Monaco, 54 anni dopo, cosa resta del ricordo della strage?

di Dario Saralvo
Il 5 settembre 1972, undici membri della delegazione israeliana furono uccisi durante un attentato terroristico dell’organizzazione Settembre Nero alle Olimpiadi di Monaco di Baviera.
A 54 anni dalla strage, Monaco continua a ricordare una delle pagine più tragiche della storia delle Olimpiadi. Nei giorni scorsi si sono svolte le commemorazioni dell’anniversario nei luoghi simbolo dell’attentato.
Tra i partecipanti c’era anche Joshua Heinrich, membro di JSUD, l’Unione degli studenti ebrei tedeschi, attivista e fotografo freelance. In occasione delle commemorazioni, Joshua ha rilasciato un’intervista a HaTikwa, raccontando come Monaco ricordi oggi la strage del 1972 e quale significato quella memoria abbia ancora per la Germania e per la comunità ebraica.
Joshua, cosa significa per te trovarti a Monaco di Baviera, proprio nei luoghi in cui undici membri della delegazione israeliana furono uccisi nel 1972?
A Monaco, la strage del 1972 non è necessariamente il primo elemento storico a cui penso, anche perché la città è profondamente legata alla storia del movimento nazionalsocialista. Tuttavia, quando mi trovo al Parco Olimpico, il pensiero torna inevitabilmente a quegli eventi.
Sento una sorta di dualità: essendo un tifoso del Bayern, lo Stadio Olimpico è stato il teatro di grandi momenti storici per me, ma porta con sé anche questa tragica memoria.
Come si sono svolte le commemorazioni e in quali luoghi si sono tenute? Quali autorità e rappresentanti istituzionali hanno preso parte alle cerimonie?
Si sono tenute due commemorazioni. La prima, organizzata dal Consolato d’Israele, si è svolta al Parco Olimpico, nei pressi del memoriale e dell’edificio in cui gli atleti israeliani vennero tenuti in ostaggio. La seconda si è invece tenuta all’aeroporto di Fürstenfeldbruck, dove gli ostaggi e un agente di polizia vennero uccisi.
A entrambi gli eventi hanno partecipato rappresentanti della comunità ebraica e israeliana di Monaco, delegati di vari ministeri e l’Ufficio del Commissario contro l’antisemitismo. Era presente anche il Capo della Polizia di Monaco, una presenza particolarmente significativa e toccante, considerato il ruolo svolto dalla polizia durante gli eventi del 1972.
In quale misura ritieni che il contesto storico attuale influenzi il modo in cui oggi viene ricordata la tragedia di Monaco del 1972?
Ritengo che oggi si tenda a tracciare un legame molto più stretto con il 7 ottobre e con gli eventi successivi. Come ha affermato il Console Generale d’Israele per la Germania meridionale, quello del 1972 fu il primo attacco terroristico trasmesso in diretta televisiva, e molte persone vedono un parallelo tra i due eventi.
Dall’altro lato, gli ambienti anti-israeliani tendono persino a minimizzare questo atto orribile, arrivando in alcuni casi a commemorare i terroristi.
C’è poi un altro aspetto legato al contesto attuale: Monaco intende candidarsi nuovamente per ospitare i Giochi Olimpici in futuro, eppure questa pagina di storia è del tutto assente dalla documentazione ufficiale presentata al Comitato Olimpico Nazionale.
Leggendo la candidatura, si potrebbe pensare che un evento storico così rilevante debba avere uno spazio centrale quando si parla delle Olimpiadi a Monaco. Invece viene completamente ignorato.
È un’ulteriore conferma di come questo dramma venga ancora trascurato. Il Consolato Generale organizza la commemorazione ogni anno, ma sfortunatamente la questione non riceve il dovuto peso.
Sono stato al memoriale molte volte e noto che le persone semplicemente ci passano davanti senza prestarvi attenzione. Di recente, mentre mi trovavo lì per scattare alcune foto all’edificio e al monumento, ho persino sentito alcune persone ridere della tragedia, come a dire che «se lo erano meritato».
Negli ultimi anni hai percepito un aumento dell’antisemitismo in Germania e, più in generale, in Europa? Ritieni che vi sia il rischio che una strage come quella di Monaco possa ripetersi?
Sì, c’è stato decisamente un aumento dell’antisemitismo sia in Germania che in Europa. Devo dire, però, che Monaco rappresenta un caso un po’ particolare: l’amministrazione cittadina promuove attivamente la vita ebraica ed è apertamente pro-Israele. Il sindaco stesso è membro dell’Associazione Tedesco-Israeliana.
Se un evento come quello del ’72 possa ripetersi o meno non dipende solo da questo. La minaccia terroristica è indubbiamente aumentata su diversi fronti e dobbiamo ricordare anche l’attacco al centro commerciale Olympia nel 2016.
Tuttavia, credo che oggi le forze dell’ordine siano molto più preparate rispetto al passato, rendendo uno scenario simile meno probabile.
La commemorazione di quest’anno cade in un momento particolarmente delicato per la comunità ebraica tedesca. Quanto ritieni che questo influenzi il modo in cui viene ricordato il 1972?
Ricollegandomi a quanto detto prima, credo che la risposta risieda in gran parte nella candidatura di Monaco ai Giochi Olimpici, in tutto ciò che sta accadendo in Israele.
Personalmente ritengo che vi sia troppa poca attenzione. Ripensando al piano generale e alla candidatura olimpica di Monaco, questo evento meriterebbe molta più rilevanza.
Ciò che mi ha profondamente deluso è che non vi sia stato alcun messaggio di cordoglio o di ricordo sul sito ufficiale della città, esattamente come accaduto negli anni scorsi.
So che i discendenti delle vittime sono stati completamente ignorati dallo Stato per decenni. È un problema che continua a riemergere.
La città e lo Stato tedesco sembrano voler rimuovere questa macchia per concentrarsi esclusivamente sui ricordi felici dei Giochi Olimpici, e questa è una grave mancanza.
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