israele

Consiglio UGEIConsiglio UGEI3 Gennaio 2019
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“Mettetevi in gioco e rischiate di più: il tempo dell’adagio è finito”. Così Aron Di Castro ha affermato ieri in occasione dell’evento “Dalla Silicon Wadi alla Silicon Valley” promosso dall’Unione Giovani Ebrei d’Italia e Delet Assessorato alle Politiche Giovanili CER, nella splendida cornice dell’Office Jam – Coworking in Via Salento, 63.

L’incontro ha visto la presenza di 40 tra ragazze e ragazzi interessati e rapiti dall’esperienza di Aron Di Castro. Aron, 39enne nato a Roma, una militanza nel movimento giovanile Bnei Akiva, a 19 anni,  da fervente sionista, decide di fare il grande passo: l’Alya. E’ una scelta difficile, sofferta, ma che nel tempo si rivela vincente. Inizia il percorso accademico alla Bar-Ilan University, dove consegue la triennale in Communication & Political Sciences. Terminata l’università, nel 2004 comincia a lavorare all’Unilever con l’incarico di Program Manager. Nel 2008 il salto di qualità: alla ricerca di nuovi stimoli, Aron inizia a inviare CV alle aziende più disparate, tra queste anche la Google, che aveva da poco aperto la sede in Israele. Iniziano i colloqui, Aron viene convocato più volte dal colosso di Internet, solamente a seguito del quinto incontro verrà assunto e nominato Account Manager. Quelli sono gli anni del boom alla Google, si espande il mercato dell’advertising e della raccolta dati, Aron vive in prima persona la rivoluzione digitale. Dopo 9 anni di soddisfazioni, nell’aprile del 2017 arriva la proposta, quella irresistibile: contratto come Director Global Business Development & Partnerships alla Waze, in California. Inizia così l’American Dream di Aron.

Incalzato dal pubblico, Aron ha risposto ad alcune domande poste dai giovani presenti. In merito alle differenze tra mercato israeliano e americano e sul legame tra Silicon Valley e Israele ha detto “ Il lavoro in Israele è molto diverso rispetto agli Stati Uniti: in Israele è più dura, il ritmo di lavoro è intensivo. In America, nelle grandi aziende, alle 17:00/18:00 termina la giornata lavorativa. Si lavora di meno, ma non per questo si è meno produttivi. Nella Silicon Valley oggi ci sono circa 70mila israeliani. Ovunque ti giri si parla in ebraico. E’ una comunità compatta, sentita e fortemente integrata nella società americana”.

Durante l’incontro è stato presentato il progetto “Skilled Program”, un programma di formazione intensiva di due settimane, incentrato sull’Online Marketing, completamente gratuito, in collaborazione con gli uffici della Google, Aleph, IDC, Gvahim e altre organizzazioni israeliane. Molti considerano Israele la “Start Up Nation“, ma pochi arrivano in Israele con una conoscenza approfondita. L’obiettivo è dotare i ragazzi di conoscenze e competenze specifiche, così da avviarli in una carriera di successo nel settore del marketing online in Israele. Il programma è costruito su 3 pilastri: comprendere l’innovazione online e l’ecosistema di business in Israele; acquisire competenze pratiche di marketing digitale; testare l’apprendimento praticando le abilità appena acquisite. Sono solo 25 i posti a disposizione. Per l’Application è sufficiente consultare il sito www.skilledprogram.org

 

“E’ iniziato col turbo il 2019 per l’Unione Giovani Ebrei d’Italia. Come primo evento dell’anno non potevamo chiedere di meglio. Siamo onorati e grati ad Aron Di Castro per la sua generosa disponibilità e collaborazione. Siamo convinti che l’incontro di oggi sia stato d’ispirazione per molti dei nostri ragazzi. E’ per questo che investiremo ancora di più nella formazione“. Ha cosi commentato il Vice Presidente, Ruben Spizzichino che ha poi aggiunto – “Colgo l’occasione per ringraziare Ruggero Raccah, che ha reso possibile questo evento e Federico Raccah per gli spazi di Office Jam. Avanti così.“

 


Consiglio UGEIConsiglio UGEI8 Agosto 2018
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Ultima sera. Pub: divertirsi non è mai stato un problema per il gruppo Taglit 2018.
Fra balli, risate e canzoni cantate a squarciagola, anche questa notte è passata…

Abbiamo parlato a lungo delle famose Start-Up israeliane, con l’ambasciatore italiano per esempio, e oggi abbiamo avuto la fortuna di incontrare un ragazzo che, insieme al suo migliore amico, ha fondato un nuovo tipo di social network, che non si basa sulle connessioni wireless ma sulle relazione vere e personali. La loro Start-Up è BKind, il suo funzionamento è semplice, bisogna registrare la loro carta, normale carta plastificata grande come una di credito. Il passaggio avviene quando una qualunque persona compie una buona azione nei tuoi confronti per il solo piacere di aiutare, senza secondi fini, a quel punto riceve la carta per donarla a sua volta quando vorrà. (Vi invitiamo a controllare il loro sito e a informarmi su questa bella iniziativa, BKind.com)

È giunto il momento nel quale i pensieri razionali e le conoscenze da noi apprese lasciano spazio ai sentimenti che sempre sopraggiungo alla fine di un’esperienza così intensa. Può sembrare banale, possono sembrare parole senza significato, ma credetemi, il gruppo che si è venuto a formare è davvero una grande famiglia. Sono passati 10 giorni ed è difficile racchiudere tutti i pensieri in un breve articolo, figurarsi in una sola parola, ma una cosa è certa: certi legami non si possono spezzare una volta tornati da questo viaggio. È un filo che unisce tutti quanti.

Saliamo nuovamente sul pullman, è proprio questo il luogo cardine del viaggio,  un posto fisso in cui ci sentiamo liberi, ma che allo stesso tempo ci porta in giro per Israele. Fra una canzone e l’altra si iniziano a vedere le prime facce tristi, i primi pianti e anche i primi abbracci che promettono di essere solo un arrivederci. Magari non ci vedremo per lunghi periodi, ma sicuramente ci sarà un momento in cui ci riuniremo per ricordare e gioire insieme una volta di più.

Non esiste una chiusura degna per concludere a parole questa esperienza, ma quello che si può fare è invitare tutte le persone che leggeranno questo articolo a partecipare al Taglit e se non possono, di proporre questo viaggio ai propri figli, nipoti e conoscenti che hanno un minimo legame con Israele e l’ebraismo.

Un ultimo ma doveroso pensiero va ai nostri super madrichim, Alessia e Yehonatan, e alla fantastica Naama che ci ha presi per mano e guidati dentro le storie e i racconti di questo meraviglioso paese. Grazie davvero di cuore!

L’anno prossimo a Gerusalemme!

Simone Israel


Consiglio UGEIConsiglio UGEI7 Agosto 2018
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Questa mattina, ultimo giorno con Taglit, abbiamo iniziato con la visita a uno dei musei storici più importanti d’Israele: Yad Vashem, il museo della memoria. Nonostante il museo al suo esterno si presenti come una struttura grigia e fredda, al suo interno rivela un doloroso intreccio di storie, di vite, di anime che non hanno avuto la possibilità di far ritorno dalle proprie famiglie. Uomini, donne e bambini senza colpa e patria trovano finalmente “casa”, in questo museo dedicato al loro ricordo, e stanziato nella capitale religiosa, che un tempo era stato solo un utopico desiderio. Il tour del museo è iniziato affrontando in generale la questione storica legata al periodo delle persecuzioni in seguito alla promulgazione delle legge razziste. Si è poi sviluppato con l’esplorazione della storia dei ghetti più conosciuti d’Europa colpiti dal nazismo. Infine, abbiamo intrapreso un percorso in un ambiente dedicato alla memoria dei bambini vittime della Shoà: al buio, guidati da una sola voce di sottofondo e accompagnati da un gioco di luci, abbiamo ascoltato ad uno ad uno i loro nomi.

Dopo la visita al museo il programma della giornata prevedeva che andassimo al mercato di Ben Yehuda, ovvero il mercato più caratteristico di Gerusalemme. I suoi colori, la sua gente e i suoi ritmi emergono immediatamente e ognuno di noi si è subito sentito catapultato in questa magia. I richiami dei proprietari di ogni banco rappresentano senza dubbio il fascino esotico di questo posto.

Dopo pranzo ci siamo diretti alla sinagoga italiana, piccola gemma al centro di Gerusalemme dove abbiamo avuto la possibilità di confrontare la realtà religiosa e artistica israeliana con quella italiana. In questo piccolo museo è in mostra il parochet, il più antico drappo della Torah esistente che risale al 1572 insieme ad altri oggetti storici come hannukkiot, ketubot, corone della Torah. Questa sinagoga rappresenta la necessità degli ebrei italiani di ritornare alla terra d’origine, integrandosi al popolo di Israele senza abbandonare totalmente le proprie tradizioni.

Per concludere questa giornata e questo splendido viaggio alla scoperta di Israele e di noi stessi, ci siamo riuniti per svolgere l’ultima attività organizzata dai nostri madrichim, un barbecue intorno al fuoco con la nostra nuova famiglia.

Alexandra Halfon, Larissa Giordano, Simone Attias


Consiglio UGEIConsiglio UGEI6 Agosto 2018
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Ore 11: la melodia di Yerushalaim shel zaav ci accompagna all’interno di Gerusalemme. La prima tappa è sul monte haTzofim, il caldo batteva sui nostri cuori scalpitanti di conoscere Yerushalaim: dopo la vista panoramica della città accompagnata da un kiddush in onore delle cose nuove, il pullman ci accompagna all’entrata della città vecchia per visitare la Torre di David, nonostante il caldo torrido. Dopo un tratto sulle mura battute dal sole arriviamo finalmente alla piazza principale del quartiere ebraico, dove abbiamo tempo per una breve pausa pranzo e un po’ di shopping.

Dopo mangiato ci dirigiamo verso la meta principale: il Muro occidentale, dove fra fotografie e preghiere ci rendiamo conto di essere in uno dei luoghi più importanti per la nostra religione. Dopo la visita al Kotel, l’autobus ci accompagna al cimitero sul monte Herzl, dove sono seppelliti gli uomini più importanti della storia ebraica e israeliana, come lo stesso Herzl, Golda Meir e Itzchak Rabin, oltre ai soldati, che hanno tra l’altro la stessa tipologia di tomba indifferentemente dal grado, che ogni giorno si battono per la libertà dello stato di Israele. A nostra opinione sono stati molto toccanti i momenti in cui abbiamo cantato l’inno israeliano davanti alla tomba del primo vero visionario dello stato ebraico e il momento in cui abbiamo cantato una canzone israeliana che parla della guerra e dei soldati che ogni giorno lasciano la famiglia per proteggere le nostre case senza esser sicuri di fare ritorno.

Amos Di Segni, Gavriel Sonnino, Sarah Tayeb


Consiglio UGEIConsiglio UGEI5 Agosto 2018
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Due giornate, tre immagini.

Ore 2:30: i ragazzi del Taglit 2018 si svegliano tra risate e flash delle torce proiettate in tutte le direzioni. Dopo aver dormito in una tendona, ospitati dai beduini, ci si prepara per vedere sorgere il sole sul deserto, sul monte di Masada. Arrivati ai piedi del monte, si segue la fila di persone che si dirigono verso la cima come se fosse un pellegrinaggio. Da una parte, il pellegrinaggio dei turisti; dall’altra, quella di soldati e ebrei ortodossi. È il canto di questi ultimi a scandire il propagarsi della luce nell’altipiano:

Certo non è la guerra
a giustificare la solitudine
del pescatore
nell’isola del suo mare.
Certo non è la guerra
a colmare l’orizzonte
dell’ebreo
sui picchi del deserto.
Ma è lo stesso mare
quello del sangue versato
per dimenticare che il proprio passato sia altro da quello
degli altri uomini.

Ore 10:00: gli occhi ancora pieni di quel mare di sangue, il corpo provato dalla discesa da Masada, si arriva a un altro mare per trovare un po’ di riposo, il Mar Morto:

Cosa è successo al mare
sepolto dalla terra che evoca,
intrappolato nell’aberrazione di un corpo
senza natura né scrupoli?
Perché non mi domando la stessa cosa
a proposito della Terra Promessa
che giace nel tempo perduto
di chi non sa cosa può salvarlo?
Perché nel Mar Morto
non posso essere un angelo
se non mi resta altro che l’eternità
da vivere prima di morire
su qualche catasto?
Perché il buio pneumatico
che della luce esclude anche il guado
non può esprimere la mia stessa luce?
Le mie radici sono la pietra sorda
che antecede la storia.
Lo spazio che solo Dio
può vedere.

Ore 19:00: le ragazze si mettono in fila per l’accensione delle candele, che apre lo Shabbat e con esso il riposo dopo una settimana ricca di incontri, esperienze, insegnamenti. I riti sono molteplici, ma uno li riassume ed esplica: Naama, la guida del gruppo, e suo marito impongono le mani sui loro figli per benedirli prima del Kiddush. Così si è trasmesso un credo vecchio di migliaia di anni e così continuerà a vivere, a condurre in questa terra migliaia di persone, gocce di un immenso mare di cui i ragazzi del Taglit sono parte. La Shabbat continua con le sue preghiere e ristora i corpi e le menti per cominciare una nuova settimana.

Alberto Corigliano, Charlotte Levy, Marta Angelillis
Poesie di Alberto Corigliano



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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