Purim 5786: dalla Meghillà alla piazza per un Iran libero

di Ghila Lascar
La celebre festa di Purim ricorda come Haman riuscì a persuadere il re di Persia, Assuero, a decretare lo sterminio di tutti gli ebrei per il 13 del mese di Adar. Fu solo grazie all’intervento della regina Ester che, dopo tre giorni di digiuno, rivelò la sua identità ebraica al marito. Haman fu impiccato e venne emanato un nuovo decreto che avrebbe permesso agli ebrei di difendersi da quanti avessero tentato di ucciderli il 13 di Adar. Solo dopo due giorni di scontri, il 14 di Adar, si festeggiava la vittoria degli ebrei su coloro che li odiavano.
A spingere Ester ad agire è Mordechai, che le ricordò come il privilegio della sua posizione e dell’anonimato non la rendessero immune al destino del suo popolo. Anzi, si chiese se non fosse proprio per questo motivo che la volontà divina, anche se non esplicitamente citata, l’avesse posta a capo della Persia. Solo allora Ester accettò il suo destino e decise di agire per salvare il suo popolo.
La storia di Ester è ancora attuale, è la storia di una leader che ha rischiato la sua vita per quella del suo popolo. Da questa impariamo che le scelte di ognuno sono decisive: nei momenti di crisi interveniamo non solo per proteggere coloro che amiamo, ma per assumerci la responsabilità di difendere ciò che siamo e ciò in cui crediamo, quando non è più possibile essere indifferenti, a prescindere dalla posizione che ricopriamo.
La presunta tomba di Ester e Mordechai si trova a Hamadan, in Iran, ed è una delle testimonianze del legame tra la Persia e il popolo ebraico attraverso i secoli. La comunità ebraica persiana è stata un esempio di reale convivenza e rispetto, fino all’avvento della Rivoluzione, e ancora oggi questa eredità condivisa resta parte di una vicinanza profonda tra ebrei e iraniani, oltre la politica.
Quest’anno siamo stati chiamati a congiungere le nostre forze in nome di questa antica amicizia: in Israele, il prezzo del conflitto del 28 febbraio 2026 ricade sull’esercito e sulla popolazione ancora una volta rifugiata nei bunker. In Italia, proprio il giorno di Purim, il 3 marzo 2026 ci sarà a Roma, in piazza Santi Apostoli, la manifestazione nazionale per un Iran libero, promossa dall’associazione Setteottobre, in collaborazione con numerose associazioni iraniane e non, tra cui UCEI e UGEI.
In questo giorno di festa si ricorda il momento in cui il popolo ebraico ha ripreso in mano il proprio destino, combattendo per preservare la propria sicurezza. Oggi possiamo trasmettere la forza della nostra storia agli iraniani, ribadendo la nostra presenza e il nostro sostegno alla lotta per la loro libertà, che, dopo la morte dell’Ayatollah Khamenei speriamo possa finalmente trovare una nuova svolta.
Dalla Meghillà, infatti, impariamo che grazie a Mordechai e Ester, la festa di Purim viene celebrata ancora oggi perché furono loro, per primi, a volerla istituere come memoria per tutte le generazioni a venire. Il ricordo è affidato alla lettura del testo, a festeggiamenti gioiosi, allo scambio di doni e numerosi banchetti. Allo stesso modo, auspichiamo che anche il popolo iraniano possa un giorno celebrare la propria vittoria e custodirne il ricordo con orgoglio, per generazioni e generazioni.
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