27 Dicembre 20204min429

“Mossad. Una notte a Teheran”, un libro che lascia con il fiato sospeso

מוסד

di David Di Segni

 

Nell’aprile 2018, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, con solo poche ore di preavviso, convocò una conferenza stampa a cui aderirono i principali media di tutto il mondo. La rivelazione fu la seguente: il Mossad, il servizio segreto israeliano, aveva scovato un’enorme quantità di informazioni che testimoniavano in maniera inconfutabile come l’Iran, nonostante i patti stipulati, stesse portando avanti la produzione nucleare per scopi militari. Questa scioccante scoperta mise l’Iran di fronte al banco degli imputati, e consolidò quell’aura di mistero che aleggia intorno a quel nome: Mossad.

Nessuna notizia è trapelata su come effettivamente si siano riusciti a rubare così tanti documenti da un paese ostile, né quando l’operazione sia avvenuta; ed è proprio su questo che si basa il nuovo libro del giornalista israeliano Michael Sfaradi Mossad – Una notte a Teheran, edito da La nave di Teseo, che attraverso una storia verosimile narra di come i servizi israeliani possano essere riusciti in questa ardua missione, che rientra sicuramente tra le migliori dello spionaggio internazionale.

La penna incalzante di Sfaradi ci presenta personaggi dalle vite comuni, difficili e complesse, nelle quali è facile immedesimarsi. Infatti, i membri del Mossad non sono degli automi senza cuore, ma esseri umani che provano dolore, gioia, sofferenza e quindi in grado di dimostrare una forte empatia. Tutti però, nelle loro diversità, condividono un ideale comune: il bene superiore della propria nazione, anche a costo della propria vita. E così, con una piacevole chiarezza espositiva, lo scrittore getta le proprie marionette nello scenario peggiore per un agente operativo israeliano: essere catapultato a Teheran sotto mentite spoglie alla ricerca di informazioni e risposte.

Spinti dal forte sospetto di un’illecita attività nucleare nel paese, i personaggi si ritrovano in una grande polveriera alla ricerca di piste e di soggetti da seguire e spiare. Colpi di scena, suspence crescente intervallata da attimi di quiete (prima della tempesta), e persino un pizzico di ironia. Un mix emotivo che non annoia mai il lettore, invogliandolo alla lettura della pagina successiva. I personaggi si evolvono, condizionati dalla gabbia che si sono costruiti attorno; non è infatti Ilan, il protagonista, a cambiare, ma Apostolo 04, l’agente operativo che incarna. Gli eventi narrati tessano la tela di una vera e propria “spy story”: non inseguimenti mozzafiato o sparatorie impossibili, ma semplici pistole e tanta logica dietro le azioni, condotte in pieno stile israeliano: minimo sforzo, massimo risultato.

Ai protagonisti si aggiungono personaggi secondari ma essenziali, dalla forte caratterizzazione, che incarnano ognuno un simbolo o un’ideale diverso, quali il riscatto, l’onore o addirittura la lotta alla dittatura religiosa degli Ayatollah. Sarà impossibile non affezionarsi ad almeno uno di essi. La precisione con cui viene raccontata la vicenda è disarmante; la descrizione di armi, luoghi, tecniche di infiltrazione e persino dei metodi di addestramento è limata al dettaglio e non suscita, nella mente di chi legge, la sensazione che vi sia dell’esagerazione tipica di questo genere di romanzi.

Non vi resta che sedervi sul divano, aprire il libro e provare ad immaginare, anche solo per un attimo, di aver preso parte all’operazione di spionaggio più intrigante del secolo.


UGEI

L’Unione Giovani Ebrei d’Italia coordina ed unisce le associazioni giovanili ebraiche ed i giovani ebrei che ad essa aderiscono.


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