gay pride

Consiglio UGEIConsiglio UGEI6 luglio 2017
gaypride.jpg

5min164

A conclusione delle settimane segnate da Gay Pride in tutto il mondo, da Tel Aviv a New York, da Milano a Torino, pubblichiamo le impressioni di Clara D’ottavi, Marta Spizzichino e Giulio Piperno, che hanno preso parte al Gay Pride che si è tenuto a Roma.

Clara D’ottavi – Le persone oggi si rendono conto che essere apertamente omofobe è vergognoso e di denigrazioni dirette senza (seppur falsa) diplomazia se ne sentono poche (generalmente). Il volto che prende oggi l’omofobia è più insidioso e subdolo, si nasconde dietro opinioni apparentemente scherzose e innocenti.  Le persone si reputano altresì buone nel “tollerare” le diversità invece di accoglierle come sfumature del normale. Il giorno in cui tutti capiremo che non c’è nulla da tollerare sarà il giorno in cui potremmo davvero dire “RIP omofobia” (come leggeva uno slogan al Pride). Ai commenti “tolleranti” in stile “a me stanno pure simpatici ma quelli esagerati non mi piacciono, perché ostentare?” Il Pride risponde in tutta la sua gloria, esagerato e sfarzoso per poter gridare:  “Noi esistiamo eccome, provate ancora a negarlo!”.

Marta Spizzichino – Il Gay Pride è tanto in tutti i sensi: vi è tanta musica, tanti colori e tante persone, e ben venga che sia così. E’ tanta la strada che si fa per arrivare a Piazza Venezia partendo da Piazza della Repubblica a Roma; e tanta è stata la strada percorsa da coloro che per i diritti hanno lottato. Se di esagerazione e irriverenza vogliamo parlare facciamolo pure, non a tutti piacciono travestimenti e paillette, me compresa. Ciò nonostante difenderei chi li indossa: in loro vorrei vedere molto di me in quanto a coraggio e impertinenza. Forse li difenderei anche se non vi trovassi nulla di tutto ciò, mi piacerebbe pensare che sia stata l’umanità a parlare, perché alla fine non è vero che non ha più nulla da dire.

Giulio Piperno – Ogni volta che vado al Gay Pride mi chiedo se quella a cui sto assistendo sia una manifestazione politica o un inno alla vita. La risposta è che probabilmente è entrambe le cose. Quell’euforia, quell’entusiasmo verso l’amore, quel sentirsi liberi di essere ciò che si vuole essere che si respira per la strada. Ricorda un po’ il carnevale, con le maschere i balli e la musica; ma non bisogna venir tratti in inganno da questa analogia. Il carnevale è sempre stato il giorno del caos, di inversione delle regole, di follia. Quello che si reclama invece non è folle, e vorrebbe essere “la regola”. Ho visto gente tenersi la mano anche se normalmente la mano non se la tiene, ho visto gente mostrare sorrisi e una voglia di esistere troppo spesso nascosta. Non deve essere un semplice scherzo, un giorno di festa diluito in un anno di indifferenza. Molto si è ottenuto nel nostro paese negli ultimi anni, a livello legale e a livello morale, ma ancora si sente parlare dei diritti degli omosessuali come “concessioni”. Una differenza che può sembrare un’inezia di forma, ma nasconde in realtà una profonda divergenza concettuale. Immedesimarsi non è facile. Quanti di fronte a dilemmi quali l’adozione si chiedono che cosa voglia dire non poter avere un bambino con la persona amata? Quanti si chiedono come sarebbe la loro vita senza la possibilità di mettere su una famiglia? Troppo spesso si ha una prospettiva di superficie, congelata nella propria chiusura cognitiva. Le lotte di ieri hanno liberato la donna da secoli di subordinazione, e molte possono fare le lotte di oggi. L’importante è tenere a mente l’idea che c’è dietro: un umano bisogno di uguaglianza.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI15 maggio 2016
mdk2-500x375.jpg

6min192

mdk2L’esistenza dell’omosessualità e di coppie omosessuali non è un’ipotesi in attesa di dimostrazione. E’ un fatto, una realtà ormai solida che come tale meriterebbe non solo una maggiore tutela legislativa, ma anche crescente attenzione da parte di un ebraismo italiano che solo di recente e non senza difficoltà e timori ha cominciato a discuterne. Eppure siamo abituati a pensare che la centralità che l’ebraismo dà alla persona, al soggetto morale consapevole e capace di scegliere responsabilmente, vada di pari passo con la difesa dei diritti di coloro che ne sono privati.

Anche per partecipare al dibattito dall’interno, il primo luglio scorso si è costituito a Roma Magen David Keshet Italia (MDKI), una organizzazione indipendente che unisce ebrei Lgbt, per lo più iscritti alla comunità ebraica della capitale. Il gruppo vuole promuovere e sostenere le rivendicazioni della comunità Lgbt sia in generale sia in ambito precipuamente ebraico; si propone, al contempo, di organizzare attività sociali e conviviali legate alla cultura e alla tradizione ebraica e di offrire un supporto agli ebrei italiani Lgbt, in piena coerenza con il principio di tikkun haolam.

mdkiLa nascita ufficiale del gruppo è stata preceduta da una serie di attività, tra cui la partecipazione al Gay Pride di Roma il 13 giugno. Complice il successo riscosso in quella occasione, nell’arco di poche settimane è stato creato ufficialmente il gruppo, che ha già ricevuto l’affiliazione come associazione con diritto di voto al World Congress of Lgbt Jews (Keshet Ga’avah), il network che collega le più importanti realtà Lgbt attive in Europa, Nord e Sud America e Israele, e che si traduce in una piattaforma globale per informazioni, scambi e mutuo sostegno all’interno del mondo ebraico Lgbt. MDKI è la prima associazione italiana che entra a far parte di questa rete. “Come obiettivo principale – afferma Marco Fiammelli, tra i fondatori del gruppo e fresco di nomina a coordinatore responsabile delle associazioni Lgbt europee e israeliane al Keshet Ga’avah che si è tenuto il mese scorso a Washington – ci prefiggiamo quello di promuovere nella società ebraica, e non solo, la piena uguaglianza delle persone Lgbt e delle famiglie formate da persone dello stesso sesso, di aggregare gli ebrei e le ebree omosessuali che si sentono discriminati dalle loro comunità di appartenenza perché vogliono vivere in piena libertà la loro vita, senza dover rinunciare a nessuna delle due componenti della propria personalità”.

Negli Stati Uniti le associazioni sorelle di MDKI, alcune nate oltre trent’anni or sono, vengono spesso sostenute dalle comunità ebraiche riformate. In Italia, invece, il gruppo non ha finora legami né con la comunità ortodossa né con le piccole realtà riformate presenti in alcuni dei centri principali, e organizza dunque in piena autonomia le proprie attività. “Vogliamo recuperare in fretta questo ritardo – spiega ancora Fiammelli – aiutando i giovani nel processo di emancipazione personale e facendo capire loro che si può essere buoni ebrei e continuare a vivere con gioia la propria omosessualità”.

mdkiiObiettivo di MDKI, in ogni caso, non è soltanto la rivendicazione dell’identità ebraica di persone Lgbt e la costruzione di una rete di scambio e solidarietà interna; è anche la possibilità di vivere, cioè praticare, una vita ebraica. Per questo il gruppo ha organizzato un seder di Rosh HaShana, a Roma, che ha visto la partecipazione di 40 persone, e uno di Pesach, feste per Sukkot, Hanukka, Purim e un importante convegno in Senato in occasione della Giornata della Memoria, “Le ragioni del silenzio: il triangolo rosa e la Shoah”, replicato al centro ebraico “Il Pitigliani” il 14 aprile (ne rende conto nel dettaglio l’articolo sottostante di Giulio Piperno). Un successo, considerando che l’associazione sta muovendo i primi passi e che finora non ha goduto di visibilità alcuna sui mezzi di informazione ebraici italiani. Sono numeri che testimoniano un’esigenza che c’è e tenderà verosimilmente a crescere, e a cui MDKI cerca di dare risposta, tra le altre cose, anche con una pagina facebook, Magen David Keshet Italia – LGBT Jews Group, continuamente aggiornata con attività e discussioni su ebraismo e omosessualità. “E – assicura Fiammelli – non siamo che all’inizio”.

Per essere aggiornati sulle attività del gruppo è possibile consultare la pagina facebook, oppure scrivere a magen.david.keshet@gmail.com

Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l'organo dell'Ugei. Vive e lavora a Torino
Giorgio Berruto, responsabile di Hatikwà, l’organo dell’Ugei. Vive e lavora a Torino


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


Contattaci