Pierre Lurçat: «Qual è il nostro posto naturale? La Ligue Defénse Juive per difenderci dall’antisemitismo»

Consiglio UGEIConsiglio UGEI9 Gennaio 2019
photo16_1070_714.jpg

8min911

HaTikwà (D.Moresco)Pierre Lurçat è un avvocato, saggista, blogger e tra i fondatori della Ligue de Défense Juive in Francia. E’ nato a Parigi, ma 25 anni fa ha deciso di trasferirsi in Israele, a Gerusalemme. Ha scritto numerosi libri riguardanti l’Islam, come La spada e il Corano o Per Allah fino alla morte, ma anche altre opere riguardo Israele. Va particolarmente fiero di una traduzione: Storia della mia vita di Jabotinsky.

Il 7 e il 9 gennaio Parigi ha subito due attentati: Charlie Hebdo e l’Hyper Cacher. Dal 2015 ad oggi, cos’è cambiato?
«Penso che i francesi abbiano iniziato a imparare, troppo tardi e ancora troppo poco, quali pericoli l’islam – e in particolare l’islam radicale – ponga alla loro libertà e ai valori democratici. Quando scrissi il mio primo libro su questo argomento, La Sciabola e il Corano, più di 10 anni fa, eravamo alcuni a dire che la Fratellanza Musulmana è pericolosa per la Francia e per l’Europa. Ora siamo molti di più a dirlo, ma ci sono ancora intellettuali e politici francesi che dicono che la Fratellanza Musulmana è “moderata” e che il vero pericolo è solo l’islam jihadista. C’è ancora molto da fare riguardo questo tema».

Che pensa del concetto di Eurabia?
«Conosco personalmente Bat Yeor da più di 25 anni, e ho letto il suo libro Eurabia quando è apparso per la prima volta in francese, nel 2009. A quel tempo, alcune persone potevano sollevare domande sulla validità di questo concetto, o pensare che fosse “esagerato”. Dieci anni dopo, penso che sia sempre più difficile respingere questo concetto politico, che ora fa parte del lessico moderno. Chiunque guardi alla realtà dell’Europa oggi non può negare che si stia verificando un’evoluzione fondamentale in termini di popolazione, cultura e politica. Bat Yeor è stata una delle prime analiste politiche a descrivere questa evoluzione coniando l’espressione Eurabia. Puoi discutere i motivi per spiegare l’emergere di questa realtà, ma non puoi negare seriamente la sua esistenza».

 Può spiegare meglio che ruolo ha avuto nella nascita della Ligue de Défense Juive?
«Ho avuto un ruolo piuttosto modesto nella sua fondazione. Eravamo pochi militanti ebrei, molto preoccupati del crescente “nuovo antisemitismo” all’inizio degli anni 2000. Abbiamo pensato che fosse giusto incoraggiare i giovani ebrei a rendersene conto e prepararsi a difendersi, nello spirito di Betar e della Jewish Defence League negli Stati Uniti. Devo aggiungere che, personalmente, mi considero un discepolo di Jabotinsky, e non del rabbino Meir Kahane».

In Europa, in risposta alla crescita del terrorismo islamico, stanno nascendo partiti estremisti. Gli ebrei, secondo lei, in quale posizione devono porsi?
«In effetti, la situazione delle comunità ebraiche in Europa sembra essere la più scomoda oggi, presa tra l’islam radicale da una parte ed i partiti di estrema destra dall’altra. Ma dobbiamo essere più specifici, se vogliamo capire la situazione e cercare di adattarci ad essa. I partiti di estrema destra nell’Europa di oggi non sono una realtà monolitica. In effetti, devi distinguere i partiti di estrema destra “classici”, che sono per lo più anti-israeliani e/o antisemiti, come il Front National in Francia, e i “nuovi” partiti di estrema destra, che non sono affatto anti-israeliani, ma professano al contrario punti di vista pro-israeliani e sono pronti a fare gesti significativi verso Israele e il popolo ebraico. Penso che non possiamo respingere completamente questi partiti politici, dicendo che sono “non kosher” o squalificarli. Dobbiamo fare delle distinzioni tra loro e agire di conseguenza».

A proposito del progressivo aumento dei movimenti estremisti: concorda sul fatto che, una volta terminati gli obiettivi mainstream, come lo sono oggi gli immigrati, il pericolo per gli ebrei possa ritornare? 
«Non sono sicuro che possiamo confondere il problema dei rifugiati in Europa e la situazione degli ebrei. La presenza ebraica è molto antica e noi non siamo rifugiati in Europa. Siamo stati una parte integrante per secoli e gli ebrei hanno avuto un ruolo importante nella storia intellettuale e politica. La situazione ebraica oggi non può essere affrontata solo dalla prospettiva “antisemita”: ci si chiede se è ancora possibile vivere da ebrei in Europa. Come israeliano che è venuto dalla Francia 25 anni fa e vive a Gerusalemme da allora, vedo che la situazione degli ebrei è peggiorata durante l’ultimo quarto di secolo. Eppure, gli ebrei vivono ancora in Francia e sembrano adattarsi alle realtà mutevoli e difficili. La vera domanda che noi e voi, membri della giovane generazione, dobbiamo porci è se il nostro posto naturale oggi è in Europa, in Francia, in Italia o in Israele. Io non ho dubbi che sia in Israele».

Le nuove generazioni che tipo di ruolo hanno in questo puzzle?
«I giovani ebrei in Italia e altrove dovrebbero essere i primi a capire che il loro futuro ebraico è in Israele e sviluppare l’ideale sionista all’interno delle loro comunità. Non riesco a capire come si possa essere ebrei oggi e non essere influenzati dall’esistenza di Israele. Sono sicuro che ogni giovane ebreo italiano che viene per la prima volta in Israele capisce – o, più esattamente, sente – che è profondamente e intimamente connesso a questo paese, a questa terra e a questo popolo. Quando hai sperimentato questo sentimento, non puoi pensare di essere un ebreo altrove, e capisci che il tuo posto naturale è in Israele».

Che pensa della situazione politica in Israele?
«Penso che siamo in mezzo ad una strada. L’ultimo governo di Netanyahu ha fatto molte cose positive in vari settori importanti, come l’economia, la politica estera, con il trasferimento di ambasciate americane e di altre entità a Gerusalemme, grazie al nostro rapporto speciale con Donald Trump e altri leader stranieri. Ma c’è ancora molto da fare. Sono abbastanza fiducioso che la destra israeliana vincerà le prossime elezioni e spero che il prossimo governo prosegua nel rafforzamento della presenza ebraica in Giudea e Samaria, con l’obiettivo di annetterle ad Israele».