nathan greppi

Consiglio UGEIConsiglio UGEI19 Febbraio 2020
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HaTikwa, di Nathan Greppi

Chiunque si informi su Israele tramite i social, si sarà imbattuto almeno una volta nelle sue vignette. Ma non tutti sanno che le strisce di Dry Bones, e il loro autore Yaakov Kirschen, hanno una storia ben più lunga alle spalle.

Partiamo dall’autore: nato a Brooklin nel 1938 come Jerry Kirschen, secondo il suo sito da giovane ha iniziato a disegnare vignette per Mad Magazine, storica rivista di fumetti americana, e per Playboy. Negli anni ‘60 era fortemente schierato a sinistra, tanto da partecipare alle proteste contro la Guerra in Vietnam e a ottenere una carica nel Partito Democratico al Congresso di Chicago del 1968.

Nel 1971 decide di fare l’aliyah, e cambia il suo nome da “Jerry” a “Yaakov”. Nel 1973 inizia a pubblicare la serie di vignette Dry Bones sul quotidiano israeliano Jerusalem Post; il nome delle strisce si ispira a una visione del Profeta Ezechiele. Le vignette, che dal 2005 vengono pubblicate anche sul suo blog, trattano vari temi legati all’ebraismo e a Israele: dall’antisionismo al negazionismo, dalle festività alla quotidianità nel mondo ebraico. Il protagonista è spesso un alter ego dell’autore, ritratto come un uomo paffuto con i baffi, a volte in compagnia del suo cane. Dopo l’aliyah perde gradualmente il suo background sessantottino, tanto da ottenere più consenso da parte del pubblico conservatore.

Negli anni le sue strisce hanno ottenuto un vasto successo, tanto da essere riprese o citate da grandi testate internazionali come il New York Times, l’Associated Press e Forbes. Inoltre, in passato ha lavorato a un progetto di vignette pubblicate in Cina, mentre in Italia vengono spesso pubblicate su Informazione Corretta, sito specializzato su Israele e il mondo ebraico.

Nel 1993, Kirschen ha pubblicato il suo primo libro, Trees: The Green Testament, che racconta il rapporto tra gli ebrei e la Terra d’Israele. Come scrisse all’epoca il Wall Street Journal, Kirschen pubblicò quest’opera anche in risposta a Maus, celebre graphic novel di Art Spiegelman in cui gli ebrei vengono ritratti come topi e i nazisti come gatti; l’autore di Dry Bones sosteneva che Spiegelman ritraeva gli ebrei solo come deboli e senza radici, al che lui ha voluto rispondere con un’opera dove invece hanno radici salde nella loro terra, come gli alberi.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI17 Febbraio 2020
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HaTikwa, di Nathan Greppi

Recentemente è accaduto un fatto molto grave all’Università La Sapienza di Roma: la mattina di martedì sarebbe dovuto intervenire, per l’inaugurazione dell’anno accademico, un giovane rappresentante della lista studentesca più votata della sua facoltà, quella di ingegneria. L’occasione era particolarmente importante, poiché gli ospiti d’onore della cerimonia erano il Presidente Sergio Mattarella e la senatrice Liliana Segre.

Ma lo studente prescelto, Valerio Cerracchio, è stato duramente contestato dai collettivi di sinistra. La sua “colpa”? Essere un militante di destra, membro del gruppo giovanile Generazione Popolare, vicino alla Lega.

“È di estrema destra, non può rappresentarci”, hanno scritto sui social i contestatori. Cerracchio ha risposto dicendo che “martedì il mio discorso non avrà nulla di politico”, e sulla Segre ha detto: “La sua è un esperienza dolorosa sotto tutti i punti di vista. Condivido pienamente la sua battaglia contro l’odio che deve uscire dalla politica.”

Ora, vanno fatte alcune considerazioni su questa vicenda: in primo luogo, ho conosciuto in passato alcuni membri milanesi di Generazione Popolare, e pur non condividendo molte loro idee, e in particolare le loro posizioni filoiraniane e antiamericane, so per certo che non è un movimento razzista né antisemita.

Va inoltre ricordato che anche l’estrema sinistra è spesso protagonista di attività ostili agli ebrei, spesso travestite da critiche verso Israele: basti pensare a quando contestano ripetutamente la Brigata Ebraica alle manifestazioni del 25 aprile, o a quando a Torino, durante gli scontri tra Israele e Gaza del 2014, vennero affissi volantini su negozi gestiti da ebrei perché fossero boicottati.

Ci si augura che certi fatti non si ripetano, anche se la situazione nelle università italiane non fa ben sperare.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI4 Febbraio 2020
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HaTikwa, di Nathan Greppi 

Al giorno d’oggi il nazionalismo viene spesso visto come portatore di odio per il diverso e chiusura in sé stessi, anche a causa degli orrori della Seconda Guerra Mondiale; tuttavia, il suo opposto non è l’unione pacifica di tutti i popoli come cittadini del mondo, bensì l’imperialismo autoritario, di cui oggi l’Unione Europea, l’ONU e la NATO sono le maggiori manifestazioni: questa è l’audace tesi che sta alla base del saggio Le virtù del nazionalismo, scritto dal filosofo e biblista israeliano Yoram Hazony e pubblicato in Italia da Guerini.

In questo volume, l’autore espone diverse argomentazioni secondo cui il nazionalismo altro non è che il diritto all’autodeterminazione dei popoli in un mondo di nazioni libere, nonché una giusta via di mezzo tra due estremi: da un lato la divisione primitiva in clan e tribù, dove la violenza è molto più presente che in uno stato-nazione, e dall’altro lato l’imperialismo, inteso come un insieme di nazioni assoggettate a un ordine dispotico che può anche dar loro pace e sicurezza, ma ne limita la libertà.

In questo senso, anche il nazismo in realtà era una forma di imperialismo, in quanto la Germania voleva conquistare l’intero continente, così come lo erano il comunismo e la Chiesa Cattolica, che volevano imporre i loro dogmi al mondo intero. E dopo la fine della Guerra Fredda, secondo l’autore, i principali fautori dell’imperialismo sarebbero l’UE e gli Stati Uniti. Una tesi, quella dell’imperialismo UE, che in Italia è stata ripresa di recente anche dallo storico Marco Gervasoni nel suo libro La rivoluzione sovranista. Hazony riesce ad affrontare tutte queste tematiche citando numerosi pensatori liberali e conservatori, e anche quando cerca di smontare le idee con cui è in disaccordo lo fa con toni pacati, senza aggressività.

Uno dei maggiori difetti del libro invece sta nelle posizioni dell’autore riguardo alla religione: infatti egli sostiene che l’identità di una nazione deve affondare le radici nei testi sacri, e non prende in considerazione l’idea di uno stato laico. Eppure, in Italia gli ebrei hanno ottenuto l’emancipazione grazie al Risorgimento e all’Unità nazionale, che però aveva un’impronta laica, in contrasto con lo Stato Pontificio dove gli ebrei erano discriminati.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 Gennaio 2020
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HaTikwa, di Nathan Greppi

Quando si hanno 14 anni raramente si ha il talento e il desiderio per comprendere a fondo la storia e raccontarla con eleganza: eppure questo è il caso di Eleonora Spezzano, bimba prodigio che ha recentemente scritto il romanzo storico Hans Mayer e la bambina ebrea, pubblicato da Bonfirraro Editore e incentrato sulla Shoah.

La storia si svolge a Varsavia, nell’autunno del 1941: Hans Mayer è un giovane ufficiale dell’esercito tedesco, che pur non credendo appieno nell’ideologia nazista non esita a eseguire gli ordini, anche quando si tratta di catturare e mandare a morire degli innocenti. Tutto questo cambia il giorno che incontra Marie, una bambina ebrea di soli 4 anni sfuggita alle SS, che ne hanno deportato tutta la famiglia ad Auschwitz. Spinto dalla compassione, Hans decide di nasconderla in casa sua, rischiando così la propria vita ma cercando di salvare la propria dignità.

La storia è narrata in prima persona dallo stesso Hans, che non nasconde minimamente al lettore le proprie emozioni: il senso di colpa per tutti gli ebrei che ha fatto deportare, la rabbia per una guerra inutile e insensata, l’affetto quasi paterno che inizia gradualmente a provare per la bambina. Infatti lei, se da un lato gli fa rischiare la vita qualora venisse scoperto, dall’altro gli da una ragione per vivere, poiché salvandola egli cerca di espiare le proprie colpe.

Il romanzo riesce a catturare l’attenzione per la forte carica emotiva che racchiude, e spinge il lettore a non fermarsi pur di sapere come va a finire. Una storia triste, che però spinge a non perdere mai la fiducia nel genere umano.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI14 Gennaio 2020
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HaTikwa, di Nathan Greppi 

A differenza dell’Italia, uno dei paesi dove si vendono più fumetti al mondo, Israele non ha una grande industria del fumetto. Ma nonostante ciò, anche lo Stato Ebraico nel corso dei decenni ha saputo produrre artisti di grande talento, soprattutto nel campo della satira. Ed è soprattutto alla satira che in Israele è stato dedicato un intero museo, l’Israeli Cartoon Museum, situato nella città di Holon.

Il museo, fondato nel 2007 grazie a una collaborazione tra il comune di Holon e l’Associazione Vignettisti Israeliani (AKI in ebraico), ospita al suo interno varie mostre su diversi artisti, oltre a ospitare un padiglione che racconta la storia del disegno dalle pitture rupestri ai giorni nostri. Inoltre, vengono organizzati corsi, workshop e visite guidate per bambini e ragazzi. Ogni anno accoglie una media di 20.000 visitatori.

All’inizio di gennaio, ad esempio, sono state organizzate delle mostre sui disegnatori Erez Zadok, che su Instagram conta oltre 110.000 follower, e Danny Kerman, che dagli anni ’80 ai primi anni 2000 ha diretto la rivista satirica Davar Acher e ha illustrato quasi 500 libri per bambini. Inoltre, è stata allestita una mostra di vari vignettisti che commentano l’attualità politica israeliana più recente, come le continue nuove elezioni e le indagini dei magistrati su Netanyahu.

Il museo ha anche creato il Golden Pencil Award, un premio annuale alla carriera per quei vignettisti che hanno lasciato il segno nella memoria collettiva e che sono di ispirazione per le future generazioni di disegnatori israeliani. Su un muro del museo compaiono le foto di tutti i vincitori del premio, di cui l’ultimo nel 2019 è stato il già citato Danny Kerman.

L’unico difetto del museo è che quasi tutto è scritto in ebraico, e ci sono pochissime informazioni in inglese per i turisti stranieri. Ma anche tenendo conto di ciò, rimane comunque un luogo che chiunque coltivi una passione per i fumetti e il disegno potrà apprezzare.



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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