Quando la politica entra in campo: Manor Solomon in serie A

di Eitan Gean
La Fiorentina, ultima in classifica, nel mercato di gennaio ha deciso di affidarsi al talento del centrocampista israeliano Manor Solomon. Il giocatore del Tottenham è stato ingaggiato con un contratto di prestito di sei mesi, suscitando non poche polemiche. La scelta della squadra gigliata non è piaciuta a tutti, tanto da diventare un vero e proprio argomento di dibattito politico.
Jacopo Madau, assessore di Sinistra Italiana del Comune di Sesto Fiorentino, ha scritto in un post sui social che “Manor Solomon sostiene Netanyahu e quindi non è il benvenuto a Firenze”, facendo riferimento alle posizioni espresse dal calciatore, che in più occasioni ha condannato il pogrom del 7 ottobre, manifestato orgoglio per la propria identità e salutato con favore la liberazione degli ostaggi detenuti da Hamas. Tutto questo ha riacceso il dibattito su come lo sport venga spesso strumentalizzato a fini politici e sociali.
È evidente che il calciatore israeliano non verrà giudicato solo per le prestazioni: è già stato condannato in partenza per ciò che accade fuori dal campo, una vera e propria asimmetria in cui, mentre ad alcuni è richiesto di giocare bene, ad altri è richiesto di prendere le distanze.
Nato nel 1999 a Kfar Saba e cresciuto calcisticamente nel Maccabi Petah Tikva, il giovane è considerato uno dei talenti più promettenti della sua generazione. Il suo arrivo porta una ventata d’aria fresca non solo per la Fiorentina, ma anche per la comunità ebraica italiana.
Per molti ebrei italiani, vedere un calciatore israeliano indossare la maglia di una squadra di Serie A rappresenta molto più di una semplice questione sportiva. È un simbolo di orgoglio e appartenenza, un messaggio forte in tempi in cui l’identità ebraica è spesso messa sotto scrutinio. La presenza di un atleta cresciuto in Israele sul palcoscenico del calcio italiano offre un tocco di normalità e dona visibilità a valori culturali e identitari che possono parlare a tanti, senza bisogno di troppe spiegazioni o giustificazioni.
È legittimo giudicare uno sportivo in base alle sue idee politiche o la valutazione dovrebbe riguardare solo le sue prestazioni nel gioco? Si tratta di un tema importante e complesso che coinvolge tutti, poiché lo sport dovrebbe essere uno strumento di unione e non di divisione.
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