ruben spizzichino

Consiglio UGEIUGEI31 Dicembre 2019
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L’obiettivo era semplice, ma ambizioso: riportare al centro la voce dei giovani ebrei italiani. Una voce tanto fondamentale oggi, tanto unica nel tam-tam comunitario. Abbiamo provato a rendere HaTikwa uno strumento in grado di edificare quei ponti che ci uniscono al passato, al presente e al futuro. Il nostro futuro. Abbiamo provato ad abbattere i pregiudizi, che troppo spesso hanno inquinato la nostra immagine vista dall’esterno.

Abbiamo cercato un contatto con le realtà, ebraiche e non, attraverso articoli di attualità, servizi e video-interviste, iniziative e molto altro. Un ruolo centrale, come promesso, è stato dedicato a Israele. La nostra Israele. Tanti i temi trattati: società, religione, storia, arte, cinema, cucina, politica estera ed interna, nazionale e comunitaria, analisi di ogni tipo e diverse riflessioni.

145 articoli che hanno raccontato chi sono i giovani ebrei d’Italia, quali sono i loro interessi, quali sono i loro valori. 145 volti, sfumature, aspetti di un ebraismo che non smette mai di sorprendere per la sua rilevanza ed attualità. 145 pezzi di vita, pezzi di storia. La nostra storia.

Tra gli highlights di questa stagione conclusa, le interviste a Rav Riccardo Di Segni, Rabbino Capo di Roma, e Rav Alfonso Arbib, Rabbino Capo di Milano. L’intervista doppia agli esperti di politica e storia Francesco Giubilei e Elia Rosati. La rubrica della Parashà della settimana, la rubrica di fumetti ed ebraismo, la rubrica dei ragazzi di Taglit, la rubrica di attualità, la rubrica dedicata alla Memoria. La video-intervista all’On. Emanuele Fiano. L’intervista alla scrittrice Elena Lowenthal, al rappresentante israeliano all’Eurovision Song Contest Kobi Marimi, all’influencer ottantenne Madame Falafel, al giornalista autistico Ori Itzhaki, alla prima dottoressa con una paralisi celebrale Hodaya Oliel, all’eroe di guerra Avigdor Kehalani.

Le intenzioni sono state pure e sincere, l’impegno grande e continuo. Un ringraziamento ai nostri instancabili collaboratori, che hanno reso possibile tutto questo. E un ringraziamento a voi, cari lettori, per il sostegno e l’interesse. Per aver condiviso con noi una strada, un sentiero. Per esservi battuti con noi in nome di quei valori che da sempre ci guidano. Per aver creduto, anche solo per un attimo, che i giovani sono davvero l’unica speranza per un futuro migliore.

 

Ruben Spizzichino, vicedirettore e Responsabile Comunicazione HaTikwa

David Zebuloni, vicedirettore HaTikwa

David Moresco, direttore HaTikwa 

 


Consiglio UGEIUGEI3 Gennaio 2019
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“Mettetevi in gioco e rischiate di più: il tempo dell’adagio è finito”. Così Aron Di Castro ha affermato ieri in occasione dell’evento “Dalla Silicon Wadi alla Silicon Valley” promosso dall’Unione Giovani Ebrei d’Italia e Delet Assessorato alle Politiche Giovanili CER, nella splendida cornice dell’Office Jam – Coworking in Via Salento, 63.

L’incontro ha visto la presenza di 40 tra ragazze e ragazzi interessati e rapiti dall’esperienza di Aron Di Castro. Aron, 39enne nato a Roma, una militanza nel movimento giovanile Bnei Akiva, a 19 anni,  da fervente sionista, decide di fare il grande passo: l’Alya. E’ una scelta difficile, sofferta, ma che nel tempo si rivela vincente. Inizia il percorso accademico alla Bar-Ilan University, dove consegue la triennale in Communication & Political Sciences. Terminata l’università, nel 2004 comincia a lavorare all’Unilever con l’incarico di Program Manager. Nel 2008 il salto di qualità: alla ricerca di nuovi stimoli, Aron inizia a inviare CV alle aziende più disparate, tra queste anche la Google, che aveva da poco aperto la sede in Israele. Iniziano i colloqui, Aron viene convocato più volte dal colosso di Internet, solamente a seguito del quinto incontro verrà assunto e nominato Account Manager. Quelli sono gli anni del boom alla Google, si espande il mercato dell’advertising e della raccolta dati, Aron vive in prima persona la rivoluzione digitale. Dopo 9 anni di soddisfazioni, nell’aprile del 2017 arriva la proposta, quella irresistibile: contratto come Director Global Business Development & Partnerships alla Waze, in California. Inizia così l’American Dream di Aron.

Incalzato dal pubblico, Aron ha risposto ad alcune domande poste dai giovani presenti. In merito alle differenze tra mercato israeliano e americano e sul legame tra Silicon Valley e Israele ha detto “ Il lavoro in Israele è molto diverso rispetto agli Stati Uniti: in Israele è più dura, il ritmo di lavoro è intensivo. In America, nelle grandi aziende, alle 17:00/18:00 termina la giornata lavorativa. Si lavora di meno, ma non per questo si è meno produttivi. Nella Silicon Valley oggi ci sono circa 70mila israeliani. Ovunque ti giri si parla in ebraico. E’ una comunità compatta, sentita e fortemente integrata nella società americana”.

Durante l’incontro è stato presentato il progetto “Skilled Program”, un programma di formazione intensiva di due settimane, incentrato sull’Online Marketing, completamente gratuito, in collaborazione con gli uffici della Google, Aleph, IDC, Gvahim e altre organizzazioni israeliane. Molti considerano Israele la “Start Up Nation“, ma pochi arrivano in Israele con una conoscenza approfondita. L’obiettivo è dotare i ragazzi di conoscenze e competenze specifiche, così da avviarli in una carriera di successo nel settore del marketing online in Israele. Il programma è costruito su 3 pilastri: comprendere l’innovazione online e l’ecosistema di business in Israele; acquisire competenze pratiche di marketing digitale; testare l’apprendimento praticando le abilità appena acquisite. Sono solo 25 i posti a disposizione. Per l’Application è sufficiente consultare il sito www.skilledprogram.org

 

“E’ iniziato col turbo il 2019 per l’Unione Giovani Ebrei d’Italia. Come primo evento dell’anno non potevamo chiedere di meglio. Siamo onorati e grati ad Aron Di Castro per la sua generosa disponibilità e collaborazione. Siamo convinti che l’incontro di oggi sia stato d’ispirazione per molti dei nostri ragazzi. E’ per questo che investiremo ancora di più nella formazione“. Ha cosi commentato il Vice Presidente, Ruben Spizzichino che ha poi aggiunto – “Colgo l’occasione per ringraziare Ruggero Raccah, che ha reso possibile questo evento e Federico Raccah per gli spazi di Office Jam. Avanti così.“

 


Consiglio UGEIUGEI1 Gennaio 2019
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La parola roccia (אבן) in ebraico è composta da tre sole lettere. La Alef, la Bet e la Nun. La Alef è l’iniziale di Av, ovvero padre. La Bet è l’iniziale della parola Ben, figlio. Infine la lettera Nun indica l’iniziale della parola Neched, nonché nipote. L’assemblaggio di tre generazioni crea qualcosa di solido ed eterno, come la pietra. L’assenza di uno di questi crea una parola senza significato, frammentaria, oltre a rendere il processo incompleto: di padre in figlio, di figlio in nipote. Neched, ovvero noi, siamo gli apprendisti che un giorno saranno insegnanti.

La voce dei giovani è fondamentale nel tam-tam comunitario. Vogliamo rendere HaTikwà uno strumento in grado di edificare ponti con passato, presente e futuro, e abbattere i pregiudizi, che troppo spesso inquinano la nostra immagine vista dall’esterno. Cercheremo un contatto con le realtà, ebraiche e non, attraverso articoli di attualità, interviste, iniziative e molto altro, senza, però, cedere di un millimetro sulla Memoria. Su questa, da sempre e per sempre, si basa e si baserà la nostra vita: לזכור, ricordare.

Guarderemo verso Israele, la nostra Israele, con due occhi: uno da vicino, quello di chi la vive dall’interno, di chi conosce e prova sulla propria pelle i cambiamenti, le vicissitudini e i momenti di gioia, ed uno da lontano, di chi è in diaspora, con il corpo, ma sempre vicino con il cuore. Orbiteranno attorno ai due grandi poli tante, tantissime, rubriche di ogni genere: arte, cucina, politica estera ed interna, analisi di ogni tipo e chi più ne ha più ne metta. Tutti sono i benvenuti.

L’idea è quella di allentare la presa sul feticismo delle polemiche sterili e stucchevoli per dare più attenzione alle persone che siedono accanto a noi il venerdì sera o il sabato mattina, quelle in carne ed ossa, che sempre di più si stanno allontanando in cerca di un sostegno alternativo. Insomma, divenire il portale di riferimento per la gioventù ebraica. L’UGEI, così come HaTikwà, dovrebbe essere uno strumento di aggregazione, un mezzo per ritrovare quello che stiamo perdendo: אחדות, l’unione.

Il progetto è ambizioso, forse troppo, ne siamo consapevoli. Noi ebrei, però, siamo duri a capire: אבנים, rocce.

David Moresco, direttore HaTikwà
Ruben Spizzichino, vicedirettore HaTikwà
David Zebuloni, vicedirettore HaTikwà


Consiglio UGEIUGEI19 Novembre 2018
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Come valorizzare le diverse identità religiose anche nello spazio pubblico, superando tecnicismi e burocrazie?  Come tutelare e valorizzare i diversi significati condivisi  nell’ambito di una convivenza multiculturale e multireligiosa? Come trarre profitto dal confronto interreligioso?

Queste sono solo alcune delle coordinate di riflessione che guideranno il progetto “TandEM” presentato oggi a Milano presso la sede della CO.RE.IS. con il partenariato dell’OIM – Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e l’EUA – European Universities Association e in collaborazione con F.U.C.I. (Federazione Universitaria Cattolica Italiana), la CO.RE.IS. Giovani (Comunità Religiosa Islamica), a cui ha aderito il consiglio UGEI.

TandEM si prefigge lo scopo di contribuire alla costruzione di società coese e promuovere il coinvolgimento dei giovani di nazionalità terze (TCN) e dei loro pari nel Sud-Europa, dando forma a realtà inclusive in Croazia, Cipro, Grecia, Italia, Malta  e Spagna. L’obiettivo sarà perseguito potenziando il ruolo dei giovani come soggetti attivi e narranti in grado di sottolineare le molteplici forme di identificazione, indipendentemente dalla provenienza. I ragazzi, coordinatori del progetto, prenderanno parte a giornate laboratoriali volte a promuovere le relazioni interreligiose, attraverso convegni ospitati da atenei e istituzioni educative  presenti nelle diverse nazioni destinatarie. I seminari coinvolgeranno docenti e studenti di diverse fedi e rappresentanti religiosi dell’ebraismo, cristianesimo e islam. L’impostazione dei contenuti sarà vigile e attenta a una dinamica di dialogo con la laicità senza soffermarsi su problematiche teologiche o politiche. Tra i temi che verranno declinati dalle tre religioni abramitiche vi sono: storia, conflitti e scambi culturali tra i popoli dell’Europa e del Mediterraneo; diritto, con focus su libertà religiosa e diritti umani; sociologia, rapporto tra sicurezza, migrazione, pluralismo religioso e modernità; scienze politiche, relazioni tra Oriente e Occidente, confronto tra Stati laici e Stati confessionali; economia, formazione professionale, start-up,  commercio estero; medicina, salute, malattia, vita e morte.

In fine, il progetto contribuirà a favorire l’accesso e migliorare l’integrazione degli studenti di nazionalità terze nelle strutture d’istruzione superiore,  conducendo uno studio comparativo e transnazionale finalizzato a evidenziare i bisogni degli studenti di nazioni extraeuropee in merito agli studi.

Ruben Spizzichino, vicepresidente Ugei e responsabile per il dialogo interreligioso, ha dichiarato: “Alla luce del momento storico in cui ci troviamo, urge il bisogno di abbattere le barriere e edificare ponti, vero antidoto al pregiudizio che, ora più di prima, si alimenta dall’ignoranza dilagante. Non è un caso che questo incontro cada a pochi giorni di distanza dall’anniversario della morte di due grandi pionieri del dialogo interreligioso,  rav Giuseppe Laras z’’l (15.11.2017) e del fondatore della CO.RE.IS. Shaykh Abd-al-Wahid Pallavicini (12.11.2017). In quanto giovani non possiamo che raccogliere la preziosa eredità e continuare il percorso avviato”.


Consiglio UGEIUGEI8 Gennaio 2018
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Cari Ugeini ed Ugeine,

Alzi la mano chi conosce tutti e sette. Come pensavamo, ecco quindi una piccola presentazione personale dei vostri consiglieri.

“Mi chiamo Alessandro Lovisolo, ho 20 anni, sono di Torino e studio architettura. Ho scelto di candidarmi e poi di far parte di questo consiglio UGEI perché credo che si debba migliorare il senso di comunità dei giovani ebrei italiani, in primis con una maggiore partecipazione e un maggior interesse agli eventi organizzati, per creare un gruppo unito di dibattito e scambio culturale; per questo motivo ho deciso di assumere il ruolo di consigliere addetto alla comunicazione con gli enti giovanili per far conoscere l’UGEI anche alle nuove generazioni.”

“Voglio raccontarvi una breve storiella yiddish. C’era una volta un uomo che, avvicinatosi ad un ebreo gli chiese: “Ma perché voi ebrei rispondete a una domanda con un’altra domanda?”. E l’ebreo: “Perché non dovremmo rispondere così?”. Per far fede al mio sottilissimo senso dell’umorismo, in effetti, a chiunque mi abbia chiesto il perché della mia candidatura a Torino ho risposto proprio “Perché no?”. Che in fondo è stato veramente così, naturale, quasi scontato, una battuta non cercata, che ho deciso di partecipare più attivamente alla vita dell’UGEI, di fare quel passo in avanti. Mi presento: sono Carlotta, 24enne, estremamente chiacchierona, scienziata o letterata, dipende a chi lo si chiede. Milano è la mia casa, anche se negli ultimi anni ho passato più tempo in aeroporto o stazione, valigia in mano, che tra le vie meneghine. Le mie attività ebraiche spaziano dalla Shomer durante il liceo, ad alcuni progetti dell’UCEI, e più assiduamente dal 2014 ad ora in CEM a Milano come giornalista per il Bollettino. Per questo anno ho moltissime idee, e soprattutto energia, essenziale per migliorare e rendere sempre più inclusiva la nostra Unione. Il sentimento propositivo e aperto che ho percepito a Torino spero rimanga non solo tra noi consiglieri, ma in generale tra tutti gli Ugeini e tutte le Ugeine. I protagonisti principi del nostro mandato.”

“Mi chiamo Luca Spizzichino, ho 22 anni, vivo a Roma e studio economia e finanza. Lavoro per il Dipartimento Educativo Ufficio Giovani e scrivo per il mensile Shalom della Comunità ebraica di Roma. Nella vita sono sempre stato molto introverso, ma da qualche anno sentivo la necessità di dover tirar fuori la mia voce e di rendermi parte attiva della nostra unione. In questo Congresso, il secondo a cui partecipo, mi è scattata la molla! Le riflessioni sulla situazione attuale dell’ebraismo giovanile italiano, e le mozioni che sono state discusse, hanno fatto sì che mi candidassi per entrare a far parte di questo consiglio. Se ho deciso di candidarmi é perché vorrei fare in modo che le idee uscite fuori durante questo congresso diventino qualcosa di concreto e non parole al vento. Quest’anno oltre a ricoprire il ruolo più consono con il mio percorso di studi, il tesoriere, sarò anche il responsabile per gli eventi a Roma, so già che sarà un lavoro difficile ed estenuante, ma cercherò in tutti i modi di portare avanti il mio compito, non creando conflitti con le diverse realtà locali, cercando, anzi, di creare un clima di collaborazione e coesione. L’energia e la forza di volontà in questo nuovo consiglio non mancano e sono sicuro che insieme ai miei compagni di viaggio riusciremo a fare grandi cose!”

“Mi chiamo Simone Israel, ho vent’anni e sono nato a Verona. Studio a Torino e sono al secondo anno di Ingegneria Biomedica. Ho deciso di candidarmi dopo aver intrapreso un progetto nel 2017 chiamato MiNYanim, volto a formare dei ragazzi europei su nozioni come ebraismo, Israele e la sua storia e soprattutto leadership. Ho partecipato attivamente all’UGEI dal congresso di Bologna nel novembre 2016, prima ho frequentato l’Hashomer Hatzair per 7 anni. Sono il consigliere che si occupa di tutta la parte che riguarda il sito ed i social network e svolgo anche il ruolo di Direttore esecutivo.”

“Il mio nome deriva dal nome ebraico ‘Alisa’, che significa gioia, nome ebraico che venne dato a mia madre alla sua nascita. I miei genitori, allora a Londra, decisero di renderlo più italiano aggiungendoci una ‘s’ in mezzo, rendendolo Alissa, confondendo tutti perché non è né Alessia, e nemmeno Elisa. Ho 25 anni e al momento lavoro a Bruxelles, dove ho intrapreso un percorso lavorativo volto a combattere il fenomeno della radicalizzazione violenta. Da più giovane, ho partecipato all’Hashomer Hazair a Milano e, durante la mia formazione universitaria, intrapresa alla Statale di Milano dove ho studiato Relazioni Internazionali, ero coinvolta in molte attività della CEM. Vorrei dare più voce ai giovani ebrei d’Italia e far conoscere loro le attività portate avanti da altri enti simili in Europa; per questo mi sono esposta come responsabile delle attività internazionali, oltre che come responsabile del giornale Hatikwà.”

“Ruben Spizzichino, ho 22 anni e sono nato e cresciuto a Roma. Appassionato di comunicazione pubblica e d’impresa, sono attivo nel volontariato, i primi passi nel movimento giovanile Benè Akiva. Oggi responsabile dell’Assessorato alle Politiche Giovanili over 18 della Comunità Ebraica di Roma e al secondo anno come Vice Presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, delega al dialogo interreligioso. Auspico in un consiglio equilibrato, unito e motivato.”

“Mi chiamo Giulio Piperno, romano di nascita padovano di adozione, sono salito in Veneto per intraprendere un corso di studi in neuroscienze. Sono sempre stato partecipe all’interno dei movimenti giovanili, e dopo il mio percorso alla Hashomer Hatzair sono passato all’UGEI per mantenere vivo il mio attivismo. Ho seguito il master Hans Jonas in leadership ebraica e sono stato consigliere UGEI nel 2016. Ho viaggiato molto, anche grazie agli eventi UGEI, e ho avuto modo di conoscere le diverse realtà giovanili ebraiche, realtà anche molto diverse da quella di mia provenienza. Credo sia molto importante il confronto fra i ragazzi di queste diverse realtà, ed è per questo che ho preso l’incarico di responsabile di piccole e medie comunità. Sono arrivato all’UGEI in un momento di transizione tra una generazione e un’altra, e c’era molta incertezza sul futuro. Oggi tale transizione è stata completata, e a Torino ho avuto modo di partecipare a un congresso vivo e pieno di proposte e voglia di realizzare. Sono molto fiducioso sulle potenzialità del nuovo consiglio, e spero che insieme ai miei compagni riusciremo a ottenere il massimo risultato”.