5 Maggio 20215min519

Neuralink, simbiosi uomo-intelligenza artificiale

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di David Ganem ed Elena Luciano

 

Fino a un decennio fa la possibilità di trattare problemi motori, derivanti da lesioni al midollo, non era possibile.

Oggigiorno sempre più startup lavorano allo sviluppo di interazione uomo-computer per ripristinare la mobilità alterata.

Tale interazione (human-computer interaction, HCI) si basa su studio, progettazione e sviluppo di sistemi interattivi efficienti, che supportino e facilitino le attività umane.

Negli ultimi anni sul tema sono stati ottenuti progressi esponenziali fino ad ora inimmaginabili, arrivando nel 2017 ad essere uno degli argomenti principali nel blog ‘’Wait But Why’’, che menziona l’intenzione dell’azienda Neuralink di ricercare rivoluzionarie tecnologie, mirate in primis a curare gravi malattie cerebrali e in un secondo momento a potenziare le attività umane. Potenziamento che scientificamente si trova sotto la voce di transumanesimo.

Neuralink Corporation è una azienda statunitense di neurotecnologie, sviluppata dall’imprenditore Elon Musk e dal suo team, che si occupa di sviluppare interfacce neurali impiantabili il cui scopo è raggiungere la “simbiosi con l’intelligenza artificiale”.

La simbiosi è qualsiasi tipo di interazione stretta e a lungo termine tra due diversi organismi biologici.

L’intelligenza artificiale (IA) è una disciplina appartenente all’informatica che studia i fondamenti teorici, le metodologie e le tecniche che consentono la progettazione di sistemi hardware e software capaci di fornire all’elaboratore elettronico prestazioni che, ad un osservatore comune, sembrerebbero essere di pertinenza esclusiva dell’intelligenza umana.

Gli obiettivi dell’azienda sono molteplici e di differente natura, con applicazioni in molti aspetti della vita quotidiana; tra i vari supporti, stanno lavorando a quelli per persone disabili, in modo da garantire un senso di indipendenza tramite il controllo di computer e dispositivi mobili tramite pensiero. É possibile raggiungere questo traguardo attraverso sistemi di controllo vocale e manuale, con la possibilità di effettuare ricerche sul web e garantire l’espressione personale con arte, fotografia e app di scrittura.

Neuralink ha come obiettivo quello di affinare la comunicazione a livello encefalico per ottenere maggiori informazioni su nuove reti neurali per il raggiungimento del suo scopo ultimo.

Questa tecnologia ha il potere di trattare una vastità di disturbi neurologici, ripristinare funzioni sensitive e movimento-funzionali di persone affette da paralisi, e infine estendere il modo in cui l’uomo interagisce con l’ambiente.

Nonostante le applicazioni molteplici e di rilevante interesse medico, il chip di 8 mm è ancora in fase di sperimentazione.

Maggiori ricerche nel campo sia scientifico che tecnologico saranno necessarie prima che effettivamente i dispositivi superino la sperimentazione animale e siano disponibili alle persone.

In seguito a recenti sviluppi, Neuralink ha rilasciato lo scorso 9 aprile una dimostrazione delle capacità del chip, impiantandolo in un macaco di 9 anni; quest’ultimo è riuscito a giocare al videogioco ‘’pong’’ con il solo pensiero.

Il dispositivo misura le variazioni dei campi elettromagnetici generati dalle scariche dei neuroni, in quanto interagisce con essi, generando una condizione voluta.

Quando piccolissime correnti sono applicate sui diversi elettrodi, il cambio dei campi elettromagnetici promuove uno o più potenziali di azione sui diversi neuroni.

I neuroni sono cellule che ricevono e trasmettono informazioni; generalmente sono composti da 3 unità: un dendrite, che riceve un segnale, un corpo chiamato soma, che interpreta il segnale ricevuto e un assone che estende il segnale ad altre cellule.

I diversi neuroni si connettono da quelle che sono chiamate le sinapsi, che sono di due tipi: elettriche e chimiche.

Le sinapsi elettriche sfruttano un potenziale di azione per sviluppare di una scarica elettrica, al fine di poter trasportare il segnale a più neuroni coinvolti nel circuito.

Stimolando in una data sequenza temporale i vari elettrodi, è possibile stimolare schemi di attività ed eludere una desiderata sensazione, come ad esempio il poter sentire un oggetto in mano o vedere un immagine.

La stimolazione può inoltre ridurre o eliminare schemi patologici presenti in disturbi neurologici, come il deficit motorio causato dal morbo di Parkinson.


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