Nigeria: la connessione tra l’indipendenza del Biafra e il crescente antisemitismo

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di Ludovica Efrati

Il presidente nigeriano Muhammadu Buhari è in contatto con rappresentanti Igbo per risolvere la crisi creatasi tra le Indigenous Peoples of Biafra (IPOB), un gruppo separatista, ed il governo. La crisi è culminata con l’arresto del leader IPOB Nnamdi Kanu. Il presidente dell’Igbo Leaders of Thought (ILT), Prof. Ben Nwabueze, ha celebrato la decisione di Buhari di considerare il rilascio di Kanu.

Il leader IPOB era stato catturato da agenti di sicurezza in Kenya e spedito in Nigeria lo scorso giugno. Dalla sua cattura, è apparso diverse volte in tribunale per rispondere a domande legate alle accuse di tradimento e terrorismo. In Nigeria, la detenzione di Nnamdi Kanu ha portato ad un aumento delle proteste e insicurezza generale, fattori che hanno danneggiato diversi aspetti della sicurezza e del quadro socio-economico nazionale.

Per chi non avesse letto l’articolo precedente Nigeria: gli ebrei e l’indipendenza del Biafra, Nnamdi Kanu è il leader di un gruppo chiamato Indigenous People of Biafra (IPOB). IPOB ha come obiettivo la ricostituzione dell’indipendenza del Biafra tramite la conquista (o riconquista) di terre che al momento appartengono alla Nigeria. Nnamdi Kanu afferma frequentemente di credere nell’Ebraismo e di considerarsi ebreo così tanto che durante varie udienze nel 2015 appare avvolto da un talled. Secondo Kanu gli Igbo, che sono il principale gruppo etnico nella regione secessionista, sono discendenti di una delle tribù perse di Israele. La missione di Kanu si ricollega all’Esodo: il suo ruolo è di condurli a un Biafra indipendente, che rappresenta una sorta di terra promessa. Per via di queste posizioni è entrato nel mirino del governo nigeriano dal 2014, anno in cui ha fondato IPOB.

Nelle ultime settimane, gli avvocati di Nnamdi Kanu, Aloy Ejimakor e Ifeanyi Ejiofor, si sono lamentati delle condizioni detentive dello stesso definendole inumane, difficili e degradanti. In una recente dichiarazione, raccontano che Kanu è in isolamento penitenziario in una piccola cella per 23 ore al giorno senza accesso alla luce del sole o interazioni sociali. Questo tipo di pratica ha come scopo l’estremo danneggiamento fisico e psicologico del detenuto. Gli avvocati raccontano anche che se altri detenuti lo salutano durante l’unica ora d’aria che Kanu ha durante il giorno, sono puniti con l’isolamento.

Le ripercussioni della questione non passano inosservate. Infatti, visto l’aumento dell’antisemitismo in Nigeria, lo scorso novembre, persone visibilmente ebree sono state arrestate, 6 sinagoghe sono state distrutte, e 50 Igbo sono stati uccisi durante le proteste contro il governo. Poco meno di un mese fa, durante un sabato mattina nell’ora della preghiera, è stato fatto un raid in una sinagoga Igbo. A tutti gli uomini, sia minorenni che maggiorenni, sono stati coperti i volti e sono stati detenuti dalle forze militari nigeriane. Tra questi vi era anche il presidente della Association of Jewish Faith. Due giorni dopo l’accaduto, due villaggi Igbo sono stati attaccati da un gruppo di uomini che hanno bruciato case e sparato sui civili. Il numero di morti e la quantificazione dei danni sono ancora sconosciuti.

La domanda sorge spontanea: sta avvenendo un progrom in Nigeria? La vicenda di Kanu e la sua appartenenza alla fede ebraica e a IPOB costituiscono un fattore che fa risvegliare l’antisemitismo in Nigeria nella più violenta delle sue forme?

La questione degli Igbo ha un passato sanguinario. Nel 1966, infatti, sono stati accusati di essere al comando dell’economia, business, e governo – gli stessi pregiudizi che gli ebrei subiscono da centinaia di anni. Il risultato di questa convinzione ha portato all’uccisione di 3,000 Igbo durante un pogrom nazionale. Nella susseguente guerra per l’indipendenza Igbo, tra 1 e 3 milioni di Igbo sono stati bombardati e fatti morire di fame. Questo episodio è noto come genocidio del Biafra. Perfino Henry Kissinger, segretario di stato sotto Nixon, dopo una visita in Nigeria nel 1969, scrive al Presidente: ”Gli Igbo sono gli ebrei erranti dell’Africa occidentale – talentuosi, aggressivi, occidentalizzati –  sono invidiati e odiati dalla maggior parte dei loro vicini nella Federazione Nigeriana.”

(Photo: Marco Longari/AFP via Getty Images)

 


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