Venezia

Consiglio UGEIConsiglio UGEI20 novembre 2016
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battaglia1In occasione dei cinquant’anni dall’uscita, durante la 73° Mostra internazionale dell’arte cinematografica di Venezia è stata proiettata la versione appositamente restaurata della “Battaglia di Algeri”, il capolavoro di Gillo Pontecorvo già Leone d’oro nel 1966. Il film adotta un registro documentaristico, in equilibrio tra resoconto storico e drammatizzazione. Il risultato è un finto documentario estremamente verosimile, ma senza che sia stato utilizzato alcun fotogramma di immagini d’archivio. La stessa qualità dell’immagine è leggermente sgranata, in modo da dare l’idea di un documentario filmato in presa diretta. Con la sua consueta acribia, Pontecorvo lavorò al film per sei anni, scegliendo attori non professionisti, tranne Jean Martin che veste i panni del colonnello francese Mathieu, e dirigendoli magistralmente proprio ad Algeri, dove si svolsero le riprese.

“La battaglia di Algeri” riesce dunque a costruire un equilibrio tra ricostruzione e finzione; similmente, è un raro esempio di equidistanza nel raccontare la fase più acuta della guerra d’Algeria, tra 1954 e 1957. Pontecorvo non esita a mostrare padri e madri di famiglia francesi che linciano un passante arabo percepito come una minaccia, ma non si tira indietro quando si tratta di evidenziare il terrorismo adottato dal Fronte di Liberazione Nazionale e le stragi nei bar dei quartieri occidentali. Quello di cui il film è privo è la retorica, che invece non è mancata in Francia, dove l’opera è stata recepita con un prolungato ostracismo. Il lavoro di Pontecorvo non ambisce però a una posizione ondivaga o a una incolore medietà: secondo lo stesso regista “l’intenzione nostra era raccontare il dolore, la fatica, gli sforzi immensi di tutta una popolazione che vuole a tutti i costi nascere come nazione libera”.

battaglia2L’innovazione narrativa forse più significativa è proprio questa: descrivere una popolazione, tratteggiare insomma un personaggio corale. Diversamente da quanto avviene di prammatica nell’industria dei sogni, nella “Battaglia di Algeri” non esiste un protagonista unico, sia esso eroe o antieroe, capace di tenere la scena, di gestirla: protagonista è il collettivo. Questa scelta, coerentemente perseguita sul piano formale, insieme all’impiego di attori non professionisti, a un montaggio incalzante e a una fotografia ritrattistica che indugia a lungo sulla drammaticità dei volti, fa pensare a un modello teorico ma anche estremamente concreto come Sergej M. Ejsenstejn. Con la differenza fondamentale che Pontecorvo non pone le sue scelte al servizio di un’ideologia, e questo a prescindere dalle proprie opinioni private.

Gillo Pontecorvo
Gillo Pontecorvo

Per quanto ne so, “La battaglia di Algeri” rimane un unicum nella storia del cinema: ha aperto una via che nessun altro ha provato finora a percorrere fino in fondo. E’ un classico, un film per definizione senza tempo, eppure sono molti i motivi che lo rendono anche un film attuale. La descrizione del movimento delle masse che spingono il motore della storia fa pensare inevitabilmente alla pervicace diffusione, oggi nel mondo arabo, dell’idea che il corso della storia stia finalmente girando. Non so dire quanto si tratti di percezione capillare e quanto di realtà, tuttavia credo che la percezione stessa sia già di per sé una realtà molto più solida di quanto talvolta venga considerata. D’altra parte una simile convinzione, accompagnata dalla forza che hanno sempre i numeri dei trend demografici, è sempre più diffusa anche in un Paese per altri versi assai differente dal mondo arabo come Israele, soprattutto presso coloro che si identificano nel nazionalismo religioso e si considerano depositari di un inquietante discorso messianico da applicare alla politica. Si tratta, in entrambi i contesti, di un’idea accompagnata dall’assurgere della tribù, del gruppo, della massa a vero soggetto che agisce sul palcoscenico della storia, proprio come nella “Battaglia di Algeri”.

Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l'organo dell'Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l’organo dell’Ugei. Vive e lavora a Torino

Consiglio UGEIConsiglio UGEI29 gennaio 2016
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consiglio-2016-500x375L’UGEI riparte da Venezia con un cambio del 100% dei membri del consiglio esecutivo. Gli eletti sono Arièl Nacamulli, romano studente a Milano, presidente e responsabile delle attività per la città di Milano; Filippo Tedeschi, torinese, vicepresidente con delega al dialogo interreligioso; Sara Bedarida, livornese anche lei studente a Milano, responsabile delle piccole comunità e dei gruppi locali; Simone Bedarida, fiorentino, tesoriere; Max Bruno Cavazzini, di Genova, responsabile dei rapporti con le organizzazioni internazionali quali EUJS e WUJS e le Union nazionali, coordinatore dei giovani presenti nelle commissioni UCEI e con delega alla comunicazione; Giulio Piperno, responsabile delle attività a Roma; Giorgio Berruto, torinese, che sarà responsabile del giornale Hatikwà e del sito con delega alla cultura.

Durante lo shabbaton si sono alternati momenti di aggregazione, come la cena del venerdì sera alla quale ha partecipato rav Bahbout, a nuove attività proposte dal consiglio uscente, come il Caffè dilemma, una discussione a rotazione su alcuni temi caldi dell’attualità italiana, quali immigrazione, terrorismo, libertà religiosa. Il Congresso si è riunito in commissioni, che hanno elaborato le mozioni che verranno portate avanti dal consiglio 2016.

Il consiglio esecutivo si è riunito a Milano a metà dicembre per stabilire le linee guida dell’attività per il 2016. Il principale obiettivo che si è posto, in base anche a quanto emerso a Venezia, è cercare di risolvere il problema aggregativo. Per poterlo perseguire, questo è stato diviso in sotto-obiettivi.

veneziaIn primo luogo si è deciso di focalizzare l’attenzione sulle comunità di Roma e Milano, le quali, pur rappresentando ben più della metà dei ragazzi in fascia di età UGEI, sono solo una minoranza in quanto a partecipazione. Il consiglio ha quindi stabilito di organizzare eventi a cadenza fissa nelle due città, diversificandone la tipologia (cineforum con discussione, incontri con dibattito, ecc.) e quindi tentando di avvicinare persone con gli interessi più vari.

Per quanto riguarda le piccole comunità, si organizzeranno, oltre agli shabbaton, per i quali rimangono le mete preferite, eventi a livello regionale, al fine di raggiungere anche le comunità più piccole con numeri di partecipanti sufficientemente grandi.

Per Hatikwà è stato invece pensato un “gruppo di lavoro” che si occuperà di organizzare la redazione degli articoli e la pubblicazione sul cartaceo e sul sito UGEI.

Sul fronte del dialogo interreligioso verranno mantenuti i contatti già esistenti con alcune organizzazioni giovanili, quali COREIS e FUCI, cercando di allargare la rete a nuovi interlocutori.

Infine, facendo seguito ad alcune discussioni e proposte di mozioni fatte al Congresso, e al fine di diversificare gli eventi proposti, il consiglio si impegnerà nell’organizzazione di nuove attività sul tema della Memoria.

consiglio

Gabriele Fiorentino, dottorando presso l'Università di Roma Tre
Gabriele Fiorentino, dottorando presso l’Università di Roma Tre
Arièl Nacamulli, nato a Roma, studente al Politecnico di Milano
Arièl Nacamulli, nato a Roma, studente al Politecnico di Milano

Manuel Kanahmanuel2 maggio 2011
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Mercoledì 23 Marzo

Dopo alcune ore di lezione all’università, questa mattina sono corso alla stazione a prendere il treno che mi ha portato a Padova. Sistemerò qui gli ultimi dettagli per il weekend di Purim a Venezia, così da potermi muovere facilmente, cosa non così scontata per la città lagunare. Salito sulla freccia argento inizia ufficialmente l’ultima fase della pianificazione di Purim, iniziata ormai più di due mesi fa con la ricerca degli alberghi, della location per la festa e l’organizzazione di tutti gli altri aspetti, dai pasti all’impianto audio e luci per la sala del sabato sera. In viaggio gran parte del lavoro è stata dedicata al suddividere le persone negli alberghi. Sembra semplice, ma quando si ha a che fare con più di una struttura alberghiera non basta tener conto delle preferenze riguardo i compagni di stanza, ma bisogna anche mettere nello stesso albergo gli amici. Arrivato a Padova e recuperata una macchina abbastanza capiente sono andato a far la spesa per le colazioni. Fra succhi, bicchieri, biscotti e piatti ho riempito interamente il bagagliaio con i cinque scatoloni di spesa. Speriamo di riuscire a convincere Davide a portare queste scatole in macchina a Venezia, altrimenti bisognerà portarle in treno.

Giovedì 24 Marzo

Ieri ho dimenticato di comprare la Vodka per il venerdì sera! Quindi sveglia presto al mattino e di corsa al supermercato a comprarne almeno 10 bottiglie e poi subito in stazione per prendere il treno per Venezia, ho appuntamento con la comunità e con il responsabile sicurezza per aggiustare gli ultimi aspetti.

In mattinata arrivano i consiglieri: Yohanan, Moshe, Debora, Sharon e Leone e ovviamente il presidente Billy. Con loro iniziamo a predisporre i tavoli e le sedie nella sala dove mangeremo, cercando di farci stare almeno 150 persone.

Verso le cinque Davide ci chiama, è quasi arrivato al Tronchetto, dove abbiamo appuntamento con i ragazzi del Club della Talpa, che ci stanno aiutando ad organizzare questo evento, specialmente per la festa e per i trasporti. Ci mettiamo quindi in marcia raggiungendo il Tronchetto a piedi, dove trasferiamo le scatole con i pasti su una barca che li porterà poi in comunità. Arrivati in comunità scopriamo però un altro imprevisto: i frigoriferi non bastano. Alla fine occuperemo: i due frigoriferi della cucina, quello delle bibite, quello del centro giovanile e quello della cucina del vice rabbino per riuscire a far entrare tutto.

Una cena veloce e poi in riunione per assegnare i ruoli per domani.

Venerdì 25 Marzo

Arriviamo a Venezia dove subito si inizia a lavorare. Chi apparecchia e sistema la sala, chi compera le ultime cose chi inizia ad accogliere i primi ugeini in albergo. Nemmeno oggi però mancano gli imprevisti e i colpi di scena. Il vino, che doveva essere consegnato già due giorni fa ancora non è arrivato e non è ben chiaro quando lo consegneranno (arriverà finalmente oggi pomeriggio alle tre), Vittorio è ammalato e non arriverà con i braccialetti per la sicurezza e i pasti, tirati fuori dal frigo, sono ancora congelati. Mentre da una parte di Venezia si litiga al telefono con gli spedizionieri, in cucina Debora, Sharon, Yohanan e Susanna (la dama della Laguna)  cercano disperatamente di scongelare le portate del venerdì sera, Leone, Billy, Moshe e Davide gestiscono il check in di ben cinque alberghi e qualcuno ancora cerca di capire come far arrivare i braccialetti da Milano.

Fortunatamente però, entro l’entrata di Shabbat, in un modo o nell’altro, ogni cosa si è risolta.

Dopo la tefillà al tempio, caratterizzata da  caratteristiche note lagunari, quasi 200 persone si sono sedute a tavola, dove rav Ghili Benyamin ha fatto il kiddush. Sarà stato lo stare gomito a gomito, il vino e il buon cibo o forse la vodka, o tutte queste cose insieme, l’atmosfera è subito esplosa in lechaim, balli in giardino e canzoni. Ora però bisogna sistemare, poi una breve riunione e poi a dormire; oggi è stata una giornata davvero intensa.

Sabato 26 Marzo

Finalmente è arrivato Shabbat. Dopo la tefillà al tempio eccoci a tavola. A pranzo saremo circa un centinaio e l’atmosfera è davvero bella. Un saluto del presidente della Comunità di Venezia in cui ci invita ad imparare l’ebraico, ottimo cibo e birchat a mazon tutti insieme. Ad aspettarci appena finito di pranzare c’è Riccardo Calimani con cui chiacchieriamo sul ruolo degli ebrei nella storia e sulla nostra identità. Ora finalmente non c’è più molto da organizzare, e ci si può permettere una passeggiata con gli amici per Venezia, fra Rialto e San Marco.

Finito Shabbat ci si prepara per la festa. Il tema Balli a Corte sarà difficile, ma il risultato è davvero incredibile! Già dalle dieci si vedono le prime dame e nobiluomini attraversare piazza San Marco per poi raggiungere il Teatro San Gallo per la festa. A breve arriveranno tutti e la festa può iniziare.

Domenica 27 Marzo

Dopo la nottata fin oltre le cinque di ieri sera davvero non ho la forza per alzarmi, eppure alle undici e mezzo devo trovarmi per fare riunione con gli altri consiglieri UGEI e tirare le fila di questo weekend. Lo stress e le preoccupazioni dei giorni scorsi ormai sono passate, lasciando il posto solo a stanchezza e soddisfazione, binomio necessario se un evento è davvero riuscito. Ora salutiamo gli amici e godiamoci le ultime ore a Venezia, le ultime ore di questo fantastico evento.

Benedetto Sacerdoti


Manuel Kanahmanuel28 gennaio 2011

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L’attesissimo evento dell’anno sta arrivando..
per quest’anno abbiamo scelto una location unica, indimenticabile!
sarà l’evento più esclusivo degli ultimi anni.

Save the Date: 25-27 Marzo 2011
Weekend di Purim UGEI

… come non l’avete mai visto



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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