Tra Fede e Storia: Pesach

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di Idan Abdollahi

La storia di Pesach, ricca di eventi epici, solleva da sempre il dibattito sulla mancanza di riscontri diretti nei documenti storici, ponendo la sfida di conciliare la narrazione religiosa con la prospettiva storiografica.

Un elemento cruciale da considerare è la natura della documentazione egizia. Gli Egizi erano scrupolosi nel registrare trionfi e prosperità, ma tendevano a omettere sconfitte, disastri o momenti di umiliazione. Questa selettività rende difficile per gli storici trovare conferme dirette di eventi sfavorevoli all’Egitto, come quelli narrati nell’Esodo.

Inoltre, la scarsa documentazione degli episodi biblici potrebbe derivare dalla portata limitata degli eventi originari, che avrebbero coinvolto gruppi relativamente piccoli. Nel tempo, la tradizione ebraica potrebbe averne ampliato la rilevanza, trasformandoli in grandi narrazioni religiose.

Tracce dell’Arrivo e della Permanenza in Egitto

L’arrivo e la permanenza degli Israeliti prima della schiavitù trovano alcuni possibili, seppur indiretti, riscontri. Rappresentazioni artistiche di Beni Hassan (1900 a.E.V.) suggeriscono l’arrivo in Egitto di gruppi di origine semita. Scavi archeologici ad Avaris hanno rivelato una significativa presenza semita (come gli Hyksos) nel delta del Nilo, con architetture, nomi e pratiche funerarie non egizie. Tuttavia, pur confermando una presenza asiatica, non stabiliscono in modo definitivo l’identità specifica degli Israeliti o dei personaggi biblici. Un riferimento più specifico è quello agli Shasu di YHW, una popolazione nomade menzionata in iscrizioni egizie, talvolta collegata alle prime forme del culto del Dio d’Israele.

Le Città dell’Esodo: Pitom e Ramses

Il Libro dell’Esodo menziona due città costruite dagli antenati ebraici: Pitom e Ramses. Quasi tutti gli storici identificano la città di Ramses con Pi-Ramses, costruita dal faraone Ramses II nel XIII secolo a.C. nel delta del Nilo. Questa compatibilità spaziale e temporale è considerata una scoperta significativa. L’identificazione di Pitom è più incerta, con le ipotesi principali che convergono su Tell el-Maskhuta o Tell el-Retaba, entrambe plausibili in quanto coerenti con la descrizione di città amministrative e magazzini.

Le Dieci Piaghe e il Papiro di Ipuwer

Le Dieci Piaghe mancano di riferimenti diretti in stele, papiri o iscrizioni egizie coeve, così come non vi sono menzioni di Mosè o di un collasso economico. Questa assenza è coerente con la tendenza egizia a omettere eventi negativi. L’unico testo con parallelismi è il Papiro di Ipuwer, che descrive “fiumi di sangue”, “terra senza luce”, “gli schiavi sono fuggiti” e “carestia”. Nonostante i parallelismi, la maggior parte degli studiosi lo considera un’opera letteraria, non una cronaca storica. Sono state avanzate anche ipotesi naturalistiche, ma restano speculative e non spiegano la struttura narrativa del racconto biblico.

Il Passaggio dello Yam Suf

Anche il passaggio dello Yam Suf manca di prove dirette. Il termine è tradotto come Mar Rosso, ma “Mare dei Giunchi” è un’alternativa che potrebbe riferirsi a specchi d’acqua meno profondi, come lagune o aree basse del delta del Nilo. La teoria del wind setdown, per cui un forte vento spinge l’acqua creando un passaggio temporaneo, è suggestiva, ma la dimensione e la rarità del fenomeno necessari per un vasto gruppo la rendono scientificamente difficile da accettare. Le affermazioni di Ron Wyatt negli anni ’70-’90 riguardo al ritrovamento di resti di carri egizi nel Golfo di Aqaba sono state considerate inaffidabili dalla comunità scientifica per la mancanza di verifiche indipendenti e la scarsa credibilità dell’esploratore autodidatta.

Nonostante la scarsità di prove dirette, la ricerca archeologica ed egittologica è in continua evoluzione e può ancora riservare scoperte utili a chiarire il contesto storico della tradizione di Pesach.


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