Padova, il pizza party che diventa comunità

di Beniamino Lea
Una domenica di inizio gennaio, più di 50 giovani, provenienti principalmente da Padova e da altre città vicine come Verona, Venezia e Bologna, si sono ritrovati presso il Centro Comunitario Ebraico di Padova per una serata all’insegna della convivialità. L’evento, una semplice “pizzata”, ha riunito studenti ebrei sia italiani sia internazionali, offrendo un momento di incontro, condivisione e svago.
L’iniziativa nasce dall’esperienza personale di un giovane membro della comunità, che fin da piccolo ha riconosciuto come una delle principali ricchezze dell’ebraismo padovano fosse la presenza di numerosi studenti fuori sede. Dopo aver partecipato ad attività organizzate dall’UGEI nelle comunità ebraiche più grandi d’Italia, ha maturato il desiderio di portare anche a Padova lo stesso spirito di partecipazione e coinvolgimento giovanile, valorizzando il potenziale della “Città dei tre senza”.
Un’esigenza resa ancora più evidente dai recenti eventi del 7 ottobre, che hanno rafforzato la consapevolezza dell’importanza di fare comunità.
In un mondo dove spesso gli studenti ebrei stranieri e nativi non sempre si sentono accolti, gli studenti ebrei, sia locali sia stranieri, possono talvolta sentirsi isolati.
Iniziative come questa diventano fondamentali per ritrovare un senso di comunità e creare uno spazio in cui incontrarsi, sostenersi reciprocamente e rafforzare il senso di appartenenza.
Il valore dell’unità, centrale nella tradizione ebraica, trova riscontro anche nella storia. Nel racconto di Purim, infatti, fu la scelta di riunirsi in preghiera e digiuno — su invito della regina Ester e di Mordechai — a permettere al popolo ebraico di superare una grave minaccia. Un messaggio che continua a risuonare anche oggi, sottolineando l’importanza della coesione e della condivisione come strumenti di resilienza e continuità.
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