1 Ottobre 202110min556

Milano 2021, intervista ai candidati al Consiglio comunale: Daniele Nahum

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Alle porte delle prossime elezioni amministrative del 3 e 4 Ottobre a Milano, HaTikwa ha intervistato due candidati al Consiglio comunale, appartenenti alla Comunità ebraica di Milano. Per la lista del Partito Democratico, a sostegno del Sindaco uscente Beppe Sala, abbiamo parlato con Daniele Nahum, già Presidente UGEI per 3 anni di fila.

 

Ciao Daniele, sei stato prima Consigliere e poi Presidente UGEI per tre anni, com’è stata quell’esperienza?

 

“Innanzitutto è stata un’esperienza stupenda, fatta con amici, che tutt’ora sono molto vicini. Da un punto di vista politico è stata fondamentale, perché all’epoca, quando si parlava addirittura di chiudere l’UGEI, abbiamo portato l’UGEI a numeri che fino ad allora non aveva mai avuto. Mi ricordo che al mio ultimo Congresso nel 2009 c’erano oltre 200 persone, inoltre, nello stesso anno avevamo vinto l’Ambrogino d’Oro per le battaglie umanitarie, per la nostra campagna per le vittime del Darfur.

 

Il passaggio successivo è stato la Vicepresidenza della Comunità ebraica di Milano, diventando il più giovane di sempre a ricoprire questa carica, avendo all’epoca solamente 27 anni. Tuttavia, anche se è stata un’esperienza molto formativa, non c’è paragone rispetto agli anni ugeini che per me sono stati fondamentali. Tra l’altro, vedrei la mia elezione in Consiglio comunale proprio come il coronamento di questo mio percorso politico”.

 

Da molto tempo sei attivo nell’ambito politico milanese, già da Presidente UGEI eri molto sensibile nei riguardi dei temi della società civile, ma cosa ti ha convinto a candidarti?

 

“Il mio percorso politico è stato un po’ articolato: la mia passione politica nasce dai radicali e da Marco Pannella, di cui ero un militante a Milano, poi sono entrato nell’UGEI con Tobia Zevi, ma ho sempre avuto un grande interesse per la politica.

 

Questa volta, a differenza delle scorse tornate, che la politica è diventata per me anche un lavoro e posso contare su una posizione all’interno del partito molto più solida e strutturata, rispetto alla mia candidatura civica di 5 anni fa, mi sembra più che naturale ritentare questa sfida. Visto che, la dimensione cittadina è un livello d’azione che mi stimola particolarmente, proprio perché permette di vedere più concretamente il risultato delle proprie azioni”.

 

Milano è una città molto eterogenea e molto sui generis rispetto alle altre grandi città italiane, quali sono a oggi le priorità da affrontare?

 

“Noi siamo chiamati a dare una risposta a quei 20000 bambini milanesi che vivono sotto la soglia di povertà e con genitori che cercano di andare avanti con solamente 6000€ all’anno.

 

Milano è una città che deve pensare ai grandi appuntamenti internazionali, dal Super Salone alle Olimpiadi, però c’è una fetta della popolazione milanese che al momento non sta bene e a cui bisogna dare delle risposte. Nel mio programma ad esempio parlo di un accordo in merito agli affitti calmierati, visto che a lungo termine c’è il rischio che Milano diventi come Manhattan in termini di alloggio, per cui totalmente inaccessibile. Per cui ragionare sugli affitti calmierati, come ha fatto Barcellona o Berlino per venire incontro agli studenti o alle persone in difficoltà è un punto fondamentale per il futuro della città.

 

Poi, un altro punto a cui tengo particolarmente, è prestare maggiore attenzione nei confronti dei riders. Su questo si apre un tema molto vasto, se da un lato non si può fermare il progresso o le piattaforme di delivery, dall’altro non si può trascurare la tutela del lavoratore. Nel mio programma propongo di mettere a disposizione di questi ragazzi degli spazi comunali dotati di servizi igienico-sanitari in cui sostare, di permettere a chiunque si affacci alla professione del rider di iscriversi a un albo comunale in cui accedere a servizi di formazione al lavoro, e un servizio legale gratuito in caso di contenziosi legali nei confronti delle piattaforme per cui lavorano.

 

Un terzo punto invece, è la creazione di un tavolo delle comunità etniche, che possa sia sponsorizzare le iniziative di queste comunità, sia fornire una mappatura cittadina. Se in una determinata zona, c’è una grande presenza di un determinato Paese, tramite questa piattaforma diventerà più facile per l’amministrazione interfacciarsi con i rappresentanti comunitari”.

 

In quanto Consigliere Comunale, qualora riuscissi a vincere, ci sono delle tematiche che vorrai trattare legate anche al mondo ebraico, in particolare a Israele e all’antisemitismo?

 

“Faccio una premessa: in questi anni essendo un esponente del Partito Democratico, mi sono spesso scontrato con alcuni elementi del partito. Ad esempio, alcuni anni fa, a causa di una valutazione errata, il Comune di Milano stava per concedere il permesso di costruzione di una moschea a un’associazione islamica nella black-list del Governo tedesco. Quando lo abbiamo scoperto, alzai una polemica pubblica molto forte, tanto che la concessione fu bloccata.

 

Per quanto riguarda Israele, io sono stato molto critico dei governi a guida Netanyahu, però un conto è una critica dal punto di vista prettamente politico, un conto è non vedere la realtà. Perché da un lato c’è un Governo seppur criticabile, ma pur sempre all’interno di un contesto democratico, mentre dall’altro c’è un’organizzazione terroristica come Hamas che auspica la distruzione di Israele.

 

Ti racconto questo piccolo aneddoto, quando avevo vent’anni e andavo nelle scuole a spiegare le ragioni di Israele, la situazione era tremenda. Nove persone su dieci non vedeva le ragioni d’Israele, forse esagero, ma nemmeno troppo. Mentre oggi, con tutto il lavoro che è stato fatto, complice parte della sinistra che finalmente ha aperto gli occhi, nessuno può mettere in dubbio l’esistenza di Israele.

 

Tornando alla domanda, come Consigliere comunale non farei mai passare, ma in un nessuna maniera, mozioni che vadano contro Israele. Inoltre, è necessaria una grande campagna contro l’antisemitismo promossa dal Comune di Milano, a partire ad esempio dai Viaggi della Memoria e promuovere il dialogo con la città delle nostre istituzioni ebraiche. Perché una delle cose che più devono emergere, è proprio la ricchezza della cultura ebraica, facendola conoscere per tutte le sue sfaccettature, visto che di noi non si parla affatto se non per la Giornata della Memoria”.

 

Tra qualche settimana ci saranno anche le elezioni all’interno della CEM, cosa pensi della situazione che si è venuta a creare? Hai dei pronostici riguardo il prossimo futuro?

 

“Mi viene da sorridere, sono stato consigliere della CEM per 5 anni, di cui per 2 anni Vicepresidente e per molti anni responsabile dei rapporti istituzionali. Non è normale che in una comunità ebraica, dico un’iperbole, si voti 12 volte in 2 anni. Ora che lavoro in politica, posso dirti che non ho ancora mai visto la litigiosità che c’è all’interno di un Consiglio della Comunità, ad esempio in un Parlamento europeo o nella politica italiana.

 

Sulle prossime elezioni, che dire? Ho visto le liste, mi sembra che siano state composte molto bene sia da una parte che dall’altra, dunque la partita è molto aperta. Da un lato c’è Milo Hasbani e la sua lista che viene da 2 anni di buongoverno, dall’altra Walker Meghnagi ha avuto la grande capacità di organizzare una lista forte con tante persone preparate. Per cui, considerata la quantità dei candidati, auspico che il prossimo Consiglio possa durare finalmente per 4 anni e che le due liste riescano a lavorare insieme”.

 

Un’ultima domanda, nell’ultimo anno si è candidato a Roma anche un altro ex Presidente UGEI, Tobia Zevi, che però ha deciso di puntare alla poltrona di Sindaco, non è che anche tu hai questo sogno nel cassetto?

 

“Ti dico la verità, non ci ho mai pensato concretamente, però è chiaro che se un giorno mi dessi la bacchetta magica e mi chiedessi cosa vorrei fare in futuro, sicuramente ti risponderei il Sindaco di Milano. Non è una cosa che però ho ancora preventivato, sono molto con i piedi per terra, però tra tutte le cose che potrei fare nella vita non c’è dubbio che il Sindaco di Milano è una carriera che sceglierei assolutamente. Di difficile realizzazione, ma mai dire mai!”.

 

 


UGEI

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