili: la maggior parte di noi ha passato la giornata in piscina, mentre verso le abbiamo fatto un’attività con i nostri sette amici israeliani. Questa attività consisteva nell’imparare qualcosa di più sulla vita nelle basi militari israeliane. Dopo aver cenato è iniziato il digiuno di Tisha BeAv. Per molti è stata la parte più faticosa della giornata.

Alle 21 abbiamo detto la berachà dell’Avdalà con la spiegazione sempre di Naama e poi, sempre dopo una spiegazione su Tisha BeAv abbiamo letto due capitoli di Echà. Abbiamo finito la serata guardando insieme le stelle. Ci vediamo al prossimo articolo!

Adele Levi
Daniela Teheanian
Gabriele Fariello
Andrea Luzzatto Voghera
Eden Donitza
Rebecca Spagnoletto