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Consiglio UGEIConsiglio UGEI15 Agosto 2019
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+++ Agosto 2019, le Università italiane hanno aperto un nuovo corso di laurea triennale: Tuttologia +++

HaTikwà – Dicono sia interessante e particolarmente richiesto, si studia un po’ tutto ed un po’ niente ed alla fine dei tre anni, assieme al diploma, ti viene regalata anche una licenza, quella di poter parlare di qualsiasi cosa. Ovviamente, però, questo lo fanno già in tanti (anche senza i tre anni di studi più variegati), quindi l’Università ti concede una deroga più particolare: non solo puoi scrivere di qualsiasi argomento, ma puoi fingere anche di saperne più di tutti, di avere la verità in tasca.

Puoi effettuare sondaggi con i tuoi due/tre contatti dell’esercito e dire che tutti gli italiani si arruolano perché sono esaltati, puoi parlare di religione e di charedim, delle ciambellette a Pesach, della validità del gol di Turone e dell’uomo sulla Luna. Puoi, perché tu sai e nessuno può dire il contrario. Chi prova a dirti qualcosa, magari di parlare di ciò che sai, limitandoti a quello, gli si risponde invocando la libertà d’espressione, sempre utile in questi casi.

La laurea, poi, ti apre un sacco di strade. Si vocifera ci siano quotidiani online e testate giornalistiche pronte ad assumere tuttologi da tutta Europa. In Italia stanno spopolando, la richiesta è alle stelle. D’altronde i giornali ne hanno estrema necessità, visto che le risorse scarseggiano e non tutti possono permettersi giornalisti veri. 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI3 Maggio 2019
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HaTikwà – La Parashà di questa settimana inizia con i comandamenti dati da parte del Signore riguardo le regole che il Kohen Gadol doveva seguire il giorno di Kippur. Tutto ciò viene detto a Moshe, solo dopo la morte dei figli di Aronne, Nadav e Avihu, avvenuta, secondo gran parte dei commentatori, per aver portato un sacrificio invalido. Yom Kippur è considerato da ogni ebreo come il giorno più importante del calendario ebraico, il momento di massima vicinanza al Creatore. In questo giorno veniamo perdonati di tutti i peccati da noi commessi. I Maestri insegnano che la nostra anima, nel momento in cui discende nel corpo, è come un vestito nuovo, perfettamente bianco. Ogni anno, purtroppo, compiamo alcune trasgressioni che vanno a sporcare questo abito. Il 10 di Tishri, il Signore ci dà l’opportunità di ripulire questo vestito e di renderlo ancora più bianco e puro. Tutto ciò porta ad un elevazione dell’anima, che si avvicina sempre di più a D-o.

La seconda parte della Parashà, oltre a trattare delle varie norme che regolano i rapporti sessuali, ci racconta del comandamento di non cibarci del sangue di nessun animale. A prima vista questo precetto potrebbe sembrarci far parte dei Chukkim, ovvero di quell’insieme di regole alle quali noi dobbiamo adempiere solo per fede in D-o, nonostante non comprendiamo la loro motivazione. Tuttavia il Signore ci dà una spiegazione a questa norma e facendo ciò giustifica anche un altro tipo di rito, ovvero quello di spruzzare il sangue sull’altare durante i sacrifici espiatori. Infatti la Torah ci dice che nel sangue risiede la vita di qualsiasi essere vivente. Di conseguenza esso va offerto sull’altare poiché grazie ad esso era possibile ottenere l’espiazione per le proprie colpe: “… per questo motivo Io ve l’ho dato da offrire sull’altare per espiare per le vostre vite: perché il sangue ottiene espiazione per la vita che contiene. ” Numerosi commentatori traggono da ciò che il sangue contiene simbolicamente l’anima di ogni essere vivente. Quando il popolo offriva sacrifici per espiare le proprie colpe, offriva ciò che rappresenta la connessione con D-o. Ogni giorno della sua vita.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI3 Aprile 2019
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HaTikwa (L. Spizzichino) – Tra le serie tv sbarcate questo mese sui cataloghi di Netflix, una su tutte può destare curiosità più di altre, stiamo parlando di The Order. Arrivata il 7 marzo 2019 nella piattaforma streaming americana, viene raccontata la storia di Jack Morton, una matricola alla Belgrave University, un campus famoso per ospitare una misteriosa società segreta chiamata L’Ordine ermetico della rosa blu. Jack, vuole entrare a tutti i costi nell’Ordine per vendicare la defunta madre, scomparsa per mano del suo leader supremo, Edward Coventry. Una volta diventato un membro della strana società segreta Jack scoprirà presto che i suoi accoliti praticano la magia nera e che sono da sempre in lotta con una confraternita di licantropi votati a distruggere ogni creatura sovrannaturale. In questo teen drama però diversi sono i rimandi al mondo ebraico, dall’Arca dell’Alleanza fino al Golem, quest’ultimo infatti durante le dieci puntate di questa prima stagione (e probabilmente anche unica), viene usato da questi maghi come arma o come mero strumenti per raggiungere i propri scopi. Un utilizzo di certo meno nobile, rispetto a quello del famosissimo Golem di Praga.

Secondo la notissima leggenda praghese, nel XVI secolo, il grande Rabbi Yehuda Loew ben Bezalel, meglio noto come il Marhal di Praga, decise di creare un gigante completamente fatto d’argilla, il quale prendeva vita scrivendo sulla sua fronte la parola “verità” in ebraico, il cui compito principale era difendere il ghetto di Praga dagli attacchi antisemiti e dai pogrom. Ogni venerdì, prima dell’entrata di Shabbat, il rabbino lo immobilizzava cancellando la prima lettera sulla fronte, formando la parola “morto”. Secondo la leggenda il Golem si trova tuttora nella soffitta della Sinagoga Vecchia-Nuova, e secondo alcuni racconti della Seconda Guerra Mondiale, durante l’occupazione un soldato nazista salì nella soffitta con l’intento di trovare e distruggere il Golem, ma poco dopo questo soldato morì in circostanze sospette.

Riguardo il Golem, esistono moltissime altre leggende creando su di esso un alone di mistero che ha fatto breccia nella cultura popolare, infatti compare in svariati libri e film, ma si può trovare il Golem anche nel mondo dei fumetti e nei cartoni animati. Nel 1974, la mitica creatura di fango compare in diversi albi della serie Strange Tales della Marvel, nel 1991 invece il Golem di Praga compare come antieroe nella DC Comics, in una veste completamente differente da quella di difensore dei più deboli. Anche in tempi recenti è comparsa la figura del Golem anche in uno speciale di Halloween dei Simpson, nel quale viene riportato in vita da Bart per servirlo.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI27 Marzo 2019
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HaTikwà In questi giorni la mia famiglia è stata scossa dalla notizia di un brutto incidente in moto ai danni di mio fratello Edoardo. Grazie a D., dopo giorni difficili, ora sta bene e può/possiamo raccontare questa storia: sono stati giorni difficili, semplificati e resi migliori da un gruppo di medici che fanno parte dell’A.M.E (Associazione Medica Ebraica). Per chi non lo sapesse, a Roma è presente questo fantastico gruppo, fatto di giovani e meno giovani dottori, fatto sopratutto da persone con un cuore immenso. Loro, fin dai primi minuti dopo l’accaduto, ci hanno assistito e guidato nelle scelte migliori per intere giornate difficili come non mai.

Mi ha spiazzato la cura con cui il Dott. Alessandro Piperno che, prima a distanza, tramite messaggi, e poi fisicamente ha monitorato la situazione di mio fratello. Non possono non citare Gianni Zarfati, che fin dai primi minuti dopo l’incidente si è prodigato per attivare l’A.M.E. In questa lista di ringraziamenti non posso non citare il Presidente della Comunità Ebraica di Roma, Ruth Dureghello, per l’interessamento e il suo essere a disposizione per qualsiasi evenienza. Infine la mia immensa gratitudine va al Dott. David Luzon, che ci ha seguiti dal primo all’ultimo minuto, che nella sera di Purim ha lasciato moglie e figli e ci ha accolto all’Ospedale Israelitico con un sorriso facendoci sentire a casa. La Comunità romana non è mai stata una comunità semplice e vivendola attivamente è spesso avvolta da polemiche e discussioni più o meno futili. Nel momento del bisogno ci sono stati e, dopo questo brutto episodio, ne sono ancora più innamorato. Nel momento critico di un fratello ebreo, che sia io o chiunque altro, si mette tutto da parte e si arriva all’obiettivo senza pensare a null’altro. Non ne avevo dubbi, ma la disponibilità degli addetti ai lavori e soprattutto di tanti amici ebrei mi rimarrà per sempre nel cuore. Come recitava un murales a Tel Aviv, United We Strong: uniti siamo forti.

Grazie ancora di cuore, a nome della mia famiglia.

Andrea Terracina.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI17 Marzo 2019
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HaTikwà (F.Tedeschi) – Caro amico, in riferimento al tuo articolo pubblicato per Pagine Ebraiche, ho una proposta per te: entrambi siamo “evidentemente” stufi della religione del nostro popolo: è ingombrante, con troppi precetti, troppo arretrata, la legittimità di articolare pensieri profondi viene concessa solo ai rabbini che hanno studiato per anni e ogni volta che proviamo ad esprimerci sullo stesso piano veniamo tacciati di inopportunità o persino di ignoranza, proprio noi che siamo laureati ed umanisti (sic!). Sai che c’è? Fondiamo una nostra nuova religione. Andiamocene via sbattendo la porta perché non vogliamo aver nulla a che fare con questi fondamentalisti. Ovviamente non buttiamo via tutto dalla nostra esperienza di vita precedente: ci sono tante cose dell’ebraismo per cui comunque andiamo matti come ad esempio il Klezmer, o leggere la Torah (ma solo interpretandola in maniera esclusivamente personale), teniamo anche la Tefillah, ma magari togliamo qualche pezzo noioso o spinoso e qualche pezzo lo facciamo in italiano, magari un po’ pop, così le preghiere saranno veramente partecipate. Però una cosa cambiamola radicalmente: invece di pregare rivolti verso Gerusalemme, verso quel muro che come sai è sempre molto affollato e su cui spesso si finisce per litigare, prendiamoci come luogo sacro Roma, anzi la Basilica di San Pietro, che con quel suo bel baldacchino dell’altar papale ci ricorda tanto la Tevah tipica delle nostre sinagoghe piemontesi. Nessuno vorrà forse negare le inscindibili relazioni plurisecolari che legano ovviamente il nostro Popolo con la Santa Sede.

Ovviamente sarebbe bello se i fedeli della nostra nuova religione andassero tutti i giorni, ma in particolare domenica, a celebrare i nostri gioiosi riti sotto, per esempio, la Pietà del Michelangelo indossando Talled e Tefillin. Sicuramente il Papa ne sarà felicissimo e le miriadi di turisti, pellegrini e fedeli nel vederci lì fare i nostri riti non ci percepirà come fuori luogo. Certo, sicuramente la maggior parte dei fedeli di quel luogo non sarà violenta con noi come quei vergognosi, deplorevoli, violenti (chiedo un aiuto dal pubblico per trovare altri aggettivi) Charedim del Kotel. Magari semplicemente saremo scortati di peso fuori dalla gendarmeria vaticana, ma noi siamo testardi e non demorderemo: San Pietro e anche nostra e di certo non ci accontenteremo neanche se ci dessero una navatina laterale. Noi vogliamo per forza l’altare maggiore la domenica mattina. Il cristianesimo ha rinunciato a tantissime delle sue regole in passato, perché non dovrebbe farlo anche questa volta? Caro amico, fai bene a condannare quelle violenze, dobbiamo farlo tutti. La violenza però non è una questione soltanto fisica, c’è anche la violenza verbale, c’è il bullismo, c’è ad esempio anche la provocazione continua e martellante che cerca di far passare per normale ed accettabile ciò che accettabile non è. Entrare in una nostra comunità con un panino al prosciutto, anche se a casa nostra siamo abituati a consumarlo, è un atto offensivo ed il battersi perché questo diventi invece legittimo in nome della nostra libertà personale è comunque, in fin dei conti, un atteggiamento violento.

Andare al Kotel e compiere pubblicamente atti contrari alla Halachà è allo stesso modo un atto violento e per alcuni profondamente offensivo. E attenzione: questo vale indipendentemente da quale sia la tua religione nel momento in cui lo fai in piena coscienza delle regole di quel luogo. Quella del Kotel è tutto sommato una battaglia in cui si ripropongono i soliti schemi della manifestazione politica: si protesta a testa alta facendo assai rumore e alla prima reazione della polizia, dei charedim o dell’esercito, si passa alla fase vittimistica per denigrare l’avversario. Un po’ come certa propaganda palestinese che entrambi contrastiamo. Io non ho mai apprezzato questa strategia della lotta politica: per me, se credo fortemente in quella battaglia e se sono io a provocarla compiendo un gesto politico, ogni spintone, ogni arresto deve essere considerato una medaglia al valore nella mia lotta.