Taglit 2018, giorni 5-6: Masada, i due mari, lo Shabbat

Masada_sunrise-by-gabPeer

Due giornate, tre immagini.

Ore 2:30: i ragazzi del Taglit 2018 si svegliano tra risate e flash delle torce proiettate in tutte le direzioni. Dopo aver dormito in una tendona, ospitati dai beduini, ci si prepara per vedere sorgere il sole sul deserto, sul monte di Masada. Arrivati ai piedi del monte, si segue la fila di persone che si dirigono verso la cima come se fosse un pellegrinaggio. Da una parte, il pellegrinaggio dei turisti; dall’altra, quella di soldati e ebrei ortodossi. È il canto di questi ultimi a scandire il propagarsi della luce nell’altipiano:

Certo non è la guerra
a giustificare la solitudine
del pescatore
nell’isola del suo mare.
Certo non è la guerra
a colmare l’orizzonte
dell’ebreo
sui picchi del deserto.
Ma è lo stesso mare
quello del sangue versato
per dimenticare che il proprio passato sia altro da quello
degli altri uomini.

Ore 10:00: gli occhi ancora pieni di quel mare di sangue, il corpo provato dalla discesa da Masada, si arriva a un altro mare per trovare un po’ di riposo, il Mar Morto:

Cosa è successo al mare
sepolto dalla terra che evoca,
intrappolato nell’aberrazione di un corpo
senza natura né scrupoli?
Perché non mi domando la stessa cosa
a proposito della Terra Promessa
che giace nel tempo perduto
di chi non sa cosa può salvarlo?
Perché nel Mar Morto
non posso essere un angelo
se non mi resta altro che l’eternità
da vivere prima di morire
su qualche catasto?
Perché il buio pneumatico
che della luce esclude anche il guado
non può esprimere la mia stessa luce?
Le mie radici sono la pietra sorda
che antecede la storia.
Lo spazio che solo Dio
può vedere.

Ore 19:00: le ragazze si mettono in fila per l’accensione delle candele, che apre lo Shabbat e con esso il riposo dopo una settimana ricca di incontri, esperienze, insegnamenti. I riti sono molteplici, ma uno li riassume ed esplica: Naama, la guida del gruppo, e suo marito impongono le mani sui loro figli per benedirli prima del Kiddush. Così si è trasmesso un credo vecchio di migliaia di anni e così continuerà a vivere, a condurre in questa terra migliaia di persone, gocce di un immenso mare di cui i ragazzi del Taglit sono parte. La Shabbat continua con le sue preghiere e ristora i corpi e le menti per cominciare una nuova settimana.

Alberto Corigliano, Charlotte Levy, Marta Angelillis
Poesie di Alberto Corigliano