nathan greppi
Credito foto: Gabriel Baharlia

Consiglio UGEIUGEI4 Maggio 2020
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HaTikwa, di Nathan Greppi

 

Da anni l’Italia lo conosce per il programma La Zanzara che conduce con Giuseppe Cruciani su Radio 24, o per le sue numerose apparizioni sulle maggiori emittenti televisive nazionali. Ma pochi sanno che David Parenzo, giornalista padovano classe 1976, da ragazzo non solo era un membro attivo dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, ma ha anche iniziato la sua carriera giornalistica scrivendo su questo stesso giornale, tra la fine degli anni ’90 e i primi anni 2000.


Consiglio UGEIUGEI5 Aprile 2020
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HaTikwa, di Nathan Greppi

Nell’ultimo decennio, l’industria videoludica ha visto una crescita esponenziale: nel 2018 aveva un fatturato globale di 137,9 miliardi di dollari, superando il fatturato del cinema (42 miliardi) e della musica (37 miliardi).

Tralasciando il fattore economico, è innegabile che i videogiochi abbiano lasciato un segno indelebile nelle vite di molti di noi: quanti non hanno giocato almeno una volta ai Pokemon, a Kingdom Hearts o a Ratchet & Clank? Quanti non sono mai stati sgridati dai loro genitori perché passavano troppo tempo al Gameboy o alla Playstation? Ma soprattutto quanti, giocando a Grand Theft Auto 4, non hanno fatto attenzione a non investire gli ebrei ortodossi? Se si facesse un sondaggio in merito, pochi nell’UGEI potrebbero dire di non avere alcuna familiarità con le situazioni sopra elencate.

A questo punto vale la pena di chiedersi se ci sono ebrei che hanno dato un contributo a quella che ormai sta venendo sempre più riconosciuta come una forma d’arte, oltreché come un’industria. Di seguito elencheremo gli esempi più importanti.


Consiglio UGEIUGEI12 Marzo 2020
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HaTikwa, di Nathan Greppi

Nell’era dei social molte persone danno troppa importanza all’apparenza, mettendosi in mostra anche quando non hanno niente di speciale da raccontare. Ma in passato, e in parte ancora oggi, sono esistite figure che, pur avendo avuto una vita veramente avventurosa, non ne hanno mai parlato, o l’hanno fatto solo in tarda età; tra questi vi è senza dubbio Jacques Bergier, un uomo veramente fuori dal comune la cui autobiografia non a caso si intitola Io non sono leggenda. Il libro, pubblicato per la prima volta nel 1977, un anno prima della morte dell’autore, è uscito per la prima volta in Italia nell’ottobre 2019 grazie alle Edizioni Bietti. 

Bergier, nato in una famiglia ebraica di Odessa nel 1912 ed emigrato in Francia quando era ancora un bambino, sin dall’infanzia possedeva un’intelligenza superiore alla media, tanto che parlava correttamente almeno 10 lingue ed era abilissimo nel campo della fisica e della chimica. Tutte queste capacità gli permisero di diventare una figura di spicco nel campo dello spionaggio già negli anni ’30, quando si accorse in anticipo rispetto ad altri della pericolosità dei nazisti, e ancor di più durante l’occupazione tedesca della Francia, quando si unì alla Resistenza. E anche quando fu internato nei campi di concentramento, prima in quello tedesco di Neue Bremm e poi a Mauthausen, riuscì a organizzare attività clandestine creando anche dei contatti con le Forze Alleate.

Tra i suoi principali interessi vi erano l’alchimia e l’esoterismo, ragione per cui a renderlo davvero famoso fu, nel 1960, la pubblicazione del libro Il mattino dei maghi, scritto assieme al giornalista Louis Pauwels, che ha venduto milioni di copie in tutto il mondo ed è stato tradotto in 19 lingue. Bergier si cimentò in diversi esperimenti e discussioni che miravano a conciliare la fisica nucleare e le trasmutazioni alchemiche.

Un aspetto particolare di Bergier sta nel fatto che riusciva lucidamente a non dividere il mondo in buoni e cattivi, e ad avere una visione pragmatica delle cose: pur essendo un comunista, era conscio dei crimini di Stalin e non volle che la Francia entrasse nell’orbita sovietica, nel timore di una reazione americana; inoltre, pur odiando i nazisti fece notare come anche De Gaulle disprezzasse gli ebrei. Fece anche alcune previsioni futuristiche che ad oggi si sono avverate: in particolare, ha ipotizzato la nascita degli hacker informatici più di un decennio prima della nascita del web.

Io non sono leggenda è un libro che anche chi non conosce il lavoro di Bergier potrà apprezzare, poiché riesce a raccontare, anche con un pizzico di ironia, una vita incredibile dove realtà e mistero si mescolano prive di un confine definito.


Consiglio UGEIUGEI1 Marzo 2020
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HaTikwa, di Nathan Greppi

Andrea Jarach, imprenditore milanese classe 1956, dal 2015 al febbraio 2020 è stato presidente della divisione italiana del Keren Hayesod, la più importante organizzazione ebraica a livello mondiale. Ha gentilmente concesso ad HaTikwa un’intervista sul suo lascito e sul futuro dell’organizzazione.

Cosa ha significato dirigere il Keren Hayesod per 5 anni?

Un grande onore, perché si tratta della più importante organizzazione ebraica del mondo. Una enorme responsabilità perché la serietà e l’affidabilità verso i donatori devono essere totali. Non puoi permettere che nulla dell’organizzazione possa instillare mancanza di fiducia in chi ti affida donazioni, ma soprattutto in chi ti affida le sue ultime volontà. Infatti le entrate per lasciti ereditari sono sempre in crescita, poiché tante persone (soprattutto ebrei ovviamente) desiderano lasciare qualcosa a Israele.

Quali sono state le sfide più impegnative?

In questi anni le sfide sono derivate dall’evoluzione demografica dei potenziali donatori: i giovani ebrei vivono l’incertezza di tutta la società, ma soprattutto non sanno neanche immaginare un mondo senza Israele, anche perché vedono un Israele forte. La molla morale che sentiamo noi più anziani del dovere di aiutare la società di Israele è meno forte. L’idealismo ha lasciato Il posto al pragmatismo. I nostri grandi donatori, quelli che un tempo facevano ogni anno donazioni davvero significative, si sono ridotti anche perché le famiglie più benestanti ormai sono meno attaccate all’ideale sionista.

Ma abbiamo saputo resistere a queste sfide e siamo riusciti a raggiungere un buon livello di raccolta che ci consente di sostenere molti progetti in Israele per assorbire le aliot, per aiutare la parte più debole della società, per la formazione dei giovani, per la protezione delle comunità a rischio tramite la Agenzia Ebraica, prima destinataria della raccolta.

La sfida che penso sia stata più impegnativa, e che ha preso più tempo, è stata quella di adeguare il Keren Hayesod alle complicate leggi italiane sul non profit. Questo per poter agire nel pieno rispetto delle leggi in un campo delicatissimo che, offrendo vantaggi fiscali ai donatori, chiede in cambio massima trasparenza; e ci siamo riusciti. Ma sono stati anni di duro lavoro e grandi cambiamenti della struttura. Una cosa che dall’esterno non si può vedere, ma che consentirà raccolte di donazioni anche da aziende e grandi vantaggi sul modello anglosassone per i donatori privati.

Qual è stato il progetto che ritieni più importante?

Di quelli da me seguiti personalmente il progetto [email protected]. Lo abbiamo esportato da Israele, primo esperimento pilota per estendere al mondo un metodo fantastico di educazione digitale che prepara alla vita e non solo alla professione. Siamo ancora in fase di sviluppo, ma in 2 anni scolastici i risultati sono stati grandi. Per me il tempo passato con i giovani volontari istruttori venuti dalle varie periferie di Israele (da Eilat a Kiriat Shimona) è stato un arricchimento umano straordinario, e i risultati con i ragazzi e i bambini prima a Milano e adesso anche a Torino sono emozionanti. Per saperne di più consiglio di visitare il sito www.educazionedigitale.org

Quali saranno gli obiettivi della nuova dirigenza?

Ovviamente siamo tutti focalizzati sulla raccolta di fondi per Israele, che da 100 anni è la missione del Keren Hayesod. Sappiamo di aver aiutato 3,500,000 olim a trovare la loro nuova patria. Per il resto la nuova presidente è Francesca Modiano, una persona dedicata e appassionata. Essendo la prima donna presidente nazionale saprà imprimere un nuovo passo anche al Keren Hayesod.


Consiglio UGEIUGEI19 Febbraio 2020
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HaTikwa, di Nathan Greppi

Chiunque si informi su Israele tramite i social, si sarà imbattuto almeno una volta nelle sue vignette. Ma non tutti sanno che le strisce di Dry Bones, e il loro autore Yaakov Kirschen, hanno una storia ben più lunga alle spalle.

Partiamo dall’autore: nato a Brooklin nel 1938 come Jerry Kirschen, secondo il suo sito da giovane ha iniziato a disegnare vignette per Mad Magazine, storica rivista di fumetti americana, e per Playboy. Negli anni ‘60 era fortemente schierato a sinistra, tanto da partecipare alle proteste contro la Guerra in Vietnam e a ottenere una carica nel Partito Democratico al Congresso di Chicago del 1968.

Nel 1971 decide di fare l’aliyah, e cambia il suo nome da “Jerry” a “Yaakov”. Nel 1973 inizia a pubblicare la serie di vignette Dry Bones sul quotidiano israeliano Jerusalem Post; il nome delle strisce si ispira a una visione del Profeta Ezechiele. Le vignette, che dal 2005 vengono pubblicate anche sul suo blog, trattano vari temi legati all’ebraismo e a Israele: dall’antisionismo al negazionismo, dalle festività alla quotidianità nel mondo ebraico. Il protagonista è spesso un alter ego dell’autore, ritratto come un uomo paffuto con i baffi, a volte in compagnia del suo cane. Dopo l’aliyah perde gradualmente il suo background sessantottino, tanto da ottenere più consenso da parte del pubblico conservatore.

Negli anni le sue strisce hanno ottenuto un vasto successo, tanto da essere riprese o citate da grandi testate internazionali come il New York Times, l’Associated Press e Forbes. Inoltre, in passato ha lavorato a un progetto di vignette pubblicate in Cina, mentre in Italia vengono spesso pubblicate su Informazione Corretta, sito specializzato su Israele e il mondo ebraico.

Nel 1993, Kirschen ha pubblicato il suo primo libro, Trees: The Green Testament, che racconta il rapporto tra gli ebrei e la Terra d’Israele. Come scrisse all’epoca il Wall Street Journal, Kirschen pubblicò quest’opera anche in risposta a Maus, celebre graphic novel di Art Spiegelman in cui gli ebrei vengono ritratti come topi e i nazisti come gatti; l’autore di Dry Bones sosteneva che Spiegelman ritraeva gli ebrei solo come deboli e senza radici, al che lui ha voluto rispondere con un’opera dove invece hanno radici salde nella loro terra, come gli alberi.



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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