15 Marzo 20218min652

Una nuova luce sulla storia ebraica in Italia

foto di evento

di Valentina Cognini 

 

Lo scorso martedì 9 marzo si è tenuta su Zoom l’interessante e partecipata presentazione del libro Sub anulo piscatoris. Un registro e una comunità ebraica nella Roma dei papi (secoli XVI-XVIII) (Pontecorboli Editore), frutto di un meticoloso e inedito lavoro di ricerca condotto dalla ricercatrice dell’Università “La Sapienza” Lucrezia Signorello, e promosso dalla Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia.

Costituita nel 1986, la Fondazione per i Beni Culturali Ebraici in Italia (FBCEI) rappresenta oggi un importante punto di riferimento nelle azioni di recupero, conservazione, restauro e valorizzazione del patrimonio storico artistico ebraico italiano.

Introdotta e moderata da Giorgio Segrè, la presentazione di questo volume ha rappresentato un incontro a più voci che ha coinvolto in primo luogo il Presidente della Fondazione Dario Disegni, che ha sottolineato l’importanza di iniziative di ricerca che gettino una nuova luce sull’ampia e variegata documentazione che riguarda la storia ebraica in Italia.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Ruth Dureghello, Presidente della Comunità Ebraica di Roma, che ha ribadito la necessità di “mettere a sistema le competenze dei giovani studiosi per costruire un percorso comune”. Iniziative come i progetti di ricerca o le borse di studio rappresentano azioni essenziali per “continuare a trasmettere e condividere con il mondo che ci circonda i valori che contraddistinguono il patrimonio ebraico italiano”.

Lo studio oggetto del libro di Lucrezia Signorello si basa sulla catalogazione del registro 1H7 – Registro di documenti antichi, appartenente al fondo dell’Università degli ebrei di Roma, costituito da 155 documenti in forma di copia semplice o autenticata. Tale registro copre la storia della Comunità Ebraica romana tra il 1521 e il 1729, evidenziando un interessante spaccato della vita e degli avvenimenti relativi a quel periodo storico.

Attraverso un “articolata dialettica” e una “meticolosa conoscenza del quadro normativo e giurisprudenziale del governo e delle magistrature del Papa”, l’archivio attesta la necessità da parte della comunità di poter disporre di un corpus aggiornato e organizzato per far fronte alle problematiche e alle controversie che potevano verificarsi negli ambiti della vita comunitaria.

Nello specifico, il registro 1H7 consiste in una raccolta di precedenti, disposizioni normative, sentenze di processi giudiziali e memoriali e scritti in italiano e latino (con alcune parole in ebraico). Tali documenti erano considerati validi alla risoluzione di contenziosi presenti o futuri, in quanto presentati in forma autenticata da notai capitolini. Un archivio di tale caratura ha rappresentato per gli ebrei romani un patrimonio di cui servirsi per affermare i propri diritti e difendere la propria dignità, che venivano spesso prevaricati dallo Stato Pontificio. Oggi, il documento permette di tracciare i rapporti che intercorrevano tra la dirigenza comunitaria e la Roma papale, nonché le relazioni all’interno della stessa comunità.

Il lavoro della Dottoressa Signorello fa emergere quindi un confronto complesso e articolato, “di chiari e scuri”, che trova una sua formalizzazione negli atti scritti. Alcune delle questioni più pregnanti riportate nel volume riguardano, per esempio, il problema delle giudicate durante il carnevale, i roghi e gli atti censori dei libri ebraici, i rapporti con i neofiti, i battesimi forzati, la gestione dei cancelli del ghetto affidata a personale cattolico, le disposizioni sulla Kasherut, le questioni legate al pagamento dei dazi, i rapporti di lavoro tra commercianti ebrei e clienti cristiani.

Del Diario della comunità ebraica di Roma, in cui è possibile ritrovare anche le dinamiche di relazione che caratterizzavano l’interno della comunità, ha parlato Claudio Procaccia, Direttore del dipartimento Beni e Attività culturali della Comunità di Roma, secondo il quale l’archivio rappresenta una fonte inestimabile per comprendere gli schemi di autorappresentazione della stessa comunità e la percezione che le autorità della Chiesa avevano di quest’ultima.

Alla luce di queste considerazioni, il lavoro della Signorello viene definito “pioneristico”, in quanto si tratta della trascrizione di un registro recuperato grazie alla legge n. 175/05 sulle “Disposizioni per la salvaguardia del patrimonio culturale ebraico in Italia”, e che oggi è finalmente diventato un oggetto di uno studio metodologicamente valido e aggiornato.

Germano Maifreda, Professore ordinario di Storia Economica all’Università degli Studi di Milano, ha sottolineato nel suo intervento il valore di questo libro come un’importante risorsa “per chi voglia approcciarsi allo studio e alla conoscenza della storia degli ebrei d’Italia”, sviluppando un percorso di ricerca e divulgazione finalizzato a sfatare alcuni falsi miti sulla percezione degli ebrei, “definiti secondari e marginali rispetto alla storia economica e sociale dell’Italia”. Quest’opera ci mostra invece una comunità differenziata e stratificata, in cui elementi religiosi e secolarizzati convivevano.

Maifreda ha concluso analizzando la questione dei confini, immateriali e non, tra cui vengono ricordati i tabù sessuali, le spinte conversionistiche da parte dei cattolici e la dimensione dello stesso ghetto, “uno strumento cristiano costituto affinché gli ebrei si ravvedano e si convertano”.

A ripercorrere l’importanza dell’attività dell’archivio è stato poi il direttore del MEIS (Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah) di Ferrara, Rav Amedeo Spagnoletto. La nozione di archivio risulta particolarmente pregnante quando si parla di Comunità Ebraica, che non si definisce solo come gruppo, ma anche come testimonianza e trasmissione tra le generazioni per sopravvivere alle vicissitudini della Storia.

Al termine dell’incontro ha preso la parola l’autrice del volume che, nel ribadire l’interesse della costituzione dell’archivio, ha invitato ad una riflessione sul tema dell’attività censoria operata dall’Inquisizione e dalle autorità pontificie, che ebbe effetti drammatici sulla Comunità Ebraica.

La pubblicazione di Lucrezia Signorello rappresenta oggi più che mai uno stimolo e un monito per la valorizzazione di fonti archivistiche, molto spesso inedite ma essenziali, per una corretta ricostruzione della storia della popolazione ebraica, che nei secoli ha difeso la propria identità religiosa e culturale per acquisire un ruolo paritario e di piena cittadinanza in una Roma di cui costituisce una componente imprescindibile.

 


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