12 Maggio 20204min437

Oggi è Lag Baomer, la festa della luce

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di Manuel Moscato

 

Oggi è Lag Baomer. Il 18 del mese di Yar, corrisponde a Lag Baomer ossia il trentatreesimo giorno dell’Omer. In questo giorno cessò la piaga che colpì 24000 discepoli di Rabbi Akiva. Lag Baomer ricorda anche il giorno della morte di Rabbanim molto importanti nella storia dell’ebraismo: Rabbi Shimon Bar Yochai (autore dello Zoar) e il Rama (Rabbi Moshe Ysserlis) autore dei minaghim ashkenaziti.

Rabbi Akiva fu quel celebre uomo che iniziò a studiare Torah all’età di 40 anni. Fino a quell’età Akiva era un semplice pastore. Poi, sotto consiglio di sua moglie Rachel, il pastore decide di studiare in yeshivá per dodici anni. Passati questi anni un messaggero venne a dire a Rabbi Akiva che sua moglie aveva il desiderio che continuasse a studiare Torah per altri dodici anni. Durante questi ventiquattro anni, Rabbi Akiva divenne molto famoso, a tal punto di  radunare attorno a sé 24.000 talmidim, discepoli.

La storia ci racconta però che tra Pesach e Shavuot, per trentatre giorni, questi talmidim morirono tutti perché non c’era il dovuto Kavod l’un l’altro. Ovvero si mancavano di rispetto a vicenda. E questa “epidemia” si concluse proprio il trentatreesimo giorno dell’Omer. Ai tempi di Rabbi Akiva, i Romani fecero un decreto contro gli ebrei per cui era proibito studiare Torah e osservare lo Shabbat. Rabbi Akiva, comunque, continuò a insegnare la Torah a cinque persone che in futuro divennero a loro volta importanti Rabbanim. Tra questi c’è Rabbi Shimon Bar Yochai.

Rabbi Shimon Bar Yochai visse nel secondo secolo d.e.v. e fu uno dei grandi mestri della Mishnà, nonché il primo a diffondere gli aspetti mistici della Torah, conosciuti come Kabalà. Nella Ghemará, trattato di Shabbat daf 33, (33- Lag Baomer) ci viene raccontato che un giorno Rabbi Shimon Bar Yochai stava dialogando con Rabbi Yeudà e Rabbi Yose Ben Chalfta. Rabbi Shimon Bar Yochai disse che secondo lui i Romani avevano costruito i mercati per far risiedere le loro donne, le terme per farsi più belli e i ponti per andare da una città all’altra. Questa parole furono riferite all’imperatore romano che decretò la messa a morte di Rabbi Shimon Bar Yochai.

Rabbi Shimon Bar Yochai e suo figlio Rabbi Elazar scapparono e si nascosero in una grotta dove rimasero lì per dodici anni. In questa grotta avvenne un miracolo. Dal nulla apparvero una sorgente d’acqua e un albero di carrube per cibarsi. Per dodici anni quindi cominciarono a studiare Torah senza interruzione. Dopo dodici anni una voce dal cielo gli disse che l’imperatore romano era morto e che il decreto era stato annullato. Una volta uscito dalla grotta, Rabbi Shimon Bar Yochai cominciò a insegnare Torah a ogni persona che vedeva e ogni volta sottolineava che la Torah è la luce. Rabbi Shimon Bar Yochai prima di morire disse ai suoi talmidim che il giorno della sua morte sarebbe stato un giorno di piacere e di gioia. Infatti i Kabbalisti spiegano che il giorno della morte di una persona è un momento in cui l’anima viene nuovamente giudicata e i suoi meriti calcolati; in seguito l’anima sale di livello arrivando in paradiso. Per tanto si usa fare buone azioni e studiare Torah per portare ulteriore merito e piacere spirituale all’anima del defunto.