charlie hebdo

Consiglio UGEIConsiglio UGEI7 Gennaio 2019
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HaTikwà (D.Fiorentini) – Della celebre frase “Je suis Charlie”, che aveva tappezzato tutto il mondo e accompagnava messaggi di solidarietà al giornale francese colpito il 7 gennaio di quattro anni fa, ormai non se ne vuol sapere più nulla. Dei milioni di francesi scesi in piazza l’11 gennaio, anche a causa del successivo attentato a un supermercato kasher, ne sono rimasti ben pochi. L’Europa con il suo atteggiamento politicamente corretto e neutralista sta abbandonando quei pochi che osano sfidare apertamente l’estremismo islamico o provano strenuamente a difendere la propria identità nazionale. Non solo Charlie, ma tanti altri giornalisti, scrittori, vignettisti, attori e intellettuali, sono stati subito lasciati soli perché  “Non si può uccidere in nome di Dio, questa è una aberrazione, ma bisogna usare la libertà di espressione senza offendere (…). Non si può provocare, non si può insultare la fede degli altri” (Papa Francesco).

In realtà, già nel 2006, quando furono pubblicate le vignette su Maometto uscite l’anno precedente sul giornale olandese Jyllands-Posten, la testata francese rimase sola contro le pesanti proteste del mondo islamico. “Ma c’era soltanto un modo per dimostrare solidarietà a Charlie: se l’indomani, o un giorno di quella fatale settimana, tutti i giornali e le riviste in Europa, la BBC e Channel 4, i siti e gli altri organi d’informazione più̀ importanti, avessero pubblicato simultaneamente una serie di vignette di Charlie Hebdo con Maometto. Questo, come vedremo, non è successo. Anzi, i media si sono persino rifiutati di pubblicare la copertina del “numero dei sopravvissuti” di Charlie Hebdo.” (Giulio Meotti, Hanno ucciso Charlie Hebdo, Lindau, 2015) Anche dopo che la sede fu incendiata nel 2011: Charlie ha continuato a essere Charlie, mentre i grandi media internazionali si sono ritratti nel loro angolo buio e angosciante. 

Ma da quando si è deciso che l’Islam non debba “sottomettersi alle critiche, sottomettersi all’ironia, sottomettersi alle leggi della Repubblica”(Zineb El Rhazoui, CNews, 17 Dicembre 2018)?  Da quando l’ebraismo e il cristianesimo si possono pubblicamente contestare, mentre se si dice una parola fuori  posto su Maometto si è subito accusati di islamofobia e razzismo? Evidentemente la codardia dell’Occidente ha preferito mettere in cima alle priorità la necessità di non provocare l’Islam, anche se ciò significa auto-censurarsi e sopprimere certe voci che rammentano la demenzialità di questa scelta. I benpensanti francesi non vogliono che vengano ricordati i 241 morti a causa del terrorismo islamico. I 17 000 jihaddisti salafiti, impiantati nel loro territorio, disprezzano l’identità francese e vorrebbero imporre la sacra legge del Corano.

A quattro anni da quel fatidico 7 gennaio, si può chiaramente affermare; “Charlie est mort et l’Europe est tombé”. A uccidere Charlie però non sono stati i terroristi islamici, ma noi cittadini europei stessi, che abbiamo preferito dimenticare le difficili verità e illuderci che la libertà di espressione sia aliena da Charlie, che in qualche modo sia naturalmente delimitata a determinati settori e non possa applicarsi altrove. Per questo motivo, chi cercherà di mantenere la propria autonomia di scrittore dovrà confrontarsi sempre di più con la forza opprimente della censura; a cui poco importa di Charlie e che preferisce sostenere chi, come lei, se ne è già dimenticato.

Quindi i giornalisti dovranno scegliere: salvare Charlie e combattere per quel poco che rimane della libertà di espressione  o dirgli pietosamente e silenziosamente adieu?


Consiglio UGEIConsiglio UGEI21 Settembre 2016
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Bertolt Brecht
Bertolt Brecht

“Prima di tutto vennero a prendere gli zingari. E fui contento perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei. E stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non era rimasto nessuno a protestare”.

Questi versi sono attribuiti dalla cultura di massa al poeta Bertolt Brecht, seppure abbiano origini più remote. Ad ogni modo, concentriamoci sul significato di queste parole: una forte condanna dell’indifferenza. Il narratore, che scrive in prima persona, è stato indifferente di fronte alla barbarie nazista nei confronti dei gruppi umani a cui non apparteneva, senza rendersi conto che la ferocia e la crudeltà nazista non facevano distinzioni.

Gian Mattia D'Alberto / LaPresse 18-10-2014 Milano cronaca Manifestazione Lega Nord contro l'immigrazione clandestina nella foto: Matteo Salvini Gian Mattia D'Alberto/LaPresse 18-10-2014 Milan Lega Nord demonstration against illegal immigration in the picture: Matteo Salvini
Matteo Salvini, il più popolare leader dell’estrema destra in Italia

Questo aforisma torna prepotentemente d’attualità, questa volta applicato ai terroristi fedeli al Daesh, il sedicente Stato Islamico. In effetti, se ci pensiamo, una volta compirono una strage in un giornale satirico che, a detta loro, aveva offeso Maometto. E, seppure ci sia stata una reazione globale di condanna, si è subito aggiunto che Charlie Hebdo ci era andato pesante con la satira. Persino il Pontefice intervenne con una controversa frase: “Se qualcuno offende mia madre, gli do un pugno”. Dopo il giornale satirico (e anche prima!) è la volta delle sinagoghe e in generale dei luoghi ebraici: Copenaghen, Bruxelles, chi più ne ha più ne metta. L’opinione generale ha dato poco spazio alla cosa, sono ebrei d’altra parte, sicuramente c’è chi ha pensato che odiare e fare del male al popolo ebraico ormai è normale, non fa più scalpore, non fa notizia. E poi? Poi è la volta del Bataclan, una sala da concerto in cui non c’è alcuna distinzione di religione, etnia, orientamento sessuale tra gli spettatori. I terroristi entrano e sparano a caso, con il solo obiettivo di uccidere. E poi il copione si ripete a Bruxelles, a Dacca, a Nizza.

isisVeniamo al punto nodale: perché il terrorismo e l’estrema destra vanno a braccetto? Già il fatto che l’aforisma attribuito a Brecht venga utilizzato per entrambi è una prima risposta. Ma a mio avviso il punto focale è un altro: l’ideologia radicale e fondamentalista dei terroristi islamici è da collocarsi anch’essa all’estrema destra del loro scenario politico.

L’estrema destra europea invece non è interessata alla sicurezza dei cittadini, vuole far leva sulla pancia di questi (e non più sul loro cervello), sulla psicosi, il tutto al fine di guadagnare consenso. Il grande rischio è che possa intensificarsi sempre più una escalation di violenza indistinta nei confronti dei musulmani, ritenuti tutti quanti terroristi. Una estrema destra al potere potrebbe portare un giorno all’espulsione di tutti i musulmani dagli stati europei. Cosa vi ricorda questo? Ottant’anni fa forse? Pensiamo alla Notte dei cristalli: escalation di violenza con distruzione di tutte le sinagoghe e negozi ebraici. Poi, lo sterminio.

Simone Bedarida
Simone Bedarida