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Israeli Police officers wearing protective clothing, as a preventive measure against the coronavirus arrive to arrest a man who tested positive for coronavirus and escaped his quarantine, in the ultra orthodox Jewish neighborhood of Meah Shearim on April 6, 2020. Photo by Yonatan Sindel/Flash90

Consiglio UGEIUGEI1 Settembre 2012
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Capitale del Belgio e delle austere istituzioni europee. Patatine fritte, birra e cioccolata gli orgogli nazionali. Una minuscola statua, il Manneken Pis, il monumento simbolo della città. Insomma, non si può certo dire che Bruxelles sia un posto di cui ci si innamori a prima vista. Non troverete le atmosfere romantiche parigine o i ritmi underground di Londra, ciò nonostante gli spiriti più coraggiosi sapranno ignorare il tempaccio (la consultazione del meteo è vivamente sconsigliata) e il brusio dei luoghi comuni, per conoscere una città che dentro di sé ne contiene molte altre.

D’altronde adottare un basso profilo e moderare le aspettative è il metodo infallibile per lasciarsi meravigliare da questa città. Sorprese riservate solo a chi la città decide di viverla, sia ben chiaro, accettandone i ritmi un po’ distanti da quelli del nostro bel paese. Armatevi dunque di santa pazienza e lasciatevi cullare dalla calma belga! In fondo se una romana DOC ha cominciato ad usare la bicicletta in città dopo anni di maniacale amore per il proprio scooter, chiunque altro può farcela.

Ed è così che ci si ritrova a gustare un’ insospettata cultura musicale, fatta di gruppi emergenti e maratone di musica jazz in giro per i quartieri della città, il tutto accompagnato dalla famosa birra belga, di cui bisogna riconoscere la qualità e il prezzo a buon mercato.

Passeggiando per la piazza Saint Boniface ci si può imbattere in una graziosa bottega di abiti fai da te, dov’ è possibile noleggiare una postazione fornita di stoffe e macchina da cucire vecchio stile, per creare il proprio pezzo esclusivo ed inimitabile. Occhio all’agenda e non vi sfuggirà la possibilità di visitare le serre reali di Laeken, un giardino magnifico e surreale aperto ai visitatori solo pochi giorni l’anno. Se è arrivato il momento per un po’ di relax, un salto nella libreria francofona Filigranes è d’obbligo e alla lettura, potrete unire anche un caffè ed una fetta di torta.

Alla vita belga si alterna un via vai di studenti Erasmus, stagisti, giovani laureati e talentuosi professionisti che approdano qui ogni anno richiamati dal mercato del lavoro europeo. Le frustrazioni legate alla penosa ricerca di un lavoro nel proprio Paese di origine si dimenticano in fretta nell’energico tran-tran degli expat (così ci chiamano!).

L’aperitivo a Place du Luxembourg ai piedi del Parlamento Europeo il giovedì sera è un must al quale è difficile sottrarsi, così come lo spritz il mercoledì sera nel quartiere di Chatelain un richiamo irresistibile. Sono migliaia i giovani stranieri che affollano la città, entusiasti della loro esperienza internazionale ma pur sempre con un pizzico di nostalgia di casa.

Sarà forse questa nostalgia che ha fatto di Bruxelles una città-fiera di culture, religioni e tradizioni locali da tutto il mondo.

La vita ebraica non è da meno. Quando il venerdì sera la voglia di shabbat in famiglia ci getta un po’ nello sconforto basta scegliere tra le molteplici opportunità. Bruxelles perderebbe la sua allure se non vi fossero rappresentate anche tutte le sfumature di ebraismo. Ortodossi, chabad, reformer, laici, il mercato non potrebbe essere più vasto. Basta sapersi guardare intorno e sembrerà di sentirsi a un passo da casa.

 Melissa Sonnino


Consiglio UGEIUGEI1 Agosto 2012
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“Barcelona es poderosa”: con questo ritornello Woody Allen dedicava il suo film Vicky Cristina Barcelona alla capitale catalana, in una commedia romantica cui la bellezza della città faceva da sfondo. Senza dubbio la città presenta numerose attrattive: tra le prime al mondo come numero di visitatori all’anno, Barcellona combina alle bellezze artistiche il dinamismo di una grande città europea con una consistente presenza internazionale. La città offre numerose opportunità sia in termini di studio che di svago: per chi come me viene da una città industriale, poi, l’aggiunta del mare e la possibilità di raggiungere in tempi ragionevoli qualsiasi posto (ottimo il servizio di bike sharing Bicing) rende la città unica nel suo insieme. Dal punto di vista puramente accademico sono numerose le Università di primissimo livello, soprattutto per quanto riguarda la ricerca biomedica, quella economica e l’architettura: Il tutto in un ambiente sufficientemente creativo e allo stesso tempo orientato all’eccellenza scientifica.

La scelta di dove abitare a Barcellona dipende molto da dove si ha in mente di svolgere la propria attività, sia di studio che di lavoro: è comunque abbastanza facile trovare sistemazione con altri studenti, le università dispongono di residenze proprie, e il costo della vita non è proibitivo, anche se bisogna stare attenti a non cadere nelle classiche trappole per turisti.

Barcellona è un originale misto fra tradizione e modernità, sia in generale che nello specifico della tradizione ebraica. Capita spesso di passeggiare di sera nelle viuzze del Barrio gotico e incappare nei resti di un antico mikveh del Call, l’antico quartiere ebraico, riflettendo sui fasti di un’epoca lontana in cui la presenza ebraica era tanto importante da chiamare l’unico promontorio della città Montjuic, in ricordo dell’antico cimitero ebraico che vi sorgeva. Si tratta di un retaggio ebraico che la città ha iniziato a riscoprire negli ultimi anni, grazie al lavoro delle Comunità ebraiche e di molte associazioni simpatizzanti che hanno sensibilizzato le istituzioni cittadine in questo senso. Al di là degli eventi di carattere religioso, infatti (una sinagoga ortodossa che funziona a pieno ritmo dove si trovano molteplici minyanim per Shabbat e i moadim), vi sono molte iniziative di carattere culturale, come ad esempio il festival di cinema ebraico che si svolge ogni anno in collaborazione con l’Institut Francès. Unico neo sembra essere la scarsità di attività giovanili di aggregazione, che soffrono dell’esiguità dei numeri della Comunità, degli effetti della crisi economica che ha allontanato molti giovani ebrei da Barcellona e della frammentazione tra diverse comunità (ortodossa, lubavitch e reform), frammentazione che porta ad avere molta cultura ebraica ma relativamente poca vita ebraica.

Il tema dell’identità catalana merita a mio avviso una riflessione speciale, soprattutto se lo si compara a quello dell’identità ebraica. Nelle scuole di Barcellona così come in tutta la Catalogna vi è una continua opera di rafforzamento delle radici della cultura e della lingua catalana, senza che questo però precluda all’apertura verso l’esterno. In questo senso Barcellona sembra poter dare un esempio per noi giovani ebrei italiani verso un equilibrio tra tradizione e modernità dove il primo aspetto viene approfondito senza che ciò vada a scapito del secondo.

 Michele Rimini



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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