Tra ferite aperte e nuove speranze: la voce dei giovani nei Colloqui Ebraico-Cristiani di Camaldoli

WhatsApp Image 2025-12-23 at 21.16.01

di David Morselli

In un tempo in cui il dialogo interreligioso è messo alla prova da conflitti, ferite ancora aperte e un clima pubblico sempre più polarizzato, il monastero di Camaldoli continua a rappresentare un’eccezione preziosa. Nel contesto attuale potrebbe sembrare folle passare uno Shabbat in monastero facendo tefillah in una sala appositamente preparata e mangiando cibo kasher: eppure, ormai da qualche anno è diventata la normalità durante i Colloqui Ebraico-Cristiani che si svolgono a Camaldoli ogni dicembre da 45 anni. Gli ultimi due anni hanno chiaramente complicato fortemente il dialogo interreligioso; ciò non ha comunque impedito il regolare svolgimento dell’incontro. Per la prima volta, è stato persino possibile svolgere la birchat cohanim durante la tefillah di Shabbat.

È in questo contesto che si è svolta la Tavola rotonda dei giovani, moderata da Lucia Fontana (vicepresidente dell’Amicizia Ebraico-Cristiana Giovani). I Colloqui di quest’anno erano dedicati ai 60 anni della dichiarazione conciliare Nostra Aetate. Il documento rappresenta la prima presa di posizione ampia e positiva della Chiesa cattolica nei confronti delle altre religioni e, in modo speciale, dell’ebraismo, definito “spiritualmente legato” al cristianesimo. Ai tre relatori della tavola rotonda Alessio Dimo, Michele De Giovanni e Ioel Arturo Roccas è stato chiesto di riflettere su quali aspetti di Nostra Aetate sia ancora importante sottolineare a distanza di 60 anni e cosa eventualmente dovrebbe essere aggiornato.

Alessio Dimo, presidente nazionale maschile della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI), ha sottolineato come molti passaggi di Nostra Aetate, rivoluzionari all’epoca, oggi richiedano un passo ulteriore. Occorre una comprensione più profonda dell’ebraismo reale nelle sue complessità, andando oltre narrazioni semplificate e oltre l’antica concezione di un dialogo subordinato all’evangelizzazione. Nel suo background familiare interreligioso, Alessio vede un invito costante a far dialogare differenze senza ridurle.

Secondo Michele De Giovanni, studente di teologia presso l’Istituto Avventista di Firenze, la dichiarazione conciliare ha avuto un’importante influenza sull’orizzonte teologico avventista, pur non essendo direttamente recepita in maniera formale. Michele ha auspicato un modo nuovo di presentare la propria identità cristiana, più attento alle relazioni interpersonali e al riconoscimento della verità dell’altro come valore.

Ioel Arturo Roccas, vicepresidente UGEI e vicepresidente EUJS, ha ricordato come le visite dei papi al Tempio Maggiore abbiano rappresentato il coronamento dello spirito di Nostra Aetate. Tuttavia, dopo il 7 ottobre il dialogo ha conosciuto una frattura dolorosa, con un rallentamento dei contatti in molti ambienti. Ripensare oggi Nostra Aetate, secondo Ioel, significa in primo luogo ricucire questa distanza. Molte dichiarazioni in ambienti ecclesiastici anche di alto livello sono state accolte con preoccupazioni dalla comunità ebraica, causando un allontanamento tra le due parti. Il suo auspicio è semplice e potente: una nuova visita papale alla comunità ebraica, come segno concreto di continuità del cammino di dialogo.

Ai relatori è stato chiesto anche di identificare gli aspetti che caratterizzano particolarmente il dialogo ebraico-cristiano tra i giovani. Le attività dell’Amicizia Ebraico-Cristiana Giovani sono state unanimemente riconosciute come all’avanguardia su molti aspetti, costituendo pertanto un pilastro fondamentale nel dialogo tra giovani. In generale, Ioel ha evidenziato una scarsa sensibilità delle nuove generazioni ad ascoltare opinioni differenti dalle proprie; da tale condizione deriva necessariamente una sfiducia nella possibilità di dialogare. Alessio ha riportato l’attenzione su un punto essenziale: nei giovani, il dialogo nasce quasi sempre dalla condivisione delle esperienze di vita prima che dal confronto teologico. Questo approccio non elimina le difficoltà nel dialogo, ma l’esperienza di Camaldoli dimostra che un confronto autentico è possibile. Nel mondo avventista, questo dialogo coinvolge soprattutto l’ambito accademico; l’auspicio di Michele è che possa influenzare le chiese, una volta che chi studia oggi sarà chiamato domani al ministero pastorale.

La tavola rotonda dei giovani di quest’anno, dunque, non si è limitata a chiedersi l’impatto di Nostra Aetate sul presente, ma ha offerto degli spunti su come rilanciare un dialogo che continui a essere credibile nonostante le difficoltà del periodo attuale. E forse l’insegnamento più grande venuto da Camaldoli è proprio questo: che il dialogo non è solo un esercizio teorico né un lusso, ma un atto di responsabilità reciproca, tanto più urgente quando tutto sembra farlo vacillare. Sessant’anni dopo Nostra Aetate, questo è il compito che le nuove generazioni sembrano pronte a raccogliere.


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


Contattaci




HaTikwa

Organo ufficiale di stampa dell’UGEI è HaTikwa, giornale aperto al libero confronto delle idee nel rispetto di tutte le opinioni.


Contattaci



UGEI
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.