ruben spizzichino

Consiglio UGEIConsiglio UGEI8 Agosto 2017
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Moshe Hacmun, rabbino, allenatore, padre, maestro, educatore. Classe ’69, un trascorso all’Yeshivat Bnei Akiva di Natanya e una specializzazione in Sociologia ed Economia alla Bar Ilan. A 19 anni la chiamata della tzavà, entra nell’unità paracadutisti. Nel frattempo inizia a disputare i primi incontri nella serie A basket israeliana, nelle file del Elitzur Natanya. L’amore per lo sport lo porta all’Orde Wirgate, istituto sportivo che gli conferisce la qualifica di “allenatore nazionale”, allena squadre di serie A e B israeliane. Nel 2004 conclude gli studi rabbinici presso il Bet Amidrash Sfaradi. Sempre nel 2004 fonda a Roma, l’Eli Hay, un’associazione sportiva dilettantistica di stampo ebraico, che oggi raccoglie più di un centinaio tra bambini e ragazzi, che praticano la Pallacanestro e partecipano ai Campionati Regionali, rappresentando l’orgoglio ebraico nel Lazio.

E’ nel 2011 che viene istituito il centro comunitario dell’Eli Hay, lo “YoungEly”. Ben presto il centro diviene, non solo una sinagoga su misura per i ragazzi, ma il centro nevralgico di tutte le attività, sportive e comunitarie, ospitando diversi eventi, sia ludici che culturali.  All’attività di routine che dura tutto l’anno, viene affiancata l’organizzazione dei campeggi estivi e invernali, vero fiore all’occhiello dell’Associazione, che negli ultimi 3 anni ha riscontrato un successo inaspettato, con circa 200 bambini  a campeggio. Il grande lavoro è stato notato anche ai piani alti. Infatti quest’anno è stato insignito del Premio UCEI “Educazione e Cultura Ebraica 5777” nel corso del Moked Edot e Deot, di Milano Marittima.

Lo abbiamo intervistato per voi. A lui la parola, a voi la lettura.

Come nasce l’associazione Eli Hay? Eli Hay sorge nel 2004, come frutto della mia grande passione per la pallacanestro. Nasce sotto il segno della convinzione che, tramite l’istruzione sportiva è possibile educare e formare ragazzi ad un comportamento migliore. Il confronto-scontro gli uni con gli altri migliora i rapporti interpersonali, preparando il singolo ad affrontare la vita all’interno della società, con tutte le sue difficoltà.

In questi anni come si è evoluta? Inizialmente, nei nostri primi anni di attività, dal 2004 al 2012, ci siamo focalizzati puramente sulla pallacanestro. Inoltre, ogni estate organizziamo centri estivi. Grandi obiettivi sono stati raggiunti sia dal punto di vista individuale che dal punto di vista collettivo. Dal 2012, grazie all’iniziativa e alla collaborazione con la comunità ebraica di Roma e al grande aiuto di cari generosi amici nasce il Centro YoungEly, sede attuale dell’Eli Hay. Da quel momento in poi, l’Eli Hay ha toccato più discipline sportive, oltre che alla pallacanestro, come ad esempio: il karate, corsi di danza per piccoli e adulti, ginnastica posturale, pilates, zumba e Krav Maga. Assieme a quest’ondata di novità, è stato fondato il nostro bet akneset, il tempio Eli Hay si distingue per la particolare Kabalat Shabbat, che alterna il rito Carlibach alle preghiere tradizionali, coinvolgendo molti giovani che partecipano con entusiasmo e sentimento. Il centro Eli Hay ospita anche mizmarot, bar mitzva, shabbatot hatan, milot, compleanni, eventi pubblici e privati, che lo rendono a tutti gli effetti, un centro propulsore di eventi ebraici. Durante la settimana, in aggiunta, l’Ufficio Giovani svolge le proprie attività nella nostra sede, occupandosi di far trascorrere ai nostri “piccoli” piacevoli pomeriggi di attività, formazione e cultura ebraica.

Quali sono i fattori che hanno determinato il vostro successo? Tra i fattori che riteniamo abbiano maggiormente influito sul nostro successo sono da menzionare le attività estive: il centro estivo e il nostro Sporting Summer Camp. Solitamente il nostro staff é formato da ragazzi che sono cresciuti all’interno dell’Eli Hay, e si riflettono nei valori da essa profusi. Infatti, il nostro staff costituisce un altro grande punto di forza. I madrichim costituiscono dei modelli da seguire, sono dei leader giovani e qualificati. Oltre a investire sulla professionalità dello Sport e su strutture ben attrezzate, elementi per noi fondamentali e sui quali ci è impossibile rinunciare, crediamo che sia il divertimento la chiave di accesso all’educazione. Abbiamo sulle nostre spalle l’onere di formare gli adulti di domani, un onore che ci obbliga al raggiungimento del successo.

Quali sono i prossimi traguardi? Il nostro prossimo obiettivo è quello di migliorare ulteriormente il livello di professionalità dello staff, come anche la sincronizzazione con il corpo della sicurezza e la creazione di una più organizzata squadra medica, che possa fornire risposta immediata ad ogni esigenza. Siamo già attivi nell’organizzazione del campeggio invernale e all’orizzonte sogniamo di internazionalizzarci, spostandoci all’estero ed ospitando altri paesi europei, israeliani e americani.

In questi anni di duro lavoro, qual è stata la soddisfazione più grande? Tra le più grandi soddisfazioni, ciò che più mi emoziona è rincontrare ragazzi che sono cresciuti con me, nel nostro campo, sotto i valori dell’Eli Hay, i ringraziamenti per quello che hanno vissuto, per le esperienze che hanno esperito, e per i principi che hanno assimilato. Negli ultimi tre anni, abbiamo registrato nei nostri campeggi degli “overbooking”, fenomeno che ci rende orgogliosi del nostro duro lavoro ed é conferma della fiducia da voi riposta in noi. Siamo solo all’inizio.

Ruben Spizzichino,
Vicepresidente UGEI
Responsabile Politico e Rapporti Internazionali.
Studia e lavora a Roma

Consiglio UGEIConsiglio UGEI5 Maggio 2017
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Comunicato stampa UGEI, pubblicato da AgenPress.it:

Dialogo interreligioso giovani ebrei, musulmani, cristiani. Minniti: giovani, pionieri di nuova umanità

“Il futuro non sia prigioniero del passato. Giovani ebrei, musulmani e cristiani, pionieri di una nuova umanità”. Lo ha dichiarato oggi il Ministro degli Interni, Marco Minniti nell’incontro al Viminale con la delegazione ebraica UGEI – Unione Giovani Ebrei d’Italia, i giovani del CII – Confederazione Islamica Italiana e la rappresenta Giovanile di Sant’Egidio.

”Quello di oggi è un incontro importante. Giovani ebrei, musulmani e cristiani insieme, per ribadire il ruolo fondamentale del dialogo e promuovere i valori di pace e tolleranza, condivisi dalle tre religioni monoteiste. Con l’auspicio che il messaggio partito oggi dal Viminale, possa raggiungere il resto del mondo. ” Così ha affermato Ruben Spizzichino, Vice Presidente UGEI.

Ecco la cronaca di AgenPress.it:

Roma. Giovani ebrei e musulmani insieme per un percorso di conoscenza e dialogo

Agenpress – Il segretario generale della Confederazione Islamica Italiana, AbdAllah Massimo Cozzolino, ha affermato che “La Confederazione Islamica Italiana,  in linea con la propria Carta dei Valori e con gli impegni di responsabilità assunti con la firma del Patto nazionale per un Islam Italiano,  è impegnata in un’attività che coniughi in modo inscindibile i principi di italianità e di islamicità, per il bene del Paese e per l’armonizzazione della comunità musulmana con le altre molteplici componenti della società italiana”.

“I giovani musulmani della  Confederazione Islamica Italiana, – ha aggiunto AbdAllah Massimo Cozzolino-  che vivono e sentono di appartenere a questo meraviglioso e accogliente Paese,  devono impegnarsi, nella vita quotidiana, per fare prevalere, con il proprio studio e lavoro, le proprie parole e le proprie azioni, le ragioni dell’unità nella diversità, del rispetto reciproco, del perseguimento del bene comune.
In un mondo lacerato da lotte e discordie, il dialogo sereno e collaborativo sono la strada maestra per giungere insieme ad una piena sinergia di intenti e di azioni”.
“I giovani musulmani incontreranno a Roma i giovani ebrei e cristiani  per poter insieme condividere un percorso di conoscenza e di dialogo, nel nome delle nostre comune radici di amore e di misericordia, all’insegna di un impegno coerente affinché nessuno creda che la sopraffazione e la violenza possano in qualche modo essere giustificati dalle diverse fedi come compensazione dei torti subiti nella storia.”

“Siamo felici di accogliere l’invito a discutere con i giovani della Confederazione Islamica Italiana nell’ambito del loro raduno nazionale – afferma il Vice Presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, Filippo Tedeschi – l’incontro col Ministro Minniti delle nostre delegazioni è una tappa importante per il cammino verso un dialogo interreligioso ed interculturale sempre più serio anche a livello giovanile. Siamo convinti che tramite la conoscenza reciproca del prossimo non possa che consolidarsi quella imprescindibile base di rispetto, importante anche in momenti difficili e complessi come quelli attuali”.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI5 Aprile 2017
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Ancora una volta la Corte Suprema israeliana torna a dividere Israele e il mondo ebraico. Poche settimane fa abbiamo assistito a un nuovo straziante episodio che ha mobilitato la società israeliana: il ritiro da Amona. Tanti gli israeliani accorsi nella zona per difendere i diritti dei loro fratelli, ma non è bastato. Ancora una volta siamo costretti a vedere ebrei sradicati da ebrei.

Sono molti gli intellettuali che si riempiono la bocca con i famigerati territori occupati (sulla carta contesi), convinti che gli insediamenti siano il vero cancro d’Israele, l’unico ostacolo alla pace. Alcune di queste persone, le vediamo battersi e impegnarsi durante la settimana della Memoria, diffondendo e ripetendo senza sosta e con un pizzico di retorica il mantra “Non ci può essere futuro senza Memoria”. Ebbene la storia degli insediamenti è abbastanza chiara e molto dovremmo imparare da questa.

Per “insediamenti” si intendono le città o villaggi dove gli ebrei si sono stabiliti in Giudea e Samaria (Yehuda veShomron – Cisgiordania) e nella Striscia di Gaza, da quando Israele conquistò la regione nella guerra del ’67. Nella maggior parte dei casi, gli insediamenti sono situati in luoghi dove erano già presenti comunità ebraiche prima della nascita dello Stato. Dopo la miracolosa sconfitta inflitta ai danni della coalizione araba nella guerra dei sei giorni, le preoccupazioni strategiche hanno portato entrambi i principali partiti politici di Israele, Labour e Likud, a sostenere e incentivare gli insediamenti in tempi diversi. I primi insediamenti sono stati costruiti sotto i governi laburisti 1968-1977, con l’obiettivo esplicito di garantire la sicurezza nelle regioni strategiche della Cisgiordania.

La seconda fase degli insediamenti  è iniziata nel ‘68 a Hebron, una città con una cospicua presenza ebraica, interrotta a causa del pogrom perpetrato dagli arabi nel 1929. Un massacro senza precedenti. L’ultimo gruppo di ebrei, oggi considerati “coloni”, si trova nella West Bank, a pochi chilometri dai villaggi arabi, gli stessi villaggi che vietano l’ingresso ai cittadini israeliani ebrei. Va ricordato, poi, che il 60% degli israeliani che vivono in Cisgiordania, risiede in soli cinque blocchi di insediamenti – Ma’ale Adumim, Modiin Ilit, Ariel, Gush Etzion, Givat Ze’ev – che si trovano tutti nel giro di sole poche miglia dalla linea armistiziale del 1949, altrimenti nota come “linea verde”.

Assistiamo a una demonizzazione continua dei territori contesi, a volte sostenuta da ebrei in cerca di protagonismo. Convinti che il vero problema dello Stato ebraico sia questo e che la delegittimazione d’Israele sia una conseguenza dovuta, non comprendono (o forse lo comprendono bene) di fare il gioco dell’antisionista: considerare l’intero Israele un’unica colonia e quindi destinata a essere sradicata.

I nemici di Israele affermano che gli insediamenti sono un ostacolo alla pace. In realtà è esattamente il contrario e la storia ce lo ha già dimostrato. Nel 1949-1967, quando agli ebrei era proibito di vivere in Cisgiordania, gli arabi rifiutarono, nella maniera più assoluta di fare la pace con Israele. Nel 1967-1977, il partito laburista, che stabilì alcuni insediamenti strategici nei territori, incentivò gli arabi a optare per la collaborazione e la pace più che per il terrorismo. Nel 1978, in seguito alla visita del presidente egiziano Anwar Sadat a Gerusalemme, Israele congelò gli insediamenti, con la speranza che il mondo arabo aderisse al processo di pace di Camp David. Ma nulla di tutto ciò avvenne. In un altro vertice di Camp David nel 2000, Ehud Barak offrì di smantellare la maggior parte degli insediamenti e di creare uno Stato palestinese in cambio della pace, Yasser Arafat rifiutò. In breve, la documentazione storica mostra che, ad eccezione di Egitto e Giordania, gli Stati arabi e i palestinesi sono stati intransigenti, indipendentemente dal ruolo degli insediamenti.

Nell’agosto 2005, Israele ha evacuato tutti gli insediamenti nella Striscia di Gaza e quattro in Cisgiordania nell’ambito del piano di disimpegno avviato dal primo ministro Sharon. Questo è stato un cambiamento drammatico per tutta la società israeliana. Ebrei cacciati dai loro stessi fratelli.

Israele ha dato tutto il territorio a Gaza e evacuato alcuni insediamenti in Cisgiordania senza alcun accordo con i palestinesi, che ora hanno piena autorità sulla popolazione all’interno di Gaza. Invece di ottenere la pace in cambio territori, Israele ha ricevuto ancora più terrore. Hamas, privo di una supervisione israeliana, è salito al potere, ha negato i diritti basilari alla popolazione e invece di utilizzare ingenti fondi per costruire le infrastrutture per il futuro Stato di Palestina (?) ha investito il denaro in armi, tunnel, reclutamento di terroristi e ville con piscina per i capi.

Che cosa abbiamo ottenuto in seguito al ritiro dagli insediamenti nella Striscia di Gaza? Un abbonamento fisso con i Qassam di Hamas. Gaza è diventata l’incubatrice del terrorismo palestinese. Il Sud d’Israele è perennemente sotto attacco. Ma ormai è tardi per rimpiangere Gush Katif.

Ruben Spizzichino,
vicepresidente UGEI,
responsabile politico e rapporti internazionali.
Studia e lavora a Roma

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tengo a precisare che l’articolo che segue, come altri contributi pubblicati su Hatikwà, esprime un’opinione individuale, non una linea condivisa dal consiglio Ugei. Hatikwà vuole essere un giornale aperto al confronto delle idee, per questo credo sia fondamentale condividere anche riflessioni come questa.
[Giorgio Berruto, responsabile Ht]


Consiglio UGEIConsiglio UGEI2 Dicembre 2016
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bollUn capoluogo emiliano freddo e insolitamente avvolto dalla nebbia, fa da cornice al XXII Congresso dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia; una ruspante sessantina di ragazzi e ragazze (tra cui molti bimbini novizi, come si direbbe a Livorno) è accolta dalla splendida comunità bolognese per uno shabbaton targato UGEI dove analizzare, discutere ma soprattutto litigare (come soltanto tra ebrei si fa) circa la situazione dell’Unione di tutti i giovani ebrei del Bel Paese, al tramonto del 2016.

giamboPer fortuna siamo in Emilia e ne consegue che le pietanze servite durante i pasti sono appetibili, anche se kosher; resiste tuttavia la malsana idea “made in UGEI”, di cenare il sabato sera in un ristorante sushi low cost, dove filippini travestiti da giapponesi servono manicaretti a base di ricercate forme di vita acquatiche, allevate in una cava di elettroliti. Ma del resto, come sottolineava Cicerone, l’importanza di un banchetto è stigmatizzata dalla compagnia, sempre ottima all’UGEI.

Ma Bologna è anche sinonimo di arte e cultura: non manca il tempo per un tour tra le vie della città dove poter contare gli scalini della torre degli Asinelli oppure ammirare l’effetto ottico della fontana del Nettuno superdotato: famoso sgarbo del Giambologna allo Stato della Chiesa. Inutile poi citare la strepitosa festa del sabato sera, dove si beve e si balla sulle note dell’immancabile DJ ugeino Daniel Meghnagi.

consiglio2017Infine, nel primo pomeriggio della domenica, il congresso conosce i nomi dei giargiana che porteranno avanti la baracca UGEI a partire dal primo giorno del 2017; il presidente uscente Ariel Nacamulli fa il bis, risultando il più votato. A seguire abbiamo il direttore del periodico che state coraggiosamente leggendo, Giorgio Berruto. Benedetto Sacerdoti e Filippo Tedeschi sono invece due vecchie conoscenze e garanzie dell’associazione che a quanto pare non sono ancora stanche. Abbiamo infine tre new entry: Elena Gai e Ruben Spizzichino, capitolini, e Matteo Israel, scaligero doc.

Concludo con i ringraziamenti: un sentito plauso a tutta la comunità di Bologna per l’ospitalità. Un doveroso ringraziamento ai consiglieri uscenti che si sono prodigati per organizzare un evento davvero unico. Grazie anche al Presidente del consiglio comunale di Bologna Luisa Guidone, al Presidente UCEI Noemi Di Segni e al Presidente della comunità ebraica di Roma Ruth Dureghello, per il caloroso saluto e le parole di fiducia e gratitudine mostrate al Congresso. Infine un mio personale augurio di buon lavoro al Consiglio UGEI 2017.

Simone Foa, milanese scappato a Livorno, in seguito ad una crisi mistica. Due grandi passioni: i treni e l'hockey su ghiaccio; il resto e' noia
Simone Foa, milanese scappato a Livorno, in seguito ad una crisi mistica. Due grandi passioni: i treni e l’hockey su ghiaccio; il resto è noia

Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 Novembre 2016
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Riprendiamo da Moked la cronaca del Congresso Ugei che si è tenuto a Bologna dal 25 al 27 novembre.

Il Consiglio Ugei 2017, in carica dal 1° gennaio prossimo
Il Consiglio Ugei 2017, in carica dal 1° gennaio prossimo

Ariel Nacamulli, Giorgio Berruto, Filippo Tedeschi, Ruben Spizzichino, Matteo Israel, Elena Gai, Benedetto Sacerdoti. Questa la composizione del nuovo Consiglio dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, riunitasi nelle scorse ore a Bologna per il tradizionale Congresso annuale. Tre intense giornate di confronto sul futuro dell’organizzazione, la sua rappresentatività, le linee guida della sua operatività cui hanno preso parte, tra gli altri, la Presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Noemi Di Segni, l’Assessore a Scuola, Formazione e Giovani Livia Ottolenghi e il Consigliere Saul Meghnagi.

Accolti dai vertici della Comunità ebraica bolognese, nelle figure tra gli altri del presidente Daniele De Paz, del rabbino capo Alberto Sermoneta e del Consigliere UCEI David Menasci, gli oltre 60 partecipanti giunti da tutta Italia hanno portato un contributo plurale alla discussione. “Un confronto prezioso e stimolante, segnato dalla necessità di dare ai nostri ragazzi un ruolo sempre più da protagonisti, nel pieno rispetto della loro indipendenza e propositività” sottolinea la Presidente Di Segni.

Nella sua relazione conclusiva il presidente uscente Ariel Nacamulli ha osservato: “Quello che sta per concludersi, e questa è una considerazione tanto da ebreo quando da cittadino, è stato sicuramente un anno che lascerà il segno nella storia. È stato l’anno della Brexit, di Donald Trump, della vittoria nella nostra capitale di un partito nato su internet. Questo è stato anche un anno che ci ha privato di alcune figure di riferimento come Elie Wiesel, Shimon Peres e Carlo Azeglio Ciampi, da sempre vicino alla Comunità ebraica. Nel nostro piccolo è stato l’anno in cui, dopo 10 anni di presidenza di Renzo Gattegna, al quale, indipendentemente dai colori politici, devono andare i nostri più sinceri ringraziamenti per il lavoro svolto, il Consiglio UCEI si è quasi completamente rinnovato, con una nuova presidente e nuovi assessori. Nel nostro piccolissimo, come UGEI, questo è forse l’anno che più di altri segna un cambio generazionale netto, che deve essere sempre incoraggiato e guidato in modo che sia il meno possibile una spaccatura”.