Venezuela, la risposta del JDC dopo il terremoto: il racconto di Eryn Sarkin

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di Sara Menascì

Già da anni segnato da una profonda crisi economica e sociale, con servizi essenziali e infrastrutture messi a dura prova, il Venezuela si trova ad affrontare una nuova emergenza. Il 24 giugno 2026 due terremoti di magnitudo 7.2 e 7.5 colpiscono a pochi secondi di distanza il nord del Paese, con epicentri localizzati nello stato di Yaracuy.

Non appena è stato possibile accedere al Paese, Eryn Sarkin, già vicepresidente della European Union of Jewish Students (EUJS) e attualmente membro dello staff della Disaster Relief and International Development Unit del JDC (American Jewish Joint Distribution Committee, fra le principali organizzazioni umanitarie ebraiche internazionali), è stata inviata a partecipare alle operazioni di soccorso nelle aree colpite. Ad HaTikwa ha raccontato il lavoro svolto in Venezuela, dalla mobilitazione nelle prime ore dell’emergenza alle difficoltà affrontate sul campo, fino al percorso di ripresa e ricostruzione.

Quando hai saputo del terremoto, qual è stata la tua prima reazione?

La prima sensazione è stata quella di dovermi mobilitare immediatamente, accompagnata dalla pressione di dover agire senza alcun preavviso. I disastri non lasciano tempo per pianificare o prepararsi, e anche questa volta è stato così. Ma sapere che c’erano persone che avevano bisogno di aiuto ha messo in secondo piano queste preoccupazioni.

Una volta arrivata sul campo, come si è svolta la missione e quali sono state le principali attività del team?

Le giornate sul campo iniziano presto e raramente seguono il programma previsto. Alcuni giorni partecipiamo a riunioni di coordinamento con ONG, leader locali e gruppi di volontari per individuare le necessità più urgenti; altri visitiamo i punti di distribuzione di cibo e prodotti per l’igiene o incontriamo gli sfollati nei rifugi, cercando di comprendere sia i bisogni immediati sia quelli che emergeranno nel lungo periodo.

In alcuni casi raggiungiamo le aree più colpite, come La Guaira, per valutare quale tipo di sostegno sia maggiormente necessario.

Il nostro intervento non si limita alla fase iniziale dell’emergenza. La ricostruzione richiederà settimane e mesi di lavoro, e il JDC continuerà ad accompagnare la popolazione lungo questo percorso.

Il JDC ha una lunga esperienza nella gestione delle emergenze umanitarie. Quanto è stato importante il legame costruito negli anni con le realtà locali in Venezuela?

Da oltre un secolo il JDC interviene nelle crisi che colpiscono le comunità ebraiche nel mondo. Oggi opera in più di 70 Paesi, costruendo reti di collaborazione che consentono interventi rapidi anche in situazioni di emergenza.

In Venezuela, grazie al rapporto costruito negli anni con i partner locali, tra cui il centro comunitario ebraico Hebraica di Caracas e la Unión Israelita de Caracas, il JDC ha potuto fornire rapidamente alloggi temporanei e beni essenziali alle persone colpite.

Quali sono oggi le necessità più urgenti e quali difficoltà avete incontrato nel portare gli aiuti dove sono maggiormente necessari?

La portata della distruzione è difficile da descrivere. Migliaia di persone hanno perso la propria casa, molte dipendono ancora da servizi essenziali e il sistema sanitario è sottoposto a una forte pressione.

Le priorità principali sono la distribuzione di cibo, la fornitura di acqua sicura, i servizi igienico-sanitari e i materiali per l’igiene. Sono già stati distribuiti pacchi alimentari a circa 1.200 famiglie sfollate e sono in preparazione nuovi interventi per garantire cure mediche, accesso ai farmaci, acqua potabile e kit igienici. Molti degli aiuti distribuiti sono destinati ai rifugi aperti all’intera popolazione.

La salute mentale è un aspetto spesso sottovalutato. Stiamo già osservando i primi segnali di trauma, anche tra i bambini, e sarà necessario sviluppare programmi di supporto a lungo termine.

Le difficoltà operative non mancano.

C’è un incontro, una storia o un momento particolare che più di altri rappresenta ciò che hai vissuto in Venezuela?

Se c’è un momento che porterò sempre con me è quello vissuto a La Guaira, parlando con famiglie ancora in attesa di notizie dei propri cari. Non sapevano se le persone che amavano fossero vive o meno e stavano attraversando il momento più difficile della loro vita.

Eppure, più volte, ci offrivano acqua o biscotti, semplicemente per rendere più facile il nostro lavoro.

Persone che non avevano più certezze continuavano comunque a prendersi cura degli altri.

Questo racconta molto della resilienza e dell’umanità del popolo venezuelano. Nel mezzo di una perdita inimmaginabile, molte persone sono riuscite a conservare dignità, gentilezza e solidarietà.


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L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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