bar mitzvah

Consiglio UGEIUGEI2 Marzo 2020
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di David Zebuloni

 

Del coronavirus sappiamo già tutto. I supermercati si sono svuotati, le scuole sono state chiuse. Il popolo italiano si è spaccato in due: da un lato i pessimisti, dall’altro gli scettici. C’è chi ha speculato, chi ha enfatizzato, chi ha condannato. Un ragazzo solo è riuscito a sorridere di fronte all’ondata di panico: Ruben Golran. Ed ecco che la storia di chi sorride e di chi scrive si intrecciano.

Ruben è mio cugino, un ragazzo straordinario che questa settimana doveva celebrare il suo Bar Mitzvah. Cinquecento invitati, tra i quali parenti ed amici provenienti da ogni angolo del mondo, dovevano venire a Milano per festeggiare insieme a Ruben uno dei giorni più felici e significativi della sua vita. Eppure, come dice il celebre proverbio yiddish, l’uomo programma e Dio ride. E così è stato.

Il Coronavirus ha seminato paura e angoscia, Milano si è fatta trovare impreparata all’epidemia e, nel caos generale, il Bar Mitzvah di Ruben è stato rimandato a data indefinita.

“All’inizio ero triste e abbattuto, non capivo perché tutto ciò stesse accadendo proprio a me”, mi racconta Ruben al telefono. “Poi ho capito. Ho capito che faceva tutto parte di un piano, che forse dall’alto stavano mettendo alla prova la mia fede e che io dovevo continuare a prepararmi per il Bar Mitzvah come se nulla fosse”. Quando gli ho domandato dove abbia trovato la forza di rimanere ottimista nonostante tutto, Ruben mi ha risposto con una semplicità impressionante considerata la sua giovane età. “Non è proprio come me lo sono immaginato, ovviamente speravo che andasse diversamente, ma a cosa serve piangere e disperarsi? Non ho bisogno di tutti questi invitati per leggere la Torah o per rendere orgogliosi i miei genitori, il Bar Mitzvah è un momento particolare che mi lega a Dio. E questo mi basta”.

Quanta verità. Quanta disarmante verità. Forse si riferiva a questo Janusz Korczak quando diceva che talvolta gli adulti sono più sciocchi dei bambini. Forse si riferiva proprio alla capacità straordinaria che i più giovani hanno di guardare oltre, di non limitarsi alla superficie delle cose.

“Io ci vedo un collegamento con la festa di Purim“, mi dice Nethaly, la mamma di Ruben. “Il destino era segnato, ma poi è stato tutto capovolto. Potevamo vivere e ricordare questo periodo con dispiacere, ma anche quando tutto sembra buio, esiste sempre un risvolto positivo. C’è sempre un po’ di luce.”

Proprio così, questa storia poteva concludersi senza lieto fine, eppure un post su Facebook diventato virale ne ha cambiato le sorti. La storia di Ruben ha fatto il giro del mondo. Tra le varie testate che ne hanno parlato vi sono Times of Israel, Ynet, Haaretz, Humans of Judaism, Noticias de Israel e Hadrei Haredim. E i messaggi di affetto non sono mancati. A centinaia, provenienti da ogni angolo del mondo, in tutte le lingue.

“Leggere quei messaggi, ricevere degli auguri così toccanti, mi ha trasmesso una sensazione particolare, molto bella”, mi confessa Ruben. “Significa che molte persone hanno preso a cuore il mio Bar Mitzvah, che mi hanno pensato. Tutta la tristezza è stata in qualche modo… Come dire? Ricompensata, ecco. Mai avrei pensato di ricevere tanto affetto tutto insieme. Mi ha fatto capire quanto il nostro popolo sia davvero unito. Come se facessimo tutti parte di una grande comunità.”

Cosa potrei aggiungere? Grazie per la lezione di ottimismo caro Ruben, per il sorriso e per la fede. Ma soprattutto, tanti auguri per il tuo Bar Mitzvah!