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Consiglio UGEIConsiglio UGEI15 Agosto 2019
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+++ Agosto 2019, le Università italiane hanno aperto un nuovo corso di laurea triennale: Tuttologia +++

HaTikwà – Dicono sia interessante e particolarmente richiesto, si studia un po’ tutto ed un po’ niente ed alla fine dei tre anni, assieme al diploma, ti viene regalata anche una licenza, quella di poter parlare di qualsiasi cosa. Ovviamente, però, questo lo fanno già in tanti (anche senza i tre anni di studi più variegati), quindi l’Università ti concede una deroga più particolare: non solo puoi scrivere di qualsiasi argomento, ma puoi fingere anche di saperne più di tutti, di avere la verità in tasca.

Puoi effettuare sondaggi con i tuoi due/tre contatti dell’esercito e dire che tutti gli italiani si arruolano perché sono esaltati, puoi parlare di religione e di charedim, delle ciambellette a Pesach, della validità del gol di Turone e dell’uomo sulla Luna. Puoi, perché tu sai e nessuno può dire il contrario. Chi prova a dirti qualcosa, magari di parlare di ciò che sai, limitandoti a quello, gli si risponde invocando la libertà d’espressione, sempre utile in questi casi.

La laurea, poi, ti apre un sacco di strade. Si vocifera ci siano quotidiani online e testate giornalistiche pronte ad assumere tuttologi da tutta Europa. In Italia stanno spopolando, la richiesta è alle stelle. D’altronde i giornali ne hanno estrema necessità, visto che le risorse scarseggiano e non tutti possono permettersi giornalisti veri. 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI2 Giugno 2019
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HaTikwà – Barbara Pontecorvo è un avvocato dal 1996, con un particolare interesse per l’analisi politica nazionale ed internazionale, soprattutto del Medioriente. E’ in costante contatto con analisti, politici, studiosi sia in Italia, che all’estero e svolge un’intensa attività volontaristica nel settore delle Fondazioni e Associazioni no profit. Dirige da oltre due anni un Osservatorio sulle Discriminazioni: Solomon. E’ un’organizzazione di volontari, apolitica e senza fini di lucro, per la tutela di ogni forma di discriminazione, ispirata alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e delle Nazioni Unite, alla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Cos’è Solomon-Osservatorio sulle Discriminazioni?
L’Osservatorio Solomon nasce nel 2015 su richiesta di una parte della Comunità internazionale, in particolare dagli americani, che sentiva il bisogno che ci fosse un’associazione italiana in difesa delle ragioni di Israele, in particolare contro il fenomeno BDS. Prima veniva leggermente monitorato, perché non se ne capiva la portata, in Italia non aveva ancora preso piede, anche se ancora oggi non è un fenomeno rilevante, ma richiede una preparazione ed una risposta. Solomon nasce come associazione Anti-BDS e per la difesa di Israele.

Quanti siete a lavorare e quanto tempo richiede?
Il lavoro è intenso e richiede un impegno quasi giornaliero. La maggior parte di Solomon è costituita da avvocati, poi ci sono dei non avvocati che lavorano per segnalare alcuni fenomeni, in modo che si possa predisporre una risposta tecnica a questi. Siamo tra Roma e Milano, abbiamo un Consiglio Direttivo, un’Assemblea, un Comitato Scientifico e un Comitato d’Onore.

Quali sono le difficoltà più grandi che riscontrate?
La vera difficoltà deriva dal dibattito interno: se agire o meno, se mandare una lettera o no, se la lettera ha un fondamento giuridico. Il vero grande problema è la legislazione italiana, non essendoci una definizione di antisemitismo ed essendo inadeguata la normativa sulle discriminazioni, datata addirittura 1975, e noi siamo autori di una proposta di legge per aggiornarla. Bisogna capire quando è giusto agire e capire quando agendo si fa pubblicità al fenomeno che altrimenti non sortirebbe alcun effetto.

Perché non c’è la definizione di antisemitismo?
Sin dal 2016 abbiamo portato in Italia l’iniziativa volta all’adozione della definizione di antisemitismo dell’IHRA, International Holocaust Remembrance Alliance, adottata anche dal Parlamento Europeo e tradotta proprio da noi in italiano. Le iniziative sono volte affinché lo Stato Italiano la adotti.

Deve esserci anche una base per una strategia mediatica?
Le nostre attività non hanno rilevanza mediatica, non ne facciamo quasi mai pubblicità. Alcune volte rimbalzano sui giornali, o per iniziativa di giornalisti esterni alle Comunità o, recentemente, e di questo mi dispiaccio, anche per iniziative di qualcuno interno alle Comunità ebraiche.

Qual è il rischio che correte ad esporvi?
Il rischio che abbiamo corso, in maniera consapevole, è concreto. Dall’iniziativa di non voler far partecipare il BDS alle manifestazioni del 25 aprile a Milano sono scaturite due denunce nei confronti di Solomon e ovviamente verso la mia persona, che sono il rappresentante legale, da parte di uno dei leader di BDS Milano. La cosa è stata sempre tenuta riservata, un po’ per non interferire nell’iter del processo e un po’ per motivi interni per non dare pubblicità. Io sono stata la prima attivista ebrea denunciata da un membro BDS in tutto il mondo. Il primo dei miei processi per diffamazione fatti da questa signora è stato archiviato ed il secondo è in attesa di archiviazione qui a Roma da circa due anni.

Non credi che alcune cose andrebbero pubblicizzate di più?
In alcuni casi è un boomerang. Noi stiamo svolgendo un’attività importantissima nei confronti dell’Università di Torino, senza fare pubblicità nemmeno nel mondo ebraico, e questo ha generato qualche equivoco. Una parte dell’ebraismo ha preso le distanze dal processo che stiamo avviando nei confronti del Rettore e dell’Università per attività discriminatorie. Dal 2015 ci sono stati circa 100 eventi antisemiti al Suo interno, abbiamo fatto un accesso agli atti ed abbiamo visto che l’Università non aveva un regolamento né l’organizzatore, Progetto Palestina, era iscritto all’Albo delle Associazioni Studentesche, quindi non poteva organizzare i convegni. L’università concedeva crediti formativi agli studenti, che partecipavano ad eventi antisemiti 300 alla volta. Abbiamo fatto un ricorso straordinario al Miur ed al Presidente della Repubblica e tutta questa attività è stata equivocata da una parte dell’ebraismo che non ha capito il motivo, prendendo addirittura le distanze da noi. A noi è stato detto che abbiamo agito male, ma qualcuno si è preso la briga di sapere in che modo lo abbiamo fatto? Abbiamo chiesto di intervenire formalmente nel Consiglio UCEI per chiarire i nostri intenti e spiegare le nostre attività.

E quando ci sarà questo intervento?
Siamo in attesa di una convocazione formale, la prima non è andata a buon fine. Nel frattempo, l’Università di Torino si è dotata di un regolamento e, circa quindici giorni fa, Progetto Palestina non è più un’organizzazione segreta, ma hanno nome e cognome e possono essere citati in giudizio.

Come riescono avvocati, con famiglia, con uno studio da mandare avanti, a fare anche tutto il resto?
La mattina molto presto e la sera molto tardi (ride, ndr). Questa è un’attività irrinunciabile, nonostante gli impegni non riesco a farne a meno.

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 Maggio 2019
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HaTikwà (S. Foa) – È tiepida e diafana la prima luce della mattina di Venerdì 24 maggio che accarezza le volte di Milano Centrale, nel momento in cui mi accingo a partire alla volta di Milano Marittima; proprio così, un’accorata Armata Brancaleone ugeina, formata da circa cento teste (italiche e non) ha scelto tale località della Riviera Romagnola, in occasione di Lag Ba’ Omer. Non una semplice grigliata ignorante ma un vero e proprio Shabbaton, in un albergo in esclusiva per noi; la hall trasformata in una Sinagoga proletaria, la cucina purificata nei minimi dettagli dal nostro Ettore, sempre in gran spolvero, e la spaziosa sala da pranzo, dove dopo il Kiddush, la cena e qualche barzelletta deliziosamente triviale del sottoscritto, ci si può dedicare allo “spaccaghiaccio”, una serie di giochi di società accompagnati da un buon vino.

Il sabato ci regala una bella giornata dove, nell’attesa che il lungo shabbat finisca, ci si può dedicare al Caffè dilemma, classico momento “cult” che ha caratterizzato molti eventi UGEI fin dalla notte dei tempi; qualcuno però preferisce un tuffo eretico nell’Adriatico, approfittando dell’amena e vicinissima spiaggia.  Arriva il momento della tradizionale festa del sabato sera: un rustico locale situato su un isola delle storiche Saline di Cervia, dove un bravissimo DJ ci fa dimenticare le playlist precompilate di Spotify e un valido barman ci serve drink come se piovesse. Di domenica Giove Pluvio ci prende in contropiede e quella che doveva essere la grigliata tradizionale di Lag Baomer, si trasforma in un pranzo frugale ma delizioso in hotel. Prima però non manca l’occasione di conoscere il programma “J-Academy”, percorso formativo tra Gerusalemme, Londra e Berlino per chi decide di prendersi un gap year di dieci mesi. Il momento dei saluti è condito da un improbabile Ruben Spizzichino che si immedesima in un inviato stile Maratona Mentana, raccogliendo interviste semiserie tra i partecipanti. Qualche ora dopo, l’ambiente asettico della stazione AV di Bologna mi comunica che il week-end è finito e mi trasmette un profonda malinconia; al Consiglio UGEI tutto vanno i complimenti per un Lag Ba’ Omer da ricordare. Alla prossima!


Consiglio UGEIConsiglio UGEI16 Aprile 2019
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COMUNICATO STAMPA
UNIONE GIOVANI EBREI D’ITALIA – U.G.E.I.
 
                                                   Antisemitismo a Ferrara. La condanna e la preoccupazione dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia

 

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia condanna con fermezza l’episodio di bullismo di stampo antisemita accaduto in una scuola media di Ferrara, città significativa per l’ebraismo italiano in quanto sede del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah.

Esprime preoccupazione in quanto questo episodio è accaduto in un ambito scolastico e tra ragazzi molto giovani. Auspica che la stessa scuola adotti un percorso di conoscenza della cultura ebraica e di quello che è stato il capitolo terribile della Shoah.

Come espresso dalla Presidente Keren Perugia “È fondamentale che i giovani approfondiscano la loro conoscenza della cultura ebraica e capiscano che la Shoah è stato un capitolo buio e tragico per gli ebrei ma anche per tutta l’umanità. È importante rispondere agli episodi di odio antisemita con estrema fermezza ma anche con l’immensa ricchezza che per tutto il mondo è la cultura ebraica”.

 

Consiglio UGEI 2019


Consiglio UGEIConsiglio UGEI15 Aprile 2019

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HaTikwa (D. Zebuloni)To Bibi or not to Bibi? Questo è stato il grande dilemma delle appena concluse elezioni politiche israeliane. Si è parlato poco di economia e sviluppo, di politiche interne ed estere. Persino il tema della sicurezza è passato in secondo piano, nonostante un missile partito da Gaza abbia abbattuto una casa nel centro di Israele proprio due settimane prima dell’election day. L’argomento di tutte le campagne elettorali era uno ed uno solo: Bibi o Gantz? O meglio, Bibi o non Bibi?

Non sono dunque i 36 mandati da lui ottenuti ad averlo reso il grande vincitore di queste elezioni. Non è stata nemmeno la sua nomina di Primo Ministro per la quinta volta dal ’96 ad oggi ad averlo inserito nell’olimpo dei grandi leader della storia dello Stato di Israele. Il trionfo di Bibi si misura nella straordinaria e al contempo sinistra capacità di attirare a sé i riflettori senza dire una parola. Sono state poche e ben studiate infatti le interviste che Netanyahu ha concesso ai media, le uniche per altro da lui concesse in tutti e quattro gli anni del suo ultimo mandato. Nonostante ciò, o forse proprio a causa di ciò, quest’ultime sono state le interviste più trasmesse dai media nazionali e internazionali, nonché le più discusse sui social e per le strade del paese.

Per citare l’opinionista politico Amit Segal: “Bibi ha vinto le elezioni con il 70% dei voti, di cui il 35% erano a suo favore e il 35% a suo sfavore”. Ecco, non potrei riassumere in maniera più efficace l’esito di queste elezioni. Tutti hanno votato in funzione di Bibi, ma solo la metà dei votanti l’ha fatto a suo favore. Il restante 35% degli israeliani non ha votato con la speranza di avere il generale Gantz al governo, bensì ha votato con il disperato desiderio di non riavere Netanyahu al governo, di non vivere in un paese la cui atmosfera ricordi vagamente quella della Russia di Putin.

Eppure chi ha commentato la vincita del Likud definendola “la morte della democrazia israeliana”, o peggio ancora alludendo ad uno sterile parallelismo con il Presidente turco Erdogan, non ha capito nulla della politica israeliana in generale e della società israeliana in particolare. Per ogni cittadino israeliano che condanna Bibi ce n’è uno che lo venera. Per ogni israeliano che attacca Bibi ce n’è uno che lo difende. Per ogni israeliano che vede Israele nel baratro ce n’è un altro che vede Israele all’apice. La verità è che il bianco e il nero, anche nel caso di Bibi, non esistono. Esistono invece cinquanta sfumature di grigio (!) che rendono Bibi un eroe e al contempo un antieroe. O in parole semplici, un umano. Un comune mortale.

“Da giornalista quale sono” ha affermato la conduttrice televisiva israeliana Ilana Dayan, “ho l’obbligo di andare a fondo e condannare ogni singolo sbaglio commesso da Netanyahu, ma ho anche l’obbligo di lodare le sue manovre di sicurezza contro l’Iran. Ho l’obbligo di approfondire le accuse mosse contro di lui, ma ho anche l’obbligo di dargli credito per gli importanti traguardi economici ai quali ci ha condotti. Bisogna dunque capire una volta per tutte che non c’è niente di male a guardare le due facce della medaglia”. Forse Ilana Dayan ha ragione, non c’è proprio nulla di male nel guardare le due facce della medaglia. La politica come la vita d’altronde non è sempre un bivio. La politica come la democrazia non si limita alla domanda esistenziale: to Bibi or not to Bibi.