Toaff e le scritte offensive: un problema da affrontare

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Ancora pieno di emozioni forti e tristi per la scomparsa di una delle più importanti figure dell’ebraismo italiano del Novecento quale Rav Toaff (z”l) , il nostro cuore ha dovuto subire un secondo sussulto, una pugnalata nella ferita ancora fresca. Sto parlando delle vergognose scritte, apparse per le vie della Capitale, che dissacravano quel profondo senso di rispetto che si dovrebbe avere per un uomo che ha segnato così profondamente la storia del dopoguerra italiano.

Le scritte su Rav Toaff, che ad oggi risultano già per lo più cancellate, sono state rivendicate da Militia, associazione clandestina di stampo fascista, di cui sono noti i capi e pochi altri, che da anni opera a Roma al fianco delle formazioni neofasciste più istituzionalizzate (che orrore dover usare questo termine).

Come ogni anno, con l’avvicinarsi del 25 aprile, noi tutti siamo tenuti, in quanto italiani resi liberi grazie alla Resistenza di cui Rav Toaff faceva parte, a riflettere su quello che non unicamente, ma almeno primariamente era l’intento della Resistenza tutta (dai fazzoletti rossi agli azzurri): liberare l’Italia dall’oppressione nazifascista. Ebbene, anche se oggi viviamo sicuramente in un’Italia migliore, atti come questo ci fanno capire che la Resistenza non è finita; che il fascismo esiste ancora ed anzi, in un epoca di maggiore qualunquismo pullula e si moltiplica tramite l’ignoranza, spesso anche in buona fede, di giovani sempre più impressionabili dal mito fascista proprio forse in quanto sempre più lontani cronologicamente dagli eventi e dall’ideologia a cui loro si ispirano.

Ci troviamo nel periodo in cui tra Pesach e Shavuot siamo tenuti a portare avanti la Sefiràt HaOmer, il conteggio delle sette settimane che sono trascorse tra il momento della nostra prima liberazione e il patto stretto con H. sul monte Sinai. C’è chi dice che la nostra libertà però non si sia completata a Pesach e che anzi, fino ad un momento prima che Mosè salisse per prendere le Tavole, la nostra liberazione non fosse ancora finita: un popolo è libero nel momento in cui si dà delle regole. Allo stesso modo l’Italia liberata non fu totalmente libera fino a che il 1 Gennaio 1948 entrò in vigore la Costituzione, figlia delle più grandi menti della Resistenza, che seppur d’opinioni differenti si trovarono unite negli ideali di democrazia, libertà e antifascismo.

Le Comunità ebraiche italiane ed europee (perché il neofascismo è un problema ancora più forte nel resto d’Europa) non devono però a parer mio cadere nell’errore delle fughe di massa. Il senso primo della Resistenza come abbiamo detto stava proprio nell’eliminazione totale del fascismo, non nella fuga da esso lasciandogli una possibilità in più di riaffermarsi. Noi in quanto italiani ed ebrei abbiamo come tutti gli altri il dovere di portare avanti la Resistenza nelle sedi istituzionali come sul territorio, facendolo anche come figli, nipoti ed eredi di Rav Toaff.

 Filippo Tedeschi