Israele

Consiglio UGEIUGEI22 Febbraio 2021
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di Caterina Cognini

 

L’11 febbraio si è concluso The Israel Summit, evento virtuale organizzato da studenti universitari provenienti dai principali atenei statunitensi, quali Harvard e la Columbia. Come si evince facilmente dal titolo, l’evento aveva lo scopo principale di presentare i progressi israeliani in vari campi: dall’innovazione alla cultura, dai risultati in campo medico a quelli in ambito sportivo.

Il Summit consisteva principalmente in interviste ad importanti personaggi israeliani, oltre ad una career fair che ha ospitato importanti aziende internazionali per opportunità di stage e di lavoro. Tra i relatori principali nel campo aziendale, sono intervenuti Tal Zaks, Chief Medical Officer di Moderna; Barak Regev, CEO di Google Israel; e Noam Bardim, CEO e fondatore di Waze. Per quanto riguarda l’ambito diplomatico, gli intervistati sono stati Gilad Erdan, Rappresentante permanente di Israele presso le Nazioni Unite e prossimo ambasciatore israeliano negli Stati Uniti, e Danny Danon, ex-Rappresentante permanente di Israele presso le Nazioni Unite.


Consiglio UGEIUGEI17 Febbraio 2021
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di Ghila Lascar

 

La maggior parte dei giovani ebrei al giorno d’oggi si trova in una società dove vengono continuamente poste domande riguardanti l’ebraismo e il conflitto israelo-palestinese: in entrambi i casi, queste conversazioni cominciano molto spesso con luoghi comuni come “Se sei ebreo, sei israeliano”, “Allora sei ricco!” oppure “Israele non ha il diritto di esistere”, e così via.

Alcune di queste affermazioni sono dettate dalla scarsa conoscenza dell’ebraismo, ma negli ultimi anni la componente antisemita è diventata molto rilevante, come dimostrano alcuni fatti recenti: i saluti romani dei consiglieri comunali a Cogoleto, in provincia di Genova, durante la Giornata della Memoria; le intromissioni di neonazisti in alcuni eventi online; e le magliette con scritto “Camp Auschwitz” sfoggiate durante l’attacco a Capitol Hill lo scorso 6 gennaio.

Questi episodi, oltre a risultare particolarmente preoccupanti, sono il risultato di un fenomeno sociale ben più vasto, che arriva a coinvolgere i politici che ne sono i primi portavoce. Fortunatamente, negli ultimi anni giovani ebrei in tutto il mondo hanno cominciato a mobilitarsi diventando attivisti di sé stessi, facendo sentire la loro voce e portando avanti messaggi ben diversi rispetto a quelli di odio e d’intolleranza che occupano i media.

Tra questi, negli ultimi anni, si è affermato in modo indiscusso Rudy Rochman: con oltre 31.000 follower su Instagram, è diventato la nuova frontiera della lotta all’antisemitismo e della giusta informazione sulla storia e l’attualità di Israele. Classe 1993, nato in Francia, ha servito nell’esercito israeliano (IDF) come paracadutista per poi frequentare la Columbia University: scelta non casuale poiché, oltre ad essere una delle università americane più rinomate della Ivy League, la Columbia University è anche quella dove dilaga maggiormente l’antisemitismo. Rudy, infatti, dopo anni di attacchi discriminatori, decide di impegnarsi in questo campo e di coinvolgere giovani ebrei da tutto il mondo nella lotta per i propri diritti proprio a partire da questo campus.

Questo inverno, durante un panel al 47° congresso WUJS, ha esposto il suo pensiero per quanto riguarda l’attivismo in questo campo: in primo luogo ha evidenziato la necessità di parlare apertamente del popolo ebraico per eliminare luoghi comuni e convinzioni, con lo scopo di normalizzare una cultura e un’identità che ancora vengono discriminate. Questo è essenziale, in quanto oggi l’antisemitismo e l’antisionismo si stanno affermando in ambienti intellettuali come quello universitario, riuscendo anche ad avere largo consenso, soprattutto negli Stati Uniti.

In particolare, i movimenti antisionisti cercano “alleati” in altre minoranze che hanno provato sulla loro pelle le stesse discriminazioni attribuite ad Israele; in tal modo non viene criticata la politica di uno stato in modo sano, ma vengono demonizzati soprattutto i suoi cittadini, creando un fenomeno pericoloso che ha portato negli ultimi anni giovani ebrei e israeliani a scegliere le facoltà universitarie sulla base dei possibili problemi a cui sarebbero potuti andare incontro con gli altri studenti e professori.

Di fronte a questa situazione, Rudy ha quindi esposto i suoi dubbi sulla forza del movimento pro-Israel, che negli ultimi anni non è riuscito a contrastare la dilagante disinformazione su Israele; ma soprattutto ha criticato fortemente il fatto che oggi gran parte dei giovani ebrei si trovino “indifesi” in un mondo che molto spesso può essergli ostile, perché non hanno gli strumenti per potersi opporre.

La soluzione? Empower, educate, expose (potenziare, educare, esporsi). Nonostante sembrino quasi un dogma, questi tre concetti sono alla base di un confronto proficuo che non passa solo attraverso gli altri, ma soprattutto attraverso noi stessi: è importante capire qual è il miglior modo per raccontare l’ebraismo, o il nostro punto di vista su Israele con ottimi risultati, oltre ad essere informati sui fatti. Combinando questi elementi, qualsiasi conversazione avrà le basi per andare nel verso giusto.

Con questi propositi, Rudy ha concluso sottolineando l’importanza di esporsi non come singoli, ma come popolo, con lo scopo di creare uno spazio di condivisione e scambio di idee, difendere il nostro diritto di raccontare la nostra versione dei fatti e proteggere la nostra identità senza sottometterci a chi chiude gli occhi di fronte a ciò che vede come diverso. In altre parole, dobbiamo essere ebrei nella pratica, non nella teoria.


Consiglio UGEIUGEI17 Febbraio 2021
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di Michelle Zarfati

 

La letteratura israeliana è in continua espansione, molte voci hanno contribuito infatti a farla conoscere ed apprezzare in giro per il mondo. Tra queste figure vi è anche quella di Zeruya Shalev, apprezzata e tradotta in molti paesi vicini e lontani. Zeruya, scrittrice e poetessa, narra i sentimenti con introspezione e candore, senza pietismi, raccontando il dolore e la sofferenza con grande lucidità. I suoi romanzi, conditi di dettagli psicologici e descrizioni approfondite, rendono l’esperienza di lettura un viaggio multisensoriale che permette al lettore di entrare in contatto con la parte più profonda del proprio io. Luci ed ombre di ogni essere umano, ma soprattutto di ogni relazione interpersonale, destinata inevitabilmente a corrodersi. Un cinismo pieno d’amore è quello che ci narra la Shalev, fatto di promesse non mantenute e di parole non dette. Tra la sua produzione, ci sono due opere che sostengo possano essere la perfetta rappresentazione della sua scrittura: Dolore e Una relazione intima.


Consiglio UGEIUGEI15 Febbraio 2021
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di Gavriel Hannuna

 

Nelle ultime settimane, Israele è stata al centro dell’attenzione per i suoi risultati della sua massiccia campagna vaccinale. A ciò si aggiunge la scoperta di una potenziale cura contro il Covid-19: alcuni scienziati dell’Ospedale Ichilov, il terzo più grande d’Israele, hanno riportato dati promettenti sull’uso del medicinale EXO-CD24 per curare i sintomi del Covid. Il trattamento è stato somministrato una volta al giorno e tramite inalazione a 30 persone, ospedalizzate con sintomi gravi o moderati; 29 su 30 sono state dimesse dall’ospedale in soli 3-5 giorni.

Il Prof. Nadir Arber, scienziato a capo del team che si occupa dello sviluppo del medicinale e direttore del Centro di Prevenzione del Cancro nell’ospedale di Tel Aviv, ha affermato: “Anche se i vaccini dovessero fare il loro lavoro, e se non dovessero esserci nuove mutazioni, il coronavirus, in un modo o nell’altro, rimarrà in mezzo a noi. È per questo che abbiamo sviluppato questa cura: l’EXO-CD24.”

Come funziona

Perché questa cura sembra essere così efficace? Un gruppo di ricercatori giapponesi ha stimato che il 70% dei morti da coronavirus sia dovuto alla sindrome da distress respiratorio (ARDS). Secondo il team, questa sindrome è causata da una “tempesta di citochine”, ossia un’eccessiva produzione di segnali pro-infiammatori da parte del nostro sistema immunitario innato. Il nostro corpo cerca quindi di difendersi dall’invasore esterno alzando barriere fisiche e chimiche, che causano i comuni sintomi di infiammazione. Il problema è che, una volta entrato nell’organismo, il virus infetta le nostre cellule e si continua a replicare, facendo credere al nostro organismo che le barriere che ha messo a punto non siano abbastanza forti. Inizia quindi un ciclo vizioso di infiammazione che può portare a bassi livelli di ossigeno nel sangue e, eventualmente, alla morte del paziente.

L’azione dell’EXO-CD24 si basa proprio sull’interruzione di questo continuo ciclo di infiammazione, riducendo la secrezione di citochine, e dando la possibilità al nostro sistema immunitario di attaccare il virus in modo controllato, senza dover essere intubati nel frattempo.

Spes ultima dea

Un simile trattamento a quello sviluppato a Tel Aviv è stato testato anche all’Ospedale Hadassah di Gerusalemme, e un’altra ricerca incoraggiante viene portata avanti nell’Ospedale Rambam, con l’aiuto delle facoltà di medicina del Technion e dell’Università Bar-Ilan. E altre ricerche promettenti sono in fase di sviluppo presso molte compagnie farmaceutiche, come RedHill Biopharma Ltd., Kamala Ltd., Pluristem therapeutics inc., e Bonus BioGroup.

Acclamato dalla stampa internazionale e dalla comunità scientifica, il team di Ichilov si prepara per la seconda fase di sperimentazione, che vedrà il reclutamento di diverse centinaia di pazienti.


Consiglio UGEIUGEI7 Febbraio 2021
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di Redazione

 

Come molte altre pietanze, scopriamo che il malabi nasce nella cucina araba, per essere poi abbracciato anche dalla cucina israeliana. Dessert semplice e gustoso, il malabi si distingue per il suo profumo orientale di acqua di rose e per l’aroma forte e al contempo delicato. La consistenza budinosa del dolce ad alcuni fa storcere il naso e ad altri fa letteralmente perdere la testa, ma lo sciroppo che guarnisce la pietanza riesce a conquistare sempre tutti!

In Israele si possono trovare dei piccoli ristoranti specializzati solo in malabi, che offrono il prodotto in diverse varianti e con qualche riadattamento locale. Eppure la pietanza può essere anche facilmente replicata a casa.

Di seguito la ricetta, buon appetito!