barbara pontecorvo

Consiglio UGEIConsiglio UGEI2 Febbraio 2020
barbara-1280x853.jpg

5min518

HaTikwa, di Luca Spizzichino e Luca Clementi

Barbara Pontecorvo, nata a Roma nel 1968, è un avvocato dal 1996, con un particolare interesse per l’analisi politica nazionale ed internazionale, soprattutto del Medioriente. Dirige da oltre tre anni Solomon – Osservatorio sulle Discriminazioni, un’organizzazione di volontari, apolitica e senza fini di lucro, per la tutela di ogni forma di discriminazione, ispirata alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e delle Nazioni Unite, alla Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea e della Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali. Nata nel 2015 su richiesta di una parte della Comunità internazionale, in particolare dagli americani, che sentiva il bisogno che ci fosse un’associazione italiana in difesa delle ragioni di Israele, in particolare contro il fenomeno BDS. Negli ultimi anni si è battuta per l’adozione da parte delle istituzioni italiane della definizione di antisemitismo della International Holocaust Remembrance Alliance.

All’interno di Solomon – Osservatorio per le discriminazioni, ha svolto un ruolo fondamentale per quanto riguarda l’adozione da parte del governo italiano della Definizione IHRA dell’antisemitismo. Può ritenersi soddisfatta?

Ci riteniamo soddisfatti, ma lo riteniamo solo l’inizio di un cammino. La Definizione deve essere contemplata per intero, non soltanto dal Consiglio dei Ministri, ma anche dalle altre istituzioni dello Stato italiano: la stiamo promuovendo verso i comuni, le regioni e le università, quindi è solo l’inizio di un cammino, ma è certamente un passo molto importante.

Adottata la Definizione, da giurista quale è Lei, cosa si aspetta che cambi, da un punto di vista legale, per quanto riguarda l’approccio al fenomeno dell’antisemitismo? Pensa che l’adozione possa svolgere un ruolo fondamentale per arginare il fenomeno a livello territoriale?

Quella dell’antisemitismo è una Definizione operativa, quindi non a carattere legislativo e vincolante, ma serve per dare un’indicazione ai giudici e agli operatori. Nel quadro legislativo, che è chiaramente incompleto, c’è un vuoto riguardo alle vecchie e nuove forme di antisemitismo. Riteniamo, e per questo ci abbiamo creduto in questi 3 anni, che sia uno strumento fondamentale, e lo è anche negli altri paesi che l’hanno adottata prima di noi, per riuscire ad inquadrare il fenomeno.

Avrà sicuramente letto la recente inchiesta de La Stampa, che ha mostra una ricerca di Euromedia sull’antisemitismo: i risultati, come ben sa, sono sconcertanti. Come commenta tutto questo?

La ricerca è stata commissionata dall’Osservatorio Solomon, ed è una ricerca volta a dare una fotografia della realtà esistente, isolando il fenomeno dell’antisemitismo rispetto ad altri fenomeni come razzismo e omofobia. Abbiamo proprio ritenuto che fosse necessario inquadrare e fare luce su questo fenomeno. I risultati sono molto interessanti, perché danno sia un dato storico, che rivela un ritorno degli stereotipi dell’antisemitismo storico, sia un dato sociologico, che invece rivela come i giovani sono più desiderosi di combattere fenomeni discriminatori legati all’antisemitismo; vi è anche un dato politico, dove appare che le forze liberali e di centro sono quelle in cui si avverte meno la discriminazione.

Un’ultima domanda: quale dev’essere l’approccio di noi giovani? L’aumento dell’antisemitismo coinvolge inevitabilmente anche l’UGEI. Cosa possiamo fare nel quotidiano per cercare di combattere questi pregiudizi?

La cosa fondamentale è far capire che questo tipo di pregiudizio legato all’antisemitismo nelle sue innumerevoli forme è una lesione dei diritti civili. Per il benessere di una società civile, è necessario far rientrare nell’alveo dei diritti umani qualsiasi lotta a qualsiasi forma di antisemitismo.



UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


Contattaci