piero terracina

Consiglio UGEIUGEI17 Dicembre 2019
piero.jpg

4min507

HaTikwa (S. Zarfati) – Sono stata due volte ad Auschwitz con Piero Terracina e avevo dodici anni quando venne a scuola a parlarci del suo libro Il commerciante di bottoni.

Ho due pensieri fissi da quando ho preso conoscenza che lui non c’è più: il primo sono i suoi occhi lucidi di fronte al filo spinato che delimita le baracche che un tempo sono appartenute ai Sinti e ai Rom, il secondo è il suo sorriso discreto vicino a Sami e Selma una sera a cena nell’hotel di Cracovia.

Ho letto di tutto riguardo la sua storia, l’ho incrociata con quella di Nedo Fiano, ho intuito attraverso i loro racconti che Cesare, il compagno di Nedo era proprio il fratello di Piero, che i loro tatuaggi distavano di soli dieci numeri, quando glielo chiesi a scuola fu sorpreso dalla mia attenzione nella lettura, d’altronde avevo dodici anni. Lui ne aveva sedici quando è stato deportato e spesso utilizzava questi termini a chi sbarbatamente gli chiedeva come avesse fatto a scamparla: “Innanzitutto fortuna – rispondeva, poi continuava – e poi sapete a sedici anni si rimane aggrappati alla vita”.

A me quell’aggrappati alla vita mi rimbomba ancora in testa. Quante volte noi giovani diamo questo dono per scontato? Siamo superiori, superbi, superficiali… A sedici anni si rimane aggrappati alla vita? Io a sedici anni non lo so mica se sarei rimasta aggrappata alla vita. Resto spiazzata ogni volta che ci penso. Poi penso al fatto che lui non ha mai avuto figli, a quanto deve essere stato difficile sovrastare la solitudine, per quanto tempo ha convissuto con il senso di colpa, a quanta importanza hanno avuto i suoi amici nella vita.

Piero in ogni conferenza, gita, presenza ufficiale in cui gli si chiedeva di prendere parola ricordava il massacri dei Sinti e dei Rom, che il giorno prima portavano “vita” nella morte di Auschwitz, e il giorno dopo non c’erano più. La caducità così scontata dentro il campo, così sottovalutata oggi. Piero ha deciso di marciare, il 22 Gennaio 1945, l’ultima Marcia della Morte della storia. Dico “ha deciso”, perché l’alternativa era “aspettare i camion dei tedeschi” e se c’era una cosa che aveva imparato in un anno di campo era che la decisione meno istintiva era quella meno sbagliata.

Io non lo so come ci faremo carico di questo fardello, noi, noi giovani e meno giovani, voi che non siete coinvolti, o non volete esserlo. Da quando sono tornata da quei due viaggi, quando guardo un anziano per strada penso: “Chissà che faceva nel 1938?” oppure “Che cosa avrei fatto al posto degli ignavi?”, ora invece il problema impellente riguarda la memoria e il suo assorbimento, e mi chiedo: “Come racconterò questa storia ai miei figli?”


Consiglio UGEIUGEI16 Dicembre 2016
pieroterra-500x281.jpg

7min1101
Piero Terracina
Piero Terracina

“Meditate che questo è stato”. Termina così, citando Primo Levi, il commovente racconto di Piero Terracina, ascoltato da un gruppo di giovani in occasione dell’anniversario della razzia del 16 ottobre 1943, che si è tenuto presso la “Casa della memoria e della storia”, organizzato dall’UGEI. I giovani presenti possono ritenersi molto fortunati, e di questo sono sicuramente consapevoli, in quanto costituiscono l’ultima generazione che può godere del grande privilegio di ascoltare dal vivo le parole di coloro che questa orribile tragedia hanno vissuto sulla propria pelle.

Il racconto di Piero comincia dal 1938, ripercorrendo il lungo cammino di cinque anni che lo portò ad Auschwitz. Inizia così dal giorno in cui 349 deputati del Parlamento italiano su 349 alzarono la mano per approvare le leggi razziali o, forse più correttamente, razziste. Nessun astenuto. Quel giorno cambiò la vita di Piero. La sua amata insegnante gli disse che dal giorno seguente non poteva più frequentare quella scuola: “Ero disperato, perché anche a meno di 10 anni si può essere disperati”, sottolinea.

pieroterrlocandinaLe Leggi razziste costituirono la premessa logico-giuridica per quella che poi diventò la vera e propria persecuzione degli ebrei per annientarli. Gli amici, racconta Piero, divennero perfetti sconosciuti. Nessuna telefonata, nessuna visita, anzi, se lo incontravano per strada si voltavano dall’altra parte. Piero ricorda a tutti noi e sottolinea come le leggi razziste non prevedessero soltanto l’espulsione degli alunni ebrei dalle scuole statali e ci legge altri divieti con la voce affranta di chi a queste leggi si è dovuto sottomettere. Mi ha colpito, forse perché non ne ero a conoscenza, che agli ebrei fu vietato persino di fare il bagno al mare. Vengono i brividi a pensare che leggi del genere possano essere state approvate dal Parlamento italiano, nei confronti di altri cittadini italiani che avevano combattuto ed erano morti per la creazione dello Stato italiano, nella più completa indifferenza della maggior parte.

La prima sera di Pesach del 1943, proprio nel solenne momento del canto dell’Haggadah, Piero e la sua famiglia vennero arrestati e portati nel carcere di Regina Coeli. Poi 18 vagoni partirono dalla stazione Tiburtina pieni di persone, trattate come animali e ignare della destinazione. Persone che vennero subito private della propria umanità, ammassate in carri bestiame senza posti per sedere, lasciate per giorni a respirare l’odore degli escrementi di tutti, lasciate urlare e implorare un po’ d’acqua senza avere una risposta. “Auschwitz è l’inferno, ma l’inferno era già cominciato nel viaggio”.

pierosami
Piero Terracina con Sami Modiano

Piero racconta poi di come, arrivato ad Auschwitz, abbia seguito, dopo molti dubbi, il consiglio ricevuto da uno sconosciuto di dichiarare 18 anni invece di 15. Se non lo avesse fatto, non avremmo potuto ascoltare le sue parole. Non sarebbe sopravvissuto, come un milione e mezzo di altri bambini e ragazzi. Piero descrive i pesanti lavori che è stato costretto a svolgere, quelli sotto il sole cocente nei mesi estivi, e quelli sulla neve nei mesi invernali. Racconta l’amicizia che è nata tra lui e Sami Modiano a cui è legato indissolubilmente, come a un fratello. Il dubbio che ognuno si poneva la mattina era se sarebbero riusciti ad arrivare alla sera, se avrebbero ancora avuto le forze necessarie ad andare avanti. Un giorno Piero si rese conto di aver esaurito le proprie forze, di non potercela fare più, e decise che, in un modo o nell’altro, avrebbe dovuto mollare. Così si mise seduto accanto a una latrina per ore. Ancora oggi si domanda se non sia stato notato da nessuno o se qualcuno lo abbia visto e abbia fatto finta di niente. Sa che la prima opzione è quella più probabile, ma spera che sia accaduta la seconda.

memoria_ricordoPiero ci esorta a meditare e, dopo la sua inesauribile testimonianza che ci ha riempito di emozioni, è difficile non seguire il suo consiglio. Se solitamente i giovani hanno difficoltà ad ascoltare discorsi troppo lunghi, i presenti hanno dimostrato che quelli di Piero si possono ascoltare per ore senza mai stancarsi, perché ogni parola persa è una parola dimenticata e dimenticare ciò che è stato sarebbe l’errore più grande che si possa commettere per evitare che quanto accaduto possa ripetersi. Piero aveva iniziato la serata con un monito che deve rimanere bene impresso nella nostra testa:

“La memoria non è il ricordo. Il ricordo si esaurisce con la fine della persona che ricorda quello che ha vissuto. La memoria è come un filo che va dal passato al presente ma poi deve raggiungere anche il futuro. Quindi il futuro è condizionato dal passato e soltanto se faremo memoria e la trasmetteremo poi alle nuove generazioni, soltanto così possiamo sperare che il passato non torni.”

Dobbiamo mantenere la memoria di quanto accaduto, come se fosse successo a noi. Ma non è sufficiente, dobbiamo “fare” memoria, lo dobbiamo a Piero e agli altri, sopravvissuti o no.

Barbara Coen vive a Tel Aviv, studia economia presso la IDC di Herzliya
Barbara Coen vive a Tel Aviv, studia economia presso la IDC di Herzliya

Consiglio UGEIUGEI20 Ottobre 2016
pieroterra-500x281.jpg

1min625

rrIeri pomeriggio, a Roma, i giovani dell’Ugei hanno incontrato Piero Terracina, tra i pochi testimoni di Auschwitz che è ancora possibile ascoltare in Italia. L’incontro è l’ultima tappa di avvicinamento verso il Viaggio della memoria organizzato dall’Ugei, in partenza tra pochi giorni per i luoghi dello sterminio, su cui Hatikwà ha scritto in più occasioni negli ultimi mesi. 

I microfoni di Radio Radicale hanno seguito l’incontro, la registrazione è già disponibile sul sito per chi non ha potuto esserci di persona o vuole riascoltare le parole di Piero e per tutti gli interessati.

In apertura l’intervento del Presidente Ugei Ariel Nacamulli (min. 1-3), a cui sono seguite le riflessioni di Grazia Di Veroli e Maurizio Ascoli (Aned). Ampio spazio dunque a Piero Terracina, che in conclusione ha risposto anche alle domande del pubblico.

pieroterra



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


Contattaci