30 Agosto 20208min366

UNIFIL, il cane che non morde

foyo

di David Fiorentini 

 

Sale nuovamente la tensione tra Israele e il Libano: dopo che Hezbollah ha attaccato alcune postazioni di confine dell’IDF, Gerusalemme ha immediatamente risposto colpendo vari obiettivi sensibili dell’organizzazione terroristica libanese. “Israele prende molto seriamente in considerazione i colpi sparati contro le nostre truppe da parte di Hezbollah”, ha commentato il Primo Ministro Netanyahu a seguito di operazioni militari che non si vedevano dal 2006. “Non tollereremo nessuna aggressione contro i nostri cittadini, e risponderemo fortemente a qualsiasi attacco.” In questo quadro non si può fare a meno di notare la mancanza di un altro importante personaggio dell’area mediorientale, l’UNIFIL. Qual è il suo ruolo in questa vicenda?

La Forza di Interposizione in Libano delle Nazioni Unite, creata a seguito dell’Operazione Litani del 1978 e definita dalle risoluzioni 425 e 426 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, è una delle numerose operazioni di “peace-keeping” che l’ONU ha intrapreso in giro per il mondo. In particolare, a seguito del ritiro unilaterale di Israele dal Sud del Libano nel 2000 e in assenza di un confine ufficiale, l’ONU ha identificato una linea armistiziale di 120 km, la cosiddetta “Linea blu”, in cui poter dispiegare le proprie truppe e agire da cuscinetto tra i due Paesi. Inizialmente composto da 2.000 – 6.000 soldati, a seguito della Guerra in Libano del 2006 il contingente di caschi blu è aumentato a circa 10.000 unità, con un budget di mezzo miliardo di dollari e l’obiettivo di arrivare a 15.000. Di questi, ben 1.000 portano il Tricolore al braccio, come Tricolore è anche il comando della missione, affidato al Generale Stefano del Col.

I principali compiti dell’UNIFIL, sanciti nelle 3 risoluzioni citate, sono svariati; al momento però solo uno è stato completato, cioè verificare la ritirata delle forze israeliane dal Sud del Libano. Gli altri buoni propositi, come “assistere il governo del Libano a restaurare la propria effettiva autorità nell’area”, “assistere le Forze Armate Libanesi nella costituzione di un’area tra la Linea blu e il fiume Litani libera da armamenti e soldati se non quelli del governo libanese e dell’UNIFIL” o “assistere il governo del Libano a controllare i confini e altri punti di entrata per impedire l’ingresso illegale di armamenti nel paese”, sembrano ampiamente sorvolati.

I recenti scontri sono solo la punta dell’iceberg di violenze legate ad Hezbollah, su cui l’UNIFIL non è stata in grado di intervenire. Oltre al noto traffico di armi finanziato dall’Iran, Hezbollah si è reso protagonista di numerosi incidenti al confine israeliano, in particolare per i tunnel sotterranei. Tecnica replicata anche dai miliziani di Hamas, consiste banalmente nello scavare sotto le postazioni ONU fino a raggiungere villaggi e kibbutz di frontiera in cui compiere stragi e massacri. Fortunatamente Israele, con l’Operazione Scudo del Nord coadiuvata dalla sua tecnologia avanguardistica, è riuscita ad intercettare i tentativi di sconfinamento e difendere i proprio cittadini.

Per questo motivo, di fronte alle ripetute violazioni compiute dal gruppo terroristico sciita, sorge il dubbio se effettivamente l’UNIFIL stia “prendendo misure preventive per monitorare la Linea blu”, se le eventuali trasgressioni “siano realmente riportate al Consiglio di Sicurezza dell’ONU”, e se il suo compito di “evitare un diretto conflitto tra le due parti ed eventualmente terminarlo senza escalation” sia svolto efficacemente.

È a fronte di tali perplessità e dell’ingente contributo alle operazioni di peace-keeping (ben il 30% dei 6 miliardi di dollari di budget) che, in nome della sicurezza di Israele, gli Stati Uniti stanno minacciando di non rinnovare il mandato dell’UNIFIL. Riconfermato su base annuale, infatti, l’incarico è di competenza del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, per cui un veto statunitense alla riunione di settimana scorsa, sarebbe stato sufficiente per annullare l’intera spedizione.

Le richieste mosse dall’amministrazione Trump, e subito approvate lo scorso 28 Agosto per evitare la fine della missione, hanno spaziato dalla rimozione di ogni restrizione alla libertà di movimento dei caschi blu, affinché possano perlustrare più approfonditamente il territorio, allo stanziamento delle truppe più a ridosso del confine che all’interno del Paese, passando per l’aggiornamento degli armamenti in dotazione dell’UNIFIL, fino alla riduzione del tetto massimo di forze impiegate da 15000 a 13000 peace-keeper.

Nonostante le rassicurazioni introdotte però, l’operato dell’UNIFIL rimarrà costantemente sotto la lente d’ingrandimento degli USA e di Israele. Se le ultime disposizioni verranno applicate parzialmente o non avranno l’effetto previsto, nulla esclude che l’azione internazionale possa essere nuovamente messa in discussione.  

“Sia noi che gli americani sottolineiamo che nella situazione attuale Hezbollah si trova troppo a suo agio con l’UNIFIL, e ciò è inaccettabile” ha dichiarato un alto ufficiale israeliano. Attualmente la Forza di Interposizione sta assumendo i caratteri quasi di un’agenzia umanitaria libanese, con numerose iniziative a sostegno delle fasce più povere della popolazione locale e il chiaro incarico di “proteggere i civili (libanesi) da ogni minaccia di violenza fisica”.

Per questo motivo, la riforma dell’UNIFIL, oltre che a livello militare, dovrà coinvolgere anche un aspetto più ideologico: l’UNIFIL ha un obbligo non solo nei confronti dei cittadini libanesi, ma anche di quelli israeliani. Il pericolo per il governo libanese non viene da Israele, ma dal suo interno o meglio, da Teheran. Quando l’ONU comprenderà che la vera minaccia per gli abitanti del Libano meridionale e per la pace nella regione è il regime del terrore instaurato dall’Iran, piuttosto che le azioni militari di difesa israeliane, allora le missioni di peace-keeping in Medio Oriente avranno veramente uno scopo lungimirante.

Chissà se Kelly Kraft e Gilad Erdan riusciranno a farglielo capire. Quel che è certo è che mai come oggi l’esistenza di UNIFIL è appesa a un filo.


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


Contattaci