Quel 7 ottobre che non diventa mai ieri

download

di Gabriel Venezia

Per l’ebraismo contemporaneo il 7 ottobre 2023 non è una data destinata a essere studiata dalle generazioni successive, al contrario, è un incubo ricorrente, un risveglio traumatico che si ripete giorno dopo giorno.

Un brutto sogno iniziato quel sabato di tre anni e mezzo fa alle 6:30 del mattino, a cui sono seguite parole ripetute come un mantra ossessivo: deltaplani, terroristi, rapimenti, stupri, ostaggi. Il mondo ha conosciuto improvvisamente la geografia del dolore attraverso località come Kfar Aza, Be’eri, Nir Oz, Netiv HaAsara, Re’im e ha dovuto contare i nomi di 251 persone strappate alle proprie vite, alcune delle quali, oggi, non ci sono più.

Ed è esattamente da qui che si origina il “loop” del 7 ottobre. Fin da subito la politica occidentale ha cavalcato la questione, trasformando la tragedia in uno strumento di propaganda dove la delegittimazione o il supporto di facciata sono diventati mere armi per raccogliere consenso elettorale.

Mentre la guerra si combatteva sui fronti di Gaza, del Libano e dell’Iran, un altro conflitto parallelo ha preso vita sui social network. Una guerra digitale che ha arruolato “soldati” di ogni nazione, pronti a sparare mediaticamente sul presunto nemico di turno, polarizzando e disumanizzando il dibattito.

Poi però ci sono le sparatorie vere, quelle che portano la guerra lontano dal fronte: Washington, Bondi Beach, Manchester. Per non parlare di veri e propri atti di guerriglia urbana come il pogrom di Amsterdam, le bombe in Belgio e nei Paesi Bassi, e gli incendi dolosi a Londra.

Sicuramente il prezzo più grande e drammatico di questa situazione lo sta pagando Israele, stretto nella morsa di una leadership estremista, nel dolore per la perdita di numerosi figli caduti nelle tante battaglie a cui l’IDF ha preso parte, e nel rischio costante di morire sotto il fuoco dei missili.

E gli ebrei della diaspora?

La diaspora si ritrova prigioniera di questo tempo sospeso. Se Israele combatte per la propria sopravvivenza fisica, l’ebreo della diaspora vive in uno stato di perenne allerta psicologica ed esistenziale. Ogni notizia di cronaca, ogni sparo in una capitale occidentale, ogni sguaiato coro di piazza non fa che riavvolgere il nastro, riportando la mente a quella mattina di ottobre.

Non c’è spazio per l’elaborazione del lutto quando le sinagoghe devono raddoppiare la sicurezza, quando andare a scuola o all’università richiede una dose quotidiana di coraggio, o quando ci si ritrova sotto lo sguardo sospettoso del vicino di casa, che unisce in una colpa collettiva responsabilità non proprie. Il loop si alimenta così: l’eco del conflitto mediorientale si riflette negli spazi urbani occidentali, imponendo una continua ridefinizione della sicurezza e dell’identità ebraica.

La diaspora e la società israeliana oggi non assistono alla storia, ma sono condannate a riviverne il trauma in un presente continuo, chiedendosi ogni giorno quando sarà possibile spezzare questo cerchio e ricominciare finalmente a respirare.


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


Contattaci




HaTikwa

Organo ufficiale di stampa dell’UGEI è HaTikwa, giornale aperto al libero confronto delle idee nel rispetto di tutte le opinioni.


Contattaci



UGEI
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.