OPINIONE | Se le ONG sono intoccabili

di David Fiorentini
Dopo l’ennesima riacutizzazione del conflitto mediorientale, la più lunga dall’avvento di internet e dei social, l’aspetto comunicativo ha assunto un’importanza quanto mai cruciale. Se dal punto di vista militare Israele ha ottenuto numerosi successi, online ha incontrato molti più ostacoli.
Questo tema va ben oltre le visualizzazioni e i like: mese dopo mese ha indirizzato l’opinione pubblica mondiale verso un binario unico, sul quale non hanno tardato a montare politici, influencer e opinionisti. Questi hanno brillantemente strumentalizzato la sofferenza palestinese, traducendo il conflitto secondo le categorie più funzionali alla propria narrativa, ma soprattutto nei termini più comprensibili e accettabili dal pubblico interno.
Basti pensare agli Stati Uniti, dove il conflitto israelo-palestinese è stato spesso interpretato come una lotta tra colonizzatori e indigeni, oppure come l’ennesimo caso di oppressione dei bianchi contro i neri. Un lavoro di demonizzazione studiato a tavolino, che di volta in volta aggiusta le etichette di Israele e trova nuovi ambiti sociali in cui diffondere la propaganda antisionista.
Basti pensare a quanto tempo sia servito, in un Paese a forte matrice cattolica come il nostro, in cui fino a poco tempo fa teneva banco l’accusa di deicidio, per sostituirla prontamente con quella di genocidio.
Non solo: in Italia è molto diffuso un senso di credibilità delle istituzioni internazionali, detto in psicologia “halo-effect”, che le porta automaticamente ad essere percepite come soggetti trasparenti e costruttivi, quasi immuni da verifiche e critiche.
Tuttavia, chiunque si interessi di geopolitica sa che questi enti non sono realmente autonomi, ma non sono altro che l’espressione della maggioranza dei finanziatori o dei paesi che le dirigono. Eppure, per spiegare questo concetto alle nuove generazioni italiane, si rischia di passare per complottisti della prima ora.
Come si può dire con serenità che le Nazioni Unite, composte ormai principalmente da dittature e regimi autoritari, non sono più un ente credibile e trasparente, bensì ossessionato dal terzomondismo e dall’odio per Israele?
Nella fattispecie, ottimi esempi di “halo-effect” sono le ormai rinomate Amnesty International o Medici Senza Frontiere (MSF) che, nonostante una condotta ben altro che equilibrata, godono di immunità universale.
“Uccidere un operatore sanitario mentre si reca a prestare cure mediche essenziali alle vittime ferite degli incessanti massacri in tutta Gaza è più che sconvolgente; è un atto cinico e ripugnante”, scriveva straziata la referente locale di MSF. Tuttavia, nel giugno 2024 il fisioterapista di Medici Senza Frontiere è stato identificato dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) come Fadi al-Wadiya, membro attivo della Jihad Islamica Palestinese (PIJ).
Sul libro paga di MSF si leggevano anche il presunto operatore umanitario Nasser Hamdi Al-Shalfouh, cecchino di Hamas ucciso ad ottobre 2024, e l’ospedale Al-Awda gestito dall’AWDA Association, definita dal governo americano come la copertura del gruppo terrorista del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (PFLP).
Laureato con Lode in Medicina e Chirurgia presso Humanitas University di Milano, è stato Presidente UGEI nel biennio 2022-2023.
Nato e cresciuto a Siena, attualmente ricopre il ruolo di Policy Officer UGEI e di redattore HaTikwa.



