Prosegue il percorso della Elio Toaff Fellowship: nuova tappa a Budapest

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di Maia Piperno

Nell’ambito del progetto ETF – Elio Toaff Fellowship, pensato per formare nuovi leader capaci di contribuire attivamente alla vita delle comunità ebraiche del futuro, si è svolta una tappa significativa a Budapest, dal 27 al 31 luglio. Un’esperienza che ha offerto ai diciassette partecipanti, provenienti da tutta Italia, l’opportunità di entrare a contatto con una realtà ebraica diversa da quella di origine come quella ungherese. Attraverso incontri, visite e attività di gruppo, i ragazzi hanno potuto ampliare i propri orizzonti e confrontarsi con nuove prospettive.

Dopo la sessione introduttiva sulla storia e vita ebraica locale, il gruppo ha potuto subito ammirare la bellezza della Sinagoga di Via Dohány – la più grande d’Europa – e le aree principali dell’antico ghetto ebraico di Budapest. Ma non solo, la visita è proseguita poi nella sede entrale della Federazione, di rito Neolog. Una corrente non ortodossa, ma nemmeno riformata, che si propone come via intermedia tra tradizione e integrazione nella società ungherese.

Come spiegato dal Rabbino, l’identità ebraica viene coltivata in modo continuativo, con percorsi scolastici che accompagnano i ragazzi dall’asilo fino all’università.

L’incontro con il rabbino della comunità Chabad ha arricchito il quadro delle diverse espressioni dell’ebraismo ungherese. Oggi, la crescita numerica della comunità è dovuta in gran parte a chi sceglie di vivere attivamente la propria ebraicità e di partecipare alla vita quotidiana comunitaria. Il Rabbino ha definito la condizione della comunità come un “galleggiamento sulla superficie”: un equilibrio fragile, da mantenere sia nei rapporti con le istituzioni politiche, sia nella partecipazione attiva. Un tratto distintivo della realtà ebraica ungherese è il fenomeno, ancora attuale, di persone che scoprono solo in età adulta le proprie origini ebraiche. Durante il regime comunista, infatti, molte famiglie furono costrette a nascondere la propria identità, cambiando cognome e rinunciando a ogni segno visibile dell’ebraismo. Diverse testimonianze raccolte durante il viaggio hanno raccontato questo vissuto, come il fondatore del Golem Theatre, András Borgula, che ha accolto i ragazzi nel suo centro culturale condividendo la propria storia. Il Golem Centre, che si autofinanzia con difficoltà, porta in scena opere che riflettono la complessità dell’identità ebraica, affrontando anche tematiche sociali e critiche interne.

Tra le numerose attività proposte, il JCC Balint – il Jewish Community Center di Budapest – ha ospitato un laboratorio formativo di marketing e sociologia, con l’obiettivo di imparare a individuare un target e progettare iniziative capaci di coinvolgerlo. I partecipanti hanno elaborato una proposta per un nuovo centro giovanile, definendone pubblico e attività principali. Ogni giornata si concludeva infine con un Sikkum, uno spazio aperto dedicato all’espressione di giudizi personali sulle attività svolte, tra critiche, riflessioni e apprezzamenti. Questo momento di condivisione aveva lo scopo di favorire la metabolizzazione delle esperienze vissute e di migliorare la Fellowship nelle edizioni future.

Il percorso ETF – Elio Toaff Fellowship si è rivelato molto più di un semplice viaggio formativo: ha rappresentato un’occasione preziosa per immergersi in realtà ebraiche diverse, confrontare identità e tradizioni e, soprattutto, costruire legami autentici tra giovani leader provenienti da tutta Italia.

Le sfide affrontate e le esperienze condivise hanno rafforzato la consapevolezza dell’importanza di una comunità viva, resiliente e in continua evoluzione, pronta a guardare al futuro con responsabilità e apertura.


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