Teatro Rossini di Roma, Il Riformista “dalla parte di Israele”. Un successo della società civile

di David Di Segni
Grande successo e affluenza al Teatro Rossini di Roma, dove il quotidiano Il Riformista ha riunito rappresentanti del mondo politico, giornalistico e della società civile in una serata dal messaggio chiaro: stare dalla parte di Israele. Una frase che, in un clima segnato da tensioni, narrazioni distorte e recrudescenza dell’antisemitismo, appare come un atto di coraggio e posizionamento in una battaglia civile e culturale. «C’è una clamorosa asimmetria informativa di cui Israele è vittima. Se un giornale decide di fare la sua parte, valutando questa situazione, in fondo non fa altro che il suo dovere. Questa causa mi ha riacceso il fuoco dell’attivismo come non accadeva da tempo» ha dichiarato in apertura il direttore del Riformista, Claudio Velardi, prima di lasciare la conduzione ad Aldo Torchiaro e Tiziana Della Rocca che hanno moderato le decine di interventi degli ospiti internazionali, tra cui giornalisti, filosofi, politici e giovani studenti. L’evento arriva a margine di due raccolte firme, promosse dal giornale a sostegno dello Stato ebraico, che hanno raccolto più di ottomila nomi.
Fra i primi a prendere la parola, il già Ministro degli Esteri Giulio Terzi di Sant’Agata, che ha ribadito l’importanza di “non lasciare spazio alla disinformazione, né di cederla nelle mani dei peggiori nemici, macellai e atroci violentatori del Medio Oriente”. Tante altre le voci autorevoli, come Paolo Liguori (Direttore Editoriale TgCom24), le giornaliste Nicoletta Tiliacos, Giovanna Reanda (direttrice di Radio Radicale) e Fiamma Nirenstein. Presente anche l’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (UCEI), con la presidente Noemi Di Segni, e la Comunità Ebraica di Roma (CER) con il presidente Victor Fadlun, che ha denunciato il paradosso di un periodo «in cui la realtà viene rovesciata. La società civile deve manifestare le proprie idee al chiuso, scortata dalla polizia, mentre quella non civile può farlo all’aperto, con frasi inaccettabili. Quando sento slogan come “From the river to the sea”, mi si accappona la pelle. Qual è il posto per il popolo d’Israele? In questa lotta di civiltà, siamo tutti ebrei».
La serata ha visto una forte partecipazione cittadina e una coralità di voci mosse dall’esigenza di difendere la verità storica e i valori democratici contro ogni forma di fondamentalismo e autoritarismo. Quindi è stata anche l’occasione per denunciare l’attecchimento aprioristico della propaganda islamica di Hamas che, nelle nostre società, ha trovato terreno fertile a tal punto da creare una solidarietà persino verso gruppi terroristici e regimi dittatoriali come quello iraniano.
Un fenomeno che, a partire dal 7 ottobre, ha colpito in modo particolare israeliani ed ebrei in tutto il mondo, diventati bersaglio di attacchi, discriminazioni e forme di esclusione persino nei luoghi simbolo del sapere, come scuole e università.
«All’università mi è stato richiesto di dissociarmi dalla politica di Netanyahu ancor prima di iniziare a parlare. Perché, da italiana, dovrei essere responsabile nel bene e nel male delle politiche interne israeliane?» – ha detto Noà Bentura, giovane ebrea italiana, in un panel di dibattito con Luca Sablone, redattore del Riformista, e Anuk Levy, giovane studentessa a Tel Aviv – «La verità è che hanno ragione loro: io sono ebrea, rappresento il mio popolo e ne vado fiera. Fiera di rappresentare un paese che accetta gli omosessuali, di rappresentare l’unica democrazia del Medio Oriente, soprattutto di rappresentare un paese che celebra la vita e non la morte».
La serata ha poi raccolto il commento del colonnello britannico Richard Kemp, dell’ex ambasciatore italiano in Israele Luigi Mattiolo, del presidente Associazione Sette Ottobre Stefano Parisi e dell’ambasciatore israeliano in Italia Jonathan Peled, che ha concluso l’evento: «Stare dalla parte di Israele significa oggi difendere il mondo occidentale e i suoi valori contro organizzazioni terroristiche e regimi autoritari e teocratici che hanno l’obiettivo dichiarato non solo di distruggere Israele ma tutti coloro che non si conformano al loro pensiero“. Contro il rumore e la violenza dell’ala propal, il sostegno a Israele si allinea con i valori della democrazia, dei diritti, del dialogo e del rispetto reciproco. Motivi che spingono quotidianamente ebrei e non a sostenere questa battaglia di civiltà.

Giornalista. Laureato in Scienze politiche e relazioni internazionali, mi occupo di politica estera e conflitti globali.



