EUJS

Consiglio UGEIConsiglio UGEI6 dicembre 2018
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Nei primi giorni del mese di novembre del 2018, sono stato contattato dalla presidente dell’Eujs, Alina Bricman, che ha voluto congratularsi personalmente per la mia nomina a futuro Presidente dell’Ugei. Alina mi ha invitato al Gala dell’Eujs per festeggiare i 40 anni della nascita della sua organizzazione. L’Eujs ha sede a Bruxelles, capitale delle istituzioni europee, e opera come un vero e proprio gruppo di pressione all’interno dell’Europarlamento e delle altre organizzazioni internazionali. Il compito che l’associazione persegue è duplice: da un lato svolge attività di lobbying all’interno delle organizzazioni internazionali: Consiglio dei diritti umani a Ginevra, Onu, Parlamento e Commissione Europea, cercando cosi d’influenzare i decision maker, dall’altro si propone come obiettivo di coinvolgere il maggior numero di ebrei europei, organizzando una serie di eventi, attività, seminari in tutta Europa. La caratteristica fondamentale di questa associazione risiede nell’approccio internazionalistico-inclusivo-laico-democratico. L’Eujs riceve finanziamenti sia da parte di alcuni organismi comunitari sia da altri enti benefattori.

Questa volta l’Eujs ha voluto fare le cose in grande, facendosi aiutare da Junction, associazione ebraica americana con sede in Ungheria che ha l’obiettivo di mettere assieme i partecipanti, quali ad esempio i giovani leader comunitari con differenti background e personalità, realizzando una serie di incontri, brainstorming, seminari e attività. In questo caso è stato fatto un vero e proprio esperimento di psicologia sociale, con la partecipazione di una ventina di giovani leader comunitari provenienti da Francia, Inghilterra, Spagna, Grecia, Italia, Bulgaria, Svizzera, Germania, Croazia, Bosnia Erzegovina, Portogallo, Serbia. Junction ha voluto così mettere assieme le giovani guide “costringendole” a vivere insieme come nella serie del “grande fratello”. I partecipanti hanno potuto raccontare la propria esperienza, i timori, le ansie e paure dopo essere stati sollecitati da una psicologa che li ha sottoposti a diversi quesiti. Junction è riuscito a creare un clima di collaborazione, relax all’interno del gruppo e fuori. L’obiettivo di questo esperimento è quello di trasformare l’aggregato in un vero e proprio gruppo, al termine di questa esperienza i giovani hanno socializzato facilmente promettendosi di rimanere in contatto e incontrarsi. Junction è cosi riuscito ad abbattere le barriere sociali-psicologiche presenti in ognuno di noi, caratteristiche che ostacolano la comunicazione rendendo il rapporto così inesistente. I giovani leader comunitari hanno partecipato alla riunione tenutasi presso l’Unione giovanile ebraica belga dove hanno preso parte diversi attivisti ex leader, assieme al Ceo dell’AJC, David Harris.

Sono state affrontate diverse tematiche inerenti l’ebraismo il suo futuro, i rapporti tra diaspora e Israele, il tema del BDS e la demonizzazione dello stato ebraico, i differenti tipi di antisemitismo tra i quali, secondo il parere di Harris, è da non sottovalutare l’antisemitismo di estrema sinistra. I giovani sono stati cosi resi consapevoli delle differenti sfide che  il mondo ebraico deve affrontare. Harris ha chiesto a tutti quanti di impegnarsi perché la situazione politica, economica, sociale rappresenta una grande incognita.  È stato chiesto ai partecipanti di adottare un approccio di tipo pragmatico. Sul piano organizzativo-ricreativo si è avvertita la necessità  di portare avanti il fenomeno dell’internazionalizzazione, mescolando così le comunità ebraiche europee che non devono più sentirsi sole e abbandonate.

Durante questo lungo week end, ho avuto modo di parlare con i diversi rappresentanti delle varie organizzazioni giovanili ebraiche europee, in particolar modo quelle appartenenti ai paesi del Mediterraneo, assieme a quelle dell’area dei Balcani hanno lamentato il fatto di essere troppo emarginate; nello stesso tempo hanno mostrato interesse nei confronti di noi italiani, dichiarandosi pronti a collaborare con la nostra associazione. Anche il presidente dei giovani austriaci ha rinnovato la sua disponibilità per una collaborazione fattiva, così come è stata nell’ultimo mandato. Dobbiamo portare avanti quanto fatto in questi mesi sul tema dell’internazionalizzazione. Dobbiamo adottare il tipico approccio propositivo e inclusivo, migliorando noi stessi e gli altri; solo così potremmo farcela, per non finire, come dice Anna Foa nel suo libro “Diaspora”, “come un ebraismo da cartolina”. I diversi rappresentanti delle associazioni hanno mostrato grande simpatia verso l’Italia chiedendo di allacciare rapporti sempre più stretti con noi.

Joel Terracina


Consiglio UGEIConsiglio UGEI16 settembre 2018
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Quest’anno la Summer U, il campeggio estivo organizzato dall’EUJS, è stato in Bulgaria; per una settimana, dal 26 agosto al 2 settembre, il villaggio di Marina Cape ad Aheloy ha ospitato circa 300 ragazzi ebrei da tutto il mondo per una vacanza all’insegna del puro divertimento.

Maccabiadi, Color run, attività sportive, meeting, yoga, krav maga, canto a cappella, lezioni di salsa, club di dibattito…  praticamente impossibile annoiarsi; e se proprio non si è tipi iperattivi, il villaggio disponeva di una piscina e una spiaggia dove rilassarsi a qualsiasi ora del giorno.

L’obiettivo principale della Summer U è far incontrare le persone, ecco perché ogni pomeriggio i ragazzi di diverse nazionalità organizzavano un aperitivo a bordo piscina con drink, stuzzichini, decorazioni e musica tipici del loro paese: Ucraina, Francia, il pre Oktoberfest della Germania e quello che forse è rimasto più impresso nella mente di tutti: l’Austria con i cappelli da sci, la finta neve e la canzone che è diventata il tormentone della Summer U: MAMA LAUDA! Un’occasione per conoscere nuovi amici e nuove culture.

Non sono mancate ovviamente le feste a tema: Super Heroes, It’s a kind of magic, Israeli party, Retro night: bisognava solo sbizzarrirsi con le maschere e ballare e bere fino a tardi;  per non parlare della serata di gala con abiti eleganti, cena sofisticata, ballerini e musica bulgara e lo Shabbat in White, in un’atmosfera di armonia, coesione ed ebraicità.

Il team EUJS insieme ai volontari ha lavorato senza sosta per offrire ai partecipanti una settimana di puro svago e divertimento, con momenti di incontro, dibattito e confronto tra persone di diversi paesi. Un bel modo di concludere l’estate.

Giorgia Calò


Consiglio UGEIConsiglio UGEI26 giugno 2018
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Dal 10 al 13 giugno si è svolto a Gerusalemme l’incontro annuale dell’American Jewish Committee (AJC), una delle organizzazioni ebraiche di advocacy più grande degli Stati Uniti.

AJC Global Forum, così il nome di quattro giorni intensi, spesi in un contesto internazionale, ovviamente con grande focus su Israele e sugli ebrei nel mondo.

Che cosa significa avere uno Stato Ebraico? Antisemitismo e antisionismo sono sinonimi l’uno dell’altro? A venticinque anni da Oslo, dove siamo con gli accordi di pace? Questi e moltissimi altri i temi trattati durante il seminario, per la prima volta a Gerusalemme, in occasione dei 70 anni di Israele. Tra i 2400 partecipanti, quest’anno AJC ha visto oltre 400 studenti da varie associazioni giovanili ebraiche da tutto il mondo, con una rappresentanza di oltre 23 paesi. Carlotta ed io dall’Italia. Ancora una volta, diverse Union ebraiche mondiali (presenti anche grazie all’aiuto di European Union of Jewish Students) hanno avuto modo di conoscersi l’un l’altra e di apprendere così il lavoro svolto nei vari paesi nella lotta all’antisemitismo e nella promozione degli interessi degli studenti ebrei nei vari atenei. L’Unione Sudafricana, ad esempio, deve battersi giornalmente con chi utilizza la parola “apartheid” per descrivere le politiche d´Israele. Chi meglio di loro può spiegare fino in fondo al mondo intero perché Israele non è un paese che sposa quella politica discriminatoria? Così come l’Union tedesca, che seppur appena nata (nemmeno due anni fa, nella forma che ha ora) è già stata protagonista di molti eventi di cronaca locale come portavoce di valori fondamentali; o l’Union austriaca, fortemente impegnata nella vita politica del proprio paese. Questi incontri, con i nostri coetanei correligionari, hanno davvero un grande valore: ci insegnano come unire le forze e lavorare insieme.

Ma torniamo al GloFo: le sessioni plenarie sono state il vero punto focale dell’intero evento. Una volta al giorno tutti i partecipanti si radunavano nella sala principale per assistere agli interventi di leader politici da tutto il mondo confrontarsi con il pubblico. E che interventi! Abbiamo avuto l’onore di ascoltare al discorso del Primo Ministro Israeliano Benjamin Netanyahu spiegare quali, secondo lui, sono i punti fondamentali su cui basare le politiche future israeliane affinché lo Stato Ebraico possa vivere serenamente all´interno dei propri confini. All’opposizione, Tzipi Livni ha ancora una volta promosso la sua idea di pace basata sulla politica di due stati e due popoli: nata in una delle famiglie fondatrici dello Stato ebraico, Tzipi le ha viste proprio tutte ed è considerata oggi giorno la più influente politicante donna in Israele (e fra le top 100 al mondo). Fra gli altri personaggi di spicco abbiamo assistito al discorso di Sebastian Kurz che, nonostante le politiche del suo partito, a Gerusalemme ha invece esplicitamente dato il suo appoggio ad Israele a agli ebrei nel mondo. Questo fatto ha rappresentato un momento storico molto importante, a dimostrazione del potere del fare advocacy in modo molto efficace: infatti David Harris, Executive Director di AJC, dopo 25 anni ha reso possibile che il Primo Cancelliere austriaco difendesse davanti a tutto il mondo il diritto di Israele ad esistere e quello degli ebrei a vivere pacificamente nel mondo.

Grandi applausi ad AJC anche per aver ospitato vari esponenti del mondo arabo e musulmano: tra questi Yahya Cholil Staquf, il Segretario Generale del Consiglio Supremo dell’associazione musulmana più grande al mondo Nahdlatul Ulama (NU), il quale ha sottolineato la necessità di continuare con i trattati di pace; e Ahlam Alsana, la preside della scuola Desert Stars School Branco Weiss, che ha condiviso la sua esperienza in quanto donna mussulmana in Israele.

Tra gli ultimi interventi, la famiglia Goldin: sentirli parlare del proprio figlio Hadar ucciso da Hamas, e di cui il corpo è ancora nelle fila dell’organizzazione terroristica, ha rappresentato un momento estremamente commovente.

Se ti ho invogliato a partecipare al prossimo AJC Global Forum, le iscrizioni sono già aperte! È sicuramente un’occasione unica. Visita il loro sito: https://bit.ly/2KdfTPp

Alissa Pavia


Consiglio UGEIConsiglio UGEI18 giugno 2017
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Da una settimana si è concluso il AJC Global Forum in Washington DC, kermesse americana dell’American Jewish Committee, organizzazione da sempre impegnata nella difesa degli ebrei in tutto il mondo e nella Advocacy per Israele, a cui quest’anno ha preso parte una ampia delegazione di giovani attivisti dell’European Union of Jewish Students (EUJS), fra cui io stesso come consigliere dell’Unione dei Giovani Ebrei d’Italia.

La delegazione, composta da quaranta giovani provenienti da venticinque paesi europei, ha affrontato una due-giorni di confronto e presentazione delle varie realtà ebraiche presenti in ciascun paese e acquisito importanti strumenti per affrontare al meglio il Global Forum, in cui sono stati chiamati a tenere due sessioni di dibattito sulla situazione politica ed ebraica in ciascun paese.

Ciascuna sessione, organizzata in tavole rotonde, ha affrontato diverse tematiche: la realtà ebraica in ciascun paese, l’antisemitismo, la crescita del BDS (Boycott Divestment Sanctions, movimento anti israeliano) nelle università, la rinascita dei movimenti nazionalisti e populisti, la minaccia islamista legata alle migrazioni. Non sono mancati poi gli incontri vis-a-vis con partecipanti al forum, complessivamente oltre 2500, interessati ad approfondire ulteriormente i temi affrontati.

La kermesse ha poi visto un susseguirsi di dibattiti e conferenze che spaziavano dal dibattito interreligioso, fra le quali anche un ifthar, tipica cena islamica al termine della giornata di digiuno durante il mese del Ramadan ospitata dall’ambasciata indonesiana, alla situazione politica in Europa, da Israele alle nuove minacce antisemite.

David Harris, direttore dell’AJC

Di grande impatto sono state inoltre le sessioni plenarie, in cui importanti personaggi hanno ripreso il tema della kermesse “The Power to Act”, riallacciando i fili di discussione delle varie conferenze. Particolare coinvolgimento ha caratterizzato le sessioni di apertura e chiusura che hanno visto, tra gli altri, i discorsi dell’ambasciatore italiano Armando Varricchio, dei ministri e presidenti di Giappone, Cipro, Romania, Austria, i dibattiti fra ospiti del calibro di Tzipi Livni e Bernard-Henri Lévy, e i premi consegnati a persone di particolare levatura morale, come l’imam, il sacerdote e il rabbino di Haifa impegnati in una reciproca assistenza.

Di grande impatto emotivo anche i discorsi di apertura e chiusura tenuti da David Harris, direttore del AJC, che ha ricordato il cinquantesimo anniversario dello scoppio della Guerra dei Sei Giorni, la drammatica espulsione di centinaia di migliaia di ebrei dai paesi musulmani a seguito della guerra del ’67, fra cui la comunità libica che ha trovato accoglienza in Italia, e l’impegno da sempre profuso da parte dell’organizzazione in difesa degli ebrei in tutto il mondo, nella lotta all’antisemitismo e nella promozione di Israele nelle sedi internazionali. Speciale menzione ha poi ricevuto il nostro paese: l’Italia è stata ringraziata per il prezioso supporto all’organizzazione e alle comunità ebraiche. Lunga è la storia che lega infatti l’AJC e il nostro paese, a cominciare dagli anni del dopoguerra in cui l’AJC ha fatto imbarcare centinaia di sopravvissuti ai campi di concentramento e sterminio nazisti attraverso i porti italiani, per poi proseguire verso il nuovo stato di Israele, Sud e Nord America, per poi aiutare negli anni settanta gli ebrei provenienti dai paesi oltre la cortina di ferro a imbarcarsi verso la libertà dai porti nel Lazio, fino all’importante voto contrario dell’Italia in una vergognosa votazione contro Israele all’Unesco, che ha convinto la Germania a fare altrettanto.

L’attenzione e l’affetto riservati al nostro paese sono stati ricambiati con una cena privata presso la residenza dell’ambasciatore italiano, alla quale hanno presenziato anche David Harris, l’ambasciatrice AJC presso l’Italia e la Santa Sede e io stesso. Durante la cena, rispondendo a una mia domanda, l’ambasciatore ha evidenziato il ruolo importante che le comunità ebraiche possono giocare nel contenimento della minaccia islamista e nel contrasto dei movimenti nazionalisti e populisti.

Ho sollevato nuovamente questi due temi nel corso di incontri privati con lo staff di due senatori degli Stati Uniti, nella giornata conclusiva della kermesse, toccando anche il delicato tema dell’accordo internazionale TTIP, nel corso dell’incontro con il team della senatrice del Michigan Stabenow, particolarmente attenta ai temi legati all’agricoltura.

La missione si è poi conclusa con importanti follow-up che si terranno nelle prossime settimane fra le organizzazioni giovanili ebraiche di alcuni paesi europei per pianificare insieme momenti di aggregazione e confronto che vedranno proprio il nostro paese come promotore. Fra i paesi coinvolti compare anche l’organizzazione ebraica studentesca del Regno Unito che ha voluto così rimarcare il proprio sentimento di appartenenza europeista, nonostante l’imminente uscita dalla comunità europea del proprio paese.

Benedetto Sacerdoti


Consiglio UGEIConsiglio UGEI23 novembre 2012
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Chi, come me fino ad un paio di settimane fa, ritiene l’EUJS un’associazione il cui unico scopo è l’organizzazione di weekend all’insegna del divertimento e della ricerca di un partner, si sbaglia di grosso! Dal 30 ottobre al 4 novembre, infatti, si è tenuto a Marrakesh un seminario interreligioso di altissimo livello, al quale ho partecipato insieme ad una decina di giovani ebrei provenienti da tutto il mondo ed un gruppo di ragazzi musulmani, per lo più marocchini.

Il programma del seminario era vario: abbiamo discusso temi scottanti, come le recenti violenze scatenate dal filmato su Maometto, ma abbiamo anche visitato i luoghi di culto di Marrakesh. Nelle sinagoghe e nel cimitero ebraico ci ha fatto da guida Yassar, un ragazzo musulmano del gruppo che da anni si occupa di studi ebraici. Insieme abbiamo anche trascorso lo Shabbat durante il quale alla nostra tavola, tra i piatti tipici degli ebrei marocchini, non poteva mancare una dafina in versione originale!

Gli organizzatori dell’EUJS hanno scelto il Marocco come sede per l’evento, proprio per la sua storia di massima tolleranza nei confronti dei cittadini ebrei. La scelta non poteva essere più azzaccata, infatti sentire le parole degli ebrei di Marrakesh, cosi fortemente attaccati alla loro terra è stato emozionante: “Alcuni ebrei sono partiti per raggiungere i loro figli in Europa o in Israele, ma poi sono tornati perché non riuscivano a costruirsi una nuova routine in quei paesi. Ora siamo noi a prenderci cura di questi anziani”, racconta il presidente della comunità Jacki Kadoch.

Al seminario ho avuto modo di conoscere persone davvero interessanti, come Ghassan, presidente dell’associazione di studenti musulmani “Mimouna”, che si propone di promuovere la conoscenza del patrimonio ebraico marocchino. Da quattro anni ormai, i giovani di questa associazione organizzano il “Jewish Maroccan Day”, attirando un vasto pubblico tra la popolazione marocchina.

L’associazione “Mimouna” presenta l’ebraismo marocchino come modello per una coesistenza di ebrei e musulmani in un paese arabo. In questi giorni difficili per il Medio Oriente, pensare a questo modello non può che essere di conforto e di esempio.

Noemi Disegni



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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