UGEI e UCRI alla Fenice di Venezia: la musica come ponte tra culture

di Matias Uriel Girotto
Nel prestigioso Teatro La Fenice di Venezia, la musica è diventata ancora una volta il terreno di incontro tra culture. Il concerto celebrativo della Giornata internazionale della popolazione romaní, organizzato dall’UCRI (Unione delle Comunità Romanès in Italia), si inserisce infatti in un percorso di collaborazione e amicizia già consolidato negli anni, rafforzandone il valore attraverso il linguaggio universale della musica.
Per l’occasione, UGEI è stata invitata come ospite in segno di rispetto per i progetti condivisi. L’evento ha offerto un momento di grande intensità, costruito attorno a un dialogo musicale tra generazioni, accompagnato da orchestra, capace di restituire al pubblico la profondità della tradizione romaní.
Non è casuale la scelta della musica: lo stile klezmer e quello romaní condividono strutture e sonorità, come l’uso di scale affini (freygish o frigio dominante) e strumenti quali violino, fisarmonica e clarinetto. Ne nasce un linguaggio espressivo comune, sospeso tra gioia e malinconia, che racconta storie, identità e memoria.
Proprio questa affinità richiama un legame storico più ampio tra comunità ebraica e rom-sinta, segnato da percorsi paralleli fatti di persecuzioni, pregiudizi, ma anche di una ricca trasmissione culturale e valoriale.
Perché scegliere un concerto in un luogo simbolico come La Fenice per celebrare questa ricorrenza?
«La giornata di Venezia ha rappresentato un ulteriore passo nel percorso di riconoscimento delle comunità romanès in Italia», spiega Alex Gisondi, Segretario nazionale UCRI. «Con oltre 180.000 persone, quella rom e sinta è la più grande minoranza etno-linguistica del Paese, ma non gode ancora di un pieno riconoscimento giuridico, a differenza di quanto avviene a livello europeo».
«Per questo crediamo nella cultura come strumento per superare stereotipi e disinformazione. Portare questo progetto artistico in luoghi come La Fenice, dopo esperienze analoghe alla Scala di Milano e al San Carlo di Napoli, significa affermare il valore della musica romaní nel panorama culturale nazionale».
Un progetto che unisce musica romaní e classica grazie al contributo di artisti come Gennaro Spinelli e Santino Spinelli, insieme a musicisti provenienti da importanti orchestre italiane.
La musica, come nella tradizione ebraica, occupa un ruolo centrale anche nella cultura romaní: un linguaggio che esprime quella tensione costante tra luce e ombra, gioia e sofferenza, fortuna e sfortuna (baxt e bibaxt), elementi condivisi da entrambe le tradizioni.
Un dialogo che si traduce anche in collaborazione concreta: tra i risultati comuni di UCRI e UGEI, la posa della prima pietra d’inciampo in Italia dedicata a un deportato rom e sinto, a Trieste.
La scelta di celebrare questa giornata attraverso la musica e in un luogo simbolico non è quindi solo artistica, ma profondamente culturale e politica: un modo per affermare visibilità, memoria e diritti, contrastando stereotipi ancora diffusi.
In questa direzione, sono già in cantiere nuove iniziative condivise, a conferma di una collaborazione destinata a proseguire anche nei prossimi anni, nel segno della cultura, della memoria e del dialogo tra comunità.
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