ONU, DIRITTI UMANI, ITEM 7

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HaTikwa (C. Cognini) – A metà luglio ho avuto l’opportunità di partecipare ad un seminario organizzato da EUJS (European Union of Jewish Students), intitolato “EUJS Ambassadors to the UN”. La città che ha fatto da cornice al programma è stata Ginevra, sede delle più importanti ONG ed organizzazioni umanitarie a livello globale. Il periodo in cui si è svolto il seminario non è casuale, infatti proprio dall’8 al 11 luglio si riuniva anche l’Assemblea Generale dei Diritti Umani delle Nazioni Unite.

EUJS, oltre ad aver offerto un seminario ricco di contenuti ed incontri con personalità importanti, ha dato la possibilità a due giovani studenti partecipanti al programma, previa selezione, di fare un intervento presso la Plenaria dell’Assemblea Generale, che ha avuto luogo in quegli stessi giorni. I giovani partecipanti potevano scegliere l’argomento da trattare tra 3 dei 10 punti dell’Agenda del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite, ossia 7, 8 e 9.

Punto 7. Situazione dei diritti umani in Palestina e in altri territori arabi occupati

Punto 8. Seguito e attuazione della Dichiarazione di Vienna e del Programma d’azione

Punto 9. Razzismo, discriminazione razziale, xenofobia e forme di intolleranza correlate, seguito e attuazione di la Dichiarazione di Durban e il Programma d’azione

Grazie a EUJS, ho potuto intervenire nella Plenaria sul punto 7, unico punto di tutta l’Agenda che attacca singolarmente un unico stato, ossia Israele. Ho avuto modo di assistere a tutto il cosiddetto General Debate, durante il quale Siria, Iran, Venezuela, Pakistan e Cile hanno tenuto discorsi all’insegna della retorica contro Israele, unici Paesi ad intervenire, in quanto gli Stati dell’Unione Europea ed Israele ed altri hanno deciso di boicottare l’assurdo argomento dell’Agenda del Consiglio dei Diritti Umani, non presentandosi alla plenaria o non prendendo la parola.

Partecipare al General Debate, ha concretizzato il mio ‘disincanto’ per organizzazioni come le Nazioni Unite, che agli occhi dei cittadini appaiono come fari di giustizia e imparzialità, mentre, nella realtà, sono strumenti di mediazione in cui prevalgono interessi economici e alleanze da rispettare. Nel mio intervento (di seguito riporto la traduzione in italiano) ho potuto mettere in luce il comportamento non-imparziale delle Nazioni Unite riguardo a Israele e la situazione del conflitto israelo-palestinese, che influenza negativamente non solo l’immagine dei cittadini israeliani, ma anche di ogni altro ebreo nel mondo. Il giorno successivo, un altro partecipante al seminario, giovane studente universitario francese, ha avuto l’occasione di fare un intervento sul punto 8, riguardo il crescente antisemitismo che si sta diffondendo non solo in Francia, ma in tutta Europa, in modo allarmante e sempre più palese.

Fin dal primo giorno del seminario abbiamo potuto ascoltare e conoscere persone che si sono distinte per il loro impegno nell’ambito dei diritti umani ed Israele: uno di questi è Hillel Neuer, avvocato internazionale canadese e direttore esecutivo di UN Watch, organizzazione non governativa per i diritti umani e gruppo di sorveglianza delle Nazioni Unite con sede a Ginevra. Durante il nostro incontro, egli ha esposto il lavoro della sua ONG e le difficoltà che si incontrano quotidianamente quando si vuole difendere Israele in un ambiente talmente polarizzato e schierato.

Il giorno seguente, dopo aver fatto i nostri interventi al Consiglio dei Diritti umani, abbiamo incontrato Leon Saltiel, diplomatico che ha lavorato in passato con il World Jewish Congress, che ha tenuto una lezione sulla struttura e organizzazione delle Nazioni Unite. Il terzo giorno è stata la volta dell’Ambasciatrice israeliana alle Nazioni Unite, Aviva Raz Shechter, che ci ha parlato della sua esperienza come una delle prime donne ambasciatrici e diplomatiche e del rapporto che intercorre tra Israele e le Nazioni Unite. Successivamente, presso la Commissione dei Diritti Umani di Ginevra, Yuval Shany, accademico israeliano e Presidente della Commissione, ha messo in luce in ruolo dell’organismo per cui lavora. La Commissione opera per risolvere, attraverso la diplomazia, situazioni di crisi che hanno a che fare con i diritti umani, dialogando con il singolo Stato interessato. L’ultimo giorno, grazie all’avvocato internazionale Ido Rosenzweig, siamo stati introdotti al Diritto Internazionale umanitario, che si applica nelle situazioni di crisi e guerre, attraverso una simulazione che ci ha permesso di interfacciarci in prima persona con le numerose difficoltà e problematiche che bisogna affrontare sul campo.

Come ogni altro programma proposto da EUJS, trovo che quest’esperienza sia stata formativa ed unica per le opportunità che ha offerto a noi giovani studenti interessati ad approfondire quest’ambito lavorativo. Avere l’occasione di intervenire al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a soli 19 anni è stato per me un privilegio, ma lo è stato ancor di più il poter rappresentare i 160 mila giovani ebrei europei che ogni giorno combattono per poter esprimere la loro identità.

 

L’intervento:  

“Grazie Signor Presidente,

Mi chiamo Caterina Cognini, sono membro dell’Unione dei giovani ebrei italiani e parlo oggi a nome dell’Unione europea degli studenti ebrei, l’organizzazione ombrello per 35 Unioni nazionali di studenti ebrei in tutta Europa.

All’inizio di maggio, ho stretto i pugni, vedendo amici e familiari in Israele cercare riparo mentre Hamas lanciava oltre 600 razzi verso Israele in non più di 30 ore. Strinsi i pugni quando venni a sapere che decine di migliaia di israeliani si affollavano in rifugi antiaerei.

Mentre tutto questo stava accadendo, i media internazionali e la comunità globale delle nazioni era quasi completamente silenziosa. Nessuna protesta, nessuna condanna, nessuna sessione dell’ONU di emergenza.

Come giovane ebrea che vive in Europa, posso attestare in prima persona l’effetto che questo silenzio, questa incapacità di richiamare attacchi così violenti, non ha solo sugli israeliani, ma sugli ebrei di tutto il mondo.

L’indagine del 2018 di EU Fundamental Rights Agency (Agenzia dell’Unione Europea per i diritti fondamentali) sulle percezioni dell’antisemitismo tra gli ebrei mostra che la maggioranza degli intervistati afferma che il conflitto arabo-israeliano influisce sui loro sentimenti di sicurezza proprio qui in Europa.

Questo Consiglio, attraverso punto 7, puntando Israele, sta solo legittimando questa dinamica, promuovendo un latente antisionismo, che potrebbe alimentare un sentimento comune di antisemitismo.

Chiedo a questo Consiglio come è possibile che, al Consiglio dei diritti umani delle Nazioni Unite, un punto dell’ordine del giorno sia totalmente dedicato a un solo Stato, lo Stato ebraico, l’unico Paese del Medio Oriente che può essere concretamente democratico?

Signore e signori, il parziale (biased) punto 7 dell’agenda sta solo appoggiando il silenzio clamoroso, lasciato indietro dopo i colpi di razzo e le sirene d’allarme.

Grazie, signor Presidente”

 

 


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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