filippo tedeschi

Consiglio UGEIConsiglio UGEI6 giugno 2017
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Nell’ambito dei cicli di incontri “Insieme”  promosso a Torino dalla comunità ebraica, dall’Anpi e da altre sigle del mondo cristiano e musulmano, siamo stati chiamati come Ugei a portare un apporto dal punto di vista giovanile al tema della prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo. Ci è stato chiesto di analizzare due disegni di legge tuttora in fase di discussione in Parlamento. Il primo in materia di prevenzione del radicalismo, il secondo riguardante la libertà religiosa e di pensiero in Italia al di fuori delle tradizionali Intese con lo Stato. Per l’Ugei ha partecipato Filippo Tedeschi, di seguito il suo intervento.

Il problema è la partecipazione

Importante è risultato ai fini del nostro discorso il contributo di chi è intervenuto proprio prima di me, l’imam Sassi, e del giovane Ussuma. Due gli elementi che mi preme sottolineare: in primis il senso di emarginazione, il quale sarebbe, in una certa misura, anche causa della radicalizzazione di alcuni elementi all’interno del mondo islamico in Europa ed in Italia. In secondo luogo, un dato che mi sembra fondamentale: solo il 15% dei musulmani in Italia frequenta i centri islamici e le moschee, luoghi dove sempre più emerge il desiderio di integrarsi con il resto della società italiana mediante la visibilità, lo scambio di culture e la conoscenza reciproca.

Alla luce di queste considerazioni mi risulta difficile accogliere con favore i due disegni di legge, almeno così come ora vengono presentati. Evidente risulta infatti l’inopportunità di intitolare la proposta 3558 con “Misure per la prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo jihadista”. Il termine jihadista è evidentemente superfluo ai fini della legge, la quale raggiungerebbe i suoi scopi ugualmente e, anzi, amplierebbe la sua efficacia anche ad altri ambiti dell’estremismo contemporaneo, declinati in altre matrici. Il termine, però, non risulta solo superfluo, ma anche dannoso: va infatti ad incidere pesantemente sul primo dei due punti, l’emarginazione, da cui siamo partiti. Pur riconoscendo che quella islamica sia la forma di terrorismo che in questo momento più minaccia la nostra sicurezza, il non voler mantenere un concetto e una dicitura più generali aumenta proprio il senso di emarginazione della popolazione islamica tutta ed in particolare di quegli elementi che oggi risultano più pericolosi.

E mi chiedo poi se anche il secondo disegno di legge di cui ci occupiamo, quello in materia di libertà di coscienza e di religione, sia la risposta adeguata ai nostri due punti di partenza. E anche qui non possiamo dirci soddisfatti. Potrebbe sembrare un testo molto illuminato, o forse illuminista, perché prevede un dialogo a due Stato/cittadino, e concede a ogni cittadino quei diritti che le Intese con lo Stato, previste dalla Costituzione, concedono, ad esempio, agli ebrei. Ma è facile rendersi conto che si tratta invece di un testo succedaneo alla logica delle Intese, intese sempre più difficili tra Stato e mondo musulmano. Difficili sia per la impossibilità dello Stato di trovare un interlocutore unico e abbastanza rappresentativo dell’islam italiano, sia per la difficoltà delle varie associazioni islamiche che in questi anni si sono interfacciate con lo Stato di unirsi in un’unica voce, che comunque non sarebbe ancora rappresentativa di una quota adeguata di chi si propone di rappresentare.

È a questo punto del nostro ragionamento che noi, ebrei italiani, possiamo portare il nostro personale contributo al dibattito che stiamo affrontando ricordando il dibattito e i presupposti teorici che hanno portato alle nostre intese. Ad oggi, qualsiasi ebreo italiano, indipendentemente dal peso che egli soggettivamente dà alla propria fede, ha diritto ad astenersi dalle prestazioni lavorative nel giorno di shabbat, ha il diritto a vedersi spostati i concorsi pubblici quando questi prendano luogo nei giorni delle festività ebraiche, può mangiare kasher negli ospedali e nei centri di detenzione, ha diritto di essere seppellito secondo il rito ebraico e varie altre cose ancora. Questi diritti però, li vede riconosciuti non in quanto si definisca soggettivamente ebreo, ma in quanto egli oggettivamente lo sia e si debba quindi riconoscere giuridicamente che, in limitate materie, potrebbe trovarsi di fronte a un conflitto di doveri cui le Intese pongono rimedio. Ma al di là delle sottigliezze giuridiche, risulta quindi evidente l’interesse per ogni ebreo (oltre che forse l’obbligo in senso ebraico) di essere iscritto ad una Comunità ebraica, se non altro perché questa possa certificare verso terzi il suo status di ebreo. A titolo di puro paradosso si pensi se domani i sindacati, per mobilitare un’innovativa modalità di protesta, invitassero tutti i propri iscritti a dichiararsi ebrei per potersi astenere dal lavoro il giorno di sabato.

E dunque vogliamo concluderne che la logica delle intese produce un interesse oggettivo di ogni musulmano a far parte di organizzazioni, centri, moschee, comunità, dove l’islam è oggetto di insegnamento e dibattito, anche critico. Mentre la logica del diritto individuale di ciascuno può portare chi è già isolato a rinchiudersi ancor più in un suo islam privato, pericolosamente chiuso tra la sua stanza e i suoi libri, o forse il solo schermo del suo computer. Anzi, il voler concedere questi diritti senza la necessità o almeno lo stimolo dell’iscrizione a una comunità, rischia di rallentare gli sforzi fatti da quelle associazioni che in questi anni si sono più sforzate nel portare in porto le intese, che a questo punto, svuotate di quelli che sarebbero i loro contenuti principali, non varrebbero la pena di essere portate a termine.

La soluzione che più ci pare convincente sarebbe quindi quella di proseguire con il cammino delle intese con quelle associazioni che già sono presenti al tavolo, lavorare perché queste riescano ad unirsi in un interlocutore unico e rendere i diritti derivanti da quelle intese esclusivi, o almeno più facili da ottenere, per gli iscritti a quelle comunità. Tale iscrizione pone in essere un legame che, anche se fosse inizialmente solo formale dovrebbe poi comunque portare ad un significativo aumento di quel 15% dai cui siamo partiti. Più musulmani italiani si sentiranno coinvolti nelle proprie comunità, più il lavoro di integrazione dei propri iscritti da parte delle comunità stesse risulterà efficace. Ruolo fondamentale in questo processo sarebbe quello delle guide religiose, al quale deve spettare il delicato compito di fornire ai propri fedeli una visione dei testi sacri che si discosti il più possibile da ogni forma di radicalizzazione e fondamentalismo violento.

Filippo Tedeschi – Vice Presidente Unione Giovani Ebrei d’Italia


Consiglio UGEIConsiglio UGEI5 maggio 2017
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Comunicato stampa UGEI, pubblicato da AgenPress.it:

Dialogo interreligioso giovani ebrei, musulmani, cristiani. Minniti: giovani, pionieri di nuova umanità

“Il futuro non sia prigioniero del passato. Giovani ebrei, musulmani e cristiani, pionieri di una nuova umanità”. Lo ha dichiarato oggi il Ministro degli Interni, Marco Minniti nell’incontro al Viminale con la delegazione ebraica UGEI – Unione Giovani Ebrei d’Italia, i giovani del CII – Confederazione Islamica Italiana e la rappresenta Giovanile di Sant’Egidio.

”Quello di oggi è un incontro importante. Giovani ebrei, musulmani e cristiani insieme, per ribadire il ruolo fondamentale del dialogo e promuovere i valori di pace e tolleranza, condivisi dalle tre religioni monoteiste. Con l’auspicio che il messaggio partito oggi dal Viminale, possa raggiungere il resto del mondo. ” Così ha affermato Ruben Spizzichino, Vice Presidente UGEI.

Ecco la cronaca di AgenPress.it:

Roma. Giovani ebrei e musulmani insieme per un percorso di conoscenza e dialogo

Agenpress – Il segretario generale della Confederazione Islamica Italiana, AbdAllah Massimo Cozzolino, ha affermato che “La Confederazione Islamica Italiana,  in linea con la propria Carta dei Valori e con gli impegni di responsabilità assunti con la firma del Patto nazionale per un Islam Italiano,  è impegnata in un’attività che coniughi in modo inscindibile i principi di italianità e di islamicità, per il bene del Paese e per l’armonizzazione della comunità musulmana con le altre molteplici componenti della società italiana”.

“I giovani musulmani della  Confederazione Islamica Italiana, – ha aggiunto AbdAllah Massimo Cozzolino-  che vivono e sentono di appartenere a questo meraviglioso e accogliente Paese,  devono impegnarsi, nella vita quotidiana, per fare prevalere, con il proprio studio e lavoro, le proprie parole e le proprie azioni, le ragioni dell’unità nella diversità, del rispetto reciproco, del perseguimento del bene comune.
In un mondo lacerato da lotte e discordie, il dialogo sereno e collaborativo sono la strada maestra per giungere insieme ad una piena sinergia di intenti e di azioni”.
“I giovani musulmani incontreranno a Roma i giovani ebrei e cristiani  per poter insieme condividere un percorso di conoscenza e di dialogo, nel nome delle nostre comune radici di amore e di misericordia, all’insegna di un impegno coerente affinché nessuno creda che la sopraffazione e la violenza possano in qualche modo essere giustificati dalle diverse fedi come compensazione dei torti subiti nella storia.”

“Siamo felici di accogliere l’invito a discutere con i giovani della Confederazione Islamica Italiana nell’ambito del loro raduno nazionale – afferma il Vice Presidente dell’Unione Giovani Ebrei d’Italia, Filippo Tedeschi – l’incontro col Ministro Minniti delle nostre delegazioni è una tappa importante per il cammino verso un dialogo interreligioso ed interculturale sempre più serio anche a livello giovanile. Siamo convinti che tramite la conoscenza reciproca del prossimo non possa che consolidarsi quella imprescindibile base di rispetto, importante anche in momenti difficili e complessi come quelli attuali”.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 gennaio 2017
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LA REPUBBLICA – TORINO (p. IX) pubblica oggi un articolo di Diego Longhin sulle dichiarazioni del Vicepresidente Ugei Filippo Tedeschi a proposito del Giorno della Memoria e dell’organizzazione di una conferenza su “Israele e i palestinesi nell’era di Trump”. All’incontro hanno aderito associazioni che sostengono l’unilaterale campagna di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (Bds) contro Israele, una iniziativa miope e sintomatica di un doppio standard di giudizio che ostacola la convivenza e collaborazione tra israeliani e palestinesi. I lavori si sono svolti nell’aula magna dell’Università di Torino la sera della vigilia della Giornata della Memoria.

Ma il rappresentante dei giovani ebrei attacca l’Università

NULLA contro Amira Hass, giornalista e scrittrice israeliana, l’unica inviata dai territori occupati. Nulla nemmeno contro il tema della serata nell’aula magna dell’Università nella Cavallerizza Reale: “Israele e i palestinesi nell’era di Trump”. Evento organizzato dal dipartimento Culture, Politica e Società di Unito giovedì sera. Quello che fa storcere il naso a Filippo Tedeschi, vicepresidente dell’Ugei, Unione Giovani Ebrei d’Italia, è il fatto che la conferenza si sia tenuta alla vigilia del 27 gennaio. Oltre al fatto che abbiano aderito all’evento alcune associazioni come Rete Eco. Non solo. Alla Cavallerizza erano presenti militanti di Bds Italia per il boicottaggio di Israele. «Non capisco perché l’Università faccia queste scelte — dice Tedeschi — associazioni estremamente di parte che sono contro Israele dimenticando il terrorismo di matrice palestinese», ha spiegato dal palco al Palaruffini. La professoressa Rosita Di Peri respinge questa lettura «Rete Eco è una delle tante associazioni che hanno aderito, come Sereno Regis, Pax Christi e altre. C’erano degli esponenti di Bds che sono intervenuti, ma la discussione non è degenerata e non ha preso pieghe polemiche». La docente sottolinea che non ha visto volantinare, «attività che non può e non deve essere comunque impedita, come la possibilità di partecipare ad una serata che si è tenuta il 26 di gennaio perché era l’unica data disponibile da parte di Amira Hass».


Consiglio UGEIConsiglio UGEI14 dicembre 2016
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Si è da poco concluso il Viaggio della Memoria dell’Ugei, un percorso di sei giorni che ha compreso visite ad Auschwitz, Cracovia e Varsavia. Ci ha accompagnato il Prof. Andrea Bienati, che ringraziamo di cuore. Queste sono le impressioni di alcuni dei partecipanti.

viaggiomembirkenauGabriele Ajò Viaggio della memoria: non solo un viaggio alla scoperta di un Paese apparentemente lontano, ma un percorso di riflessione e conoscenza che mi ha stupito ed emozionato. Un’esperienza forte, coinvolgente, per non dimenticare un passato doloroso, ma soprattutto per raccogliere il testimone e trasmettere, raccontare alle generazioni future. Tra noi, gruppo Ugei, si è creata un’alchimia, una complicità nei momenti di commemorazione e in quelli di celebrazione secondo uno spirito di forte coesione. Siamo pronti a ricordare, a fare Memoria.

Ariel Nacamulli Il viaggio appena concluso, e lo dico al di fuori di ogni ruolo istituzionale, è un tipo di viaggio che tutti dovrebbero fare una volta nella vita. La nostra nello specifico è stata un’esperienza unica: un gruppo di correligionari che è diventato un gruppo di amici, un gruppo eterogeneo di ragazzi di diversa sensibilità e dai diversi interessi. Ed è proprio il gruppo di amici con cui avrei voluto condividere un viaggio di questo tipo.

Carola Disegni Tutto il viaggio è stato pervaso da un’emozione forte, perché nel caso della Shoah è difficile disgiungere la storia dai sentimenti. La visione del campo di Birkenau e i blocchi di Auschwitz mi hanno messa in condizione di pensare al male e alla tragedia in modo concreto senza muri o recinti. Forse la presenza di un testimone diretto della Shoah avrebbe permesso di comprendere ancor più le sofferenze e le atrocità subite da chi è passato in quell’inferno.

auschGiulia Mastroeni Quello organizzato dall’Ugei è stato un viaggio estremamente intenso, che mi ha permesso di ricordare, di riportare letteralmente nel cuore ciò che dentro di me, in quanto ebrea e in quanto parente di deportati ad Auschwitz, già c’era: la consapevolezza che chi reggeva le redini della storia in un momento che non si colloca poi così lontano nel tempo avrebbe voluto un mondo diverso, un mondo in cui io non sarei dovuta esistere. Ho potuto rendermi conto per la prima volta davvero di tutto l’orrore di un mondo in cui un inimmaginabile dispiego di forze e mezzi è stato messo al servizio dell’annientamento dell’empatia, ciò che più fa sì che l’uomo sia uomo. Ho visto luoghi dove ogni mattone, ogni sasso trasuda ancora morte, ho visto non-luoghi, che nulla avevano di umano, dove, comunque, si sono consumate vite, storie, sentimenti. Credo che non avrei potuto ricevere strumenti migliori per portare alla luce la storia, la nostra storia; per questo ringrazio il nostro Socrate, il prof. Andrea Bienati, gli organizzatori, che tanto si sono prodigati per rendere possibile questo viaggio, e anche tutti gli altri compagni, che, ciascuno a suo modo, mi hanno regalato una parte di sé che terrò sempre nel cuore.

Marta Spizzichino Se dico Auschwitz dico freddo, neve e alberi spogli. Potrei dire incapacità di comunicare, di capire e farsi capire. E ancora fame, burocrazia e pazzia. Dare nomi aiuta a comprendere e tradurre in parole a semplificare. Un nuovo linguaggio sarebbe dovuto nascere: accanto a una Lagersprache parlata nei campi ne sarebbe necessario uno che parli di questi.

Yael Di Consiglio Questo viaggio non è stato come tutti gli altri viaggi, ero preparata, l’ho studiato a scuola e fin da bambina i miei familiari me ne hanno parlato, ma quando lo si vede con i propri occhi sembra un’altra storia. È stata un’esperienza toccante che mi ha trasmesso emozioni e brividi fortissimi che nessun testo riuscirebbe a suscitare. Avevo le lacrime agli occhi quando ho letto il nome del mio bisnonno nel Libro dei nomi ma dovevo stare vicina ad altre persone. Sono contenta di aver partecipato a questo viaggio Ugei perché avere un gruppo di amici che ti sostiene è fondamentale. È stata un’esperienza che non dimenticherò facilmente.

ausch2Benedetto Sacerdoti Ripercorrere i luoghi che hanno visto lo sterminio milioni di ebrei, fra cui membri della mia famiglia, deve essere un imperativo per tutti. Non si può comprendere senza vedere in prima persona la folle razionalità con cui è stato  deciso di distruggere il nostro popolo. Il ghetto, la valigia da 10 kg, la bugia di essere avviati a campi di lavoro recitata fino all’ultimo istante. E il racconto della moglie di Rudolf Höss, comandante del campo di Auschwitz, che si lamentava della lenzuola sporcate dalla cenere nell’aria.

Alexandra Halfon In questo viaggio ho visto di cosa sia capace l’indifferenza umana. Un silenzio, che ha tuonato più forte degli spari, le bombe e le violenze fisiche. Ho visto quegli occhi stanchi, impauriti, e disperati i semplici uomini che desideravano vivere ancora, immortalati in foto, appesi su vecchi muri. Ho visto trecce di capelli di donna private della loro femminilità, della loro dignità. Ho visto tanto e ne ho fatto parte di me, per contribuire anch’io a fare memoria.

Ruben Veneziani Durante questo viaggio ho appreso che molti dei problemi e delle difficoltà che ognuno di noi incontra nell’arco della giornata sono solo piccole problematiche in confronto a quelle dei deportati ad Aushwitz o Birkenau. Penso che un viaggio del genere cambi in ognuno di noi il modo di vivere in quanto ciò che abbiamo visto con i nostri occhi è qualcosa di molto più terribile di ciò che ci si aspettava.

Alice Fossati Polonia anni della guerra, ebrei nei ghetti e furore nazista in ascesa. Gli atti di resistenza in un periodo dove le persone sparivano nella notte o venivano giustiziate pubblicamente per il solo fatto di essere ebree, non erano solo le lotte violente per contrastare tutto questo. Aiutare chi era nel ghetto portando medicine e approvvigionamenti, aprendo farmacie e facendo sorgere fattorie dove coltivare vicino ai quartieri chiusi erano atti di resistenza. Gli stessi ebrei che all’interno del ghetto seppur in condizioni terribili scrivevano e pubblicavano quotidiani o addirittura approfondimenti su teatro e cinema e scrivevano per far conoscere al di fuori ciò che era la vita dentro alle mura è stata resistenza. Ciò che possiamo ricordare sono le mille sfaccettature della forza con cui si può contrastare un’ingiustizia.

Elena Gai Un viaggio che ci ha portato nei luoghi dell’esistenza e della vita ebraica in Polonia e che ci ha mostrato come essa sia stata travolta dalla Shoah. Un’esperienza che ci ha reso consapevoli e che ci rende responsabili dell’eredità e del peso della memoria attraverso la riflessione, la profondità delle emozioni  provate e l’analisi sulla storia.

Filippo Tedeschi È doppia la mia soddisfazione personale rispetto a questo viaggio: da un lato mi rimangono i toccanti momenti vissuti e gli insegnamenti ricevuti, dall’altro tutti i “grazie” ricevuti per aver organizzato il tutto. Spero che il progetto possa continuare, partendo dalla base che questo Consiglio ha costruito, per poterlo migliorare ancora e permettere a più persone di poter vivere questa esperienza.

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Consiglio UGEIConsiglio UGEI6 dicembre 2016
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Si è concluso ieri nella cornice di Taplow Court, maniero ottocentesco della campagna inglese non distante da Londra, il sesto summit dello European Interfaith Youth Network, coordinamento europeo delle associazioni giovanili che aderiscono a Religions For Peace, il movimento che raccoglie in tutti i continenti le principali organizzazioni religiose per sviluppare progetti per la cooperazione, la pace e la conoscenza reciproca.

Il maniero, quartier generale dagli anni Ottanta dei buddisti Soka Gakkai d’Inghilterra, ha ospitato 25 giovani leader religiosi proveniente da tutta Europa. Per l’Italia due rappresentanti: Angelita Tomaselli, valdese, in rappresentanza dell’Ecumenical Youth Council in Europe e Filippo Tedeschi, vicepresidente dell’Unione giovani ebrei d’Italia (Ugei), primo ebreo ad essere designato ufficialmente come rappresentante di Religions For Peace Giovani – Italia.

Vari i temi ed i workshop affrontati durante un weekend che ha avuto come titolo “Accogliere il Prossimo – Giovani di ogni fede contro l’estremismo religioso”, con diversi ospiti protagonisti. Tra questi, Jehangir Sarosh, zoroastriano e segretario generale del Consiglio europeo dei leader religiosi, e Irene Incerti-Théry, dell’Università di Tromsø, esperta di Peace and Conflict Transformation. Toccante la testimonianza di Adam Deen, ex extremista islamico, che ora dedica il suo tempo a portare la propria testimonianza nelle scuole e nelle tv britanniche raccontando come è riuscito a uscire dalla rete del radicalismo e qual è la sua struttura interna.

Il Summit ha anche visto l’elezione del nuovo Consiglio direttivo al quale spetterà il compito di concludere il passaggio dell’associazione da Network a ong, con annessa stesura di statuto e registrazione. A rappresentare il Consiglio saranno: Marie Chabbert (Francia) dell’organizzazione Coexister; Taoufik Hartit, (Germania) della Muslim Scouts of Germany; Daniel Eror (Bosnia Erzegovina) di Youth for Peace; Annika Foltin (Germania) della World Students Christian Federation – Europe e Gabrielle Westhead (Gran Bretagna), della SGI-UK: Soka Gakkai UK.

Da Moked.it

relimani



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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