2 Novembre 20207min274

Storia degli ebrei in Iran: “Un occhio guarda verso Gerusalemme, e l’altro verso Isfahan”

Mideast Iran Jews

di Gavriel Hannuna

 

Circa 2750 anni fa, gli ebrei del regno d’Israele vennero deportati dagli Assiri e dai Babilonesi. Questo terribile evento fu l’inizio di una delle più grandi comunità ebraiche al mondo: quella persiana.

Nell’ultima serie tv israeliana Tehran, una spy story ambientata tra Israele e Iran, ci sono poche tracce di questa comunità. Si vedono immigrati iraniani in Israele e la zia della protagonista, convertita all’Islam, con una famiglia fanatica del regime iraniano. Oltre agli agenti del Mossad, questi sono gli unici ebrei persiani che vengono rappresentati, ed è quindi una sorpresa andare a scoprire che la comunità ebraica di Teheran esiste ancora: conta più di 8000 persone, facendone la più grande comunità mediorientale al di fuori d’Israele. La storia di questa comunità è lunga e complicata, e ci mostra quanto sia cambiata la società iraniana nell’ultimo secolo.

La caduta degli Ottomani

Da quando l’Impero Ottomano cadde, e gli inglesi presero il controllo dell’allora Palestina, i sionisti iniziarono a muoversi dalle comunità persiane verso la terra che vedevano come casa. Questa “prima aliya” non è stata particolarmente estesa: ha riguardato principalmente le fasce più povere della comunità, andate nella nuova terra in cerca di fortuna. La chiamata verso Sion non fu abbastanza forte per smuovere le grandi masse persiane che, in paesi come la Persia, vivevano molto bene. Intanto, in Palestina iniziarono rivolte e scontri tra arabi, ebrei e inglesi.

La nascita d’Israele

Arriva il ’48: sin dalla nascita Israele è già circondata da nemici, tra i quali però non c’era l’Iran. Infatti, fu uno dei primi stati a maggioranza musulmana a riconoscere Israele, mentre la vita ebraica in Medio Oriente iniziò ad essere minacciata dall’antisionismo verso le comunità ebraiche. Molti ebrei lasciarono il Nordafrica e l’Asia occidentale per andare in uno stato dove si sentivano al sicuro; intanto, in Iran la comunità ebraica persiana resistette, poiché non volevano assolutamente lasciare la terra che vedevano come casa loro da millenni. Tel Aviv e Teheran iniziarono una lunga storia di commerci, tra petrolio e armamenti, che continuò per vari anni. L’El Al iniziò a volare verso Teheran, gli uomini d’affari israeliani vennero accolti con grandi feste e banchetti organizzati dallo Shah; alcuni israeliani iniziano persino a comprare case in Iran. Si stima che gli ebrei iraniani fossero tra i 100.000 e i 150.000 in quel periodo.

Le rivoluzioni del ‘79

Dopo anni di malgoverno, repressione e poca attenzione verso le fasce più povere della popolazione, milioni di cittadini si ribellano al governo dello Shah. Gli storici spesso si riferiscono al plurale alla rivoluzione del ‘79 perché sostengono che fu caratterizzata da due eventi differenti: una rivoluzione laica e una religiosa. La prima coinvolse la quasi totalità della popolazione, fino al 90% secondo alcune stime, e consistette in numerose proteste contro il governo in tutto l’Iran. Anche gli ebrei furono coinvolti nelle manifestazioni, sperando di poter contribuire all’inizio di un nuovo governo, più aperto e democratico.

Ma nel giro di qualche giorno, la rivoluzione prese un’altra piega: Ruhollah Khomeini, guida spirituale fuggita in Francia per le sue attività antigovernative, torna dall’esilio per guidare l’Iran in una rivoluzione a stampo islamico. Quando la situazione era ormai chiara, molti ebrei scapparono dall’Iran, e con l’inizio della Repubblica Islamica un forte sentimento antisionista, e spesso antisemita, si propagò tra la popolazione. Iniziarono ad avere luogo numerosi atti vandalici contro la comunità ebraica e contro i segni degli accordi economici tra Israele e Iran. Intanto, una delegazione della comunità ebraica aveva già parlato con Khomeini, il supremo leader religioso della neonata Repubblica Islamica, per mettere in chiaro una cosa: la lealtà della comunità ebraica persiana risiede con l’Iran, e non con lo Stato Ebraico.

L’Iran ha sempre fatto distinzione tra ebraismo e sionismo, riuscendo a mantenere buoni rapporti con gli ebrei in Iran, offrendogli anche un posto in parlamento in quanto minoranza. Dal 1979 ad oggi Israele ha spesso incitato gli ebrei persiani rimasti a fare l’aliya, ma ciononostante loro hanno sempre rifiutato, spesso accusando Israele di minare i rapporti tra la loro comunità e lo stato. Nonostante i buoni rapporti istituzionali, molti vedono segni di violenze verso questa antica comunità, che ormai costituisce meno dello 0,01% della popolazione iraniana. Eppure, gli ebrei persiani sono ancora attaccati alla loro terra, a costo di rischiare la vita e di rinnegare Israele. Su questo punto la seria israeliana Tehran ha sicuramente fatto centro.

In tutte le puntate la nostalgia degli ebrei persiani verso la loro terra è tangibile, tant’è che una delle frasi più ricorrenti è: “Un occhio guarda verso Gerusalemme, e l’altro verso Isfahan.” Una frase che mostra chiaramente la dualità e l’attaccamento degli ebrei iraniani verso la loro terra. Una frase che forse riassume il sentimento di molti altri ebrei mediorientali, meno fortunati degli iraniani, che da un giorno all’altro hanno subito pogrom e violenze da coloro che vedevano come amici, e che hanno lasciato la loro terra correndo, sapendo che non l’avrebbero mai più rivista.