dario disegni

Consiglio UGEIConsiglio UGEI29 ottobre 2018
rashi.jpg

4min394

Durante il congresso Ugei che si è svolto a Roma dal 19 al 21 ottobre scorso, raccontato su HaTikwà da Susanna Winkler, sono intervenuto durante una sessione in plenaria molto coinvolgente. Ho iniziato il mio breve discorso citando il commento di Rashi a Bemidbar/Numeri 13:18. Almeno due persone mi hanno immediatamente interrotto, dimostrando innanzitutto incapacità a fare proprie le più elementari regole di confronto, che prevedono di lasciare parlare anche chi la pensa diversamente senza mettersi a ululare, e se si ha qualcosa di significativo da dire chiedere poi la parola per rispondere con garbo. Tengo a sottolineare che questa modalità di imporre il proprio punto di vista senza consentire agli altri di esprimersi è stata impiegata in più occasioni durante la discussione, non certo solo nei miei confronti, come ha notato ieri Marta Spizzichino su queste colonne. Il succo dell’intervento sguaiato di costoro, al netto del tono volgare e aggressivo era: quello che dici, cioè quello che riporti di Rashi, non è vero. E tra le righe ma evidente: chi sei tu da permetterti di citare il più importante dei commentatori? Mancandomi purtroppo conoscenze adeguate per rispondere su due piedi e non potendo fare una ricerca online – era Shabbat – ho lasciato cadere l’argomento senza rispondere. Potevo essermi sbagliato, ricordando male o fraintendendo un passo che sapevo di aver letto. Il sospetto che la citazione fosse corretta e che a sbagliare non solo nei modi, ma anche nel merito, fosse quel paio di presunti paladini del sacro fuoco della vera fede – la loro naturalmente – mi è rimasto, anche perché più volte mi è già capitato di vedere che proprio quelli che si considerano latori di uniche ed eterne verità sono di solito anche i più ignoranti e incivili. E, neanche a dirlo, è stato così anche questa volta.

Terminato il congresso e tornato nella mia Torino, sono andato a controllare il passo, consultandomi anche con un rabbino e un amico di indubbia competenza. Ecco qui quello che grazie a loro ho trovato. Rashi commenta il versetto che l’edizione della Torà a cura di rav Dario Disegni rende con: “Osservate il paese com’è e il popolo che vi risiede, se è forte o debole, se è poco o molto numeroso”. Sono parole rivolte nel deserto da Mosè agli esploratori che hanno il compito di andare nella terra di Canaan e poi tornare a riferire. La loro missione sarà un fallimento e segnerà l’inizio della peregrinazione per quarant’anni nel deserto. Così Rashi, citando un midrash (Mid. Tanchumà 6) commenta l’espressione “se è forte o debole”: “Ha dato loro un segno. Se vivono in città aperte (non fortificate) [è segno che] sono forti, perché confidano sulla propria forza. Se invece vivono in città fortificate, [è segno che] sono deboli”.

Giorgio Berruto


Consiglio UGEIConsiglio UGEI26 dicembre 2017
chanukà-500x375.jpg

5min271

La storia di Chanukkà è la storia di lumi che durano otto giorni, molto oltre le attese. Il guizzo di queste piccole fiammelle ricorda la vivacità tenace di altri lumi: quelli delle comunità ebraiche italiane di dimensioni già molto ridotte e in declino numerico evidentemente inarrestabile, almeno nel breve e medio periodo. Eppure, ha ricordato rav Ariel Di Porto in apertura del Congresso Ugei che si è svolto a Torino dal 15 al 17 dicembre, è proprio in circostanze di questo genere che l’impegno di tante persone può consentire il miracolo, cioè la sopravvivenza di una vita ebraica attiva, di manifestazioni liturgiche regolari, di eventi culturali di alto livello e partecipati, della consapevolezza di essere eredi di una tradizione importante, della costante duplice propensione all’insegnamento e all’apprendimento. Torino è oggi una di queste comunità, e per questo è stata scelta per ospitare il Congresso annuale dell’Unione dei Giovani Ebrei d’Italia (Ugei), il momento in cui viene valutato l’operato del consiglio uscente, sono discusse le mozioni orientative che guideranno il nuovo consiglio ed eletti gli organi rappresentativi. Quello di Torino è stato il Congresso Ugei con maggiore partecipazione negli ultimi anni, anche e soprattutto grazie alla presenza di molti giovani della nostra comunità, a cui si sono uniti, nei momenti conviviali e alla tradizionale festa del sabato sera, numerosi studenti israeliani. Molti dei cinquanta torinesi coinvolti, peraltro, erano alla prima esperienza Ugei. E’ perfino banale sottolineare l’importanza, per la nostra comunità, di eventi di questo genere, soltanto nei prossimi mesi saremo però in grado di valutare quanto beneficio avrà portato allo sviluppo e all’attività del gruppo locale Get, comunque già in trend positivo. Il coinvolgimento di tanti giovani è stato possibile soltanto grazie al grande e valido aiuto che è stato dato a Filippo Tedeschi e me, consiglieri Ugei nel 2017 e dunque organizzatori, da Simone Santoro, Paz Levy, Baruch Lampronti e Elisa Lascar, e in misura minore da altri che non posso qui tutti ricordare.

Lo shabbaton è stato inoltre arricchito da momenti extracongressuali: una introduzione alla storia e alla realtà presente della comunità di Torino da parte del presidente Dario Disegni, che ha anche invitato il prossimo consiglio a programmare in collaborazione con il Meis un weekend a Ferrara nel 2018, proposta che mi auguro l’Ugei sappia cogliere e valorizzare; l’intervento del vicepresidente Ucei Giulio Disegni; la visita delle sinagoghe torinesi condotta da Baruch Lampronti e molto apprezzata dai partecipanti; la presentazione del progetto tirocini dell’Ucei da parte di Saul Meghnagi; i momenti liturgici e l’accensione della chanukkià insieme. Non ultimo, è stata anche l’occasione per ricordare Alisa Coen z’’l, la nostra amica scomparsa a diciotto anni dodici mesi fa in un drammatico incidente stradale, appena cinque giorni dopo aver partecipato al suo primo Congresso Ugei a Bologna.

Il Congresso si è concluso con l’elezione del nuovo consiglio, che sarà operativo dal 1° gennaio 2018, e di cui sono orgoglioso facciano parte due giovani torinesi che molto potranno dare anche alla nostra comunità negli anni a venire, Simone Israel e Alessandro Lovisolo. Con loro lavoreremo per fare in modo che Torino sia sempre più presente all’Ugei e l’Ugei a Torino, auspicabilmente con un nuovo grande evento fin dal prossimo anno.

Come ha sottolineato rav Alberto Somekh durante una breve lezione che ci ha offerto sabato, è l’accensione il momento centrale di Chanukkà. Non è sufficiente osservare i lumi già accesi da altri, ma è indispensabile un’azione, piccola o grande, in ogni caso diretta, propria, personale. Solo in questo modo possiamo pensare di mantenere per otto giorni, e molto più a lungo, le molte fiammelle vive e tenaci della nostra comunità.

Giorgio Berruto

Dal Notiziario della Comunità ebraica di Torino



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


Contattaci