Rodi, la notte del terrore: giovani israeliani aggrediti da un gruppo filopalestinese

hakuna

di Sara Menascì

Grecia, isola di Rodi. Nella notte tra il 22 e il 23 luglio 2025, intorno alle tre del mattino, un gruppo di giovani israeliani è stato aggredito nei pressi del locale “Hakuna Matata” da decine di individui armati di coltelli. Secondo le testimonianze, gli aggressori si sarebbero identificati come attivisti filopalestinesi.

“Eravamo lì per festeggiare,” ha raccontato a Ynetnews Shachar Gutman, uno dei ragazzi coinvolti. “Poi abbiamo sentito che fuori era scoppiata una rissa tra filo-palestinesi e israeliani. Così abbiamo deciso di andar via per evitare problemi.” Ma il tentativo di allontanarsi in silenzio si è presto trasformato in una fuga disperata. Poco dopo, un uomo si è avvicinato chiedendo se fossero israeliani. Si è presentato come un sostenitore della pace, ma subito dopo ha richiamato una folla. “All’improvviso – continua Gutman – trenta, forse quaranta persone hanno cominciato a correre verso di noi. All’inizio pensavamo fosse uno scherzo. Poi sono arrivate motociclette. È stato allora che abbiamo capito che dovevamo scappare.”

I ragazzi si sono dispersi nel buio: Gutman ha scavalcato un muro, altri si sono nascosti dietro un furgone, tra i cespugli o giù per una scala. Uno di loro, rimasto indietro, è stato raggiunto, picchiato e filmato mentre pregava che lo lasciassero andare. Solo allora è stato liberato. Alle 4:36 del mattino, Gutman ha inviato un messaggio angosciante ai genitori: “Rispondete con urgenza, ci stanno inseguendo.” Un amico, che condivideva con loro l’alloggio, ha chiamato un taxi e avvisato la polizia. Le forze dell’ordine greche sono intervenute, scortando il gruppo prima all’appartamento e poi all’aeroporto. “Non abbiamo mai avuto così tanta paura,” ha confessato Gutman. “Volevamo solo goderci una serata tranquilla. Ci siamo ritrovati braccati.” L’episodio non è un caso isolato. Poche ore prima, sull’isola di Syros, una manifestazione pro-Palestina aveva impedito l’attracco della nave da crociera israeliana Crown Iris, costringendola a deviare verso Cipro. Quanto accaduto a Rodi è parte di un clima che si sta rapidamente avvelenando, dove l’identità ebraica può trasformarsi in un bersaglio anche nei luoghi più insospettabili.

Non si tratta più di attivismo o dissenso: è odio. Un odio che assume la forma del branco, la logica dell’agguato e il linguaggio della persecuzione. Quando l’antisionismo si fa violenza, non è più politica: è antisemitismo. Cambiano i pretesti, non la matrice. Cambiano le parole, non il bersaglio. Non è stato un confronto tra idee, né uno scontro accidentale. È stata una caccia all’uomo. E nessuna bandiera, nessuna causa, nessuna rabbia può giustificarla. Nemmeno in una notte d’estate. Nemmeno su un’isola da cartolina. Non basta indignarsi dopo. Serve il coraggio, oggi, di chiamare l’odio con il suo nome. E di condannarlo subito. Senza ma.


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