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Israeli Police officers wearing protective clothing, as a preventive measure against the coronavirus arrive to arrest a man who tested positive for coronavirus and escaped his quarantine, in the ultra orthodox Jewish neighborhood of Meah Shearim on April 6, 2020. Photo by Yonatan Sindel/Flash90

Consiglio UGEIUGEI10 Marzo 2020
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di David Zebuloni

 

Quando cominciamo a leggere la Meghillat Ester, tutto sembra andare per il verso storto. Mordechai è in conflitto con il perfido Aman, un conflitto che porta ad un decreto terribile che vede come protagonista tutto il popolo ebraico. Il popolo ebraico prega, digiuna, supplica Dio di non essere sterminato e, come nelle migliori favole Disney, troviamo un lieto fine. Il popolo ebraico viene salvato e Aman viene punito.

Purim rappresenta nell’ebraismo quella festività in cui tutto cambia. Nulla rimane statico, nulla è irreversibile, nulla è perduto. Ma non solo, c’è dell’altro. Purim ci insegna anche a riconoscere i punti di luce nell’apparente buio più assoluto. Per esempio, quando il Re Achashverosh sceglie Ester come sua moglie, il lettore crede che nulla potrebbe andare peggio. Pensiamoci: Ester, nipote di Mordechai, nelle mani del tiranno Achashverosh? Ci sembra terribile. Chi avrebbe mai pensato che proprio lei, la stessa Ester, avrebbe salvato il popolo ebraico dal decreto di morte?

Nella Meghilla come nelle nostre vite, tutto ha una ragione, tutto è volto al nostro benessere individuale e collettivo, anche se talvolta ciò non ci risulta comprensibile. Se riuscissimo a prendere un passo indietro o leggere a posteriori il libro della nostra vita, come leggiamo la Meghila di Ester a Purim, riusciremmo a riconoscere molti punti di luce che altrimenti ci risulterebbero invisibili o inesistenti.

L’Halacha, la legge ebraica, ci impone di leggere la Meghillat Ester per intero. “Chi legge solo un brano della Meghilla non esce d’obbligo”. E perché? Proprio per questo motivo. Se leggessimo solo un brano non riusciremmo a capire il piano divino che ha salvato gli ebrei dal decreto di morte. Se leggessimo solo un brano rischieremmo di concentrarci solo sul conflitto di Mordechai o sul triste matrimonio di Ester. Per comprendere bisogna conoscere, ovvero leggere il testo per intero, dall’inizio alla fine. In poche parole, la Meghillat Ester ci insegna che tutto ha un lieto fine. Basta solo aspettare e non perdere la fede.

Inevitabile è il collegamento con ciò che ci affligge in questi giorni. Il coronavirus ci sta sottoponendo ad un periodo di grande difficoltà, come individui e come comunità. Il panico è generale e così anche il dolore. Con la speranza che un giorno tutto ciò possa risultarci più chiaro, con l’auspicio che un giorno non troppo lontano ci venga concessa la possibilità di riconoscere il volere e la bontà divina, auguro ai nostri lettori Purim Sameach, un felice Purim, di tutto cuore.

 


Consiglio UGEIUGEI4 Aprile 2019
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Translation in English and French below

 

 HaTikwà – Domenica 24 marzo si è concluso l’evento internazionale di Purim tenuto a Zurigo. Una grande soddisfazione per tutto lo staff organizzativo e per i tanti partecipanti. La cena di Shabbat ha potuto vantare la presenza di circa 300 giovani ebrei da oltre 10 nazionalità diverse, fra queste non potevano di certo mancare gli italiani.

Ciò ha consentito lo scambio di idee e pareri per quanto riguarda il mondo ebraico e non, determinando così una linea di pensiero condivisa, ma pur sempre eterogenea. L’evento si è svolto in diverse location, una più suggestiva dell’altra, a partire dalla Sinagoga fino ai locali in cui si è tenuta la festa con tema “James Bond”. Le maschere sono state coerenti con il tema, sfoggiando abiti di lusso e sguardi accattivanti, ma non sono mancate le sorprese, infatti, sono state avvistate maschere fuori tema di ogni gusto e categoria.

Contro ogni previsione alla festa si sono registrate più di 600 presenze. UGEI ha intrapreso con entusiasmo rapporti di collaborazione con le Union europee, stringendo nuove amicizie e possibilità di cooperazione per eventi futuri. L’evento ha visto la collaborazione di diverse organizzazioni europee: in primis l’Austrian Union of Jewish Students, che, con impegno e dedizione, si è offerta di ospitare i festeggiamenti nella magnifica cornice austriaca; l’UEJB – Union des Etudiants Juifs de Belgique, UGEI-Unione Giovani Ebrei d’Italia , EUJF- Union des Etudiants Juifs de France, Jewish Youth of Bern, VJSZ – Verein Jüdischer Studenten Zürich, Ariel-Union of Jewish Students & Young Professionals of Geneva, Austrian Union of Jewish Students e col contributo di Junction.

”Siamo lieti di aver partecipato attivamente ad un evento così significativo, è fondamentale per noi giovani ebrei d’Italia, essere considerati nello sfondo internazionale e condividere la nostra cultura. Ci impegneremo a coltivare le relazioni acquisite e a costruirne di nuove, ogni singolo ebreo è importante ma come la storia ci insegna “l’Union” fa la forza”, ha così commentato il Tesoriere UGEI, Graziano Di Nepi.

 

 


 

English version – Thanks to R. Forti

 

HaTikwà – On Sunday, March 24th, the international Purim’s event ended in Zurigo. It was a great time for all the participants and the staff. The Shabbat dinner hosted 300 young Jews from 10 different countries, and of course, we couldn’t miss the Italians. Due to this fantastic experience it was possible to share thoughts about Jusaism and the Jewish world. The heterogeneity of the ideas of these young people was impressive. The event happened in more than one place, one more significant than the other. It started from the important synagogue and it ended with a “James Bond” themed party. The costumes were great, completely on point. Against all odds 600 people registered to the event. UGEI has undertaken with enthusiasm collaborations with the European Union. We are looking forward to have more events with them. This collaborations was: first of all, the Austrian Union of Jewish students which took care of the parties, and l’UEJB – Union des Etudiants Juifs de Belgique, UGEI-Unione Giovani Ebrei d’Italia , EUJF- Union des Etudiants Juifs de France, Jewish Youth of Bern, VJSZ – Verein Jüdischer Studenten Zürich, Ariel-Union of Jewish Students & Young Professionals of Geneva, Austrian Union of Jewish Students, Junction etc. We are happy to have been actively part of an important event like this which is fundamental for young Italians Jews. We will take care of making new relationships and we will keep the ones we acquired. Every Jew is important and as the history teaches “unity” makes us stronger. That’s how the UGEI Treasurer commented, Graziano di Nepi

 


 

French version – Thanks to M. Fiano

HaTikwà – Le dimanche 24 mars, la manifestation internationale de Pourim, qui a eu lieu à Zurich, s’est terminé. Une grande satisfaction pour tout le personnel organisateur et pour tous ceux qui ont participé . Le dîner de Shabbat a pu compter la présence de 300 jeunes Juifs environ de plus de 10 nationalités différentes, Et, certainement , les italiens ne pouvaient pas manquer. Cela a permis l’échange d’idées et d’opinions sur le monde juif et non, déterminant ainsi une ligne de pensée partagée, toutefois hétérogène. L’événement a eu lieu en différents endroits, l’un plus suggestif que l’autre , à partir de la synagogue jusqu’au bar où une fête avec le thème “James Bond” a eu lieu Les masques ont été cohérents avec le thème, en étalant des tenues luxueuses et des regards captivants, mais les surprises ne sont pas manquées, en effet de masques hors-sujet ont été repérées. Contre toute attente, à la fête on a enregistré plus de 600 présences. UGEI a entrepris des relations avec les Unions Européennes avec enthousiasme, en se liant de nouvelles amitiés et des possibilités de coopération pour des événements futurs. La manifestation a vu la collaboration des différentes organisations éuropéennes: tout d‘abord l’Austrian Union of Jewish Students qui, avec application et zèle a offert d’accueillir les célébrations dans le magnifique cadre de L’Autriche ; l’UEJB – Union des Etudiants Juifs de Belgique, UGEI-Unione Giovani Ebrei d’Italia , EUJF- Union des Etudiants Juifs de France, Jewish Youth of Bern, VJSZ – Verein Jüdischer Studenten Zürich, Ariel-Union of Jewish Students & Young Professionals of Geneva, Austrian Union of Jewish Students, Junction etc. “Nous sommes ravis d’avoir participé activement à un événement tant significatif, il est fondamental pour nous, jeunes juifs italiens, d’être considérés dans un contexte international et de partager notre culture. Nous nous efforcerons à cultiver les relations obtenues et à construire de nouveaux liens, chaque juive est important, mais, comme l’histoire nous enseigne “L’union fait la force”, a commenté le Trésorier UGEI, Graziano Di Nepi.


Consiglio UGEIUGEI21 Marzo 2019
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HaTikwa (Rav R. Della Rocca) – Secondo un’opinione del Talmùd (Meghillà, 12 a) il decreto di sterminio del popolo ebraico da parte di Hamàn sarebbe riconducibile a una punizione per la partecipazione al grande banchetto di Achashveròsh, narrato nel primo capitolo della Meghillàt Estèr. Nonostante il Re avesse provveduto alla kashrùt del cibo, Mordekhai aveva proibito alla sua comunità di partecipare. Cosa si nasconde dietro questo inquietante Midràsh ?

Achashveròsh nel corso del banchetto avrebbe indossato le vesti del Sommo Sacerdote. I Maestri lo deducono dal fatto che la prima lettera del sesto verso della Meghillà è scritta più grande rispetto alle altre. La lettera è una ח-Chet (valore numerico 8): il Sovrano aveva tirato fuori per il banchetto gli arredi sacri del Santuario che erano stati depredati dal suo predecessore Nabucodonosor e si era vestito con gli otto abiti del Sommo Sacerdote! C’è un profondo legame tra la Meghillà e la Parashà di Tetzawè che si legge quasi sempre nello Shabbàt che precede Purìm, non negli anni di 13 mesi, ma questo legame è “nascosto” nella più perfetta tradizione della festa. Nella Parashà di Tetzawè vengono prescritti i due tipi di abbigliamento dei Cohanim: il vestito del Sommo Sacerdote, il Vestito d’Oro, composto da otto capi, e quello del semplice Sacerdote, il Vestito Bianco, composto da quattro capi. Qualsiasi atto di culto del Santuario, compiuto senza l’abito rituale, è invalido. Il Cohen Gadòl agisce per conto di tutto il popolo. Egli materializza questo concetto indossando una “divisa sacra“, che è in effetti di proprietà del popolo di Israele, per il suo onore e splendore, “E farai delle vesti sacre per Aron tuo fratello, per onore e splendore” Shemòt, 28; 2. 

Il voler vestire gli indumenti del Cohen Gadòl da parte di Achashveròsh in quella festa vuol dire legittimare la musealizzazione della kedushà di Israele. Achashveròsh non è né il primo, e né l’ultimo a farlo in questo modo . Il Furher, immàch shemò vezichrò , tra i suoi progetti di sterminio del popolo ebraico, aveva istituito a Praga il Museo della razza estinta, esponendo tutti gli oggetti e i paramenti sacri depredati nelle varie comunità di tutta Europa . E a Roma c’è ancora un leader religioso che indossa quegli abiti bianchi, che si ispirano a quelli del Sommo Sacerdote , per ribadire che è lui e la sua struttura ad aver preso il posto del culto del nostro Tempio di Yerushalaim.

Lo scenario della Meghillà, non è purtroppo molto diverso da quello di oggi in cui nell’Italia ebraica vi sono più Musei dell’ebraismo che Scuole ebraiche. Quando si vive un ebraismo sempre più ridotto a cerimonie di rappresentanza di fronte a poteri politici che non aspettano altro che sdoganare la “normalizzazione ” degli ebrei, si rischia di trasformare la nostra Tradizione in una reliquia del passato . È anche per questo che Purim resta la festa più attuale del nostro calendario, nella quale la grottesca consuetudine di mascherarci ci deve far provare il disagio e la goffaggine di indossare abiti non propri.

 


Rav Roberto Della Rocca,                                                                                                                                                                                                                                                    Direttore Area Formazione e Cultura

Unione delle Comunità Ebraiche Italiane 


Consiglio UGEIUGEI19 Marzo 2018
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È Purim e l’entrata alla festa è un divagare tra statue e antichi salici, e la vecchia fontana congelata sembra promettere una notte da scolpire sulle pareti dei ricordi. Lanciarsi tra volti e persone conosciute da una vita è come scoprire che ognuno ha gettato le sue maschere per indossarne finalmente una sola. All’ingresso tre anime gentili si scambiano giochi di sguardi, mentre la camera fa il suo lavoro e rende eterno un istante che ha in sé il sapore del passato e il gioco dell’amore. Uno swing elettrico accompagna l’ondeggiare di frange e piume di abiti impreziositi; luce, sfarzo e colore hanno scacciato per sempre la monotonia. La festa al Four Seasons è un successo al primo sguardo.

L’eleganza di tanti ebrei insieme nei loro abiti da festa, la gioia distratta nei loro volti, riporta un’impressione che è a metà tra un quadro di Renoir al Cafè de Paris e Wall Street all’apertura dei titoli. Firenze culla del Rinascimento ci regala un luogo unico, ex convento di pietra divenuto tempio della musica dalle sue pareti, e gli angeli affrescati non sembrano cogliere l’ironia di un coro festoso di Purim, là dove una volta si intonavano lodi a Maria. Nessuno si salva, tutti ballano, tutti balleranno, rabbini compresi, stasera allievi e maestri sono sulla stessa dance floor. Gatsby è libero di fumare una sigaretta nel cortile mentre il suo rivale in amore resta coi piedi e il cuore nella sala da ballo (suonano Bruno Mars in questo momento), e dalla stanza accanto arrivano echi della Meghillà di Esther: è una serata, quella voluta, concepita e sviluppata con estro privo di imperfezioni dalla Comunità ebraica di Firenze, dove la magia ha una casa, così come ogni ebreo.

E dove la malinconia sta per farsi spazio perché la festa è finita, è tempo di salutarsi, arriva la neve a consolarci, cadendo precipitosa sui nostri occhi e sui nostri pensieri, tornati per un lungo istante quelli dei bambini al loro primo ascolto dello shofar, al primo amore.

Lorenzo Bianchi e Noemi Coen


Consiglio UGEIUGEI14 Marzo 2018
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L’Ugei e Delet possono dire di avere un obiettivo comune: quello di aggregare i giovani ebrei delle comunità. Per molto tempo, con estremo rammarico, questo obiettivo che è stato difficile da raggiungere per varie motivazioni, ma grazie alla festa di Purim avvenuta domenica 4 marzo possiamo ancora sperare nell’aumento della partecipazione. I ragazzi di Delet e Ugei hanno riflettuto a lungo su cosa potesse realmente spingere i ragazzi a partecipare agli eventi, così si è deciso di creare un evento in discoteca, con un tema che permettesse di mascherarsi da ciò che si voleva e con uno special guest che potesse dare quell’angolo di originalità alla serata. Il tema deciso era lo Speakeasy, ovvero un luogo di mistero e selettività che andava a riprendere i nascosti locali tipici del proibizionismo, compresi di ingresso con password e alcool.

La scelta è caduta sull’Hulala Club dietro via Ostiense, con un’offerta di vino, frappe e orecchie di Aman, e un grande schermo su cui si sono proiettate le immagini di veri Speakeasy sulle mura della pista da ballo. Il dj ingaggiato è riuscito a coinvolgere le persone in pista, con la musica più popolare. Ma non bastava: le associazioni hanno avuto anche l’idea di chiamare Leoluca Zarfati, in arte Hype Zulu: un ragazzo di soli venti anni che ha prodotto vari pezzi in stile trap e che sta conquistando Youtube, raggiungendo le oltre 20mila visualizzazioni, ma soprattutto i ragazzi di Roma. È bastato dargli un microfono in mano e far partire la base per ritrovarsi una sala piena di persone, di cui la maggior parte conosceva le parole e cantava insieme a lui come a un concerto.

Per questa festa è stato rivoluzionato completamente il metodo di comunicazione, iniziando da una pubblicità capillare, tra i contatti, fino alla pubblicazione di video promozionali con le hit dello special guest su tutti i social, riuscendo a portare a casa un risultato, da tutti inaspettato, portando moltissimi ragazzi che fino a quel momento non avevano partecipato a questi eventi. “Non penso sia possibile descrivervi la nostra felicità ricevuta la centesima mail di prenotazione; la nostra emozione alla vista delle persone in fila per entrare e il nostro orgoglio dato dal duro lavoro ripagato dal vedere tutte quelle persone che si divertivano e stavano insieme grazie a noi.” Ebbene, la serata è stata chiusa  con circa 130 presenze e un cuore pieno di speranza per futuri eventi ancora più pieni.

Luca Spizzichino e Arianna Zarfati



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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