25 Giugno 20213min359

Parashat Balak e la figura di Bilam il Malvagio

Accensione delle candele

di Ruben Caivano

 

Nella parashà che leggeremo questa settimana troviamo un personaggio di nome Bilam che su richiesta del re Balak aveva il compito di maledire Am Israel. Bilam è generalmente associato a due colonne dello stato di Israele: Moshè ed Avraham. I Maestri dicono che il fatto che nella Torà ci sia scritto che “non sorgerà un altro profeta in Israele come Moshè”, indica che tra le altre genti sorgerà. E di chi si tratterebbe? Proprio di lui, Bilam il Malvagio.

Bilam è il profeta che D-o ha dato alle genti perché non possano lamentarsi del fatto che se avessero avuto un profeta all’altezza avrebbero seguito la via del bene (Rashì). Bilam tende all’idolatria e la Torà lo definisce come personaggio negativo. Egli ha gli strumenti per essere un profeta all’altezza di Moshè ma non è all’altezza di quest’ultimo perché nelle azioni è malvagio e non cerca di piegarsi alla volontà Divina, anzi vorrebbe poter dominare il volere del Signore.

Per quanto riguarda l’associazione con Avraham i Chachamim spiegano che Bilam sella la propria asina di buon mattino. Am Israel possiede il zecut, il merito, di Avraham, che ha fatto la stessa operazione per andare a sacrificare Itzchak per adempiere alla dura mitzvà comandata da D-o, ovvero di sacrificare suo figlio.

In effetti nonostante il Signore avesse avvertito Bilam che non gli avrebbe permesso di maledire Israele, quest’ultimo in tutti i modi cerca di portare avanti la sua missione e parte sperando di riuscire. Bilam desidera trasgredire anche se sa di andare controcorrente perché D-o non glielo permetterà. Al contrario Avraham vuole adempiere a tutti i costi al volere di D-o, ma è scioccato dalla difficoltà della prova. I saggi sottolineano che il Signore chiama Avraham due volte per dirgli di non uccidere Izchak perché questo era molto provato. La grandezza di Avraham nell’episodio dell’ Hakedat Izchak è l’accontentarsi di offrire il montone e rinunciare ad offrire Izchak.

Può sembrare assurdo ma per Avraham che aveva accettato completamente il giogo del Regno del Cielo, non è facile rinunciare ad un precetto. Rashì spiega che, mentre Bilam offre un toro ed un montone, Avraham offre solo un montone. Bilam, nella sua malvagità è colui che nel momento in cui D-o gli si rivela si fa bello dicendo: “Ho preparato i sette altari ed ho offerto un toro ed un montone sull’altare.” (5,23) senza neanche aspettare che D-o parli per primo. Avraham, come un umile servitore risponde sempre “Eccomi!” ed aspetta gli ordini dell’Eterno. La grandezza di Avraham è che anche nel servizio Divino si fa piccolo accontentandosi di offrire solo un montone.