23 Dicembre 20208min752

“Perlasca”, la storia di un giusto ora a fumetti

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di Nathan Greppi

 

Quando lavorava a Budapest, durante la Seconda Guerra Mondiale, Giorgio Perlasca non era un combattente, e nemmeno un antifascista: era un semplice commerciante di carni che in passato era stato un convinto fascista. Questo forse rende ancora più coraggioso il suo operato: fingendosi un diplomatico spagnolo nell’Ungheria filonazista, “Jorge” Perlasca riuscì a salvare tramite documenti falsi, tra il 1944 e il 1945, oltre 5.000 ebrei, che senza di lui sarebbero finiti nei campi di sterminio. Lo fece perché difronte a una palese ingiustizia non volle uniformarsi, ma aiutare chi ne aveva bisogno.

A inizio 2020 la sua storia è stata narrata nella graphic novel Perlasca, edita da Becco Giallo. L’opera è stata scritta da Matteo Mastragostino, che ha esordito nel 2017 con una graphic novel su Primo Levi tradotta in più lingue, e disegnata da Armando “Miron” Polacco, già autore di opere di graphic journalism. Entrambi hanno gentilmente concesso un’intervista ad HaTikwa.

Come è nato il progetto?

Mastragostino: La storia di Perlasca l’ho scoperta nel 2001 guardando lo sceneggiato della Rai sulla sua vita. 3 anni fa, terminato il volume su Primo Levi, ho proposto a Becco Giallo Editore questa storia perché c’erano molte analogie tra le due biografie, ma anche altrettante differenze. Levi è stato rinchiuso in un campo di concentramento, mentre Perlasca, da uomo libero, ha scelto di rischiare la sua vita al servizio di persone che neanche conosceva. Mi sembrava giusto dare risalto alla sua figura, ancora troppo sconosciuta in Italia.

Miron: ho conosciuto il lavoro di Matteo a Lucca Comics & Games 2018, anche se ad oggi non ci siamo ancora mai incontrati dal vivo. È stato un altro sceneggiatore a metterci in contatto. Dopo aver visto le mie tavole per un altro lavoro ambientato durante il ventennio, decise lui di contattarmi perché pensava che avessi lo stile adatto.

Quanto è durato il lavoro?

Mastragostino: Circa un anno. Mentre Armando disegnava, io continuavo a scrivere la sceneggiatura cercando di portarmi avanti di qualche pagina, per non interrompere il suo lavoro.

Miron: 9-10 mesi per le tavole, ho iniziato nel marzo 2019 e ho finito tra dicembre e gennaio. Abbiamo proceduto lentamente, perché abbiamo realizzato lo storyboard a stretto contatto con Franco Perlasca, figlio di Giorgio.

In fase di lavorazione, vi siete scambiati idee oppure ognuno ha lavorato per conto suo?

Mastragostino: Ci siamo scambiati spesso pareri, anche perché come dice Davide Calì, fumettista e autore di libri per ragazzi, in questi casi bisogna essere contenti in due. Nel nostro caso dovevamo esserlo in quattro: noi, l’editor Guido Ostanel e la Fondazione Giorgio Perlasca, rappresentata dal figlio Franco e dalla nuora Luciana. Armando, a cui avevo dato la sceneggiatura, mi inviava le bozze, e se mi piacevano le giravo a Ostanel e a Franco e Luciana Perlasca. Non c’è una singola riga nel volume che non sia stata approvata dalla Fondazione Perlasca, custode della memoria di Giorgio.

Miron: Mi aiutava con il materiale, e spesso ci sentivamo per le correzioni. Una volta finito lo storyboard, sono andato più per le mie. Per lavorare senza distrazioni, durante l’estate sono andato a lavorare nella casa della mia famiglia in Grecia, in una zona isolata con poco wi-fi, e sono rimasto lì fino a novembre.

A quali opere vi siete ispirati?

Mastragostino: Mi sono ispirato ai libri scritti da e su Perlasca, compreso l’altro fumetto su di lui, già uscito nel 2011 per Renoir Comics, di Marco Sonseri ed Ennio Bufi.

Miron: Ho cercato di non farmi influenzare da altre opere dal punto di vista stilistico. Ho guardato soprattutto foto d’epoca della Budapest di quegli anni, e per il resto ho solo riletto Maus e, per il bianco e nero, rivisto Schindler’s List.

Quali sono i vostri progetti futuri?

Mastragostino: Intanto il 4 novembre è uscito in Francia un mio volume dedicato al genocidio attuato dai Khmer rossi in Cambogia, visto con gli occhi del pittore superstite Van Nath. Per il prossimo anno solo al lavoro su un nuovo progetto che uscirà a inizio estate 2021, sempre con Becco Giallo Editore. Un progetto a cui tengo molto, una storia di amicizia e ingiustizia.

Miron: Sempre per Becco Giallo sto lavorando a un’opera sullo psichiatra Franco Basaglia; sarà ambientata nei manicomi di Trieste e Gorizia tra gli anni ’60 e ’70, quando rivoluzionò la psichiatria in Italia e fece mettere al bando metodi barbarici come l’elettroshock.


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