antisemitismo

Consiglio UGEIConsiglio UGEI11 Marzo 2019
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HaTikwà (L.Clementi)Un derby. Antisemitismo. La notizia non é nuova, ha soltanto cambiato ubicazione. Un tifoso dell’Union Berlino, dopo il match contro i cugini dell’Ingolstadt, ha twittato che il loro capitano, l’israeliano Almog Cohen, “dovrebbe sparire nelle camere”, riferendosi all’orribile metodo di uccisione sistematica perpetrato dai nazisti nei confronti degli ebrei negli anni quaranta. Il tweet è stato pubblicato dopo che Cohen ha ricevuto un cartellino rosso durante la partita di venerdì nella capitale tedesca.

La notizia ha suscitato inevitabilmente le dichiarazioni delle autorità israeliane: Emmanuel Nahshon, il portavoce del Ministro degli Esteri, si dice “scioccato”, aspettandosi “una ferma azione contro il responsabile da parte delle autorità tedesche”, mentre l’Ambasciatore israeliano in Germania Jeremy Issacharoff ha twittato “Almog, non sarai mai solo!”. Anche il Presidente della stessa Union ha pubblicamente difeso Cohen con un comunicato. Il centrocampista ha risposto con un tweet: “Prima di tutto vorrei ringraziarvi, grazie per il supporto infinito. Un ringraziamento speciale va al mio club, che mi supporta e mi rafforza in ogni occasione. Così fa anche il tweet antisemita: mi rafforza solamente. Sono orgoglioso di essere ebreo e di esserlo nel modo in cui sono cresciuto. Sono orgoglioso di sentire un senso di shlichut ogni volta che entro in campo per rappresentare la mia squadra. Come capitano della mia squadra e come giocatore della Nazionale israeliana farò di tutto per continuare a rappresentarti con rispetto”

Purtroppo la notizia dimostra un aumento preoccupante dell’antisemitismo in Germania, ma é anche la prova evidente del fatto che l’odio e le offese nei confronti degli ebrei sono all’ordine del giorno in tutte le tifoserie. La polizia tedesca ha registrato 1.646 reati motivati ​​dall’odio contro gli ebrei lo scorso anno, un aumento di quasi il 10% e il livello più alto in un decennio. Tra questi ci sono 62 reati violenti, contro i 37 del 2017. Destra, sinistra, poco importa. Quando si tratta dell’ebreo o dell’israeliano l’argomento in comune si trova sempre.

Un po’ come è accaduto recentemente a Roma: Forza Nuova, strema destra, ha manifestato a sostegno della Palestina contro “l’occupazione israeliana”. Un po’ come certa sinistra il 25 aprile, e su Twitter sono esplose dichiarazioni come “ebrei fuori dalla Palestina, giudei fuori dall’Europa”. Non si sa bene quale sia il posto di questi ebrei. Né dentro né fuori. E così anche nel calcio: chissà quale squadra dovranno mai tifare. Romanista ebreo, ma anche laziale, interista, milanista, juventino, viola. Un po’ tutti ebrei, un po’ tutti Anna Frank. Non sono citazioni a caso: in tutti questi casi c’è stato o c’è un coro o uno striscione che accusa gli avversari di essere degli ebrei. Eran Zahavi a Palermo? Sul web è stato scritto l’indicibile. Eyal Golasa alla Lazio? I tifosi si sono ampiamente espressi sulle pagine Facebook. E menomale che il trasferimento non si è concluso del tutto. Le campagne di sensibilizzazione sul tema stanno miseramente fallendo, quantomeno in Italia: molti esponenti delle tifoserie sono ben addentrati all’interno di movimenti di estrema destra ed estrema sinistra, e finché non fa clamore, si lascia scivolare il coro o lo striscione del dimenticatoio, in attesa che un bambino, influenzato dal padre o dal vicino di seggiolino, canti “giallorosso ebreo”, per ricominciare il cerchio.

Ad Almog Cohen va il nostro sostegno incondizionato, ma soprattutto la nostra più profonda comprensione: il tifoso ebreo sa bene cosa significa sentirsi estraneo in casa propria, e fino a che ci sarà un solo giocatore ebreo o israeliano offeso per l’unica colpa di esser tale, Almog Cohen non sarà mai solo.


Consiglio UGEIConsiglio UGEI28 Ottobre 2018
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L’Unione Giovani Ebrei d’Italia ha appreso inorridita quanto accaduto ieri nella sinagoga Tree of Life di Pittsburgh, in Pennsylvania, Stati Uniti.

Ci stringiamo alla comunità ebraica e alle famiglie delle vittime. I luoghi di culto sono da sempre simbolo di pace e luogo di rifugio, e la loro violazione è un abominevole segno di intolleranza. Atti di violenza insensata, inaccettabili in qualunque circostanza, e usati troppo spesso come tattica di divisione tra i popoli.

Possa il ricordo di tutte le vittime della strage di Pittsburgh essere di benedizione.

La Presidente Carlotta Micaela Jarach

28 ottobre 2018


Consiglio UGEIConsiglio UGEI13 Giugno 2018
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Appena ho visto che l’UGEI offriva l’opportunità di andare dieci giorni negli USA ne ho subito approfittato. Ho così deciso di rispondere al bando presentato ai giovani ebrei italiani da ADL, Anti-Defamation League, per partecipare alla delegazione europea: non conoscevo ADL prima d’ora, ma dopo una breve ricerca non ho avuto esitazioni. ADL infatti nello specifico è un’organizzazione non governativa internazionale ebraica con sede negli Stati Uniti che si occupa, tra le tante cose, di combattere l’antisemitismo e tutte le forme di pregiudizio religioso soprattutto attraverso istruzione ed educazione. Proprio per questo obiettivo, hanno organizzato il programma “First Responders Programme”, ovvero come salvaguardare la cultura ebraica e saper interagire con reazioni antisemite all’interno della propria comunità d’appartenenza. Sentivo di dover partecipare, perché penso che saper contrastare e difendere la propria comunità da discriminazioni razziste e antisemite sia molto importante e soprattutto poter trasmettere ad altri cosa ho imparato durante questa esperienza sia di rilevante importanza.

Sono tornato ormai da Washington un mese fa, e non esito a dire che sono stati semplicemente dieci giorni fantastici. Da questo viaggio porto con me molte cose tra cui l’esperienza di poter dire di aver visto gli Stati Uniti con occhi diversi da quelli del classico turista. La conferenza più interessante alla quale ho partecipato è senz’altro quella all’interno di Capitol Hill. Entrare all’interno del parlamento americano e poter esprimere la propria identità ebraica e soprattutto parlarne con parlamentari e senatori non è certamente una cosa da tutti i giorni. Mi è piaciuta soprattutto perché si nota che negli Stati Uniti è diffusa una forte identità ebraica: inoltre, parlare con senatori americani è senz’altro un’esperienza molto particolare e affascinante di cui pochi possono usufruire. Sono ufficialmente entrato a far parte di un gruppo di persone provenienti da tutta Europa e anzi alla fine dell’esperienza posso dire di aver trovato una seconda famiglia. Tutt’ora ci teniamo in contatto e abbiamo dei progetti insieme. Penso che lo scopo di questa esperienza fosse proprio questo, unire varie comunità provenienti da tutto il mondo e far sì che collaborino in futuro.

Questa esperienza è stata per me molto formativa dal punto di vista ebraico perché mi fa capire che non siamo soli e che ogni nazione ha problemi di antisemitismo che vengono contrastati in maniera diversa ma soprattutto che ci sono realtà come ADL che si occupano di aiutare e proteggere l’identità ebraica. Ti senti di far parte di qualcosa. Grazie all’UGEI ho così potuto approfondire la conoscenza e l’incontro con le altre unioni giovanili europee per elaborare briefing su come comportarsi in periodi storici e sensibili come questi. Penso che non sia un’opportunità da perdere, ma non è per tutti. Bisogna davvero avere a cuore la propria comunità e conoscerla bene, in modo da farla conoscere anche ad altri. Se verrà riproposto, consiglio a chiunque parta di essere molto motivato perché non è una vacanza ma quasi un lavoro, ma è sicuramente molto formativo da tutti i punti di vista.

Ruben Veneziani 
abita a Roma e studia ingegneria delle telecomunicazioni alla Sapienza


Consiglio UGEIConsiglio UGEI4 Giugno 2018
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“The Racist Law” è il nome del convegno tenutosi domenica 27 maggio a Roma, presso il MAXXI. Il tema della conferenza è stato l’antisemitismo, in particolare nel contesto della storia italiana.

Inizia con i saluti dell’Ambasciatore nonché capo della delegazione italiana IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) Sandro De Bernardin a della Presidentessa UCEI Noemi Di Segni, i quali introducono il tema dell’antisemitismo, ponendo come punto di domanda e riflessione, come e quando vederne i primi segnali nella nostra società. Sono seguiti gli interventi dei numerosi ospiti, che hanno affrontato l’argomento da diversi punti di vista. Steve Katz, esperto americano della storia della Shoah ha fornito un’introduzione storica dell’antisemitismo. Partendo dalla concezione apostolica degli ebrei, sviluppa un discorso in tappe storiografiche, passando per il medioevo, la rivoluzione francese, fino al XX secolo. Con il cristianesimo nasce la concezione metafisica dell’ebreo, quella parte di umanità che ha rifiutato la rivelazione messianica. Il deicidio come colpa ontologica rende l’ebreo colpevole e crudele per natura agli occhi della popolazione europea. La sua condizione di diverso e malvagio sembrerebbe apparentemente trovare la sua fine con le rivoluzioni americana e francese e la conseguente emancipazione; ma ne fa invece seguito un antisemitismo diverso, su base etniconazionale prima, per poi raggiungere il culmine fra le due guerre mondiali, con l’antisemitismo razzista su base biologica. Segue l’intervento dell’ex premier Giuliano Amato, che inizia il suo discorso ragionando sulla “differenziazione” e la “discriminazione” in ambito legale. La differenziazione non è un male di per sé, siamo tutti ugualmente diversi, ma lo diventa quando diventa presupposto di discriminazione, favorendo un gruppo e perseguitando un altro. Il percorso per l’uguaglianza è stato lungo e non è ancora completamente raggiunto. Riflette sull’importanza del linguaggio giuridico, non sempre rispecchiato nei comportamenti degli individui, ma comunque alla base della giustizia sociale. Sottolinea, infine, la differenza fra il razzismo usato nel corso dei secoli per la sottomissione dei popoli diversi dal proprio e l’antisemitismo del XX secolo; il primo con il fine di sfruttamento dei diversi e del consolidamento di società gerarchizzate; il secondo con il fine della totale eliminazione degli ebrei. Il discorso inizia quindi a focalizzarsi sulle leggi razziste. A contestualizzarle all’interno del regime fascista è l’intervento successivo della professoressa Lucia Ceci, insegnante di Storia a Tor Vergata, che descrive i “testi di legge organica su Eritrea a Somalia”, del 1933. E’ a partire da questi infatti che inizia a comparire il linguaggio razzista all’interno del regime. Con la conquista dell’Etiopia, l’Italia diventa razzista; la legislazione antiebraica rappresenta un salto di qualità, non considerabile una conseguenza inevitabile della legislazione razzista coloniale, ma nel clima culturale della quale si inserisce. Il professor Francesco Cassata ha invece spiegato il ruolo dell’eugenetica, soffermandosi sull’influenza del cattolicesimo nell’eugenetica italiana. A dare informazioni tecniche e dettagliate sulle leggi razziste del 1938 è Michele Sarfatti, con l’intervento conclusivo della prima sessione.

La seconda sessione inizia con l’intervento di Roberto Finzi, professore di storia economica, sulla sorte dei professori universitari ebrei cacciati con le leggi razziste. Il mondo universitario italiano non ha mai fatto i conti con questa vicenda. Un’occasione di rinnovamento mancato, quello che successe nel dopoguerra. Casi tragici come il caso Terni ne sono emblema. Una parentesi del rapporto fra Chiesa e persecuzioni razziste durante la seconda guerra mondiale viene fornita dal Professor Melloni (università di Modena). Gli speaker successivi riprendono una prospettiva più internazionale, con l’intervento di Michel Rosenfeld sull’antisemitismo e la discriminazione razzista in America, del professor Shaub sulla discriminazione nei confronti dei convertiti nel mondo ispanico e del Professor Ten Have sulle legislazioni razziste nei paesi occupati, con l’esempio particolare dell’Olanda. A concludere il seminario è l’intervento (fuori programma) di Yehuda Bauer, per decenni capo delle ricerche storiche dello Yad Vashem e fondatore di IHRA, con un sollecito legare tutta la teoria esposta durante la giornata con quello che è la realtà quotidiana: l’antisemitismo non è sempre presente e non va dato per scontato, ma quando c’è, è importante saperlo affrontare

Una conferenza dunque ricca di spunti di riflessioni e di ricordo degli eventi passati. L’antisemitismo va e viene nel corso della storia e dei popoli, ma conoscendo il passato e comprendendone le dinamiche saremo pronti ad affrontare il futuro.

Giulio Piperno


Consiglio UGEIConsiglio UGEI22 Novembre 2017
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L’Europa si è risvegliata. Ricorda un po’ il film “Nell’anno del Signore” del 1969 di Luigi Magni, i due carbonari Leonida Montanari e Angelo Targhini prima di essere condotti al patibolo, sentono il vociare del popolo che sembra sollevarsi per liberarli e compiere l’attesa rivolta contro il papato, quando in realtà il popolo si era svegliato sì, ma per accorrere in festa alla loro esecuzione in Piazza del Popolo. A Varsavia a destarsi è l’Europa bianca, quella cristiana e non di sangue misto s’intende, quella che grida contro gli “ebrei al potere”, i neri, gli arabi e tutto ciò che è altro. C’era anche Forza Nuova, Casa Pound no, troppo impegnata probabilmente nei dibattiti televisivi e a darsi “sembianze democratiche” prima delle elezioni, per il manganello e le ronde c’è tutto il tempo dopo. Non importa se visto il passato e l’invasione nazista, la Polonia dovrebbe essere un paese sensibile verso l’antisemitismo e la xenofobia, la storia si può sempre cambiare e adattare ai tempi che corrono. Persino la destra e la sinistra adesso possono finalmente combaciare nel nome di una lotta comune, il sovranismo, l’Alt-right, Diego Fusaro o Alain de Benoist ne sono gli esempi, si prende qualche lotta e termine della sinistra, utile a incantare le masse, e ci si aggiunge i “valori” patriottici della destra. Già il primo fascismo ed il nazionalismo di Iosif Stalin ne furono i precursori, del resto se si guarda per l’appunto all’Est Europa, il mantra “non esistono più destra e sinistra” acquista pieno valore.

Quindi se queste definizioni non hanno più senso, sarebbe inutile parlare di fascismo e antifascismo, ci s’ispira al fascismo senza chiamarlo così in modo esplicito, perché in fondo adesso i problemi sarebbero “altri” e più urgenti, quello che chiamano “fascismo” non è altro che un’ “ossessione dei media”, e allora anche la Shoah è “una cosa accaduta 70 anni fa, che senso ha riparlarne?” – parole degli amministratori dalla pagina di 60.000 membri “Donald Trump Italian Fan Club”, sul caso degli adesivi di Anna Frank. Anche per altre vulgate, la xenofobia e il neofascismo sono pur sempre problemi minori o inesistenti e fittizi, tra cui per buona parte di quella destra che si considera filo-israeliana e “vicina agli ebrei”. Il vero antisemitismo per essa, è soltanto quello proveniente dalla sinistra e dall’Islam “che controlla media ed istituzioni” ed ha come fine la distruzione di Israele e l’invasione islamica.

L’antisemitismo è certo un fenomeno insito ovunque, il jihadismo è un problema reale con cui fare seriamente i conti anche per contrastare questi moti regressivi. Ma se nell’Islam oltre ai tagliagole di Daesh possiamo trovare anche personaggi come Dervis Korkut il quale mentre la Bosnia era invasa da nazisti e ustasha mise a repentaglio la propria vita per salvare degli ebrei e la Haggadah di Sarajevo (nascosta poi da un chierico dentro una moschea), e se essere di sinistra non dovrebbe equivalere ad essere antisemita o anti-israeliano, sfiderò invece a trovare un qualunque suprematista bianco o neofascista che non vede nell’ebraismo, senza distinzioni, un nemico. Quando l’antisemitismo e la xenofobia sono, velatamente o no, tratti distintivi insiti nei nazional-populismi, dove l’altro sarà ogni qual volta percepito come elemento avulso e nocivo per una supposta integrità nazionale. Si potrà poi controbattere, che i neofascisti o gli xenofobi sono nient’altro che degli haters presenti soprattutto nel mondo del web, ma essi non sono creature mitologiche, vivono intorno a noi, votano, e un giorno potrebbero (come già accade) sedere in parlamento.

Francesco Moises Bassano

Da Moked.it